Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Recensioni, Romanticismo

Alla scoperta del pensiero di uno dei grandi poeti tedeschi

SchnabelewopskiRecensione di Schnabelewopski, di Heinrich Heine

Marsilio, Letteratura universale, 1991

Schnabelewopski è uno scritto minore di Heinrich Heine, il grande poeta romantico tedesco, progressista ed ammiratore di Karl Marx, più noto per Il libro dei canti e per la Storia della religione e della filosofia in Germania.
Si tratta dei frammenti di un romanzo (titolo originale Aus den Memorien des Herren von Schnabelewopski) che narrano, in prima persona, la vita giovanile del protagonista, nato alla fine del XVIII secolo in Polonia, e che si trasferirà prima ad Amburgo e poi a Leida, in Olanda, per gli studi universitari.
Schnabelewopski/Heine ci narra, con l’ironia e l’acutezza analitica che lo caratterizza, non tanto le sue avventure umane, ma le impressioni che i luoghi e le persone che frequenta durante questi soggiorni gli procurano.
I capitoli secondo me più belli ed intensi sono quelli dedicati ai sei mesi amburghesi, dove Heine può descriverci da par suo la grettezza della borghesia cittadina, tutta dedita all’accumulazione di denaro, alla mondanità e al cibo, senza alcun interesse per l’arte e i sentimenti elevati.
Heine descrive la città e i suoi abitanti con frasi taglienti, e con stile cronachistico ci dice che Amburgo è città in cui la carne affumicata mette d’accordo tutti, in cui l’amore colpisce le donne non al cuore ma allo stomaco; quando ci narra che gli uomini hanno “…per lo più figure tarchiate, occhi freddi e pieni di buon senso, fronti basse, guance grosse e cadenti, mandibole particolarmente sviluppate, il cappello come inchiodato alla testa e le mani nelle tasche dei pantaloni come uno che stia domandando…” introduce elementi fisionomici che costituiranno l’archetipo del borghese tedesco rinvenibile quasi uguale un secolo dopo nei dipinti di Grosz.
Heine apparentemente loda il buon senso degli amburghesi, e proprio questo suo modo di periodare evidenzia, con una magistrale ironia, la grettezza e la chiusura culturale della città, con le sue signore dell’alta società intente a demolire le reputazioni altrui e i passanti che si riducono a numeri.
Solo i cigni in un parco cittadino danno al protagonista la sensazione della grazia e della bellezza, ma quando, anni dopo (in una sorta di flash-forward) Schnabelewopski tornerà ad Amburgo, troverà una città gelida, dove tutto è reso rigido dall’inverno e dove i cigni sguazzano nello stagno gelato lanciando gridi di morte perché gli sono state troncate le ali per impedirgli di migrare a sud.
Heine si aggira per la città desolata, metafora dell’intera Germania, e non può che constatare il suo ulteriore degrado, causato dall’incapacità di cambiare la sua grettezza interiore. In uno splendido passo ci dice: “Che cosa orribile … se a uno di costoro, [i famelici borghesi] sedendo nel suo ufficio, venisse in mente d’improvviso che due per due fa cinque, che dunque tutta la sua vita è stata un errore di calcolo e che in questo errore atroce ha sprecato tutta l’esistenza”. Dal canto suo, essendo Amburgo città portuale, si paragona ad una nave a vapore, capace di prendere il mare anche controvento, ma che il più delle volte deve soccombere perché la caldaia scoppia.
Meno intensi, anche se comunque godibili, sono i successivi capitoli, dove sono raccolti tra l’altro un lungo poema/canzone, la storia dell’Olandese volante e la vicenda biblica di Sansone, in un alternarsi di lirismo, di polemica politico-filosofica e di analisi esistenziali.
Questo Schnabelewopski, insomma, ci permette di approfondire il pensiero di uno dei più grandi poeti tedeschi del XIX secolo, il suo scetticismo verso le possibilità di riscatto della società tedesca e la sua grande capacità di affabulazione pur attraverso lo strumento di uno stile asciutto ed essenziale.
La lettura è facilitata dal notevole apparato di note al testo e dalla bella, anche se forse troppo “esistenzialistica”, prefazione di Paolo Chiarini.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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