Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura austriaca, Libri, Recensioni, Romanticismo

Un piccolo grande eroe dell’emarginazione

IlPoveroMusicanteRecensione de Il povero musicante, di Franz Grillparzer

Mondadori, Oscar, 1979

Questo piccolo Oscar Mondadori, edito sul finire degli anni ’70, è un libro prezioso, perché contiene i due unici racconti del drammaturgo romantico austriaco Franz Grillparzer, accompagnati dall’abbozzo di un altro racconto e da una lunga introduzione sulla vita e le opere di Grillparzer scritta dal grande e compianto Ervino Pocar.
E’ un libro prezioso soprattutto perché ci dona, nella traduzione dello stesso Pocar, uno dei racconti a mio avviso più straordinari di tutti i tempi, degno di assurgere ad un olimpo che per me contiene La metamorfosi, il Michael Kohlhaas di Kleist, alcuni racconti di Hoffmann, Bartleby lo scrivano, Tonio Kröger e per la verità molti altri che ora non mi vengono in mente.
Il racconto in questione è quello che dà il titolo al volume: Il povero musicante, che oggi è possibile reperire nella stessa traduzione e cura (immagino) da Passigli o, con il nome de Il povero suonatore da Marsilio. Manca tuttavia, nelle edizioni più recenti, la possibilità di leggere anche l’altro racconto di Grillparzer, Il convento presso Sendomir.
Partiamo proprio da questo racconto, che in verità non lascia pienamente trasparire la magnificenza del successivo.
Si tratta infatti di un racconto scritto nel 1828, ci informa Pocar, probabilmente per colmare in fretta e furia un vuoto apertosi nell’edizione di una rivista a cui il nostro collaborava, quindi con intenti quasi commerciali, e questo “vizio d’origine” si riflette nella storia, che definirei manieristicamente romantica, essendo la storia di un signore secentesco che, sposata una bella e vivace fanciulla, va incontro al delitto, alla rovina e all’espiazione a causa dell’adulterio di lei.
La trama è sicuramente avvincente e la scrittura di Grillparzer, dottamente interpretata da Pocar, è potente e molto teatrale – come si addice ad un autore uso alle tragedie da palcoscenico – ma il racconto, come detto, non si distacca da un mainstream romantico abbastanza convenzionale.
Tutt’altra cosa è Il povero musicante, che veramente è un racconto che merita di essere letto più volte e meditato a lungo, di una straordinaria modernità pur appartenendo pienamente al tempo in cui è stato scritto, un racconto che brilla come un diamante dalle mille sfaccettature, per cui ritengo che chiunque lo legga possa trovarvi un sentimento, un’emozione personalizzata.
Già l’ambientazione è inusuale: se ne Il convento presso Sendomir lo sfondo sono castelli, conventi e un secolo lontano, qui la vicenda è ambientata nella Vienna dell’autore, e viene narrata in prima persona.
Se nel primo racconto la storia coinvolge personaggi potenti e sentimenti estremi, ne Il povero musicante il protagonista è persona umile, al pari del contesto sociale in cui vive, e miti e pacate, ma profondissime, sono le emozioni e le passioni che prova ed evoca in noi.
Ad uno stile teatrale fatto di dialoghi fitti e serrati si contrappone un ritmo lento, una tonalità quasi fiabesca, che contribuiscono non poco al grande fascino del racconto.
Durante una festa popolare l’io narrante nota un violinista di strada, che non suona bene ma tiene aperto un leggio con spartiti davanti a sé, che suona musiche “serie” che non incontrano il favore degli astanti, che è vestito umilmente ma dignitosamente, che commenta serenamente in latino il fatto che nessuno gli abbia messo una moneta nel cappello, che se ne va quando inizia ad arrivare il grosso della folla.
Preso da fame antropologica l’io narrante vuole sapere chi sia, che storia abbia il musicante, così lo avvicina e poi lo va a trovare nella sua stanzetta. Qui il musicante gli racconta la storia della sua vita. E qui si aprono praterie di emozioni, di riflessioni, di sollecitazioni in grado di soddisfare ogni tipologia di lettore, da quello che prende la storia così com’è a quello che gli può attribuire il significato di grande apologo sul ruolo dell’arte e dell’artista rispetto alla società, a quello abituato a smontare i singoli pezzi di un testo per trovarvi chiavi di lettura psicanalitiche o politiche.
Contrariamente a quanto faccio di solito non darò la mia interpretazione del testo, in quanto questo racconto è talmente bello e, come detto, sfaccettato, che mi sentirei di sminuirlo proponendo schemi interpretativi che per forza di cose sarebbero limitati e dilettanteschi. Mi inchino perciò alla grandezza e riconosco la mia inadeguatezza a descriverla. Persino l’introduzione di Pocar, che pure è ottima nella descrizione della vita e del contesto sociale e culturale in cui si è mosso l’autore, è a mio avviso estremamente riduttiva rispetto alla grandezza del testo.
Mi soffermo però sulla figura del musicante, che merita davvero di avere un posto di rilievo tra i grandi piccoli eroi della letteratura di ogni tempo. La sua coerenza, la sua ingenuità sono commoventi, e ne fanno uno dei grandi emarginati della narrativa. E’ anche da loro che possiamo nonostante tutto trarre residue motivazioni per pensare che un altro mondo sia possibile.

