Pubblicato in: Letteratura, Letteratura statunitense, Libri, Novecento, Recensioni

Tematiche intriganti in una salsa un po’ stantìa

MezzanotteeNonSonoAncoraFamosoRecensione di Mezzanotte e non sono ancora famoso, di Barry Hannah

Giunti, Narratori, 1993

Non credo che Barry Hannah sia un autore troppo conosciuto da noi in Italia. Una breve ricerca su internet ha dato come risultato due soli libri pubblicati, entrambi da Giunti, di cui questo Mezzanotte e non sono ancora famoso presenta la sua più famosa raccolta di racconti, avente il titolo originale di Airships ed edita nel 1978.
L’autore è uno statunitense morto nel 2010 a soli 58 anni, nato e vissuto nel profondo sud degli Stati Uniti. Chi volesse saperne di più può consultare l’esaustiva voce a lui dedicata nella versione inglese di Wikipedia. Da questa si può vedere come Hannah sia autore di 7 romanzi oltre ad altre raccolte di racconti.
Forse sarebbe il caso che l’editoria italiana dedicasse più attenzione a questo scrittore, che è sicuramente autore intrigante, per le tematiche trattate e per il modo in cui le tratta, e profondamente statunitense, anche se il mio personale giudizio è che sia anche troppo tipicamente statunitense, almeno stando a quanto mi hanno trasmesso i venti racconti di questo libro.
Mi spiego. Esiste, a mio avviso, uno stile di scrittura statunitense che, dopo avere letto le opere di parecchi autori del secondo dopoguerra, è facilmente riconoscibile da incipit come: Mentre una dannata sera me ne andavo a zonzo sulla XX strada, mi si avvicina un tipo in una Chevy del ’57 e mi fa… (L’incipit è mio, ma credo che possa essere credibile). Ecco, i racconti di Hannah sono scritti in gran parte così, e questo secondo me toglie loro una parte notevole dell’originalità e della potenziale trasgressività delle tematiche trattate. Questo stile standardizzato, forse l’unico che l’autore potesse usare dato il contesto culturale in cui era immerso, nondimeno – e paradossalmente – conferisce a molti racconti una patina di stantìo, di già sentito, di fritto e rifritto, che nel mio caso non ha giovato al piacere della lettura. Ed è un vero peccato, perché come detto le tematiche che l’autore tocca sono senza dubbio intriganti. Ma quali sono queste tematiche?
Beh, anche qui apparentemente nulla di nuovo: l’emarginazione, l’alienazione nei rapporti umani, il bagaglio di solitudini, sogni infranti, grettezza che una società come quella del sud degli Stati Uniti si porta dietro. Hannah però ha il pregio di proporci queste tematiche usando una prospettiva sghemba, nella quale si intrecciano sarcasmo, tratti grotteschi che a volte sfondano le barriere del grand-guignol e della greve volgarità accanto a tocchi lievi e delicati. Anche l’ambientazione esteriore dei racconti è varia, andando dalla guerra di secessione al Vietnam, ai villaggi del Mississipi, a scenari quasi alla Dick. Ne esce un panorama contraddittorio, fatto di racconti che filano via senza lasciare traccia ed altri che invece emergono per la loro forza, anche se in parte – come detto – mutilata da un periodare non proprio originale.

Tra i migliori racconti della raccolta credo siano da citare Testimonianza su un pilota, storia di un ragazzo che eccelle nella musica, diventando poi pilota di caccia in Vietnam, narrata da un suo amico, Moglie e amici a pranzo, grottesca storia ambientata in un apocalittico futuro, e soprattutto Mamma Rooney srotola le sue pene, il racconto più dolente, nel quale l’anziana protagonista rivive la propria vita attendendo di essere soccorsa dopo una grave caduta, e dove ad un certo punto l’autore ci presenta una sorta di Joyceiano stream of consciousness (anche se qui la punteggiatura c’è) che è una delle pagine più intense del libro.
In definitiva un autore da leggere (se si riesce a reperire il poco tradotto in italiano) per inserire un altro tassello nel complesso puzzle della letteratura statunitense del novecento, che comunque ha prodotto sicuramente personaggi di maggiore levatura.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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