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Il grande traghettatore, approdato alle rive del ‘900

LealidellaColombaRecensione de Le ali della colomba, di Henry James

Rizzoli, I classici della BUR, 1995

Le ali della colomba è uno degli ultimi romanzi di James, scritto nel 1902, durante quella che che viene definita la major phase artistica dello scrittore statunitense (anche se in effetti molto europeo quanto all’essenza della sua letteratura). In questa fase lo stile di scrittura di James diviene ancora più complesso che nei romanzi precedenti, e la sua tendenza ad alternare lunghe digressioni sulla psicologia e sui sentimenti dei personaggi a brevi spezzoni di dialogo, a dilatare il tempo dell’azione si accentua sino a divenire la cifra dominante del romanzo. Sembra quasi di poter dire che tra l’altro grande romanzo da me recentemente letto, Principessa Casamassima (1886) e questo, James sia pienamente entrato nel ‘900 letterario, abbia completato la transizione tra due modelli di letteratura, abbia toccato la riva opposta, assolvendo la funzione, che si è trovato addosso, di grande traghettatore. Il tragitto non deve comunque essere stato indolore, se è vero che per ben sei lunghi anni (1890 – 1896) questo autore così prolifico non scrisse romanzi.
C’è un altro elemento tipico della prosa di James che ho trovato in questo romanzo enormemente dilatato: la forza e l’importanza del non detto. Già riflettendo su Il giro di vite, da poco letto, avevo notato come ciò che nella storia non viene detto ha più importanza di ciò che vi è esplicitato. In questo modo, nel suo celeberrimo racconto, James è riuscito a creare un clima di ambiguità e di sospetto che sovvertirà per sempre i paradigmi del racconto gotico. Ne Le ali della colomba James va più in là: non solo – nonostante le lunghe digressioni psicologiche riguardanti i personaggi – non dice mai quali siano i loro sentimenti profondi, le motivazioni ultime del loro agire, lasciando che sia il lettore a costruire, tassello dopo tassello, il complicato puzzle dell’animo dei singoli e dei rapporti veri tra loro intercorrenti, non solo accenna senza esplicitamente proporceli ad alcuni fatti e fattori la cui conoscenza ci sarebbe apparentemente utilissima per capire le motivazioni di alcune azioni dei personaggi, ma inauditamente (credo che inaudito sia il termine chiave per marchiare questo autore) omette totalmente la descrizione di due momenti chiave del romanzo: l’incontro tra Kate e Merton in cui lei gli si concede a fronte della promessa di lui di sposare Milly (perché Kate agisce così? Leggete il romanzo!) e l’ultimo incontro tra Milly e Merton, che determinerà tutto ciò che accade nell’ultima parte del romanzo.
Se nel primo caso possiamo sospettare che il silenzio di James sia dettato da una pudicizia tardo-vittoriana dovuta anche alla personale sessuofobia dell’autore, apparentemente inspiegabile è l’omissione dell’incontro Milly – Merton, che poteva essere risolto dall’autore in un semplice, per quanto drammatico, colloquio.
A mio avviso questa doppia omissione può segnalare la volontà di James di stabilire un parallelo profondo tra i due momenti: in entrambi i casi si tratta di incontri in cui la passione di uno dei due protagonisti è utilizzata dall’altro per i propri fini: non ci sono (inequivocabilmente nel primo caso, in maniera più ambigua nell’altro) due sentimenti simili che si incontrano, ma in qualche modo un personaggio si serve del sentimento dell’altro. Un’altra possibilità è che anche l’incontro con Milly sia andato ben al di là di un semplice colloquio, e che tra i due sia accaduto qualcosa di simile a quanto avvenuto in precedenza tra Kate e lo stesso Merton: da qui la necessità dell’autocensura. In ogni caso, qualunque siano state le motivazioni di James, resta il coraggio letterario di elidere gli snodi cruciali, le scene madri del romanzo.
Sono tantissime le cose che James non ci dice, e che dobbiamo immaginarci noi lettori. Ne cito alcune. Merton è davvero innamorato di Milly? Quale avvenimento ha portato alla rovina il padre di Kate? Quale è il contenuto vero della lettera di Milly a Merton? C’è una relazione sentimentale tra Milly e Susan? A seconda delle risposte che noi diamo a questi interrogativi (e a moltissimi altri che ci si presentano alla lettura) possiamo immaginare scenari diversi, variare la nostra percezione della storia, e la grandezza di James è anche quella di non darci soluzioni preconfezionate, perché credo che qualunque strada prendessimo arriveremmo sempre a ritenere i personaggi credibili e il finale inevitabile.
Questo peculiare aspetto della scrittura di James fa riflettere circa il suo rapporto con il pubblico, che come noto non fu felice: secondo me anche questo modo aperto di scrivere, questo lasciare al lettore ampi gradi di libertà interpretativa segnala quanto James volesse essere scrittore di successo: solo che ha usato le armi sbagliate: già ai suoi tempi, e tanto più oggi, chi ti fa pensare non è ben visto, chi mette alla prova le tue capacità critiche viene giudicato male. Sta qui, secondo me, la chiave di lettura dei molti giudizi rinvenibili sulle comunità di lettori che parlano di “lentezza”, “testo datato”, addirittura di “seghe mentali” per i libri del nostro. Con un pizzico di cattiveria si potrebbe dire che questi giudizi rappresentano la controprova della grandezza dell’autore.
Se James è maestro del non detto è altrettanto vero che ne Le ali della colomba di cose ce ne dice molte, sapendole cercare con accuratezza.
Innanzitutto contrappone la freschezza e la spontaneità dei due personaggi americani (Susan e soprattutto Milly) alla complessità, al formalismo, alla rigidità ed in alcuni casi alla doppiezza dei personaggi europei, segnalando implicitamente una divaricazione sociale e culturale rispetto alla quale prende decisamente posizione. Milly sarà vittima di questa differenza e la sua morte (ops!) sarà dovuta proprio all’impossibilità di continuare a volare con la sua gioia di vivere: le ali della colomba vengono tarpate da chi le si rivolge con il sorriso e l’adulazione.
A ben vedere c’è anche una denuncia precisa del potere del denaro: Milly è corteggiata perché è ricchissima: il suo denaro fa gola a Lord Mark, che le si dichiara invano e, respinto, non esita a vendicarsi, ed è anche la molla che fa scattare la macchinazione – francamente diabolica – di Kate, cui Merton si sottomette. Ancora il denaro sarà la causa dell’epilogo della storia, nel quale Merton subisce la vendetta postuma di Milly e Kate rivela sino in fondo la sua incapacità di accettare un amore che le farebbe scendere gradini nella scala sociale ed economica.
Oggi Le ali della colomba sembra reperibile solo come e-book, peraltro nella stessa traduzione da me letta, che risale agli anni ’60. Sarebbe forse ora che qualcuno si decidesse a ristampare questo bellissimo romanzo, magari con una nuova traduzione, contribuendo ad esaltare la straordinaria modernità di questo autore anche attraverso un aggiornamento della lingua usata per proporcelo (segnalo per tutti l’uso del termine “intervista” per “colloquio”).

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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