Pubblicato in: Letteratura, Letteratura statunitense, Libri, Novecento, Recensioni

L’opera smisurata che restituisce il senso del nostro nonsenso

VRecensione di V., di Thomas Pynchon

Rizzoli, La Scala, 1992

Come ho più volte detto, i miei interessi letterari si fermano quasi esclusivamente al periodo anteriore alla seconda guerra mondiale. Raramente quindi mi capita di leggere opere del periodo posteriore, che considero una sorta di piano inclinato lungo il quale la letteratura ha via via perso la sua capacità di essere una forma di espressione artistica in grado di interpretare con originalità la realtà, quando non di prevederne i cambiamenti.
Sono tuttavia consapevole che questa mia lettura è inficiata da una certa dose di grossolanità, per cui ogni tanto e per alcuni autori faccio delle eccezioni, e mi avventuro nei territori per me abbastanza inesplorati degli ultimi decenni del ‘900 alla ricerca di una specie allora rara ed oggi pressoché estinta, la buona letteratura (buona per la mia sensibilità, ovviamente).
Tra gli autori del secondo novecento che mi affascinano c’è Thomas Pynchon, perché nelle sue opere trovo tratti, sia per quanto riguarda il contenuto, sia per la caratterizzazione stilistica che ad esse attribuisce, che le avvicinano – anche se a mio avviso solo relativamente alla maggior parte dei suoi contemporanei, e non in senso assoluto – ai grandi capolavori dell’800 e del primo ‘900 letterario. Continua a leggere “L’opera smisurata che restituisce il senso del nostro nonsenso”

Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Novecento, Parigi, Racconti, Recensioni

Una piccola guida lungo la strada di Swann

LIndifferenteRecensione de L’indifferente, di Marcel Proust

Einaudi, 1978

Probabilmente nessuno scrittore moderno si identifica così totalmente con la sua opera come Marcel Proust. Specularmente a Flaubert, che poteva affermare ”Madame Bovary, c’est moi”, si può dire senza ombra di dubbio e quasi tragicamente che Marcel Proust è la Recherche. Questa identificazione deriva innanzitutto dal fatto che la sua monumentale cattedrale letteraria è di fatto l’unica opera che ha scritto, o meglio quella attorno a cui ruotano gli altri suoi pochi scritti letterari, che sono tutti una sorta di esercizio di preparazione del capolavoro. Vi è anche però un altro motivo, più drammaticamente legato all’uomo Proust, alla base di questa identificazione. Proust è la Recherche anche e soprattutto perché alla sua stesura l’autore ha sacrificato la vita: come noto, dal 1909 al 1922 (anno della morte) si isolò pressoché completamente dal mondo (celebre è la stanza rivestita di sughero nella quale lavorava di notte) per poter compiere quello straordinario sforzo di memoria che è alla base di Alla ricerca del tempo perduto. Proust di fatto morirà pur di portare a termine questo titanico sforzo. Forse solo un altro autore, anch’esso francese, può essere così totalmente identificato con la sua opera: il Balzac de La Comédie humaine (Balzac, naturellement…). Mentre però Balzac, in ciò perfetto romanziere dell’800, scrive per vivere, Proust, figlio della crisi, vive per scrivere, o meglio da un certo punto in poi abbandona la vita per scrivere, e coerentemente morirà immediatamente dopo avere terminato la sua opera.
Continua a leggere “Una piccola guida lungo la strada di Swann”

Pubblicato in: Classici, Gialli, Letteratura, Letteratura statunitense, Libri, Recensioni

Il lato rassicurante del grande maestro del terrore

IlMisterodiMarieRogetRecensione de Il mistero di Marie Rogêt, di Edgar Allan Poe

Demetra, Acquerelli, 1993

Il mistero di Marie Rogêt è il secondo racconto scritto da Poe che vede come protagonista Auguste Dupin, l’investigatore che è considerato il padre spirituale di Sherlock Holmes (come il personaggio di Conan Doyle è accompagnato da un aiutante spalla che ne narra le gesta) e degli altri personaggi che via via arricchiranno il genere poliziesco.
Poe come noto fu personaggio poliedrico: oltre che autore di racconti e romanzi (lo splendido Le avventure di Gordon Pym) fu giornalista e poeta; spirito tormentato, rappresenta uno degli archetipi – anche se eccentrico in quanto americano – dell’artista maledetto, che sarà il marchio di fabbrica del primo decadentismo europeo.
La figura di Auguste Dupin, e i racconti ad essa legati, sono estremamente interessanti, oltre che essere naturalmente avvincenti, perché rappresentano a mio modo di vedere l’altra faccia della poetica di Poe, quella che cerca di recuperare la razionalità ed il suo ruolo rassicurante rispetto al debordare dell’inconscio e dell’irrazionale che caratterizza i suoi racconti del terrore. E’ come se Poe cercasse, attraverso questi racconti e attraverso la cristallina razionalità di Dupin e del suo metodo deduttivo, di fornirci una possibilità per districarci dalle paure e dalle ossessioni generate dall’irrompere dell’inconscio nella vita quotidiana.
Prendiamo quello che è forse il più noto racconto dell’orrore di Poe: Il pozzo e il pendolo. Il salvataggio finale del protagonista da parte dei francesi, pochi secondi prima della caduta nel pozzo, è chiaramente una postilla, tra l’altro risolta in poche righe, rispetto alla essenza del racconto, data dall’ineluttabilità e dalla assurdità del destino che lo attende. Tutto il racconto sta nella descrizione ossessiva della discesa del pendolo, nel suo sinistro fendere l’aria, nell’impossibilità di spiegare quello che sta accadendo. Continua a leggere “Il lato rassicurante del grande maestro del terrore”

Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura latina, Libri, Recensioni, Teatro, Umorismo

Là dove nasce la commedia all’italiana

PlautoTutteleCommedieRecensione di Tutte le commedie – voll. 1 e 2, di Tito Maccio Plauto

Newton Compton, Paperbacks classici greci e latini, 1976

Di Tito Maccio Plauto ci sono pervenute 21 commedie, quelle che Varrone attribuì certamente a lui. Di queste alcune sono incomplete o frammentarie. Questa vecchia edizione della Newton Compton, risalente agli anni ’70 del secolo scorso e composta di cinque volumi, ha avuto il pregio di riproporle in versione integrale, con testo latino a fronte, curate da Ettore Paratore, grande latinista ormai scomparso da tempo, che oltre alle traduzioni scrisse anche una introduzione generale all’opera e una nota introduttiva per ciascuna commedia. Oggi questa edizione integrale non è più disponibile nei cataloghi della casa editrice, come pure quella della BUR che la precedette, ma è comunque agevole leggere Plauto acquistando i numerosi titoli che propongono singole commedie o coppie di esse.
Nella mia libreria vi sono i primi due volumi dell’edizione Newton, che aveva organizzato le commedie in ordine alfabetico: mi sono limitato quindi per il momento a leggere le nove commedie del Sarsinate proposte dai volumi in mio possesso.
Leggere Plauto significa entrare nel mondo del teatro comico e farsesco dalle sue radici più profonde, e trovarsi al capo di un filo che porterà, nel nostro paese, alla commedia rinascimentale, alla commedia dell’arte ed alla cinematografica commedia all’italiana. Continua a leggere “Là dove nasce la commedia all’italiana”