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Dai decabristi a Elio, passando per Visconti

NottiBiancheRecensione de Le notti Bianche, di Fëdor Dostoevskij

Mondadori, Oscar classici, 1987

Le notti bianche è uno dei più famosi racconti di Dostoevskij, anche perché nel 1956 Luchino Visconti ne ricavò un memorabile film con protagonista Marcello Mastroianni.
Dostoevskij lo scrisse, ventisettenne, nel 1848, in un momento molto particolare della sua vita e della vita culturale russa. Come ci viene bene spiegato nella prefazione a questa bella edizione Oscar Mondadori, gli intellettuali russi degli anni ’30 e ’40 dell’800, dopo la repressione dei moti liberali di qualche anno prima, avevano ripiegato su un individualismo estetico di stampo schilleriano, rifuggendo come anime belle da una realtà sociale che si palesava immutabilmente arretrata. Nel periodo in cui Dostoevskij scrive Le notti bianche questo atteggiamento isolazionista è messo in discussione e fortemente criticato: le spinte rivoluzionarie che segnano in quegli anni l’Europa occidentale giungono sino a Mosca e a Pietroburgo, spronando gli intellettuali a scendere di nuovo in campo per contribuire a cambiare ciò che li circonda.
Le notti bianche si inserisce in questo filone critico, ma con tratti tipicamente Dostoevskijani. Da un lato, infatti, è indubbia la critica ironica, a tratti dura, del tipo dell’intellettuale sognatore (il sottotitolo del racconto è Dalle memorie di un sognatore. Racconto sentimentale). Ciò è evidente sin dalla prima definizione che l’autore dà del sognatore: “Il sognatore, se occorre una definizione precisa, non è un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro”. Dostoevskij nega quindi all’intellettuale sognatore persino la patente di umanità. Tutta la seconda notte, vero fulcro teorico del racconto, è dedicata a smontare le illusioni del sognatore, a metterne in evidenza le contraddizioni e la drammatica fatuità. Dostoevskij è quindi sommamente consapevole del carattere consolatorio, ridicolo e dell’inutilità della vita dell’intellettuale ”che si addentra nel suo cantuccio, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell’animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa”.
D’altro canto, il nostro non fornisce alternative. Il sognatore infatti ha la grande occasione per uscire dal suo guscio di solitudine e inadeguatezza incontrando Nasten’ka, ragazza solare, piena di vita, che vuole tagliare il cordone ombelicale con la famiglia (nel racconto è simboleggiato dallo spillo con cui l’anziana nonna la lega a sé per sorvegliarla). Tuttavia, anche se il suo amore per Nasten’ka è intenso e sincero, anche se per un attimo sembra che ella tenda le braccia per sollevarlo verso di sé e verso la vita vera, è inevitabile che, quando la vita vera appare, Nasten’ka non abbia un attimo di esitazione, e si lanci con un grido verso di essa. Il sognatore, quindi, non solo si rivela inadeguato nei suoi rapporti con la società, ma è anche incapace di risolvere i suoi problemi esistenziali. Non gli rimane che ritirarsi ancora di più nel suo cantuccio. La resa di Dostoevskij nei confronti della realtà e della vita è quindi totale, e ciò è sottolineato ancora di più dall’uso, comune a molti dei suoi testi, della prima persona.
Naturalmente la grandezza del racconto sta anche nel fatto che agli aspetti strettamente connessi con il periodo storico in cui fu scritto si affiancano elementi di introspezione dell’animo umano che hanno il carattere dell’universalità. Il protagonista – in questo analogo al Vania di Umiliati e offesi – è incapace di suscitare davvero l’amore della protagonista femminile, anzi: parlando con lei, confidandosi ed aiutandola a confidarsi contribuisce a rinsaldare il legame che esiste tra lei e l’altro. E’ una situazione comune ad una precisa tipologia di uomini che si potrebbe definire gli amici delle donne: sono quelli che si innamorano senza speranza di donne che amano parlare con loro, in genere per raccontare come siano innamorate perdutamente di un altro. Soffrono in silenzio e giungono persino a dare consigli per fare in modo che la loro amata possa felicemente volare dal vero amore. Una descrizione perfetta di questo tipo umano l’hanno data Elio e le Storie Tese nel celeberrimo brano significativamente intitolato Servi della gleba: che si siano ispirati direttamente alla Russia dell’800 e a Dostoevskij?