Annunci

Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

3 pensieri riguardo “Un piccolo grande eroe dell’emarginazione

  1. Ciao Vittorio
    Quante belle cose che hai scritto in questo tuo commento su “Il povero suonatore” (io ho l’edizione Marsilio che come ben sai lo titola così).
    In primo luogo condivido la tua idea di includerlo in quell’olimpo comprendente quei giganti che hai citato: La metamorfosi; Michael Kohlhaas; Bartleby; Tonio Kröger; i racconti di Hoffmann. Tutti libri che ho letto anch’io e che, come te, considero vette assolute, tanto che li ho appassionatamente commentati tranne La metamorfosi (non mi azzardo) e i racconti di Hoffmann (magari un giorno lo faccio).
    E, a conferma e ampliamento di quanto tu dici, nella “quarta” della mia edizione si dice: “Grillparzer è il grande classico austriaco che Kafka sentiva, accanto a Kleist, Flaubert e Dostoevskij, come un vero e proprio consanguineo. Kafka amava questo scrittore e in particolare questo racconto. Ricordava di averlo letto alla sorella minore, così preso dalla lettura da non fare “errori accentazione, di respiro, di suono, di compassione, di comprensione””. Insomma la buona compagnia aumenta.
    Come fai intendere è sicuramente un racconto che merita più letture per essere colto in tutti i suoi significati e sfaccettature e, tra l’altro, lo vorrei rileggere perché l’ho letto tanto tempo fa e mi farebbe piacere farne una lettura più approfondita.
    Anche perché – e qui, come ti avevo anticipato, ti racconto un piccolo aneddoto – l’anno scorso, come ho già avuto modo di dirti quando parlammo della Scalinata di Doderer, ero a Vienna e, tra i “luoghi letterari” che sono andato a visitare, sono stato anche all’ Augarten, il grande parco di Vienna dove Grillparzer ambienta “Il povero suonatore”.
    E’ molto grande, appartato e peno di viali; ti riporto le parole di Claudio Magris che così lo descrive in “Danubio”:
    “Per Grillparzer l’ “Augarten”, il grande parco tra la “Brigittenau” e la “Leopoldstat”, era un luogo della felicità e del piacere, almeno durante la festa popolare che egli descrive nel “Povero suonatore”, il suo racconto del 1848. Oggi l’ “Augarten” , con i suoi viali quasi dritti e quasi spogli, suggerisce la solitudine che c’è in ogni geometria, un giardino per le passeggiate di pensionati col loro cane, sotto i tre screpolati  e squallidi “Flaktürme”, tre torri per l’artiglieria contraerea ora in disuso, che si innalzano come tozze rovine barbariche!”
    E comunque anche se oggi in effetti è così fa molta impressione calpestarne il suolo pensando a quello che era, a ciò che vi avveniva e alle vicende del libro.
    Un carissimo saluto e una buona domenica
    Raffaele

