Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Recensioni, Romanticismo

Goethe ci aveva visto giusto

GiovinezzadiHenrichStillingRecensione di Giovinezza di Henrich Stilling, di Johann Heinrich Jung-Stilling

Le Lettere, Biblioteca del Settecento europeo, 1993

Questo piccolo libro di Johann Heinrich Jung-Stilling è ancora disponibile, sia pure con qualche difficoltà, nei magazzini di alcune delle librerie on-line, e consiglio caldamente, a chi sia interessato al Romanticismo tedesco, di acquistarlo e leggerlo.
Sono molti infatti i motivi di interesse legati a questo testo. Innanzitutto si tratta di fatto della prima autobiografia della letteratura tedesca. Come si può notare infatti dalla corrispondenza tra il nome del protagonista e quello dell’autore, egli racconta la sua giovinezza, o meglio la storia della sua famiglia nel periodo compreso tra il matrimonio dei suoi genitori e la morte del nonno, avvenuta quando il protagonista/autore aveva 11 anni.
Jung-Stilling pubblicherà, nell’arco di quarant’anni, altri tre volumi autobiografici, relativi alle altre fasi della sua vita, ma questi non sono, a detta dei critici, all’altezza di questa Giovinezza e comunque non sono ristampati da tempo, non solo in Italia, al pari delle altre opere del nostro.
L’interesse di questo testo, che Nietzsche considerava uno dei pochi testi della letteratura tedesca da salvare e che in Germania è considerato un classico risiede in una molteplicità di fattori: innanzitutto nell’essere un piccolo condensato delle tematiche e della poetica del primo romanticismo tedesco, ma anche nella sua freschezza e realismo, e nel fatto che ci permette di entrare nel mondo del pietismo, la corrente religiosa che tanta importanza ha avuto nello sviluppo dell’etica protestante nel corso del XVIII e XIX secolo.
Jung-Stilling in gioventù visse a Strasburgo, ed in quella città entrò in contatto con gli intellettuali dello Sturm und Drang, tra cui Herder e Goethe, rimanendo tuttavia una figura appartata e di contorno rispetto al fervore intellettuale dei suoi amici. E’ su sollecitazione di quest’ultimo che inizia a scrivere i ricordi della sua giovinezza, ed alcuni anni dopo è lo stesso Goethe che si fa consegnare il manoscritto e – non senza aver condotto un’opera di revisione – nel 1777 lo fa pubblicare anonimo e all’insaputa dell’autore, del quale comunque riconoscerà subito i diritti. Non si conosce con certezza l’entità dell’intervento di Goethe sul testo, ma è opinione comune che l’azione di editing sia stata non marginale. Esiste quindi un legame diretto tra lo scritto di questo autore marginale e il primo romanticismo, attraverso l’intervento diretto del suo più autorevole e carismatico rappresentante. Vedremo come questo legame si ritrovi nelle tematiche e nella struttura stessa del testo.
Jung-Stilling era un pietista (per saperne di più si veda la relativa voce su wikipedia): nato J. H. Jung, aggiunse Stilling al suo cognome perché i pietisti si autodefinivano Stillen im Lande. Questo suo background religioso pervade l’intera opera, che per l’autore doveva avere innanzitutto un valore formativo e di esaltazione dei valori su cui il pietismo era basato: la religiosità come fatto individuale e interiore, il valore positivo del lavoro, della semplicità di vita e soprattutto la tolleranza antidogmatica verso gli altri.
Questi aspetti pedagogici dell’opera non sarebbero comunque stati sufficienti a farla giungere sino a noi se non fossero accompagnati da un indubbio valore letterario, cui sicuramente contribuì Goethe ma che è sicuramente da attribuirsi in larga parte a Jung-Stilling. La Giovinezza di Henrich Stilling è infatti innanzitutto un bel libro, nel quale si ritrovano le radici di un filone letterario, quello che oserei definire del realismo rurale che più tardi avrebbe espresso in area germanica autori quali Gottfried Keller, Jeremias Gotthelf e soprattutto Adalbert Stifter. Il libro infatti ci parla di una famiglia contadina, di un piccolo mondo rurale in cui i valori di comunità, di semplicità e la relazione tra uomo e natura sono alla base delle relazioni umane e sociali. Non è però il mondo idilliaco e chiuso in sé stesso, quasi in funzione consolatoria, che si ritrova in alcuni degli autori soprammenzionati: è un mondo in cui il dolore, la fatica di vivere hanno il loro posto, sia pure mediati dalla visione pietista, ed in cui l’autore infila un sottile humor e anche una critica (tipicamente pietista) alla chiesa come autorità costituita. Un personaggio spicca su tutti per spessore psicologico: quello del nonno del piccolo Henrich, vero patriarca (in senso buono) e grande saggio della comunità/famiglia. E’ secondo me uno dei grandi personaggi della letteratura tedesca, che acquista grandezza man mano che ci si addentra nel racconto e che tocca a mio avviso una vetta di umanità assoluta nel momento in cui, sollecitato dalla moglie a consolare il figlio che ha appena perso l’amata sposa, le risponde a un dipresso così: cosa gli dovrei dire, che rivedrà sua moglie in cielo tra sessanta anni? Non ti arrabbieresti tu se, a seguito del furto di un oggetto cui tenevi tanto, ti dicessero che potrai riaverlo tra alcuni decenni? Oppure dirgli che la moglie non era in fondo un granché e che ne potrà trovare altre? Ecco, secondo me in questa risposta del vecchio Eberhard sta tutta l’umanità antidogmatica di Jung-Stilling, che peraltro è reperibile in molte altre parti del racconto.
La natura profondamente romantica della Giovinezza è riscontrabile anche nello stile di scrittura, che si rifà alla narrazione orale, e nella presenza nel testo di canti, racconti e fiabe popolari, secondo quello che era uno dei principali filoni di ricerca della nuova letteratura tedesca dell’epoca.
Insomma, si può dire che Goethe ci avesse visto giusto (del resto se non lui, chi?) quando decise di rivedere e pubblicare il manoscritto dell’amico, e dobbiamo essergli ancora oggi grati per averci permesso di leggerlo dopo quasi 250 anni.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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