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I racconti del maestro del Grand Guignol, che a tratti si elevano oltre il genere

StorieMacabreRecensione di Storie macabre, di Gaston Leroux

Newton, Tascabili Economici, 1995

Gaston Leroux, singolare figura di giornalista e scrittore francese a cavallo tra XIX e XX secolo, è famoso per essere l’autore de Il fantasma dell’Opera, romanzo da cui sono stati tratti un fortunato musical e numerosissimi film, e per Il mistero della camera gialla, che è considerato uno dei capostipiti dei gialli della stanza chiusa.
Questo volumetto della Newton, oggi fuori catalogo, ha il pregio di presentarci alcuni dei racconti di questo autore, considerato uno dei maestri del Grand Guignol, racconti poco noti al pubblico italiano, ma che non mancano di motivi d’interesse, pur potendo essere confinati sicuramente entro gli angusti confini della letteratura di genere. Vorrei al proposito spezzare qui una lancia a favore di queste edizioni. Non è il primo libro di queste collane economiche Newton che leggo, e sempre ho trovato, al di là dell’aspetto da mass market paperback e di una pagina con margini troppo stretti,il che va a scapito della sua eleganza, edizioni curate quanto a traduzione e a note introduttive. Se a questo si aggiunge che spesso si trovano titoli ed autori snobbati da altri editori più blasonati, credo che si debba fare un plauso a questa casa editrice, che sa (o sapeva) spesso coniugare economicità e qualità Continua a leggere “I racconti del maestro del Grand Guignol, che a tratti si elevano oltre il genere”

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Ma il protagonista (e l’autore) vestivano la divisa della Wehrmacht…

MarteinArieteRecensione di Marte in Ariete, di Alexander Lernet-Holenia

Adelphi, Biblioteca, 1983

Marte in Ariete è il romanzo più conosciuto di Alexander Lernet-Holenia, ed è unanimemente considerato uno dei suoi capolavori. Tra l’altro viene unanimemente considerato l’unica opera di opposizione al regime scritta in Austria durante la guerra (dalla voce di Wikipedia sull’autore), e nel risguardo di copertina dell’edizione Adelphi da me letta si asserisce che in queste pagine si legge davvero in filigrana una possente raffigurazione dello sfacelo che i nazisti stavano portando nel mondo.
Non concordo molto con questa lettura politica del romanzo, perché a mio avviso il tema della guerra, che pure occupa uno spazio importante nel libro, praticamente tutta la parte centrale, è trattato da Lernet-Holenia con un distacco cronachistico che permette di dire che si tratta solo di una quinta, di un rumore di fondo che gli permette di far risaltare la vicenda personale del protagonista, il tenente Wallmoden, e di inserirla in un contesto altamente drammatico funzionale alla dimostrazione di quella che si potrebbe definire la tesi di fondo di tutta la sua letteratura: l’ineluttabilità del fato.
La vicenda si svolge infatti tra il 15 agosto e la fine di settembre del 1939, periodo nel quale scoppia, con l’invasione della Polonia da parte delle truppe del Terzo Reich, la seconda guerra mondiale.
Lernet-Holenia partecipa come ufficiale a quella invasione, venendo presto congedato a causa di una ferita, Continua a leggere “Ma il protagonista (e l’autore) vestivano la divisa della Wehrmacht…”

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Attenzione ai vostri istinti, ragazze. Affidatevi con fiducia a chi è più saggio

CarmillaRecensione di Carmilla, di Joseph Sheridan Le Fanu

Sellerio, La memoria, 1991

Per me, per i miei interessi letterari, un racconto od un romanzo sono interessanti soprattutto quando, sollevando i veli in cui è avvolta la storia in quanto tale, la storia esplicitamente narrata dall’autore, è possibile trovare altri livelli interpretativi, è possibile capire perché la storia è stata scritta, da quale contesto culturale nasce, cosa voleva comunicarci d’altro l’autore.
Non sempre questo è possibile: esistono molti libri che sono scritti riprendendo pedissequamente cliché e mode letterarie, scritti con l’unico obiettivo di vendere, che non ci comunicano nulla, e ciò a mio avviso riguarda la stragrande maggioranza delle proposte della moderna industria culturale, in un’epoca in cui la produzione letteraria risponde quasi unicamente a logiche di mercato.
Forse tra un secolo da tutto il ciarpame edito in questi decenni emergerà comunque qualche opera che avrà resistito all’inevitabile oblio, per il fatto di essere stata in grado di raccontare la nostra epoca. Ho tuttavia l’impressione che opere di questo genere, se pure vengono scritte, difficilmente vengono pubblicate, per l’ottica mercantile che ormai pervade tutta la produzione letteraria, e che è Continua a leggere “Attenzione ai vostri istinti, ragazze. Affidatevi con fiducia a chi è più saggio”

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Laddove si dimostra che il rapporto con la madre è sempre complicato

