Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Recensioni, Romanticismo

Solo l’arte e la conoscenza vera ci renderanno felici

HoffmannRacconti2Recensione di Racconti, di E.T.A. Hoffmann

Fratelli Fabbri Editori, I Grandi della Letteratura, 1968

Questo vecchio volume della Fratelli Fabbri editori risale al 1968 e fa parte di una collana (I grandi della letteratura) destinata originariamente alla vendita per corrispondenza, i cui numeri sono ormai reperibili solo sulle bancarelle dell’usato.
Si tratta comunque di volumi curati nella traduzione, come ho potuto constatare leggendo le tragedie di Eschilo, anche se poveri quanto ad apparato critico: consiglio quindi agli appassionati di acquistarli, vincendo magari un po’ di diffidenza data dall’aspetto molto “soprammobile”, perché in grado di offrire testi molto interessanti.
Venendo al contenuto, il libro presenta quattro racconti di E.T.A. Hoffmann, dei quali tre (Il consigliere Krespel, L’uomo della sabbia, La scelta della sposa) presenti anche nel volume di racconti dello stesso autore edito da TEA e da me commentato di recente. Mi sono quindi limitato a leggere, e commenterò, l’unico racconto diverso, Il vaso d’oro, che peraltro è uno dei testi fondamentali per comprendere appieno la poetica di questo grande romantico irregolare.
Per chi non avesse la fortuna di trovare su qualche bancarella questo volume, ricordo che Il vaso d’oro, con altri racconti di Hoffmann, è comunque reperibile nei Grandi Libri Garzanti.
Il vaso d’oro è senza dubbio uno dei racconti di Hoffmann in cui l’elemento fantastico è più presente: è, come in altri capolavori dell’autore, un fantastico gioioso, meraviglioso, in cui è assente l’aspetto tragico e cupo caratterizzante altri racconti dell’autore tedesco: questo perché in questo racconto compito dell’elemento fantastico è quello di contrapporsi alla convenzionalità della vita borghese delineando una alternativa positiva, data dall’arte, dalla conoscenza e dal rapporto primordiale con la natura.
Protagonista è lo studente di Dresda Anselmus, che un giorno, sotto un sambuco, viene avvicinato da una meravigliosa serpicina verde dagli occhi azzurri, che gli sussurra dolci parole prima di immergersi nell’Elba. Anselmus si innamora, ma il suo animo è combattuto tra questo sentimento e quello che prova per Veronika, la bella figlia del vicedirettore Paulmann che sogna di sposarlo quando sarà diventato Consigliere di corte.
Anselmus trova lavoro come copista nella casa dello stravagante Consigliere Lindhorst, che si rivela essere in realtà il Re delle Salamandre e padre della serpicina, e che vede di buon occhio l’unione dei due.
Anselmus oscillerà a lungo tra i due sentimenti contrapposti: quando si convince che la storia di Lindhorst e della serpicina non son altro che il frutto della sua fantasia si ritrova rinchiuso in una bottiglia di vetro, e solo il suo pentimento e la vittoriosa lotta di Lindhorst contro le forze che volevano strappare lo studente alla serpicina riusciranno a liberarlo e ad unirlo per sempre alla sua amata: andranno a vivere ad Atlantide immersi in una natura meravigliosa.
Questa in estrema sintesi la trama, che detta così sembra quella di una favoletta per bambini. In realtà il racconto racchiude significati, neppure molto reconditi, che ne fanno quasi un manifesto della visione del mondo dell’autore e del ruolo dell’artista nella società.
Anselmus è studente: deve quindi ancora decidere quali siano le strade da intraprendere nella vita, a quali elementi valoriali dare importanza. Gli si prospettano due possibilità: condurre una tranquilla vita borghese, facendo carriera sino a diventare Consigliere di corte, ed a questo lo spinge Veronika, che vuole vivere in un bel palazzo ed essere ammirata dai passanti. Veronika non è innamorata di lui, ma del suo possibile status: alla fine, infatti, sposerà l’archivista Heerbrand, lui sì diventato Consigliere di corte, e dirà al padre queste parole rilevatrici: ”… ho amato con tutto il cuore Anselmus, e siccome l’archivista Heerbrand, ora lui stesso promosso Consigliere di corte, assicurava che Anselmus sarebbe diventato qualcuno, avevo deciso che lui e nessun altro sarebbe diventato mio marito”.
L’alternativa è data dal mondo magico del Consigliere Lindhorst, che è il mondo della poesia, della conoscenza vera e del rapporto primordiale con la natura. E’ un mondo difficile da comprendere, apparentemente lontano; Anselmus per entrarvi deve copiare e capire con applicazione i testi antichi, deve spogliarsi delle convenzioni e dei conformismi della società, che lo giudicano pazzo.
Deve resistere alle lusinghe della società ed alla violenza con cui le forze oscure di quest’ultima lo colpiscono, nella consapevolezza della forza eversiva della vera conoscenza e del recupero di un rapporto vero con la natura da parte dell’uomo. Solo quando si sarà liberato di tutto questo, quando il suo amore e la sua fede nella concezione della vita che gli viene offerta sarà totale, potrà essere poeta e vivere in un nuovo, antico mondo dove regna l’armonia tra uomo e natura, dove il simbolico Vaso d’oro che dà il titolo al racconto sarà suo, ed in esso fiorirà il giglio della conoscenza.
Hoffmann, come spesso, chiude questa favola – che forse gli sembrava troppo “fantastica”, troppo mediata rispetto a quanto intendeva dire, con un autentico colpo di genio rivelatore. Non sapendo come concludere l’ultimo capitolo, l’autore viene invitato dal Cancelliere, con una lettera nella quale si firma “salamandra” Lindhorst, nel suo palazzo, dove può vedere, grazie ad una bevanda magica, il mondo in cui vive Anselmus con la sua serpentina, e quindi de-scriverlo. Si pone però un interrogativo angosciante: beato te, Anselmus, che vivi ad Atlantide, ma io (che pure aspiro alla conoscenza, che pure sono poeta), tra poco dovrò tornare alla meschinità della vita di tutti i giorni, alla mia sordida stanzetta, e non rivedrò mai più il giglio. Lindhorst gli risponde che la felicità di Anselmus deve derivargli dal vivere “in poesia”, e che quindi Atlantide è dentro di noi, basta saperla vedere. L’arte, la poesia, sono la chiave per superare gli angusti limiti imposti dall’organizzazione sociale alla nostra esistenza, e il poeta può e deve diffondere questa conoscenza al suo pubblico.
L’autore entra dunque nella storia che ha narrato, a lui viene consegnata la morale, e questo accentua il carattere pedagogico e metaforico del racconto, di questo capolavoro assoluto della letteratura d’ogni tempo.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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