Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Recensioni, Romanticismo

Caducità, illusione e critica al potere in un’opera di straordinaria modernità

LeVegliediBonaventuraRecensione di Le Veglie di Bonaventura, di August Klingemann

Garzanti, i grandi libri, 1998

Le Nachtwachen des Bonaventura sono ancora oggi un caso letterario, se è vero che mentre Garzanti le attribuisce ad August Klingemann, Marsilio le pubblica come anonime. La prima attribuzione sembra comunque essere la più accreditata, e questo farebbe delle Veglie, pubblicate la prima volta nel 1804, il capolavoro di un autore misconosciuto, le cui altre opere non hanno lasciato molta traccia di sé.
La querelle sull’autore, che portò nel corso del tempo ad attribuire le Veglie ai maggiori esponenti del primo ottocento tedesco, quali E.T.A. Hoffmann, Shelling, Jean Paul, Brentano, rivela l’importanza di quest’opera, la sua rilevanza nel quadro della letteratura del primo romanticismo, anche se per la verità le cronache narrano che alla sua uscita nessuno se ne accorse, e che la loro riscoperta avvenne (emblematicamente) solo nel 1848.
Per il gusto moderno, per la nostra idea di romanzo, le Veglie sono indubbiamente un libro strano, eppure, leggendole sia in una prospettiva storica sia (soprattutto in alcune parti) da un punto di vista del piacere letterario è indubbio che emanano un fascino sinistro, e che rivelano una straordinaria modernità che le può accostare, con un paragone ardito e fatta salva l’atmosfera tipicamente romantica, ad alcune pagine delle avanguardie letterarie novecentesche, come pure ad alcune pagine cinematografiche (ad esempio alcuni film di Bergman e di Dreyer).
Il libro è composto di sedici capitoli (le Veglie) narrati in prima persona dal protagonista, chiamato Kreuzgang (in tedesco chiostro), guardiano notturno incaricato di vegliare sull’ordine della città. Kreuzgang si aggira per vicoli bui, cimiteri, passa accanto a case dove accadono fatti oscuri, incontra strani personaggi, racconta di sé, della sua strana “nascita” (fu trovato dentro un forziere disseppellito da suo padre adottivo), del periodo che ha passato in manicomio e di molte altre cose. Il caos regna sovrano nel libro, sia per l’accavallarsi di momenti descrittivi e speculativi, sia per la mancanza di un ordine cronologico – alcuni racconti vengono interrotti per essere ripresi dopo alcune pagine dedicate ad altri argomenti – sia per lo stesso disordine stilistico che vede pagine di satira sferzante e secca alternarsi a momenti comici e grotteschi e ad altri di intenso lirismo. E’ questo caos strutturale che secondo me forma uno degli elementi di maggior fascino e modernità delle Veglie, anche se indubbiamente rappresenta anche l’elemento di maggior impegno per il lettore.
Se la struttura del testo è affascinante, allo stesso modo i contenuti delle Veglie sono sorprendenti nella loro totalità, nella loro radicalità critica rispetto al potere, agli intellettuali, alla religione, alle illusioni di immortalità dell’uomo e delle sue idee: l’autore esprime nelle veglie una Weltanschauung che rasenta (secondo alcuni raggiunge) il nichilismo.
Già l’ambientazione notturna è indicativa: Kreuzgang vive di notte, di notte racconta e di notte osserva il mondo, perché è solo di notte che possono emergere le verità, che l’uomo si confronta con i suoi fantasmi e con le sue paure.
La prima veglia, che secondo me è una delle più belle, anche perché introduce nell’atmosfera cupa e notturna del libro, ci fornisce alcuni elementi interpretativi importanti: il protagonista, infatti, passando sotto la finestra illuminata dietro la quale lavora uno sfortunato poeta perché solo allora i creditori dormivano, e le Muse erano le uniche non aggregate alla schiera, gli si rivolge così: … ti capisco bene io, perché una volta ero identico a te! Però ho abbandonato questa occupazione in cambio di un mestiere onesto, di cui si può campare […] ed interrompo i sogni d’immortalità di cui tu vagheggi là in alto, rammentandoti puntualmente, sulla terra, del tempo e della caducità.
Kreuzgang era quindi poeta, intellettuale, ma ha riconosciuto l’inutilità della poesia, e prosaicamente constata che, inutilità per inutilità, almeno lui ha di che campare. In una veglia successiva, infatti, il poeta cui viene negata la pubblicazione si impiccherà.
Il tema della caducità, della vacuità e dell’inutilità di ricercare l’immortalità tramite la gloria letteraria o l’esercizio del potere è centrale nelle Veglie, e le accompagna sino allo splendido e tremendo finale, ma è affiancato – come detto – da altri elementi di riflessione, su cui si abbatte con non meno potenza critica la penna dell’autore. L’impossibilità dell’immortalità infatti conduce immediatamente alla critica alla religione ed alla chiesa, e già nella stessa prima veglia vi è un episodio, la morte di un ateo cui invano un prete cerca di far cambiare idea, di grandissima forza satirica. La sesta veglia, in cui il protagonista annuncia alla città che è arrivato il giorno del Giudizio Universale e osserva le reazioni dei vari strati sociali, è forse l’episodio più godibile del libro, e qui prevale chiaramente la critica sociale e politica.
Forse però le Veglie più sconcertanti quanto a modernità delle tematiche trattate sono quelle in cui Kreuzgang riscrive l’amore di Amleto per Ofelia (Shakespeare, in quanto autore capace di mischiare comico e tragico è uno degli idoli dell’autore) come un sentimento legato al ruolo che ai due personaggi è stato affidato, che non è quindi lecito sapere se esita davvero al di fuori di tale ruolo, nel loro vero io. E’ Ofelia che si spinge più in là in questa riflessione e conclude così la sua ultima lettera ad Amleto: Così, non potendomi più leggere al di fuori del ruolo che mi è stato assegnato, vi leggerò fino alla fine e all’exeunt omnes, dietro al quale seguirà forse il vero Io. Poi potrò dirvi se esiste qualcosa al di fuori del ruolo, e se l’Io vive e ti ama. Credo che trattandosi di frasi scritte nel 1804 si possa davvero essere colpiti, anche per quell’improvviso, modernissimo e perfetto passaggio dal Voi al Tu.
Moltissime altre cose si potrebbero dire sulle Nachtwachen des Bonaventura: ogni veglia infatti ci riserva una sorpresa, che però lascio al lettore. Avverto solo del fatto che la lettura, per la struttura ed i contenuti del testo di cui ho parlato, richiede una particolare attenzione e concentrazione. Personalmente ho letto il libro due volte di seguito per cercare di addentrarmi meglio in questo testo complesso, che ci svela la radicalità critica che un movimento sfaccettato come il romanticismo ha assunto in alcune sue componenti, radicalità critica che avrebbe innervato di sé una parte importante dell’attività letteraria del XIX e XX secolo.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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