Pubblicato in: Filosofia, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Marxismo, Recensioni

Verso il materialismo storico: le basi dell’immensa costruzione teorica

LaSacraFamigliaLideologiaTedescaRecensione de La sacra Famiglia e de L’ideologia tedesca, di Karl Marx e Friedrich Engels

Editori Riuniti, Universale idee, 1986

Editori Riuniti, Biblioteca del pensiero moderno, 1983

Scrivo un’unica recensione di queste due opere di Marx ed Engels perché possono essere lette di seguito, quasi come un unicum, rappresentando, accanto ai più noti Manoscritti economico-filosofici del 1844 il momento del definitivo distacco dei due pensatori dall’idealismo della sinistra hegeliana e dell’elaborazione di quello che sarebbe stato l’architrave su cui verrà eretta la grandiosa costruzione teorica marx-engelsiana, la concezione materialistica della storia.
Entrambe le opere sono state scritte, tra il 1844 e il 1845, come risposta polemica alle posizioni dei filosofi tedeschi della sinistra hegeliana. In particolare La sacra famiglia, o Critica della critica critica intende polemizzare con la rivista Allgemaine literatur-Zeitung che Bruno Bauer, uno degli esponenti di spicco dei giovani hegeliani, pubblicava con l’apporto dei fratelli e di alcuni altri esponenti dell’idealismo prussiano. E’ questa l’opera che segna l’inizio del sodalizio tra Marx ed Engels, che si protrarrà sino alla morte di Marx e, idealmente, anche oltre. Quando, l’anno seguente, l’opuscolo venne pubblicato a Francoforte, la rivista di Bauer aveva già cessato le pubblicazioni, per cui dal punto di vista della polemica immediata esso apparve in ritardo sui tempi.
L’ideologia tedesca, scritta l’anno successivo, riprende in qualche modo la polemica con Bauer e la amplia e sistematizza, rivolgendosi anche al pensiero di altri esponenti dell’idealismo post-hegeliano, in primis allo stesso Feuerbach, cui è dedicato il primo, forse più significativo, capitolo, a Max Stirner, agli esponenti del cosiddetto Vero socialismo. L’opera non fu pubblicata per contrasti con l’editore, e più tardi Marx ebbe a dire che era stata volentieri … abbandonata alla roditrice critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi. Apparirà in edizione integrale (salvo qualche pagina mangiata appunto dai topi…) solo nel 1932.
Già nel titolo della prima opera, che avrebbe dovuto essere solo Critica della critica critica (La sacra famiglia fu un’aggiunta dell’editore, peraltro approvata da Marx) si intuisce una delle caratteristiche fondamentali delle opere di Marx e – in misura a mio modo di vedere minore – di Engels: la brillantezza della scrittura, la capacità di esporre la loro devastante e assoluta critica alla società ed all’inconsistenza della speculazione filosofica rivestendola con una ironia corrosiva che molte volte spinge, durante la lettura di entrambi i testi, al sorriso se non al riso sardonico. E’ una caratteristica a mio avviso non secondaria rispetto al contenuto delle opere dei due immensi pensatori, perché contribuisce a rendere accessibili concetti che in alcuni casi, se non si è armati di solide basi teoretiche, si fatica a comprendere appieno.
Si tenga presente che quando i due scrivono La sacra famiglia hanno rispettivamente 26 e 24 anni, che Marx si trova da pochi mesi in esilio volontario a Parigi, dopo la conclusione dell’esperienza della Gazzetta renana e la constatazione della impossibilità di proseguire, nella Germania reazionaria di Federico Guglielmo IV, un’attività pubblicistica e politica che non attirasse gli occhiuti interventi della censura, e che Engels ha appena trascorso un periodo di apprendistato nella fabbrica di famiglia in Inghilterra. Sono quindi entrambi giovani, pieni di energia, il loro pensiero è in costante evoluzione e maturazione , vivificato dal contatto con i circoli operai comunisti di Parigi e Manchester: entrambi hanno una gran fame di realtà, di conoscenza, entrambi sono pienamente consapevoli che il loro distacco dall’idealismo hegeliano li sta portando verso nuovi lidi, per giungere ai quali sarà necessario un immane sforzo di approfondimento teorico: intravedono che al pensiero filosofico si può attribuire un nuovo ruolo, un nuovo rapporto con la storia e con l’evoluzione della società, e questa visione sarà mirabilmente sintetizzata nell’ultima, celeberrima, delle Tesi su Feuerbach che Marx scriverà nel 1845: I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo.
Per approdare a questi nuovi lidi è però necessario fare i conti con l’idealismo, con Hegel, con Feuerbach e con i loro epigoni, che ancora attribuiscono al mondo delle idee e alla speculazione astratta del filosofo la funzione di motore in grado di cambiare il mondo.
