Pubblicato in: Classici, Illuminismo, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Parigi, Recensioni

La prosa urbana di un precursore del realismo

LeNottidiParigiRecensione de Le notti di Parigi, di Restif de la Bretonne

Editori Riuniti, Universale economica Narrativa, 1996

Nella mia recensione a L’Italiano di Ann Radcliffe ho lamentato il carattere d’appendice della storia, il suo essere talmente inverosimile e manichea da non poter rappresentare sentimenti ed emozioni in grado di appassionare il lettore del XXI secolo. La storia de L’Italiano è tuttavia una storia indubbiamente ben scritta, quindi chi la guardasse da un punto di vista astrattamente estetico la apprezzerebbe sicuramente.
Nel caso de Le notti di Parigi di Restif de la Bretonne si può dire che siamo quasi su di un versante opposto: chi legge quest’opera cercando la bella letteratura non potrà che rimanere deluso dallo stile cronachistico e a volte pedante delle Notti, ma chi cerca in un testo l’interpretazione del reale, la capacità di comunicare lo spirito di un’epoca attraverso la storia collettiva di una città troverà in questo oggi misconosciuto autore della fine del ‘700 francese una buona fonte cui attingere per soddisfare la sua voglia di sapere.
Nicolas Edme Restif de la Bretonne, che può per certi versi essere considerato il paradigma dell’intellettuale francese dell’epoca della rivoluzione, attraversa colmo di contraddizioni e misteri i burrascosi tempi che vanno dagli ultimi decenni dell’Ancien Régime al Primo Impero: la sua attività letteraria si concentra essenzialmente negli anni che vanno dai tardi anni ’60 sino all’ultimo decennio del XVIII secolo. Di origini provinciali e piccolo-borghesi, nella vita fece l’operaio e l’artigiano, lavorando presso varie stamperie parigine e di altre città francesi. Fu una specie di grafomane, scrivendo una smisurata quantità di testi per lo più a carattere autobiografico ed erotico: il suo bisogno di scrivere era talmente forte che usualmente, durante le sue passeggiate notturne, scriveva frasi e date sui muri e sui parapetti dell’île Saint-Louis. Gran donnaiolo, fu protetto da nobildonne dell’Ancien Regime e probabilmente fu anche una spia del potere aristocratico. Nelle sue opere non mancò di affrontare progetti di riforma sociale ispirati ad una sorta di socialismo utopico umanitaristico e cristiano. Come il suo grande ed odiatissimo (odio peraltro ricambiato) contemporaneo D.A.F. De Sade fu guardato con sospetto dal potere postrivoluzionario, pur senza conoscere – se non per qualche giorno – la prigione. La polemica con De Sade prese la forma di un romanzo (uno dei pochi ancora reperibili in italiano), L’Anti-Justine, nel quale condanna l’associazione inscidibile che il divin Marchese fa tra piacere (di alcuni) e sofferenza (di altri, soprattutto delle donne): Restif propugna al contrario un libertinaggio gioioso in cui tutti gli attori possano accedere al piacere. Un tratto particolare di questo personaggio, per certi versi sicuramente bizzarro, era il suo amore maniacale per i piedi femminili: oggi, in suo onore, questo tipo di feticismo viene detto retifismo.
Le notti di Parigi, di cui questo volume degli Editori Riuniti oggi non più disponibile riporta un significativo estratto, sono uno dei testi più significativi di questo prolifico autore, e senza dubbio rappresentano uno dei primi esempi di realismo nella letteratura moderna, un realismo scarno e radicale, se posso usare questi termini, perché racconta la vita della grande metropoli parigina non nella sua ufficialità, ma scavando nei suoi meandri più popolari e degradati, tramite l’occhio di Restif che attraversa, di notte, i quartieri cittadini ed annota ciò che osserva, spesso intervenendo in prima persona per gestire e risolvere situazioni equivoche o pericolose. L’originale è un’opera smisurata, che venne pubblicata in otto volumi, e che raccoglie le osservazioni notturne di Restif nell’arco di venti anni. Restif è pienamente cosciente dell’importanza della sua opera, tanto che la commenta così: Le Nuits de Paris sono una di quelle produzioni maggiori, una di quelle vaste composizioni destinate a dipingere i costumi di una nazione: rende quest’opera importante per i posteri la verità dei fatti. Se aggiungiamo che i vent’anni delle Nuits non sono vent’anni qualsiasi, ma comprendono, come baricentro storico di fenomenale importanza, il 1789, ci rendiamo conto di come quest’opera meriti sicuramente un posto importante nella storia della letteratura europea.
Come detto, l’agile volumetto degli Editori Riuniti riporta solamente una sintesi di quest’opera smisurata, ma è una sintesi che ritengo significativa, sia per comprendere il senso complessivo dell’opera, sia perché nella parte finale si concentra sulle Notti a cavallo del 14 luglio 1789 e infine su alcune delle Notti relative ai tumultuosi anni seguenti.
