Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura austriaca, Libri, Novecento, Recensioni

La tragicommedia di un filisteo

IlDottorGraslerMedicoTermaleRecensione de Il dottor Gräsler medico termale, di Arthur Schnitzler

Mondadori, Oscar, 2000

Il dottor Gräsler medico termale non è una delle opere più conosciute di Arthur Schnitzler, anche perché ormai da tempo, dopo l’ultima edizione Mondadori che risale al 2000, non è più reperibile in libreria. Eppure a mio modo di vedere è un’opera importante per comprendere appieno la poetica di questo grande scrittore del primo novecento mitteleuropeo.
Si tratta di un lungo racconto, o di un romanzo breve, fedele quindi in ciò ad un modulo narrativo caro all’autore, pubblicato nel 1917, dunque in piena guerra, nello stesso periodo in cui Schnitzler lavorava ad alcuni dei suoi capolavori, come Fuga nelle tenebre e Il ritorno di Casanova. Rispetto a queste due opere, tuttavia, Il dottor Gräsler medico termale appare come prova a sé, non tanto per la tematica trattata, come vederemo, ma rispetto al tono generale del racconto.
Nella bella prefazione a questa vecchia edizione Oscar Mondadori il curatore, Giuseppe Farese, parla giustamente, a proposito di Gräsler, di personaggio tragicomico, e da tragicommedia è l’andamento complessivo del racconto.
La tematica generale è quella che Schnitzler sta esplorando insistentemente in quel periodo, e che infatti costituisce anche l’asse portante de Il ritorno di Casanova: l’incapacità di accettare l’invecchiamento. Non è un caso, a mio avviso, che il medico Schnitzler, da tecnico del corpo umano, superata la soglia dei cinquant’anni approfondisca nelle sue opere questa tematica: possiamo congetturare che, di fronte ai segni per lui facilmente riconoscibili e diagnosticabili della imminente decadenza fisica ci fosse la percezione di sé stesso come immutato ed immutabile dal punto di vista intellettuale e del sentimento, e che questo dualismo tra la capacità razionale di analizzare gli effetti sul proprio corpo dello scorrere della vita ed una percezione di sé come ancora e sempre giovane egli abbia tentato di analizzarlo ed anche di esorcizzarlo attraverso la scrittura. Sempre nella prefazione di Farese è al riguardo illuminante la citazione tratta da frammenti ed aforismi scritti da Schnitzler circa un decennio dopo, nel 1927, laddove asserisce che come idea base della tragedia moderna bisogna sempre considerare l’insolubile contraddizione tra ragione e sentimento (perciò la tragedia moderna si trasforma necessariamente in tragicommedia).
A questa tematica ne Il dottor Gräsler medico termale se ne affiancano altre, anch’esse tipicamente schnitzleriane: la distanza tra l’apparenza dell’essere, determinata dalle convenzioni sociali, e la vera essenza della personalità di ciascuno, nonché il tema della solitudine esistenziale del protagonista, contrapposta alla sua apparentemente piena integrazione sociale.
Se le tematiche trattate sono quindi tipiche dell’autore, il tono del racconto è decisamente più leggero rispetto a quello dei due capolavori sopra citati ed in generale a quello della gran parte delle opere di Schnitzler. È appunto un tono da tragicommedia, ed anche se nel racconto non mancano situazioni e momenti decisamente tragici, vengono anch’essi immersi in una atmosfera ovattata, quasi di ineluttabilità fisiologica: è anche questo tono che contribuisce al fascino indubbio del racconto.
La vicenda narra alcuni mesi della vita di Emil Gräsler, medico di mezza età che esercita la professione in uno stabilimento termale di Lanzarote durante l’inverno e in quello di una cittadina termale tedesca durante l’estate. Significativamente, a mio avviso, il nome di battesimo del protagonista compare solo in un paio di occasioni. In genere Schnitzler lo indica per cognome, quasi sempre come dottor Gräsler, a sottolineare con indubbia ironia il fatto che le sua personalità, quasi la sua stessa esistenza è definita unicamente dal ruolo professionale e sociale che ricopre. Questo ruolo poi non è affatto elevato: Gräsler ha rinunciato in gioventù ad occuparsi della vera scienza medica, ha trovato più comodo viaggiare per nave come medico di bordo e più tardi occuparsi delle finte malattie della buona borghesia che andava a passare le acque, peraltro adattandosi a esercitare in località non di primo piano.
