Pubblicato in: Classici, Illuminismo, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Recensioni

Un’occasione persa

GioielliIndiscretiRecensione de I gioielli indiscreti di Denis Diderot

Demetra, Acquarelli, 1994

Diderot è un mostro sacro della cultura occidentale, uno dei padri dell’illuminismo, quindi appare forse fuori luogo una critica alla sua opera. Peraltro, come detto nel titolo di questa edizione Demetra de I gioielli indiscreti, si tratta di un Diderot “minore”, di un’opera che non compare tra quelle per cui conosciamo il grande scrittore e filosofo. Mi assumo quindi la responsabilità di una recensione non proprio entusiastica, segnalando sin d’ora che alla valutazione critica contribuisce non poco l’edizione, come argomenterò poco oltre.
Lo spunto su cui si basa I gioielli indiscreti è degno di un grande genio dissacratore della morale del suo tempo: cosa accadrebbe se le vagine, i gioielli delle signore dell’alta società avessero la possibilità di parlare e quindi si mettessero improvvisamente a raccontare, senza censure, ciò che sanno?
Prendendo le mosse da questo spunto Diderot costruisce un romanzo ambientato in un fantomatico regno del Congo, nel quale l’annoiato Sultano Mangogul riceve dal genio Cucufa un anello magico che, girato in direzione di una signora, rende loquace il suo gioiello, che naturalmente racconta le vere abitudini sessuali della sua “padrona”. Mangogul scommette con la sua favorita Mirzoza sulla possibilità di trovare una dama realmente virtuosa, quindi – approfittando anche della facoltà di penetrare invisibile nelle stanze di chiunque – fa parlare i gioielli di numerose dame, sia conosciute per le loro avventure sia credute modelli di virtù.
Ne deriva ovviamente un sovvertimento delle convenzioni sociali e la dimostrazione che a fronte della morale ufficiale i comportamenti reali sono dominati dalle pulsioni erotiche e dalla ricerca del piacere. Il tono di tutto il libro è molto lieve, il difficile argomento è trattato in punta di penna, senza mai scadere nella scurrilità (tranne in un solo capitolo, peraltro attribuito ad un collaboratore di Diderot), ed a latere del filo conduttore Diderot approfitta della costruzione dell’immaginario mondo del sultanato del Congo per svolgere considerazioni sul potere e sull’organizzazione sociale in genere.
Ovviamente il Congo è la trasparente metafora della Francia dell’Ancien Régime, la capitale Banza è chiaramente Parigi e ogni personaggio messo in campo ha probabilmente il suo corrispettivo in contemporanei del nostro, come ci viene detto nella breve introduzione al testo. Purtroppo, e questo secondo me è il grande limite di questa edizione, il testo non è accompagnato da note o rimandi esplicativi che permettano di svelare a chi i personaggi si riferiscano, quali situazioni del suo tempo Diderot volesse prendere di mira, a chi e perché lanciasse i suoi strali satirici. Questo rende la lettura monca e a lungo andare fine a sé stessa, perché ovviamente senza tali supporti non è possibile apprezzare fino in fondo lo scorrere di avventure che si ripetono un po’ simili l’una all’altra.
Resta senza dubbio il tocco del grande scrittore e pensatore, del brillante polemista, resta la grande idea di far parlare le vagine (ripresa anche in tempi recenti da I monologhi della vagina), ma quando si chiude il libro si ha l’impressione di una occasione persa – a causa dell’insipienza dell’edizione – per approfondire la conoscenza di un mondo che, anche grazie al pensiero di Diderot, stava inconsciamente preparando la propria fine.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

2 pensieri riguardo “Un’occasione persa

  1. Concordo dall’inizio alla fine con te. Anch’io ho avvertito la sensazione di incompiutezza leggendo il libro, sebbene in un’edizione diversa da quella che vedo nella foto del tuo articolo.
    Preferisco di gran lunga il Diderot di “Il nipote di Rameau”, di “Jacques il fatalista” e “Il sogno di D’Alembert”.

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