Restif si aggira ogni notte per le strade di Parigi, come un gufo (la definizione è sua): probabilmente lo fa (almeno negli anni prima della Rivoluzione) per esercitare il suo ruolo di informatore della polizia: ogni Notte è il racconto di un episodio osservato da Restif, e si conclude in poche pagine. Lo stile di scrittura non è sicuramente elevato, si può dire anzi che Restif adotti una prosa giornalistica, quasi che avesse in mente di trasmettere il giorno dopo il pezzo alla redazione di un giornale. Giovanni Macchia, nella sua bella prefazione, esprime l’opinione che questa opera rappresenti uno dei primi esempi di poesia urbana, nella quale l’ambiente della città è l’oggetto stesso della narrazione. Sicuramente Parigi la fa da protagonista, non fosse altro che per la precisione con cui Restif ci informa del tragitto delle sue escursioni notturne e dei luoghi in cui accadono gli avvenimenti che riporta, ma credo che – a meno di dare al termine poesia una connotazione molto estesa – la prosa di Restif sia quanto di più lontano dalla poesia ci possa essere in letteratura. A mio parere si tratta infatti di una a volte quasi sciatta prosa giornalistica, ma questo, lungi dall’essere un difetto, accentua il carattere di inusitato (sicuramente per l’epoca) realismo de Le notti di Parigi. Se Parigi quindi è protagonista, se di Parigi sono protagonisti innanzitutto i quartieri popolari, la poesia di Parigi non è in alcun modo ricercata dall’autore, ed emerge in modo quasi antifrastico proprio dalla crudezza delle situazioni descritte senza alcuna apparente ricerca stilistica. Nelle pagine delle Notti abbiamo quindi a che fare con prostitute, violentatori, ubriaconi, mendicanti, cadaveri per la strada, terribili esecuzioni capitali in Place de Grève, ma anche con storie di altruismo ed abnegazione. Spesso Restif, oltre che annotare ciò che accade ed agire in prima persona (in alcuni casi in modo tale che può essere spiegato solo con il fatto che fosse conosciuto dalla polizia come uno di loro) giudica e commenta alla luce del suo pensiero gli avvenimenti. Così, ad esempio, da un lato si dichiara lucidamente contrario alla pena di morte di fronte all’esecuzione pubblica di tre persone, dall’altro, meno lucidamente, contesta l’aumento dei salari degli operai perché la maggiore disponibilità economica li rende maggiormente propensi ad ubriacarsi, oppure si lancia in giudizi circa l’opportunità di vietare alcune feste popolari.
Veniamo così a contatto con una Parigi a volte crudele ed efferata, altre volte generosa e commovente, ed il libro ci restituisce appieno le condizioni difficili, spesso disperate, in cui vivevano all’epoca le classi subalterne. Tra l’altro, in un passo quasi profetico Restif, condannando le misere condizioni di vita del popolo, preconizza l’imminenza di un rivolgimento violento.
Se nella prima parte del libro l’atmosfera della grande città è raccontata soprattutto attraverso le piccole storie degli emarginati, nelle due sezioni finali, relative alle notti della Rivoluzione e agli anni seguenti, sin dopo la decapitazione della famiglia reale, fa il suo ingresso trionfale la Grande Storia.
Anche in questo caso, però, la visuale è presa dal basso: Restif descrive cosa accade in città in quei giorni, ci narra le storie di funzionari che pagano con la vita la furia del popolo, annota la compresenza di slanci ideali e di violenza gratuita. Nei giorni immediatamente successivi al 14 Luglio vede nel rientro del Re a Parigi la possibilità di un ritorno alla calma, di una soluzione morbida dell’ondata rivoluzionaria. Nelle Notti che seguono, centrate sui giorni della fuga del Re, del suo arresto ed esecuzione, Restif è quasi costretto a rendersi conto che il monarca non ha saputo interpretare i sentimenti della nazione e quindi non può che perire: sia pure tra le righe emerge la consapevolezza che la Storia non può che fare il suo corso, espellendo chi non si dimostra alla sua altezza. Queste pagine, e quelle seguenti che raccontano ancora di massacri e rivolte, sono sicuramente tra le più vivide del libro.
Le Notti di Parigi si rivela quindi un libro non del tutto piacevole da leggere, che a volte sembra scritto con una prosa pedante e poco brillante, ma che ci racconta qualcosa che nessun altro, all’epoca, ha narrato così direttamente: il ventre di una grande città che si avvia a vivere uno dei momenti più drammatici della sua storia. Il crudo realismo della narrazione di Restif, la sua attenzione per la vita degli emarginati segnalano che all’alba della Rivoluzione una nuova letteratura stava nascendo, che nuovi protagonisti si stavano affacciando sul teatro della Storia: dopo di lui altri autori, dotati di altri mezzi espressivi, avrebbero raccolto il suo testimone, per dar vita ad alcune delle più belle opere letterarie che conosciamo. Resta il rammarico che, come spesso accade, la conoscenza di questo autore sia fortemente limitata dalla stitichezza cronica dell’editoria italiana.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

