Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Novecento, Recensioni

“Abbiamo solo imparato a comportarci bene. Non possiamo evitare però le tragedie!”

UnaTelefonataRecensione di Una telefonata, di Ford Madox Ford

Feltrinelli, Impronte, 1986

Una telefonata è uno dei pochi romanzi di Ford Madox Ford tradotti in italiano e quindi, pur essendo a mio modo di vedere un’opera minore, risulta preziosa per addentrarsi nella poetica di questo ingiustamente poco conosciuto autore. Giudico questo romanzo minore in quanto ho letto da poco due altre opere di Madox Ford, Il buon soldato e Il colpo di testa ed emerge come in Una telefonata non sia presente in maniera sistematica uno degli elementi più caratterizzanti il modo di scrivere del Madox Ford maturo, vale a dire il sovvertimento della successione cronologica degli avvenimenti a favore di una narrazione puramente soggettiva, che riordina la storia in base alla percezione del narratore. Questo modo di raccontare, che farà di Madox Ford uno degli autori secondo me più interessanti del primo novecento europeo, è solo abbozzato in questo romanzo, anche se l’autore è comunque già attento a restituirci le impressioni, i punti di vista dei vari protagonisti rispetto agli avvenimenti che accadono nel romanzo. Una telefonata è quindi da questo punto di vista sicuramente più convenzionale, probabilmente per il fatto di essere uno dei primi romanzi scritti dall’autore, essendo stato pubblicato cinque anni prima de Il buon soldato e oltre vent’anni prima de il colpo di testa. Si tratta comunque di un romanzo molto godibile, quasi un “giallo psicologico” ambientato nella classe sociale che Madox Ford ama di più esplorare e della quale evidenzia con una pacata crudeltà i vizi più profondi, la ricca borghesia inglese della sua epoca.
La storia è narrata in terza persona, ed il protagonista è Robert Grimshaw, ricco signore trentacinquenne, greco per parte di madre, sempre accompagnato dal suo bassotto di nome Peter.
Robert, veniamo a sapere a poco a poco, addentrandoci nel romanzo, è cresciuto con le cugine, le sorelle Lascarides, ed è stato fidanzato con una di esse, Katia, che però avrebbe voluto convivere con lui senza sposarlo. Il suo rifiuto ha portato alla rottura del fidanzamento e all’inizio del romanzo Katia si trova negli USA, dove è psicologa. Robert è stato anche il propiziatore del matrimonio del suo migliore amico, Dudley Leicester, con Pauline Lucas, graziosa ragazza che Robert adora.
La telefonata del titolo la riceve Dudley una notte in cui, complice l’assenza della moglie, la tradisce con una vecchia fiamma: qualcuno chiede di lui mentre è ancora nella casa del misfatto, facendogli così intendere di sapere ciò che è successo. Dudley, che è un essere piuttosto amorfo ma ama la moglie (è stata la sua vecchia fiamma a rimorchiarlo) perde di fatto la ragione entrando in uno stato semicatatonico per la paura che la moglie possa scoprire il tradimento.
La storia si dipana attraverso il ritorno di Katia in Inghilterra, tentativi di guarire Dudley che tra l’altro deve candidarsi alle elezioni, e vari complicati intrecci tra i personaggi che portano all’ultimo capitolo, nel quale Katia sembra riesca a guarire Dudley facendogli sapere chi fosse l’autore della telefonata, e contemporaneamente Robert si consegna a Katia accettando tutte le condizioni che ella pone per la loro unione.
Madox Ford chiude magistralmente il racconto prima che questi ultimi sviluppi vengano esplicitati e, in una sorta di postfazione chiamata Epilogo epistolare – aggiunto alla prima edizione in volume del romanzo, originariamente uscito a puntate, entra direttamente in scena ipotizzando un finale nel quale le coppie Katia-Robert e Pauline-Dudley, con relativi figli, si trovano in vacanza insieme in una località balneare alla moda. Egli mette in ridicolo tale banalità, chiarendo anche al lettore perché non fornisce un vero finale alla “vicenda” e quali fossero i suoi intenti nel raccontare la storia. Ci dice in particolare che Nella vita non v’è nulla di finale, di definitivo. Sicché neppure le “vicende” hanno mai realmente una fine, per quel che concerne la vita degli attori.. L’Epilogo epistolare, chiarendo la posizione dell’autore rispetto alla classificazione di impressionista che gli viene attribuita dalla critica, e prendendo in giro l’happy end che il pubblico si aspetta, è veramente una chicca, che rende prezioso questo piccolo romanzo e illumina la strada che Madox Ford percorrerà con maggior sicurezza nelle opere che seguiranno.
Indubbiamente il tono di questo romanzo è più leggero rispetto a quello de Il buon soldato, ma ciò non toglie che il personaggio di Robert Grimshaw abbia una sua apparentemente bonaria tragicità, che sia – se così si può dire – una sorta di piccolo Mann ohne Eigenschaften ante litteram. Fulminante è infatti la descrizione che Madox Ford ne fa sin dall’inizio, quando lo paragona a una foca che sporge testa e spalle dall’acqua e, con grandi occhi scuri e narici sensitive, sta all’erta a guardare. Come una foca Robert è simpatico a tutti, come una foca emerge solo in parte, tenendo accuratamente nascosta la gran parte di sé. Il suo non essere pienamente inglese gli fa assorbire acriticamente tutte le convenzioni della buona società inglese, come rivelano l’illuminante colloquio con un pope ortodosso e – soprattutto – l’ultimo drammatico dialogo con Pauline, e dietro queste convenzioni, dietro un apparente altruismo che in realtà è solo conformismo, maschera la propria inadeguatezza caratteriale e sociale, costruendosi un destino – attendere Katia e far stare bene Pauline consegnandola all’amico – il cui apparentemente tranquillo svolgimento esploderà alla prima vera prova.
Robert è – fatte le dovute differenze anche di valore letterario – un antesignano dell’Ulrich di Musil perché come lui agisce non in base alla propria volontà, ma in base alla propria ideologia, che è l’ideologia che gli viene imposta dalla classe sociale in cui vive. Si ritroverà alla fine in un vicolo cieco – ben sintetizzato dal Che s’ha da fare? Che s’ha da fare? rivolto a Pauline – incapace di superare la contraddizione tra il muro di conformismo che ha eretto e i suoi veri sentimenti. Quando ci prova, dichiarando a Pauline il proprio amore, è troppo tardi: lei non ne vuole sapere di un uomo che non ha voluto riconoscerlo, questo amore, e che l’ha spinta tra le braccia di un altro. Allo stanco Robert non resterà quindi che arrendersi a Katia, anche se entrambi sono consapevoli che lui non la ama più: Katia è infatti, si può dire, priva di scrupoli, e per lei avere Robert prostrato ai suoi piedi, ormai senza una propria volontà, rappresenta una grande vittoria.
Si consuma così il piccolo dramma di Robert, che è anche il dramma di una classe sociale che, come dice amaramente Pauline, non ha …appreso la saggezza: abbiamo solo imparato a comportarci bene. Non possiamo evitare però le tragedie!. Quanta preveggenza, quanta capacità di analisi in queste parole, scritte pochi anni prima che quella stessa classe, capace di comportarsi così bene, provocasse una delle più immani tragedie della storia.

Annunci

Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

Un pensiero riguardo ““Abbiamo solo imparato a comportarci bene. Non possiamo evitare però le tragedie!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...