Pubblicato in: Letteratura, Letteratura svizzera, Libri, Novecento, Racconti, Recensioni

Alla scoperta del padre di Studer

Morfina

Recensione di Morfina, di Friedrich Glauser

Sellerio, La memoria, 1995

Morfina appartiene a quella parte della produzione letteraria di Friedrich Glauser che non è incentrata sulla figura del Sergente Studer, l’investigatore grazie al quale gode di una certa notorietà di nicchia. Si tratta in particolare di un volume che raccoglie brevi testi e racconti che ci permettono di capire la visione del mondo di Glauser e di addentrarci nella sua breve vita, fatta di emarginazione, di droga, di un disperato distacco dalla società e dai suoi conformismi. Molti dei pezzi raccolti nel libro sono di carattere autobiografico, e ci raccontano momenti della vita dell’autore, come il periodo passato rinchiuso in un manicomio, il suo rapporto con la morfina (da cui il titolo), la vita nella Legione straniera, i suoi lavori precari. Altri contengono considerazioni di carattere sociale e politico, magari ispirati da una ricorrenza o da fatti di cronaca. Altri, infine, sono veri e propri racconti, sempre ispirati alla descrizione della società piccolo borghese e proletaria della Svizzera dei primi decenni del secolo XX. Il libro si apre quasi programmaticamente con il racconto autobiografico Scrivere…, nel quale Glauser ci descrive il primo conflitto che, al tempo del ginnasio, si aprì tra lui, l’intellettuale – autore di un articolo di critica ad un’opera scritta da un suo professore – e la società costituita. Glauser ci dice che per lui scrivere porta inevitabilmente all’emarginazione, allo scontro con i conformismi. Molto bello e toccante è il brevissimo Asilo notturno, nel quale Glauser ci immerge nell’atmosfera tragica ma piena di umanità dei clochard parigini. Segue un altro piccolo saggio importante per capire come Glauser la pensasse rispetto alla società e all’autorità costituita: si tratta di Perturbatori dell’ordine pubblico, dove viene analizzato e criticato duramente il sistema della giustizia svizzera. E’ un saggio importante perché si riaggancia direttamente alla poetica che sottende le opere del Sergente Studer, e ci permette di capire come per Glauser il delitto, la deviazione debbano essere analizzati e compresi nel contesto sociale e culturale in cui avvengono. Un racconto secondo me centrale nel libro è Musica, nel quale Glauser esprime in tinte che ricordano Grosz tutto il suo disgusto per il rapporto commerciale e funzionale che esiste tra la gretta società borghese e certa produzione culturale, prefigurando con molta lucidità le degenerazioni dell’industria culturale dei nostri tempi. Morfina è una sorta di crudele autoanalisi del rapporto tra l’autore e la droga, nei suoi aspetti positivi e negativi. Ci sono nel libro anche racconti più lievi, come La strada e Un incidente d’auto, che costituiscono delle piccole pause di relax gradite dal lettore. Se le tematiche trattate dal libro sono spesso dure e disperate, non si può non notare come vengano comunque esposte con uno stile piano e distaccato, fatto di frasi brevi e di accenti quasi cronachistici anche quando riguardano direttamente le convinzioni più profonde dell’autore. E’ anche questo che contribuisce a dare un fascino particolare al libro, dopo la cui lettura si conoscerà forse meglio questo autore che, seppure ancora poco noto, merita senza dubbio un posto accanto ad altre più celebrate scoperte degli ultimi decenni.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

3 pensieri riguardo “Alla scoperta del padre di Studer

    1. Ciao.
      In effetti, come ho detto, secondo me è un autore che meriterebbe di più di alcune celebrate riscoperte “adelphiane”.
      Forse oggi posto l’ultima recensione del trittico che ho letto di recente.
      Grazie a Te per l’apprezzamento: sai in che grande considerazione tengo i Tuoi giudizi.

      Alla prossima
      Vittorio

      Mi piace

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