Pubblicato in: Classici, Ebraismo, Illuminismo, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri

L’illuminismo applicato al rapporto tra le religioni: una proposta sconfitta dalla storia ma di grande attualità

NathanilSaggioRecensione di Nathan il saggio, di Gotthold Ephraim Lessing

Garzanti, I grandi libri, 1992

Gotthold Ephraim Lessing è il più noto rappresentante dell’illuminismo tedesco, e Nathan il saggio è la sua opera più famosa, quella che riassume, sotto forma di una commedia teatrale, il pensiero di questo importante letterato della seconda metà del XVIII secolo.
La vita e le opere di Lessing sono bene illustrate nel bel saggio di Emilio Bonfatti che fa da introduzione a questa classica edizione Garzanti, dotata di testo originale a fronte, e ad essa rimando chi volesse approfondire la conoscenza dell’autore e del contesto culturale in cui ha operato.
Basti qui ricordare che Lessing anche in vita fu una sorta di irregolare rispetto ad una cultura dominante, quella tedesca dell’epoca, che – anche a causa della frammentazione politica da un lato e dell’incipiente ruolo egemonico della Prussia dall’altro – diffidava delle idee e delle elaborazioni provenienti da oltre il Reno, considerandole il prodotto di una società profondamente diversa. Di lì a poco lo Sturm und Drang e il Romanticismo avrebbero fatto virare il pensiero tedesco verso lidi affatto diversi, e quindi possiamo dire che l’illuminismo in Germania fu una corrente di pensiero che si affaccia sulla scena culturale per un breve periodo, incarnato da poche figure e che mantiene un ruolo del tutto minoritario (come anche la storia tedesca del XIX e XX secolo si incaricheranno di dimostrare).
Ciò non impedisce, tuttavia, che le opere di Lessing fossero ammirate dai primi romantici, e che buona parte della fortuna dei suoi testi teatrali tra ‘700 ed ‘800 sia dovuta all’attenzione che ad essi ha riservato Goethe.
Nathan il saggio viene scritto da Lessing tra il 1778 e il 1779, e sarà l’ultima opera teatrale di un autore che, a dimostrazione della sua irregolarità, ha speso gran parte della vita a polemizzare con i rappresentanti della cultura ufficiale ed accademica, soprattutto rispetto al ruolo che il teatro deve svolgere come strumento di cultura e quindi rispetto a cosa deve trattare e a come deve trattarlo. Anche per questi aspetti, dalla contrapposizione tra teatro francese e inglese al tentativo di Lessing di fondare un teatro tedesco, rimando al saggio di Bonfatti che approfondisce queste tematiche con ben altro spessore di quanto potrei fare io.
Il Nathan, infine, viene scritto da Lessing contemporaneamente alla censura che alcuni suoi saggi di riflessione sulla religione subiscono da parte dell’autorità politica dietro intervento della chiesa luterana, e questo episodio è sicuramente una delle molle che spingono Lessing alla scrittura dell’opera.
Nathan il saggio è infatti definito ufficialmente innanzitutto un inno alla tolleranza religiosa, alla rinuncia alla pretesa, da parte di una fede, ad agire contro le altre in virtù di una convinzione di verità. Secondo me il concetto di tolleranza non sintetizza bene il pensiero di Lessing rispetto alla religione: infatti si tollera qualcosa quando con spirito di condiscendenza si accetta che qualcuno pensi o agisca in modo diverso dal nostro, convinti tuttavia della giustezza e della superiorità delle nostre convinzioni o azioni. In Lessing non c’è tolleranza, ma la proposta di un mutuo riconoscimento tra le religioni, il riconoscimento della reciproca legittimità dovuto al fatto che esse hanno un fondamento comune, tendono ad un fine comune e che le differenze sono dovute ai diversi contesti culturali in cui si sono materialmente sviluppate.
A differenza di molti degli illuministi francesi, Lessing non è ateo, non contrappone ragione e religione. Egli, figlio di un pastore luterano e immerso nella cultura della Germania della riforma, attribuisce alla religione un ruolo fondamentale nella formazione dell’etica, ma contesta che questo ruolo debba essere attribuito ad una sola religione, in quanto tutte, o perlomeno le grandi religioni monoteistiche, hanno come detto lo stesso fondamento teorico e tendono allo stesso fine, distinguendosi solo formalmente.
Il Nathan, infatti, è la storia dell’incontro fra il protagonista, un saggio ebreo, il Saladino e un templare, che attraverso complicate vicende giungeranno a riconoscere di essere parte di un unico progetto di vita in cui ciascuno, mantenendo la propria identità culturale e religiosa, contribuisce alla felicità individuale e collettiva.
Fulcro del messaggio di Lessing sulla legittimità delle diverse religioni è la famosa parabola dei tre anelli, che Nathan racconta al Saladino nel terzo atto, e che l’autore ha mutuato da Boccaccio. Non è un caso, a mio avviso, che lo strenuo propugnatore tedesco dei valori borghesi ricorra ad una novella di quello che può essere considerato il primo intellettuale borghese della storia.