IlPiccoloamicoRecensione de Il piccolo amico, di Paul Léautaud

Garzanti, Gli elefanti, 1989

Paul Léautaud può essere considerato, a mio avviso, uno dei “prodotti” più eccentrici dell’atmosfera culturale di Parigi nel periodo che va dalla fine dell’800 allo scoppio della seconda guerra mondiale, periodo nel quale questa città è stata una delle capitali, se non la capitale mondiale, della vita e dell’elaborazione culturali.
Léautaud è sicuramente un personaggio minore in quel fantasmagorico panorama intellettuale, un giornalista e critico solitario, spietato censore delle mode del momento ma allo stesso tempo incapace di percepire la grandezza di alcuni dei protagonisti della vita culturale parigina, spesso propenso alla polemica fine a sé stessa, a crogiolarsi nel suo essere solitario e diverso. Questo è almeno quanto emerge dalla presentazione dell’autore che Lanfranco Binni ci regala in questa bella edizione de Il piccolo amico, la più nota delle sue non numerose opere letterarie, quasi tutte di carattere autobiografico.
E’ proprio dalla sua biografia che emerge appieno Continua a leggere “Laddove si dimostra che il rapporto con la madre è sempre complicato”

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Una risposta inadeguata e fuori tempo massimo

LaGattaRossaRecensione de La gatta rossa, di Else Lasker-Schüler

Sellerio, la memoria, 1993

Else Lasker-Schüler è stata una delle più significative ma anche controverse letterate ebraiche della prima metà del XX secolo: se da molti è considerata la poetessa del popolo ebraico, Kafka (ad esempio) non poteva soffrire la sua poesia né la sua prosa. Visse sino al 1933 in Germania, facendo parte dei circoli intellettuali espressionisti e conducendo una vita bohémienne, per poi andare in esilio prima a Zurigo e quindi a Gerusalemme, dove morì nel 1945.
Arthur Aronymus, uno dei testi in prosa di questa autrice più nota per le sue raccolte in versi, ben rappresenta, a mio modo di vedere, il senso di ambivalenza che la critica ha dimostrato nei confronti dell’autrice. Il volume edito da Sellerio che ho letto riporta anche un altro, breve racconto, La gatta rossa, che gli dà il titolo ma potrebbe essere considerato come un capitolo del primo, visto che ne ripropone l’ambientazione e l’atmosfera generale, Continua a leggere “Una risposta inadeguata e fuori tempo massimo”

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Il manifesto dell’omosessualità come condizione connaturata all’artista

VanjaRecensione di Vanja, di Michail Kuzmin

Edizioni e/o, 1981

Questo vecchio volume delle Edizioni e/o propone il romanzo più famoso di Michail Kuzmin, Vanja, oggi reperibile in un’altra edizione dello stesso autore ed anche come e-book, accompagnato dalla raccolta di poesie Immagini sotto il velo e da un breve saggio di Antonio Veneziani che tratta alcuni aspetti del problema della letteratura omosessuale.
Kuzmin, esponente di spicco del simbolismo russo nel periodo attorno alla rivoluzione sovietica, era infatti omosessuale, e del tema della educazione omosessuale di un giovane agli inizi del secolo (XX) tratta, come dice il sottotitolo, il romanzo che il volume ci presenta.
Prima di addentrarmi nell’analisi del romanzo, mi sembra importante svolgere alcune considerazioni sull’autore e sul contesto sociale e politico in cui agisce, soprattutto sul suo rapporto con la rivoluzione Continua a leggere “Il manifesto dell’omosessualità come condizione connaturata all’artista”

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Molto, ma non troppo, è cambiato da allora

LaFossaRecensione de La fossa, di Aleksandr Kuprin

Rizzoli, I classici della BUR, 1989

La fossa è un quartiere della grande città meridionale di K*; è in questo quartiere che Aleksandr Kuprin, scrittore russo poco noto del primo novecento, ambienta il suo romanzo più noto, pubblicato nel 1915.
La fossa, però, è un quartiere particolare, quello che oggi definiremmo un quartiere a luci rosse: là si trovano le case di tolleranza (che effettivamente espongono, di sera, delle lanterne rosse), rigidamente suddivise in case di lusso, di second’ordine e popolari, con prezzi e qualità del servizio diversi.
Kuprin ci racconta la storia di una di queste case, quella gestita da Anna Markovna – una casa di second’ordine, da due rubli – delle ragazze che vi lavorano e della varia umanità che la frequenta. Ci narra con estremo realismo la condizione umana e sociale delle prostitute, le regole che una società ipocrita si era data da un lato per garantire l’importante funzione “sociale” svolta dalle case e dall’altro per assicurare l’emarginazione e l’isolamento dal resto del corpo sociale di chi vi opera.
Parti importanti del romanzo sono quindi dedicate alla descrizione della vita che si svolge nella casa, al ruolo che nell’azienda svolgono i vari personaggi, dalla proprietaria all’economa al portiere, ai meccanismi con cui le ragazze vengono sfruttate, Continua a leggere “Molto, ma non troppo, è cambiato da allora”