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Un romanzo pretenzioso

UnaDonnaDecapitataRecensione di Una donna decapitata, di Julia Kristeva

Sellerio, la memoria, 1997

Non mi capita molto spesso di leggere libri scritti dopo la seconda guerra mondiale. E’ una mia mania, convinto come sono che la letteratura abbia in gran parte perso il suo ruolo sociale con l’esaurirsi delle avanguardie del primo novecento, con l’avvento al potere del nazismo da una parte e con la trasformazione del potere sovietico nella dittatura staliniana dall’altro.
Nella mia libreria ci sono però anche libri scritti nel secondo dopoguerra, e persino alcuni scritti verso la fine del secolo scorso, ed alle volte mi capita di leggerne.
Devo dire che spesso in questi casi mi convinco ancora di più della bontà della mia scelta, e che, anche dal punto di vista del piacere della lettura, un classico vale quasi sempre senza dubbio molto di più della stragrande maggioranza dei testi contemporanei.
Certo ci sono numerose eccezioni, in un senso o nell’altro (brutti classici o meravigliosi contemporanei) , ma questo Una donna decapitata, pubblicato da Julia Kristeva in francese nel 1996 ed edito in Italia da Sellerio l’anno successivo Continua a leggere “Un romanzo pretenzioso”

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L’appassionato assertore del compromesso tra aristocrazia al potere e grande borghesia

IlFolleInvalidodiFortRatonneauRecensione de Il folle invalido di Fort Ratonneau, di Achim von Arnim

Edizioni Studio Tesi, Collezione biblioteca, 1991

Questo bel volume delle Edizioni Studio Tesi, ancora disponibile per l’acquisto, ci propone un famoso racconto di Achim von Arnim, oltre a due brevi saggi, dei quali di particolare importanza per comprendere la posizione dell’autore rispetto alla figura di Napoleone è l’altrettanto famoso Che fare nella fortuna.
Von Arnim è un autore oggi forse un po’ dimenticato rispetto ai mostri sacri del primo romanticismo tedesco: nondimeno fu uno dei principali animatori del movimento, frequentando tra gli altri von Kleist, Goethe, Hölderlin, i fratelli Grimm e Clemens Brentano, di cui sposò la sorella Bettina. Insieme a Brentano scrisse uno dei testi fondamentali di quel filone del romanticismo che andava alla ricerca di fiabe, canti e storie popolari: Il corno magico del fanciullo.
Il folle invalido di Fort Ratonneau è un breve racconto (meno di trenta pagine in questa edizione) che, oltre ad essere esteticamente pregevole ed avvincente, racchiude una serie di elementi utili per comprendere il pensiero dell’autore rispetto ai tempi in cui viveva, tempi drammaticamente segnati dalla lotta tra la Francia napoleonica, portatrice – sia pur tra mille contraddizioni e tradimenti – degli ideali borghesi della rivoluzione, e le altre monarchie europee che miravano a restaurare l’ordine sociale aristocratico Continua a leggere “L’appassionato assertore del compromesso tra aristocrazia al potere e grande borghesia”

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Quando l’epoca levò la mano contro di sé, quella mano era la sua

