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Alle sorgenti del mito

StoriadelDottorFaustRecensione di Storia del dottor Faust, ben noto mago e negromante, di Johann Spies

Garzanti, I grandi libri, 1980

Il mito di Faust è forse il più importante topos della cultura tedesca, e ad esso si sono ispirate, nel corso dei secoli, alcune delle opere letterarie – e non solo – dell’intera Europa. Da The Tragical History of Doctor Faustus di Marlowe, composto ancora nel XVI secolo, sino al Doktor Faustus di Thomas Mann (1947) ed oltre, passando ovviamente per il Faust goethiano e per Il maestro e Margherita di Bulgakov, sono decine i romanzi, i testi teatrali, gli scritti poetici, le opere musicali che riprendono la storia dell’uomo che strinse il patto con il diavolo per acquisire la conoscenza. Il perché di tanto successo è facilmente intuibile: il rapporto tra scienza e morale, il tema della libera volontà umana contrapposta ai limiti a questa imposti dagli ordinamenti sociali di ordine religioso e politico, l’angoscia dell’uomo di fonte ai propri limiti esistenziali ed intellettuali, tutti temi che fondano il mito, sono altrettanti spunti attorno ai quali hanno riflettuto, dai diversi punti di vista dati dalle loro condizioni materiali e avvalendosi di diversi strumenti interpretativi, gli intellettuali della modernità e della contemporaneità occidentale, essendo strettamente connessi all’organizzazione sociale come si è venuta sviluppando dalla fine del medioevo in poi. Continua a leggere “Alle sorgenti del mito”

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Frammenti di un mondo vacuo che ritorna

RicordidiEgotismoRecensione di Ricordi di egotismo, di Stendhal

SE, Piccola Enciclopedia, 1989

Stendhal, scrittore caotico e disordinato, lasciò molte opere incompiute, tra le quali spicca sicuramente il Lucien Leuwen, uno dei suoi indubbi capolavori letterari. Fra queste vi sono anche i Ricordi di egotismo, frammento di un’opera di memorie cui lo scrittore lavorò per poche settimane all’inizio dell’estate del 1832, quando si trovava, in qualità di console, a Civitavecchia.
Nelle intenzioni dell’autore i Ricordi avrebbero dovuto coprire quasi un decennio della vita di Stendhal, il periodo che va dal giugno del 1821 – quando lascia Milano per non cadere nelle grinfie della polizia austriaca che lo sospettava di appoggiare i carbonari, rientrando a Parigi – al novembre 1830 – allorché parte per Trieste essendovi stato nominato console dal nuovo regime orleanista. Come andò è noto: Metternich non espresse il gradimento per il console liberale e Stendhal fu inviato nella noiosa Civitavecchia come console presso lo stato pontificio. Continua a leggere “Frammenti di un mondo vacuo che ritorna”