A fare da contraltare a Nathan e al Saladino, alla loro tolleranza, vi è nella commedia la figura del Patriarca, dogmatico ed intollerante, che pretende di applicare alla lettera la legge della sua religione anche quando questa genera male e sofferenza. E’ sintomatico, a mio avviso, che l’unica figura negativa della commedia sia rappresentata da un alto gerarca della cristianità, a riprova del fatto che la critica lessinghiana era rivolta in primis all’apparato religioso che egli conosceva meglio.
Troviamo poi nella commedia una esemplificazione dei tratti essenziali dell’elaborazione teorica dell’autore sul teatro, sulle modalità della rappresentazione e sui caratteri dei personaggi. Lessing propugnava – in piena coerenza con i principi illuministici, che il teatro dovesse rappresentare la complessità e anche la contraddittorietà dell’agire umano, che i personaggi dovessero quindi non essere nettamente connotati come solo buoni o solo cattivi, ma dovessero avere comportamenti mediani, come è nella realtà. Per questo preferiva la commedia, in grado di far ridere e piangere alternativamente lo spettatore a seconda delle situazioni, alla tragedia classicistica in cui i ruoli sono nettamente caratterizzati. Nel Nathan, a parte le figure del saggio protagonista e del patriarca, funzionali alla caratterizzazione di due estremi comportamentali e filosofici, tutti gli altri personaggi, compreso il tollerante Saladino, presentano tratti contraddittori, nei quali a volte prevale una visione dei fatti distorta da angolazioni personali e condizionata da pregiudizi.
E’ questo un aspetto di grande modernità del testo, ed a mio avviso questa concezione non manichea dei comportamenti umani rappresenta uno dei lasciti culturali più importanti di Lessing.
Lessing, infine, in quanto illuminista è portatore di valori borghesi, ed a fondamento di tali valori, non va dimenticato, c’è la necessità di una società che favorisca gli scambi commerciali, l’accumulazione, la produzione. Questi aspetti emergono, sia pure in maniera apparentemente sotterranea, da una lettura attenta del testo: Nathan, il saggio, è un ricco commerciante, e trae la sua saggezza proprio dalla sua ricchezza. Più volte nel testo il rapporto tra saggezza e ricchezza è messo in evidenza in maniera esplicita. E’ proprio grazie a questa ricchezza che viene chiamato a colloquio dal Saladino, che si trova in difficoltà perché sperpera abitualmente il suo denaro ed ha bisogno di un prestito. Oltre che alla tolleranza religiosa, la commedia può quindi essere considerata un inno alla saggia amministrazione dei beni materiali, alla capacità di accumulare ricchezze che inevitabilmente genera saggezza. Nathan è il borghese che, non importando se sia ebreo, cristiano o musulmano, è saggio perché in grado di fare affari, in questo quasi contrapposto al Saladino, aristocratico animato da un agire che sia pur altamente filantropico – dona il suo denaro ai mendicanti – lo mette in difficoltà nell’amministrazione dello Stato. Come mette in evidenza ancora Bonfatti nella sua introduzione, il rapporto con il denaro è un tratto che distingue nettamente Nathan dal Saladino: io aggiungerei che Lessing, coerentemente con il suo pensiero complessivo, con il suo illuminismo protestante, esalta nella figura di Nathan colui che è in grado di generare valore, anche morale, tramite l’accumulazione di denaro.
Nathan il saggio è ancora oggi un testo teatrale da gustare ma anche su cui riflettere, perché ci fa entrare in un filone della cultura tedesca che si può oggi dire fu indubbiamente sconfitto dalla storia (come del resto furono sconfitti i principi più egalitaristi dell’illuminismo rispetto all’evoluzione concreta del pensiero e della società borghese), e che se avesse avuto modo di contare di più sul palcoscenico del pensiero germanico avrebbe sicuramente potuto contribuire ad una evoluzione storica diversa rispetto ai grandi drammi che attendevano la Germania in particolare nel XX secolo. Ovviamente ci fa anche riflettere sul rapporto che oggi esiste tra mondo occidentale e mondo islamico, rapporto che appare molto più rozzo e manicheo di quanto Lessing ci proponesse oltre duecentocinquanta anni fa: ma questo è abbastanza scontato, visto il regresso culturale che caratterizza a tutti i livelli la nostra epoca.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

Un pensiero riguardo “L’illuminismo applicato al rapporto tra le religioni: una proposta sconfitta dalla storia ma di grande attualità

  1. Ciao Vittorio,
    bella introduzione al Nathan, e interessante la tua interpretazione della tolleranza secondo Lessing. Non sono tanto d’accordo sulla tesi che “l’illuminismo in Germania fu una corrente di pensiero che si affaccia sulla scena culturale per un breve periodo, incarnato da poche figure e che mantiene un ruolo del tutto minoritario” (in fin dei conti il più grande, e in senso proprio l’unico, vero filosofo dell’Illuminismo è tedesco), ma non voglio certo piantare il chiodo su un dettaglio.
    Buona giornata e a presto
    Elena

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