DettieContraddettiRecensione di Detti e contraddetti, di Karl Kraus

Adelphi, Biblioteca, 1972

Il titolo di questa recensione non è mio, ma di Bertolt Brecht, e secondo me riassume magnificamente (e come poteva essere altrimenti, vista la fonte?) il ruolo e la funzione intellettuale che Karl Kraus ha esercitato a Vienna negli anni che vanno dalla fine dell’800 alla prima guerra mondiale e sino al 1936, anno della morte.
E’ questo il periodo in cui Kraus pubblica i 922 numeri (20.000 pagine, traggo da wikipedia) di Die Fackel, la rivista che si scaglierà – armata dello straordinario linguaggio del suo redattore unico – contro l’impero, il liberalismo, il filisteismo borghese, il militarismo, il giornalismo asservito e ignorante, la morale corrente, ma anche contro la socialdemocrazia e gli pseudorivoluzionari in realtà totalmente funzionali alla conservazione della società borghese.
Kraus è noto soprattutto nel nostro paese per Gli ultimi giorni dell’umanità, il dramma-monstre sulla prima guerra mondiale che secondo lo stesso autore non sarebbe rappresentabile a causa della sua mole (nella premessa Kraus dice: La messa in scena di questo dramma, la cui mole occuperebbe, secondo misure terrestri, circa dieci serate, è concepita per un teatro di Marte. I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi) ma che nel nostro paese ha visto una mirabile rappresentazione, per la regia di Luca Ronconi (chi altri?), nel lontano 1990, al Lingotto Continua a leggere “Quando l’epoca levò la mano contro di sé, quella mano era la sua”

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Caducità, illusione e critica al potere in un’opera di straordinaria modernità

LeVegliediBonaventuraRecensione di Le Veglie di Bonaventura, di August Klingemann

Garzanti, i grandi libri, 1998

Le Nachtwachen des Bonaventura sono ancora oggi un caso letterario, se è vero che mentre Garzanti le attribuisce ad August Klingemann, Marsilio le pubblica come anonime. La prima attribuzione sembra comunque essere la più accreditata, e questo farebbe delle Veglie, pubblicate la prima volta nel 1804, il capolavoro di un autore misconosciuto, le cui altre opere non hanno lasciato molta traccia di sé.
La querelle sull’autore, che portò nel corso del tempo ad attribuire le Veglie ai maggiori esponenti del primo ottocento tedesco, quali E.T.A. Hoffmann, Shelling, Jean Paul, Brentano, rivela l’importanza di quest’opera, la sua rilevanza nel quadro della letteratura del primo romanticismo, anche se per la verità le cronache narrano che alla sua uscita nessuno se ne accorse, e che la loro riscoperta avvenne (emblematicamente) solo nel 1848.
Per il gusto moderno, per la nostra idea di romanzo, le Veglie sono indubbiamente un libro strano, eppure, leggendole sia in una prospettiva storica sia (soprattutto in alcune parti) da un punto di vista del piacere letterario è indubbio che emanano un fascino sinistro, e che rivelano una straordinaria modernità che le può accostare, con un paragone ardito e fatta salva l’atmosfera Continua a leggere “Caducità, illusione e critica al potere in un’opera di straordinaria modernità”

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La parabola dell’esteta isolata dal pensiero complessivo di un grande filosofo

DiariodiunSeduttoreRecensione di Diario di un seduttore, di Søren Kierkegaard

Demetra, Acquarelli, 1995

Søren Kierkegaard è, come noto, un pensatore più che un narratore e, pur se la sua imponente produzione comprende anche opere di carattere narrativo, queste non possono essere comprese ed interpretate se non all’interno del pensiero filosofico complessivo dell’autore.
Ciò è tanto più vero nel caso del Diario di un seduttore, che a rigori non esiste come testo a sé, ma è solamente una parte di una delle opere più famose di Kierkegaard, Enten-Eller (solitamente tradotto come Aut-Aut).
Recensire questo Diario è quindi un’operazione complicata, perché significa addentrarsi nei meandri di uno dei più complessi, sfaccettati e controversi sistemi filosofici elaborati nel corso della storia del pensiero, e ciò richiederebbe una preparazione specifica che va ben al di là di quella posseduta da chi scrive.
Tuttavia, avvalendosi anche di letture parallele al testo, tra le quali una abbastanza approfondita voce che Wikipedia dedica al filosofo danese, è possibile fornire alcune chiavi interpretative del diario che possano servire anche da introduzione, pur se forzatamente limitata e dilettantesca, al pensiero di Kierkegaard.
Mi sia consentito sin da subito – quindi – criticare l’edizione in cui ho letto questo libro. Già in altre occasioni (ad esempio nel caso de I gioielli indiscreti di Diderot) mi era capitato di lamentare Continua a leggere “La parabola dell’esteta isolata dal pensiero complessivo di un grande filosofo”