Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura austriaca, Libri, Novecento, Recensioni, Teatro, Vienna

Una commedia che inganna

LUomoDifficileRecensione de L’uomo difficile, di Hugo Von Hofmannsthal

Adelphi, Piccola biblioteca, 1987

L’uomo difficile è un testo che inganna. Apparentemente è infatti una commedia degli equivoci frivola e leggera, con una struttura convenzionale, che narra di come il protagonista, il conte Hans Karl Bühl (chiamato dai conoscenti amichevolmente Kari), disattendendo le richieste di essere il deus ex machina di piccoli intrighi familiari e scompigliando in questo modo le attese dei vari personaggi che lo circondano, finisca per fidanzarsi con la bella Helene, lasciando con un palmo di naso sorella, nipote, ex amante e pretendente tedesco di Helene.
Questo impianto tuttavia nasconde – in verità non troppo – un testo capace di immergerci appieno nell’epoca e nell’atmosfera della finis Austriae. L’ambientazione della commedia, innanzitutto, ci porta a quel periodo: l’azione si svolge verso la fine della prima guerra mondiale, e Kari è tornato da poco dal fronte. Il contesto sociale di cui fanno parte i personaggi è quello della nobiltà e dell’alta borghesia viennese; Kari, oltre ad essere conte, è anche membro ereditario della Camera Alta.
Siamo quindi ad un passo dalla fine, dal rivolgimento di un mondo che sembrava immutabile. Von Hoffmannsthal, quando nel 1919 scrive questa commedia (concepita peraltro nel 1909) sa che questo mondo è finito, eppure, fedele alla sua ricerca dell’identità austriaca, lo resuscita, sia pure con le problematicità che vedremo, compiendo un’operazione di affettuosa nostalgia. In questo senso è forse errato affermare, come fa Gabriella Bemporad nella bella postfazione all’edizione Adelphi, che l’azione ha luogo nella contemporaneità: anche se è passato solo un anno dal tempo dell’azione a quello della scrittura, un’intera epoca è trascorsa, e l’azione si svolge nel passato né più né meno di quanto accade ne La torre o in altre opere del nostro.
Kari è per von Hoffmannsthal il perfetto rappresentante della virtus austriaca: è aristocratico, carismatico, colto, altruista, affascinante, ma soprattutto è tutte queste cose suo malgrado, senza che egli, per esserle, si dia minimamente da fare: anzi, il suo carisma, il suo fascino derivano proprio dalla sua nonchalance, che sembra sfociare nell’apatia e nell’insicurezza esistenziale: ad un certo punto, nel primo atto, dice tra sé queste parole rivelatrici: Che cosa ci sarà in me che tutti siano così tentati di darmi una lezione, e che io non sappia di preciso se non ne hanno anche il diritto. Kari, membro come detto della Camera Alta, non vi ha mai preso la parola, e considera inutile fare discorsi, perché la parola è indecente come detto in un citatissimo passo.
Con poche eccezioni, i personaggi che lo circondano cercano di “tirarlo per la giacchetta” per raggiungere i propri fini, ma lui, che apparentemente asseconda, riesce con la sua passività a volgere a suo favore le situazioni ed a raggiungere il suo fine, che è quello di fidanzarsi con Helene. Sorge quindi il dubbio, forse fondato visto l’happy end, che l’apatia, la difficilezza di Kari siano un metodo, un tratto di carattere che solo permette di gestire veramente dall’alto le situazioni che si presentano e di determinarne l’evoluzione.
Significativo è a questo proposito l’episodio finale del fidanzamento con Helene: apparentemente è lei che prende in mano la situazione e si dichiara a lui, ma nella realtà si può dire che sia lui che ha posto le condizioni perché ciò avvenisse, andandosene dalla festa e gettando nello sconforto Helene – e quindi ritornando – sicuro forse che a quel punto Helene avrebbe trovato il coraggio di rivelargli il suo amore.
Significativo è anche il fatto che il suo nuovo status di fidanzato non scioglierà il suo carattere difficile: è Helene che “capisce”, che “conosce” Kari, che si adatta a lui, e per conto suo Kari neppure “dopo” parlerà alla Camera Alta.
La commedia è godibile anche per i personaggi di contorno, in particolare per alcune figure quasi caricaturali come il cameriere Vinzenz, l’uomo famoso e soprattutto il rozzo Neuhoff, per mezzo del quale von Hoffmannsthal ridicolizza lo spirito tedesco contrapponendolo alla raffinata virtus austriaca.
Se questi sono i tratti essenziali della commedia e dei suoi personaggi, non può tuttavia sfuggire che, come detto, l’operazione culturale sottesa dall’autore è venata di una nostalgia sostanzialmente reazionaria, esaltando un carattere aristocratico che agisce e determina gli avvenimenti isolandosi da essi, esercitando la propria superiorità morale e intellettuale senza contaminarsi, in virtù di un tratto innato. La stessa tragedia della guerra, in cui pure l’azione scenica e la scrittura sono immerse, rimane sullo sfondo, e serve all’autore solo per giustificare alcune particolari accentuazioni caratteriali del protagonista, quasi che von Hoffmannsthal si rifiutasse di fare davvero i conti con ciò che la guerra era stata e con le sue reali conseguenze.
Per von Hoffmannsthal l’uscita dalla crisi è quindi possibile solo recuperando l’autentico spirito aristocratico austriaco: non si rende (ancora?) conto che questo è impossibile. I pochi uomini “difficili”, che fondano il loro carisma sul distacco, che non si alzano alla Camera Alta per tenere un discorso sulla conciliazione dei popoli e sulla convivenza delle nazioni perché lo ritengono inutile e foriero di confusione, questi uomini sono quelli a cui dobbiamo affidarci, il modello da seguire.
Un’ultima annotazione per la traduzione: Gabriella Bemporad ha messo molto impegno per riprodurre in italiano il linguaggio familiare con cui i personaggi principali parlano tra di loro, ma forse è andata troppo in là anteponendo ai nomi l’articolo determinativo (il Kari, lo Stani…): non so se questa particolarità fosse presente anche nel testo tedesco, ma in Italia questo equivale ad una ambientazione lombardo-piccoloborghese (Nanni Moretti docet) che forse falsa un po’ il tono generale della commedia.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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