Pubblicato in: Letteratura, Letteratura russa, Libri, Novecento, Recensioni, Umorismo, URSS

Il tragico teatro del potere

Rom_TeatraleRecensione di Romanzo Teatrale di Michail A. Bulgakov

Einaudi, Nuovi coralli 177, 1973

Dopo la grande scorpacciata di note e saggi che ha accompagnato Il grande cancelliere, la lettura di questa scarna edizione Einaudi di Romanzo teatrale, nella quale non vi è neppure una prefazione e l’unico breve commento è quello in quarta di copertina, mi ha lasciato un po’ insoddisfatto. Non il romanzo in sé, che pur essendo incompiuto rivela la ovvia grandezza di Bulgakov, ma proprio il fatto che per comprenderlo appieno forse erano necessarie note e spiegazioni.
Infatti il testo abbonda di personaggi che rimandano direttamente all’ambiente culturale e in particolare teatrale della Mosca degli anni ’30, nella quale Bulgakov si muoveva scontrandosi (è questa una delle tematiche fisse della sua produzione letteraria) con la rigidità ideologica del potere staliniano. Molte delle figure che popolano il romanzo hanno come modello scrittori, critici, funzionari di teatro che Bulgakov conosceva bene ma che a noi rimangono ignoti per la mancanza di testi di accompagnamento.
Il romanzo di Bulgakov è come al solito scoppiettante, divertente e scritto con quello stile asciutto, ironico-espressionista che è la cifra dello scrittore.
Ovviamente le vicende del debuttante Maksudov, che entra nel mondo culturale moscovita scrivendo un romanzo ed un dramma teatrale, trovandosi ben presto avvolto nell’assurdità del clima culturale dell’epoca e circondato da “colleghi” accucciati al potere e pronti a pugnalarlo alle spalle, deve essere letta appunto come una satira feroce del rapporto tra l’artista e il potere, nonché della meschinità di gran parte dell’intellettualità russa del tempo. Ma la critica bulgakoviana a mio avviso va al di là di questo specifico argomento: coinvolge il sistema, l’essenza politica del potere sovietico. Come non vedere nell’onnipotente Ivan Vasil’evič, direttore del Teatro Indipendente e depositario della ortodossa teoria della rappresentazione teatrale, la controfigura di Stalin; come non associare alla riunione dei soci fondatori del teatro, che convocano l’autore per decidere se rappresentare il suo dramma, il Politburo del Partito Comunista, dove si prendevano le decisioni che segnavano il destino dell’URSS?
Se quindi si allarga lo sguardo in questo senso, si coglie che il Teatro Indipendente è la metafora del potere sovietico, con la sua stupidità (il dramma non viene rappresentato perché “troppo buono”), i suoi totem (il busto nero di Ostrovskij, onnipresente, ricorda quello di Lenin), l’opportunismo di chi vi è soggetto (ciascun attore pensa solo ad avere una parte), la piccola e grande corruzione (i biglietti gratuiti elargiti a discrezione).
L’incompiutezza del romanzo, che pure presumibilmente ci toglie il gusto di molte pagine, non ci impedisce di capire come andrà a finire: infatti la (finta) prefazione ci dice che l’autore si è suicidato e la pubblicazione è a cura di un suo amico, che peraltro prende le distanze dal contenuto: nell’URSS staliniana era sicuramente più prudente così.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

2 pensieri riguardo “Il tragico teatro del potere

  1. Bellissima la tua presentazione, e capisco anche la necessità che questo romanzo suscita di saperne di più intorno alle vicende legate alla produzione teatrale di Bulgakov. L’edizione in mio possesso (BUR, 2007) è accompagnata da un corredo critico che, sono sicura, ti interesserebbe: una dettagliata introduzione di Milli Martinelli e una raccolta dei più importanti giudizi critici sull’opera (oltre alla cronologia della vita e delle opere di B. e ad una ricchisisma bibliografia). Ti riporto l’opinione di V. Strada, che mi sembra (come non poteva essere così?) estremamente acuta: “Si tratta di uno spazio infernale popolato di esseri bizzarri e indecifrabili, attraverso i quali il povero Maksudov passa armato soltanto di rassegnata e stupita ironia. Certo, questo è il mondo del Teatro d’Arte, e Ivan Vasil’evic è Stanislavskij, Aleksandr Platonovic è Vladimir Nemirovic Dancenko, e tante altre figure minori sono persone reali di quell’ambiente, così come Maksudov è Michail Bulgakov. Ma “Romanzo teatrale” è in realtà la storia fantastica di un estraneo al mondo, di un abitatore di un regno di fantasmi che per lui, che li attinge dalla sfera autentica della memoria, sono più reali delle persone in carne e ossa. E quando questo straniero deve attraversare un mondo che gli è non solo alieno, ma anche ostile, per quanta benevolenza a parole gli dimostri, si tratta di un viaggio verso la morte con l’accompagnamento delle arie struggenti del Faust di Gounod, ironico sfondo per un antieroe antifaustiano circondato da tragifarseschi Mefistofele.”

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    1. Grazie Anna per il Tuo commento e per la segnalazione dell’edizione BUR. Quanto allo scritto di Strada, che grande capacità di sintesi!

      P.S.: L’unica cosa che mi sento di dire è che questo libro non è in realtà ma anche una storia fantastica: purtroppo per Bulgakov quella era la realtà con cui confrontarsi.

      Alla prossima
      Vittorio

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