Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura latina, Libri, Recensioni

Accadde nel 70 a. C. Accadrebbe oggi?

verrineRecensione delle Verrine, di Marco Tullio Cicerone

Demetra, Acquarelli, 1993

L’edizione Demetra che ho letto, pur se apprezzabile per una vivacità e una colloquialità della traduzione che rendono molto piacevole a scorrevole la lettura, non è un’edizione integrale, e di alcune parti delle Verrine ci fornisce solo un riassunto. Trovo questa una grave carenza.
Detto questo, le Verrine sono una straordinaria occasione per approfondire la conoscenza del mondo romano, delle sue norme e delle procedure giuridiche, dell’organizzazione dello Stato, dei rapporti tra Roma e le Province, dell’ordinamento fiscale, ed anche delle abitudini e del sentire comune del cittadino romano.
Le Verrine sono le arringhe che Cicerone, in veste di accusatore, pronunciò nel processo contro Gaio Licinio Verre, corrotto e vorace rappresentante dell’elite romana, che aveva ricoperto numerose cariche pubbliche tra cui quella di Governatore della Sicilia. E proprio a causa dei suoi misfatti le città siciliane lo avevano citato in giudizio a Roma, scegliendo come proprio avvocato Cicerone, che a sua volta aveva ricoperto cariche pubbliche nell’isola.
Nelle tre arringhe (Divinatio, Actio prima e Actio secunda) Cicerone sfoggia tutta la sua arte oratoria per distruggere Verre, la sua immagine pubblica e per farlo condannare. Le indagini che ha condotto in Sicilia gli consentono di sottoporre ai giudici un quantitativo impressionante di prove contro Verre, tanto che, nonostante la sua ricchezza e i palesi tentativi di comprare una sentenza favorevole, dopo la Actio prima Verre sceglierà la via dell’esilio volontario. Certo il libro è di per sé di parte, non abbiamo la difesa dell’accusato, ma l’impressione che se ne ricava è quella di una lotta acerrima condotta da Cicerone per affermare le ragioni del diritto, i diritti delle città e dei cittadini siciliani nei confronti della sopraffazione, sia pure rappresentata da quello che dovrebbe essere l’ordine costituito.
Come detto l’aspetto più interessante del libro è che permette di entrare appieno nell’ordinamento repubblicano romano al suo apice, e di capire una volta di più su quali solide basi fosse basata la potenza della Repubblica. Ci aiuta in questo il notevole apparato di note oltre, come detto, la buona traduzione.
Molti sono i passaggi estremamente interessanti del testo: tra tutti cito quello in cui Cicerone, esponendo le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico di accusatore, dice di averci pensato a lungo, in quanto dopo averlo accettato, e per tutta la vita, avrebbe dovuto comportarsi in modo più che retto, non essendo ammissibile che chi accusa altri sia a sua volta accusabile di qualche cosa. Accusare Verre per lui rappresenta perciò un impegno per tutta la vita.
Non credo vi sia altro da aggiungere. A ciascuno il confronto con l’oggi.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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