Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura russa, Libri, Recensioni

Il preannuncio del capolavoro della maturità

Una storia comuneRecensione di Una storia comune, di Ivan Gončarov

Mursia, I grandi scrittori, 1970

Il volume edito da Mursia nel 1970 dove ho letto Una storia comune, presumo oggi difficilmente reperibile, contiene anche, nelle sue quasi mille pagine, La fregata Pallada, resoconto di un viaggio intorno al mondo compiuto per motivi di lavoro da Gončarov negli anni 1854-57. Io però mi sono limitato a leggere il romanzo, perché mi interessava molto di più e perché quindi non me la sono sentita di imbarcarmi nella lettura cronachistica di 700 pagine di viaggio. La recensione è quindi in qualche modo monca, ma può comunque risultare utile a chi volesse ricercare e leggere il romanzo giovanile di Gončarov, edito quasi un decennio fa da Fazi e oggi malinconicamente fuori catalogo.
Tutti quelli che hanno amato Oblómov, o coloro che hanno intenzione di affrontare il capolavoro gončaroviano, dovrebbero a mio modo di vedere leggere anche questo romanzo, che non ha sicuramente la forza trascinante del suo “fratello maggiore” ma è comunque estremamente gradevole da leggere e ci consegna un affresco, anche se dai colori tenui, della società russa della prima metà dell’ottocento.
La storia comune del titolo è quella di Aleksandr Fëdoryc Aduev, giovanotto nato e cresciuto in campagna, che all’inizio del libro, ventenne, lascia la famiglia per trasferirsi a Pietroburgo per seguire il suo impulso romantico. E’ convinto di poter divenire uno scrittore e arso dal desiderio di affrontare la vita nella grande città, e a questo sacrifica l’affetto della madre e il primo sentimento postadolescenziale.
A Pietroburgo si affida ad uno zio, che però lo accoglie con freddezza e soprattutto inizia da subito a cercare di smontare gli ideali romantici del giovane, contrapponendogli, con toni, atteggiamenti e ragionamenti anche apparentemente paradossali, una visione utilitaristica del mondo e dei rapporti sociali. Lo zio è infatti un imprenditore, e cerca di convincere il nipote che il denaro, l’interesse personale guidano e devono guidare il nostro atteggiamento verso gli altri.
Naturalmente il giovane Alexandr rifiuta questa dottrina e cerca di vivere una vita bohemienne. Scopre però ben presto che non ha la stoffa dell’artista e che gli scritti che può far pubblicare sono solo traduzioni per una rivista di agraria. Accetta, per poter vivere, un noioso lavoro d’ufficio e soprattutto riceve una cocente delusione amorosa quando la fanciulla di cui si era innamorato lo lascia per una più redditizia liaison con un conte. Il libro prosegue mostrandoci le progressive disillusioni del protagonista, che alla fine rinnegherà tutti gli “ideali” della prima gioventù e si adeguerà alla mentalità borghese dello zio.
Questa succinta trama però non rende conto delle varie sfaccettature che i personaggi del libro, in particolare Alexandr e lo zio, assumono, della complessità di questi personaggi. Gončarov, pur in questa prova per certi versi acerba, è capace di regalarci personaggi a tutto tondo, il cui aspetto prevalente, la parte che giocano, nasconde, neanche tanto oscuramente, una doppia verità. Alexandr non è un giovane pieno di ideali, è un indeciso un po’ sciocco, infarcito di una ideologia romantica che non regge l’urto con la realtà. Lo zio Pëtr Ivanovič non è un gretto borghese, ma un fine psicologo che usa l’arma dell’ironia e del paradosso per mettere a nudo la vacuità delle convinzioni del nipote. Insomma, il romanzo è estremamente gradevole proprio per la progressiva scoperta che il lettore fa, anche grazie alla leggerezza di tocco di Gončarov – che preannuncia il capolavoro della maturità – delle virate dei personaggi rispetto alla prima impressione.
Se questo è il tratto psicologico del romanzo, non meno importante, a mio avviso e seppur non esplicito, è il tratto sociale, quello legato al conflitto tra una mentalità russa di campagna – intrisa come detto di ideali per lo più di seconda mano – e la realtà urbana dove una nuova classe di borghesi era portatrice di nuovi valori utilitaristici. Questo conflitto non potrà più tardi che essere esorcizzato dall’immobilismo, dall’apatia esistenziale e sociale di un Oblómov.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

2 pensieri riguardo “Il preannuncio del capolavoro della maturità

  1. Ciao.
    In effetti è un libro poco conosciuto ma che vale la pena trovare. Mi ha fatto venire voglia di rileggere Oblomov, gustato ormai tanti anni fa. Giunto a questo punto della mia vita sono di fronte ad un atroce dilemma: continuare a leggere cose nuove o rileggere le cose che mi hanno segnato?
    Dammi un consiglio.

    Mi piace

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