    Mi piace

    1. Ciao Raffaele, e grazie per esserti preso la briga di leggere il mio commento a questo racconto, che davvero considero bellissimo.
      Mi piace moltissimo questo tuo peregrinare per i luoghi letterari di Vienna: anche io, che amo moltissimo viaggiare, sono stato più volte a Praga sulle tracce di F. K., a Lubecca su quelle di Mann, e persino nella Riserva Navajo al confine tra New Mexico e Utah inseguendo le avventure di Tex Willer!
      In genere però mi sono fermato all’atmosfera generale dei luoghi, che tra l’altro in molti casi è decisamente cambiata. Ho avuto la fortuna di capitare a Praga prima della sua forzata germanizzazione commerciale, quando i muri non erano pieni di pubblicità, quando salivi verso Hradčany senza che Nerudova fosse invasa dalle bancarelle di paccottiglia stile Venezia, quando ancora camminando la sera tardi per Malá Strana si poteva sussultare sentendo dei passi dietro l’angolo, pensando che potessero essere i Suoi. Ho visitato Parigi quando ancora il Metro aveva quella inconfondibile puzza di freni e disinfettanti oggi fatta sparire, quando Les Halles avevano da poco smesso di essere il Ventre della città. Quanto è difficile oggi ritrovare frammenti della Parigi di Proust o della Londra di Dickens? Forse fare come te, cercare il luogo specifico, significativo in un testo può aiutare di più, e ne terrò nota nei prossimi viaggi. Tra qualche settimana probabilmente andrò in Portogallo, e a Lisbona cercherò qualche angolo che ricordi Pessoa. Spero tanto che si senta ancora la puzza di baccalà!
      A presto
      Vittorio

      Liked by 1 persona

  2. Grazie Vittorio per la tua appassionata risposta.
    Si, ormai per vivere certe atmosfere bisogna scovare luoghi-nicchia al di fuori dei “circuiti” turistici e del “generalismo” del luogo in sé.
    Infatti sia nel caso della scalinata Strudl che dell’Augarten non c’erano presenze turistico-commerciali intorno, essendo luoghi che, oltre che trovarsi in posizione appartata, erano del tutto estranei e separati da frequentazioni che non fossero quelle “normali” di chi lì ci passa perché ci vive, mantenendo quindi una loro atmosfera ancora “verace”.
    Nel caso di Vienna e dei luoghi danubiani poi aver avuto una “guida” come “Danubio” di Magris mi ha aiutato molto, indirizzandomi, “a colpo sicuro”, in quel tipo di “luoghi letterari” di cui stiamo parlando.
    In questo senso se andrai a Lisbona, esperienza che io purtroppo non ho ancora fatto, ti segnalo un libro di cui, per caso, proprio in questi giorni sono venuto a conoscenza, in cui Lisbona è raccontata e percorsa attraverso luoghi della città raccontati da Antonio Tabucchi in alcuni suoi libri. Si tratta di: “A Lisbona con Antonio Tabucchi. Una guida” di Lorenzo Pini – Giulio Perrone editore – 174pp., 12€.
    Ne ho letto in un blog: “Il giro del mondo attraverso i libri” in cui c’è un articolo che ne parla.
    Non so se ti può interessare e se ti potrà essere utile.
    In ogni caso che sia sulle orme di Pessoa o su quelle di Tabucchi o di entrambi ti auguro di goderti la città e il viaggio.
    Ciao
    Raffaele

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...