4 pensieri riguardo “La prosa urbana di un precursore del realismo

  1. Sull’editoria taliana e sulla sua stitichezza, come ben la definisci, non si può mai dire abbastanza. E’ interessante, e il confronto aberrante per la nostra editoria, che questo libro (1 usato e due nuovi a 3 euro + circa 30 centesimi, si trovi tramite Amazon. E che sia Amazon, almeno i fatti mi mostrano questo, a costituire, per i libri rari, usati, il mezzo per stare sul mercato. .
    Davvero interessante la tua recensione; ho proveduto immediatamente all’acquisto. Unica incertezza, non mi danno, come d’abitudine, i tempi di spedizione. Saprò dire se arriverà.
    Buon anno e buon lavoro, come sempre prezioso.

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    1. Ciao Ivana e Buone Feste.
      Considerando il mio odio epidermico per la grande multinazionale che tratta i suoi dipendenti come poco più che schiavi, Ti segnalo due siti italiani dove si trovano molti libri “introvabili”:
      http://www.maremagnum.com
      http://www.comprovendolibri.it
      io di recente ho acquistato sul secondo sito, dove si trovano libri sia nuovi sia usati, il cofanetto de “La saga dei Forsyte” di John Galsworthy, Mondadori 1970 con traduzione di E. Vittorini, un grande classico mai più edito da allora (lo sto trepidamente aspettando via posta…).
      A presto
      Vittorio

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      1. Grazie. Farò tesoro dell’informazione.E sì, Amazon non suscita alcuna simpatia. Penso che tuttavia, dà lavoro, per quanto da schifo, a troppe persone per poter desiderare che cessi l’attività. E’ necessario organizzare e far sentire le proteste, anche da parte dei clienti, per costringere la società ad assicurare giuste condizioni di lavoro. Difficile. Non impossibile (spero).
        Tanto più, il tema e il problema della nsotra editoria è gravissimo e, dico la verità, mi sembra addirittura più insolubile, senza speranza.
        Poi, penso che le situazioni senza via d’uscita non esistono e, continuando ad arrabbiarmi, spero.
        Ancora buon anno a te

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