All’inizio del racconto Gräsler sta lasciando Lanzarote all’inizio della primavera: pochi giorni prima la sorella, che viveva con lui, si è inspiegabilmente suicidata. Dopo poche settimane Gräsler giunge nella cittadina termale tedesca dove esercita, e qui incontra Sabine, una giovane donna per cui sente subito una forte attrazione. Quando Sabine gli farà pervenire una lettera nella quale si dichiara disposta a sposarlo, Gräsler tuttavia risponde prendendo tempo, ritornando, visto che la stagione è finita, nella sua città natale. Qui incontra un’altra ragazza, Katharina, graziosa commessa con la quale intreccia una relazione, ma anche il suo rapporto con lei è segnato da incertezze e da continui confronti con Sabine, che spera ancora di riconquistare. Nel contempo ritrova in soffitta le lettere della sorella e, non resistendo alla curiosità di leggerle, scopre in lei una personalità sconosciuta, una vita piena di relazioni amorose ed anche la probabile causa profonda del suo suicidio.
Quando Katharina muore di scarlattina, e dopo un tardivo tentativo di riavvicinamento a Sabine, Gräsler sposa, in un inatteso finale, una vedova sua vicina di casa, leggera e dalla vita non irreprensibile, con la quale, insieme alla figlia di lei, sbarca a Lanzarote per una nuova stagione medica.
Il cuore del racconto è indubbiamente nel rapporto tra Gräsler e Sabine: è qui che si gioca il destino esistenziale del protagonista, nell’incontro con una donna volitiva, affine a lui (è stata infermiera) e che gli vuole sinceramente bene. Gräsler tuttavia sarà incapace di accettare il compimento di questo rapporto, nonostante lo desideri fortemente, perché è incapace di pensare che qualcuno possa amarlo per quello che è, e costruisce quindi secondi fini, interpretando secondo i suoi schemi precostituiti le parole e gli atti delle persone che lo circondano. Si chiede sempre perché le persone fanno quello che fanno, dicono quello che dicono, rapportando tutto a sé stesso, alla sua coscienza di essere un filisteo, un uomo sulla soglia della vecchiaia cui gli altri si avvicinano solo per il suo (peraltro modesto) status sociale ed economico.
Sabine capisce il dramma di Gräsler, sa che lui da solo non potrà uscire da questa gabbia della coscienza e fa l’unica mossa che può fare per tentare di liberarlo: prende l’iniziativa in maniera forte e pratica. Ottiene però l’effetto opposto, quello di rendere espliciti i sospetti di Gräsler, che tuttavia non avrà neppure il coraggio di troncare definitivamente, preferendo dilazionare il chiarimento. E’ da notare, perché a mio avviso significativo nell’ambito dell’universo borghese in cui si muove Schnitzler, che rinunciando a Sabine Gräsler rinuncia anche alla possibilità di rilevare una clinica e quindi di migliorare la sua condizione sociale.
Se Sabine è il personaggio centrale della storia, Katharina è senza dubbio quello più commovente, con la sua semplice sensibilità e la sua capacità di dare senza chiedere nulla in cambio.
Il contraltare di Gräsler è la sorella, che a differenza di lui ha vissuto, si è abbandonata alle sue passioni (nascondendole tuttavia accuratamente, da buona borghese): il suo suicidio ci dice però che per Schnitzler anche questa strada non è praticabile per trovare un equilibrio esistenziale, perché inevitabilmente la fine dell’età della passione porta alla fine del senso della vita.
E allora, dopo tutte le occasioni perse per il suo egoismo esistenziale, al buon filisteo Gräsler non resta che arrendersi, consegnandosi alla vedova Sommer, che sicuramente della triade femminile del racconto è quella che più approfitterà delle debolezze di Gräsler a proprio vantaggio, tanto che già nella scena finale dello sbarco a Lanzarote sembra di percepire l’incipiente spuntare di protuberanze cornee presto molto ramificate sul capo di un Gräsler ormai in trappola.
Con Il dottor Gräsler medico termale un maturo Schnitzler ci regala quindi un altro dei suoi mirabili personaggi, e l’approfondita analisi psicologia che ne conduce è sapientemente amalgamata ad un tono leggero, come detto da tragicommedia, che quasi stupisce soprattutto se si ricorda che Schnitzler scrive nel pieno del conflitto mondiale che avrebbe portato al completo disfacimento del suo mondo. Sembra quasi che lo scrittore abbia voluto prendersi una pausa di fronte all’orrore che indubbiamente lo circondava, o meglio che abbia voluto concentrare nella figura di questo medico irresoluto e filisteo la sua incapacità di accettare ciò che avveniva in sé ed attorno a sé.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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