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Goethe ci aveva visto giusto

GiovinezzadiHenrichStillingRecensione di Giovinezza di Henrich Stilling, di Johann Heinrich Jung-Stilling

Le Lettere, Biblioteca del Settecento europeo, 1993

Questo piccolo libro di Johann Heinrich Jung-Stilling è ancora disponibile, sia pure con qualche difficoltà, nei magazzini di alcune delle librerie on-line, e consiglio caldamente, a chi sia interessato al Romanticismo tedesco, di acquistarlo e leggerlo.
Sono molti infatti i motivi di interesse legati a questo testo. Innanzitutto si tratta di fatto della prima autobiografia della letteratura tedesca. Come si può notare infatti dalla corrispondenza tra il nome del protagonista e quello dell’autore, egli racconta la sua giovinezza, o meglio la storia della sua famiglia nel periodo compreso tra il matrimonio dei suoi genitori e la morte del nonno, avvenuta quando il protagonista/autore aveva 11 anni.
Jung-Stilling pubblicherà, nell’arco di quarant’anni, altri tre volumi autobiografici, relativi alle altre fasi della sua vita, ma questi non sono, a detta dei critici, all’altezza di questa Giovinezza e comunque non sono ristampati da tempo, non solo in Italia, al pari delle altre opere del nostro.
L’interesse di questo testo, che Nietzsche considerava uno dei pochi testi della letteratura tedesca da salvare Continua a leggere “Goethe ci aveva visto giusto”

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Il grande traghettatore, approdato alle rive del ‘900

LealidellaColombaRecensione de Le ali della colomba, di Henry James

Rizzoli, I classici della BUR, 1995

Le ali della colomba è uno degli ultimi romanzi di James, scritto nel 1902, durante quella che che viene definita la major phase artistica dello scrittore statunitense (anche se in effetti molto europeo quanto all’essenza della sua letteratura). In questa fase lo stile di scrittura di James diviene ancora più complesso che nei romanzi precedenti, e la sua tendenza ad alternare lunghe digressioni sulla psicologia e sui sentimenti dei personaggi a brevi spezzoni di dialogo, a dilatare il tempo dell’azione si accentua sino a divenire la cifra dominante del romanzo. Sembra quasi di poter dire che tra l’altro grande romanzo da me recentemente letto, Principessa Casamassima (1886) e questo, James sia pienamente entrato nel ‘900 letterario, abbia completato la transizione tra due modelli di letteratura, abbia toccato la riva opposta, assolvendo la funzione, che si è trovato addosso, di grande traghettatore. Il tragitto non deve comunque essere stato indolore, se è vero che per ben sei lunghi anni (1890 – 1896) questo autore così prolifico non scrisse romanzi.
C’è un altro elemento tipico della prosa di James che ho trovato in questo romanzo enormemente dilatato: la forza e l’importanza del non detto. Già riflettendo su Il giro di vite, da poco letto, avevo notato come ciò che nella storia non viene detto ha più importanza Continua a leggere “Il grande traghettatore, approdato alle rive del ‘900”

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L’inaudita ambiguità di un racconto meraviglioso

IlGirodiViteRecensione de Il giro di vite, di Henry James

Garzanti, I grandi libri, 1992

Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E’ anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò che non scrive, a ciò che non dice, l’essenza delle sue storie, raggiunge una delle massime vette.
James è il maestro del non detto, dell’ambiguità della scrittura, anche nei grandi romanzi della maturità in cui pure si dilunga in pagine di descrizioni su ciò che provano e pensano i suoi personaggi: questo celebre racconto lungo (o romanzo breve) gli permette – anche grazie all’ambientazione gotica – di sperimentare sino alle estreme conseguenze una modalità di comunicazione con il lettore che lascia aperte tutte le porte e tutti i livelli dell’interpretazione, compresi quelli attinenti la storia in sé. Cerco di spiegarmi. Solitamente, leggendo un’opera letteraria, si “accetta” la storia, la trama, come un dato di fatto, e si cerca di comprendere se essa sottenda simboli, metafore, rimandi ad elementi di carattere autobiografico, sociale, politico, psicologico o altro: se l’autore, attraverso quella storia, abbia voluto dirci qualcosa su di sé, sulle sue emozioni, sul mondo in cui vive.
L’elemento spiazzante de Il giro di vite risiede secondo me nel fatto Continua a leggere “L’inaudita ambiguità di un racconto meraviglioso”