La sacra famiglia e, in maniera più organica, L’ideologia tedesca nascono proprio con questo obiettivo di marcare il distacco definitivo da una concezione teorica che sino a pochi anni prima era stata la loro (tra l’altro quelli che ora sono i bersagli della loro polemica erano stati in molti casi degli amici).
L’importanza delle due opere non sta tanto nella polemica diretta con i pensatori post-hegeliani, che come detto in alcuni casi appariva superata già al tempo, quanto nella possibilità di ricostruire la fecondissima e rapidissima evoluzione della concezione teorica di Marx ed Engels, della loro capacità di comprendere la storia come un movimento incessante alla cui base sono lo sviluppo delle forze produttive, dei relativi rapporti sociali di produzione e la contraddizione che nelle varie fasi storiche si è stabilita tra questi e quelle.
Marx ed Engels ci dicono, in forma più embrionale ne La sacra famiglia e più compiuta ed articolata ne L’ideologia tedesca, che non sono le idee che fanno la storia, ma le condizioni materiali di vita degli uomini, così come sono determinate dai rapporti che tra loro si stabiliscono essenzialmente a causa della necessità di organizzare la produzione e la distribuzione dei beni di cui gli uomini stessi necessitano. Ci dicono che tutta la storia dell’umanità, compresa la storia delle idee che essa ha prodotto e delle istituzioni politiche, religiose, giuridiche etc. che ha costruito nelle varie epoche, e compresa la forma in cui la proprietà delle cose si manifesta, può essere spiegata a partire dalle condizioni materiali di vita determinate dalle necessità della produzione. Così, ad esempio, il modo di produzione feudale, basato sulla servitù della gleba nelle campagne e sulle corporazioni artigiane nelle città, comportava una necessaria organizzazione della proprietà delle terre da parte del Signore, una organizzazione gerarchica e un diritto volti ad assicurare la perpetuazione di quell’ordine, concezioni religiose che riflettevano la visione dell’uomo che tale ordine produttivo comportava etc.
Marx ed Engels ci dicono anche che lo sviluppo delle forze produttive, cioè della capacità che la società acquisisce di produrre in modo diverso, entra comunque in contraddizione con i rapporti sociali di produzione, cioè con l’organizzazione che la società si è data per regolare la produzione, e che questa contraddizione porta inevitabilmente ad un cambiamento, spesso violento, dell’organizzazione sociale, con la sostituzione del dominio di una classe con un’altra. Così, per rimanere nell’esempio precedente, le botteghe degli artigiani medievali hanno posto le basi per la nascita delle prime officine in cui prevale il lavoro salariato, e per una nuova organizzazione e divisione del lavoro tra le persone, in definitiva per la nascita di una nuova classe capitalistica borghese. L’ulteriore sviluppo di questa organizzazione della produzione non poteva avvenire nell’ambito dei rapporti sociali di produzione dati, ed è stato quindi necessario che la nuova classe borghese prendesse il potere e li cambiasse, cambiando così anche la sovrastruttura politica, istituzionale e culturale che le accompagnava. Così, come è avvenuto in passato, ad un determinato grado di sviluppo le forze produttive della società capitalistica entreranno in contraddizione con i rapporti sociali di produzione che le reggono, e l’impalcatura crollerà. L’elemento di contraddizione è identificato in Marx ed Engels nel proletariato, classe generata dalla divisione del lavoro che nella produzione capitalistica raggiunge il suo apice e che avrà il compito storico di portare l’umanità verso una società senza più classi, e quindi senza più necessità di politica, stato, religione.
E’ la vera e propria fondazione della Concezione materialistica della storia che La Sacra famiglia e L’ideologia tedesca ci consegnano: è a mio avviso uno dei più alti e formidabili strumenti di comprensione della realtà sociale che ancora possediamo, pur con tutte le elaborazioni teoriche intervenute in oltre 150 anni. Le aspettative rivoluzionarie di Marx ed Engels, il compito storico di liberazione assegnato al proletariato non si sono inverati, e forse a queste possono essere sostituite, o affiancate come possibilità, visioni più cupe di un esito luxemburghianamente barbarico ed apocalittico, ma l’idea di storia come movimento delle forze produttive, la lucida analisi della contraddizione tra queste e i rapporti sociali stanno lì come pilastri imprescindibili del nostro sapere comune, che solo la stupidità dei tempi e degli interessi dominanti tende a farci dimenticare. Ma, come dice un grande poeta italiano, la storia dà torto e dà ragione e non mancherà di farlo anche stavolta.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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