Pubblicato in: Filosofia, Letteratura, Libri, Novecento, Recensioni

Angustamente recluso nella sua sofferenza

CioranRecensione di L’inconveniente di essere nati di Emil Cioran

Adelphi, Biblioteca, 1991

L’inconveniente di essere nati è il primo libro di Cioran che leggo, e forse è il più noto di questo autore, quello dal quale vengono tratte la maggior parte delle sue massime fulminati.
Si tratta infatti di un libro di aforismi, brevi pensieri, spesso spiazzanti, attraverso i quali Cioran ci espone la sua visione della vita. Come dice il titolo, per Cioran la nascita è il male primigenio, perché ci ha privati della beata incoscienza di noi stessi che caratterizza lo stato prenatale ed anche perché ci preannuncia inesorabilmente la morte. Per Cioran la vita rappresenta inevitabilmente un progressivo degrado delle nostre capacità, ed è quindi inutile e controproducente affannarsi per avere amici, relazioni sociali, successo, per comunicare con gli altri. Dobbiamo invece perseguire il fallimento ed accarezzare la sofferenza, come mezzi per prepararci all’ineluttabile finale. Neppure il suicidio è una possibilità, perché sarebbe comunque tardivo: è comunque importante, per poter sopportare la vita, coltivarne l’idea.
Da questi assunti di base derivano una serie di corollari, primo fra tutti quello dell’inutilità della comunicazione, della parola e dell’arte. La solitudine e la sofferenza sono elevati a stati nobili dell’essere, i soli in grado di farci sopportare la certezza della fine. Affiorano anche sentimenti “ecologisti” e sfumature leopardiane: il “progresso” sta distruggendo la natura, e questa non tarderà ad espellere l’uomo dalla schiera dei viventi.
Molte altre sono le sfaccettature del libro, e ogni aforisma delle 187 pagine del libro merita una attenta riflessione. A volte le asserzioni sono contraddittorie, ma credo che Cioran ne fosse pienamente consapevole e non mirasse a costruire un “sistema” (dice di occuparsi delle “cose” e non dei “problemi”) ma ad esporre stati d’animo, anche variabili. La contraddizione più evidente è rappresentata secondo me dalla stessa scrittura e dalla pubblicazione del libro, che se l’autore fosse stato coerente con le sue asserzioni non avrebbe dovuto mai essere scritto e divulgato. Tuttavia ad un amico e sodale di Ionesco sono sicuramente concesse contraddizioni e financo assurdità.
Senza pretendere di chiosare Cioran, mi permetto comunque di dire che il mio giudizio sul libro è ambivalente: presi uno ad uno gli aforismi sono sicuramente fonte di profonda riflessione e scandagliano gli abissi dell’animo, ci portano in regioni di noi stessi che abbiamo sempre scansato o non abbiamo mai osato raggiungere. Presi nell’insieme secondo me assegnano ad una dimensione individuale e cosmica le cause del malessere esistenziale, ignorando completamente possibili cause sociali. Si capisce quindi il motivo della polemica tra Cioran e Sartre, che nella Parigi esistenzialista del secondo dopoguerra rappresentava posizioni di tutt’altro tipo, a mio avviso molto più condivisibili.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

2 pensieri riguardo “Angustamente recluso nella sua sofferenza

    1. Ciao Antonio.
      Indubbiamente Cioran è un autore intrigante, anche se esprime posizioni che non condivido.
      Questo libro, essendo composto di aforismi, può essere letto agevolmente, anche se dopo ogni frase ci si ferma a riflettere.

      Mi piace

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