Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Pornografia, Recensioni

Pornografia purissima

Fanny HillRecensione di Fanny Hill di John Cleland

Marsilio, Grandi classici tascabili, 2001

Fanny Hill è un libro pornografico, perché descrive esplicitamente e minuziosamente numerosi atti sessuali. Fanny Hill è anche un piccolo capolavoro. E’ la storia di una ragazza di campagna che, divenuta orfana, va a Londra in cerca di fortuna e, naturalmente, incappa in chi vuole sfruttarne le grazie per denaro. Ma Fanny è una “donna di piacere” anzitutto perché ama il piacere, e quello che nelle prime pagine poteva sembrare il doloroso destino di una giovanetta destinata a farsi sfruttare si trasforma prestissimo nel romanzo dell’epica scoperta del più puro piacere sessuale da parte della protagonista. Sin da subito Fanny è curiosa, vuole provare e capire cosa sia quella cosa misteriosa che le scombussola il corpo (ed in particolare alcune parti del corpo…). Fanny non ha mai remore morali o moralistiche: il sesso è bello, permette ai corpi di unirsi e di provare piacere, il corpo umano, ed in particolare gli organi più interessati all’attività, sono strumenti magnifici del piacere. L’amore, quando lo si incontra, rende il sesso ancora più bello, ma ciò non impedisce che dal punto di vista del piacere il sesso possa essere pienamente vissuto anche “a prescindere”. Fanny quindi si innamora del bellissimo giovane con cui fa all’amore per la prima volta, ma quando questo viene allontanato da lei continua ad avere molte leggiadre avventure sessuali, divenendo prostituta proprio per poter continuare a fare nuove esperienze. Quando ritrova l’amato Charles riacquista la possibilità di sommare l’amore al sesso, arrivando alla felicità assoluta (trovo molto bello che Charles non “perdoni” ma proprio non badi al suo passato, che pure lei gli racconta subito): a quel punto può rientrare nei ranghi, sposarsi, fare figli e guardare con occhio critico al passato. Molto probabilmente il finale è il prezzo pagato da Cleland alla scandalosità del romanzo. La grande cifra del libro sta, secondo me, nel modo gioioso e giocoso in cui viene visto il sesso, anche se (non si può pretendere tutto da un autore di 250 anni fa) comportamenti sessuali meno “mainstream” di quelli tra uomo e donna vengono condannati. Il gioco e la gioia traspaiono anche dal linguaggio che Cleland usa per descrivere organi e atti, davvero perfetto credo anche grazie alla traduzione (non a caso di una donna). Ancora, è stupefacente davvero come un uomo abbia potuto descrivere così bene (almeno ritengo…) il piacere femminile. E vengo alla grande domanda: si poteva scrivere un libro così senza renderlo pornografico, ovvero senza entrare nei dettagli? Secondo me no. Non è possibile mettere il sesso in quanto tale al centro della storia senza che il sesso sia descritto per quello che è, senza descrivere dettagliatamente “come funziona”. In questo senso mi sento di dire che la pornografia, anche quella odierna, è una delle forme di rappresentazione più oneste che vi siano, perché rappresenta esattamente ciò che vuole comunicare. Può esservi pornografia eccitante o deprimente, coinvolgente o noiosa, bella o brutta, ciascuno di noi può scegliere se e quale pornografia accettare, ma si deve riconoscere la sua onestà intellettuale, soprattutto se confrontata con altre forme striscianti di ammiccamento sessuale che dilagano nei palinsesti televisivi.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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