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Il lato rassicurante del grande maestro del terrore

IlMisterodiMarieRogetRecensione de Il mistero di Marie Rogêt, di Edgar Allan Poe

Demetra, Acquerelli, 1993

Il mistero di Marie Rogêt è il secondo racconto scritto da Poe che vede come protagonista Auguste Dupin, l’investigatore che è considerato il padre spirituale di Sherlock Holmes (come il personaggio di Conan Doyle è accompagnato da un aiutante spalla che ne narra le gesta) e degli altri personaggi che via via arricchiranno il genere poliziesco.
Poe come noto fu personaggio poliedrico: oltre che autore di racconti e romanzi (lo splendido Le avventure di Gordon Pym) fu giornalista e poeta; spirito tormentato, rappresenta uno degli archetipi – anche se eccentrico in quanto americano – dell’artista maledetto, che sarà il marchio di fabbrica del primo decadentismo europeo.
La figura di Auguste Dupin, e i racconti ad essa legati, sono estremamente interessanti, oltre che essere naturalmente avvincenti, perché rappresentano a mio modo di vedere l’altra faccia della poetica di Poe, quella che cerca di recuperare la razionalità ed il suo ruolo rassicurante rispetto al debordare dell’inconscio e dell’irrazionale che caratterizza i suoi racconti del terrore. E’ come se Poe cercasse, attraverso questi racconti e attraverso la cristallina razionalità di Dupin e del suo metodo deduttivo, di fornirci una possibilità per districarci dalle paure e dalle ossessioni generate dall’irrompere dell’inconscio nella vita quotidiana.
Prendiamo quello che è forse il più noto racconto dell’orrore di Poe: Il pozzo e il pendolo. Il salvataggio finale del protagonista da parte dei francesi, pochi secondi prima della caduta nel pozzo, è chiaramente una postilla, tra l’altro risolta in poche righe, rispetto alla essenza del racconto, data dall’ineluttabilità e dalla assurdità del destino che lo attende. Tutto il racconto sta nella descrizione ossessiva della discesa del pendolo, nel suo sinistro fendere l’aria, nell’impossibilità di spiegare quello che sta accadendo.
Anche nei racconti di Dupin l’irrazionale gioca una parte fondamentale: nel primo, celeberrimo, in cui fa la sua comparsa il detective, I delitti della Rue Morgue, l’assassinio delle due donne è intriso di irrazionalità: non c’è movente, ci sono segni e tracce incomprensibili. Si tratta però di una irrazionalità fittizia, che se sottoposta all’analisi di chi è in grado di decrittarne i segni e di ricondurli sul terreno della logica lascia il posto a una assoluta razionalità, e quindi alla soluzione di un mistero che non è tale. Analogo meccanismo ritroviamo in un altro celeberrimo racconto di Dupin: La lettera rubata: la lettera è lì, nell’unico posto in cui potrebbe essere, ma solo chi è in grado di ricostruire razionalmente la vicenda la vede. Sta proprio nel ruolo che Poe fa giocare all’elemento irrazionale la grande differenza tra i Racconti del terrore e i Racconti polizieschi di Poe: nei primi l’irrazionale è reale, è l’oggetto stesso del racconto, è il disordine che accompagna la nostra vita, e non può essere spiegato. Nei secondi è un pretesto, una falsa irrazionalità che attende solo di essere sottoposta ad una rigorosa analisi per divenire perfettamente razionale e comprensibile. Questo secondo approccio verrà sviluppato in particolare dal genere poliziesco dell’800 e del 900, che accentuerà spesso il suo carattere rassicurante, per cui ad uno stato di disordine iniziale pone rimedio colui che sa, riportando la tranquillità nella comunità.
Il mistero di Marie Rogêt aggiunge all’indubbio fascino di poter esplorare questa polarità della poetica di Poe anche quelli legati alla particolarità del racconto. In esso non si esercita infatti soltanto il Poe narratore, ma, verrebbe da dire soprattutto, il Poe giornalista. Infatti il racconto traspone a Parigi un fatto di sangue, l’assassinio dopo violenza di una giovane donna, in realtà accaduto a New York, che stava appassionando l’opinione pubblica locale per la sua irresolubilità. Poe ci avverte esplicitamente di ciò nella nota dell’autore posta all’inizio del racconto, ed affida a Dupin la soluzione del caso. La cosa davvero notevole è che fu risolto proprio nel senso indicato dalle indagini di Auguste Dupin / Edgar Allan Poe, a testimonianza di come l’autore avesse realmente affidato al racconto una serie di considerazioni da lui fatte in merito all’episodio.
Altra particolarità del racconto, che deriva direttamente da quanto detto sopra, è il fatto che il caso viene risolto da Dupin senza che egli si alzi dalla sua poltrona di casa, semplicemente avvalendosi delle notizie riportate dai quotidiani e di quelle che raccoglie il suo aiutante. Anche questo è una sorta di archetipo creato da Poe, che avrà molti epigoni, tra cui il più estremo, anche se non il più noto (ingiustamente) sarà forse il detective eteronimo di Fernando Pessoa, Abilio Quaresma, che non si reca mai sulla scena del delitto perché la realtà può inquinare le sue deduzioni logiche.
Nel caso di Marie Rogêt, la passività di Dupin è giustificata essenzialmente dal fatto che egli riflette il metodo che Poe ha usato per fornire indicazioni sull’assassinio newyorkese, ma è indubbio che così facendo utilizza una tecnica narrativa inusitata e straordinaria. Infatti tutto il racconto, a parte il prologo in cui vengono sommariamente descritti i fatti, è costituito da un dialogo tra Dupin e il suo aiutante, preceduto dalla lettura degli articoli di maggior interesse scritti dai quotidiani sul caso. Dupin prende le mosse da questi, ne analizza le contraddizioni, desume pezzi di verità da fatti apparentemente insignificanti, fa ricercare dal suo aiutante altre notizie ed alla fine, smontando ipotesi, costruendone di nuove e sottoponendole ad un rigoroso vaglio di coerenza, propone una sua soluzione: indica in chi cercare l’assassino. Il racconto si chiude qui: non ci sono arresti, non c’è processo, c’è solo un suggerimento all’autorità, che è ciò che voleva dare Poe. Come detto tale suggerimento si rivelerà esatto.
Un piccolo grande racconto, quindi, che in una cinquantina di pagine ci permette di andare bene al di là della pur avvincente storia in esso narrata, e di addentrarci nella poliedrica poetica di uno dei più importanti autori dell’800. Purtroppo l’edizione Demetra da me letta, peraltro oggi non reperibile, non facilita questo percorso, scarna com’è di apporti critici e ricca invece di errori di stampa. E’ comunque agevole reperire Il mistero di Marie Rogêt in una delle numerosissime edizioni che ci propongono i racconti di questo maestro della narrativa di tutti i tempi.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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