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Il piccolo gioiello per entrare nei mondi dell’autore

IlTesorodellaEspirituSantoRecensione de Il tesoro della “Espiritu Santo”, di Robert Louis Stevenson

Stampa Alternativa, Fiabesca, 1997

Nel 1883 Robert Louis Stevenson, allora trentatreenne, dà alle stampe il suo primo romanzo, L’isola del tesoro, destinato ad essere, soprattutto nelle sue riduzioni per ragazzi, uno dei libri capaci di far innamorare della grande letteratura intere generazioni di giovani lettori. Sino ad allora aveva pubblicato solamente alcuni racconti, e tra questi vi era The merry men, edito nel 1882.
Questo volumetto dell’editore Stampa alternativa, fortunatamente ancora disponibile, ha il grandissimo merito di proporci questo autentico piccolo gioiello della produzione stevensoniana, la cui lettura, a mio modo di vedere, è fondamentale per entrare negli scenari e nei mondi interiori di cui l’autore ci parlerà nei suoi successivi capolavori.
Vi è subito da dire che questa edizione del racconto, ancorché come detto meritevole, perpetra nei confronti dell’originale una sorta di alto tradimento, traducendo il titolo originale in Il tesoro della “Espiritu santo”. Continua a leggere “Il piccolo gioiello per entrare nei mondi dell’autore”

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I saccheggiatori di civiltà

IlSaccheggiatorediRelittiRecensione de Il saccheggiatore di relitti, di Robert Louis Stevenson

Newton, Tascabili economici, 1993

Il saccheggiatore di relitti è un romanzo poco noto di Robert Louis Stevenson, scritto dall’autore mentre già viveva nelle Samoa, nel luogo da lui chiamato Vailima (i cinque fiumi) dove morirà a quarantaquattro anni due anni dopo la sua pubblicazione.
Stevenson ha quindi già alle spalle gran parte della sua vasta produzione letteraria, compresi capolavori quali L’isola del tesoro, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, Il Signore di Ballantree. Ha ormai alle spalle anche la Gran Bretagna vittoriana, della quale ha contribuito a svelare, in particolare nelle due ultime opere citate, la profonda ipocrisia di una superficie moralista e intrisa di positivismo, che richiede la rimozione dei recessi oscuri e delle pulsioni dell’animo umano che costituiscono la faccia nascosta della costruzione sociale. Continua a leggere “I saccheggiatori di civiltà”

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L’unica, limitata possibilità di conoscere un autore presumibilmente grande

LibussaRecensione di Libussa, di Carl Sternheim

Adelphi, Piccola biblioteca, 1995

Carl Sternheim è un autore del primo novecento tedesco quasi del tutto ignorato dall’editoria italiana. Oltre a questa novella, meritoriamente data alle stampe da Adelphi, mi risulta esistano solo una edizione delle cinque commedie che costituiscono il Ciclo dell’eroe borghese (De Donato, 1967) e pochissime altre vecchie edizioni di alcune delle sue opere, reperibili solo sul mercato dell’usato.
Eppure Sternheim è ancora oggi molto popolare in Germania, essendo considerato uno degli esponenti di spicco dell’espressionismo, ed in particolare le sue opere teatrali sono molto rappresentate.
Sternheim, di agiata famiglia ebraica, visse tra il 1878 e il 1942, dal 1912 quasi prevalentemente a Bruxelles; le sue opere vennero messe al bando dal nazismo sia in quanto l’autore era ebreo sia per il loro contenuto. In esse infatti Sternheim denuncia, secondo quanto è possibile desumere dalle notizie reperibili in rete, la grettezza e la corruzione morale della borghesia tedesca dell’età guglielmina. Fu amico di numerosi intellettuali ed artisti tedeschi del primo novecento, tra i quali Franz Wedekind, di cui in seguito sposò la figlia, e collaborò nel 1908 alla fondazione della rivista espressionista Hyperion, la prima a pubblicare scritti di Kafka. Continua a leggere “L’unica, limitata possibilità di conoscere un autore presumibilmente grande”

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La continuazione di Tristram Shandy con altre modalità

ViaggioSentimentaleRecensione di Viaggio sentimentale, di Laurence Sterne

Mondadori, Oscar classici, 1991

La Gran Bretagna del XVIII secolo è senza dubbio la terra dove nasce il romanzo moderno, dove vengono poste le basi, anche teoriche, di quello che sarà il successivo sviluppo della letteratura borghese come la conosceremo compiutamente nel corso dei due secoli successivi. Scrittori come Defoe (che era irlandese come molti degli autori britannici), Fielding, Smollett e Richardson, solo per citare i maggiori, sono unanimemente considerati tra i fondatori di quel genere letterario che in termini anglosassoni viene definito novel – nel quale l’elemento realistico, spesso accompagnato da intenti satirici, caratterizza la narrazione – in contrapposizione al romance di origine medievale il cui tratto dominante è la dimensione eroica e cavalleresca. Anche se nei secoli precedenti ed in contesti sociali diversi non erano mancati esempi di opere letterarie riconducibili a posteriori ai caratteri essenziali di novel (l’esempio più straordinario essendo il Don Quixote) è con l’affermazione della società borghese tra XVII e XVIII secolo in Gran Bretagna che questo genere diviene uno dei pilastri della produzione letteraria, in quanto capace meglio di qualunque altro di descrivere i nuovi rapporti sociali, di trarre dalla realtà – secondo il necessario pragmatismo che i tempi imponevano – gli elementi per veicolare o criticare, a seconda dei casi, i nuovi valori su cui si fondava la società. Continua a leggere “La continuazione di Tristram Shandy con altre modalità”