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Verso i tempestosi mari del novecento

L'ignotoRecensione de L’ignoto, di Paul Hervieu

Sellerio, Il castello, 1989

Paul Hervieu è uno scrittore del tardo ottocento – primo novecento francese, a quanto pare pochissimo frequentato nel nostro paese.
Da una breve ricerca effettuata in internet, risulta che questo L’ignoto (L’Inconnu, 1887) è l’unica opera dell’autore tradotta in italiano (peraltro oggi il volume risulta disponibile solo sul mercato dell’usato). Eppure Hervieu è stato autore abbastanza prolifico di romanzi ed opere teatrali, e conserva una certa notorietà in Francia.
L’ignoto peraltro rappresenta, secondo la breve introduzione (risalente al 1944) di Ruggero Jacobbi, che apre questa pregevole edizione Sellerio, quasi un romanzo eccentrico rispetto al resto della produzione di Hervieu, essendo un romanzo “nero”, mentre Hervieu è scrittore che …mantenne nelle sue opere migliori un buon senso che lo portava a diffidare delle tesi scopertamente polemiche, e svolse un lavoro probo e intelligente di narratore e commediografo a tendenza psicologica…. Continua a leggere “Verso i tempestosi mari del novecento”

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Alla scoperta del pensiero di uno dei grandi poeti tedeschi

SchnabelewopskiRecensione di Schnabelewopski, di Heinrich Heine

Marsilio, Letteratura universale, 1991

Schnabelewopski è uno scritto minore di Heinrich Heine, il grande poeta romantico tedesco, progressista ed ammiratore di Karl Marx, più noto per Il libro dei canti e per la Storia della religione e della filosofia in Germania.
Si tratta dei frammenti di un romanzo (titolo originale Aus den Memorien des Herren von Schnabelewopski) che narrano, in prima persona, la vita giovanile del protagonista, nato alla fine del XVIII secolo in Polonia, e che si trasferirà prima ad Amburgo e poi a Leida, in Olanda, per gli studi universitari.
Schnabelewopski/Heine ci narra, con l’ironia e l’acutezza analitica che lo caratterizza, non tanto le sue avventure umane, ma le impressioni che i luoghi e le persone che frequenta durante questi soggiorni gli procurano.
I capitoli secondo me più belli ed intensi sono quelli dedicati ai sei mesi amburghesi, dove Heine può descriverci da par suo la grettezza della borghesia cittadina, tutta dedita all’accumulazione di denaro, alla mondanità e al cibo, senza alcun interesse per l’arte e i sentimenti elevati.
Heine descrive la città e i suoi abitanti con frasi taglienti, e con stile cronachistico ci dice che Amburgo è città in cui la carne affumicata mette d’accordo tutti, in cui l’amore colpisce le donne non al cuore ma allo stomaco; quando ci narra che gli uomini hanno “…per lo più figure tarchiate, occhi freddi e pieni di buon senso, fronti basse, guance grosse e cadenti, mandibole particolarmente sviluppate, il cappello come inchiodato alla testa e le mani nelle tasche dei pantaloni come uno che stia domandando…” introduce elementi fisionomici che costituiranno l’archetipo del borghese tedesco rinvenibile quasi uguale un secolo dopo nei dipinti di Grosz. Continua a leggere “Alla scoperta del pensiero di uno dei grandi poeti tedeschi”