Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Recensioni, Romanticismo

La continuazione di Tristram Shandy con altre modalità

ViaggioSentimentaleRecensione di Viaggio sentimentale, di Laurence Sterne

Mondadori, Oscar classici, 1991

La Gran Bretagna del XVIII secolo è senza dubbio la terra dove nasce il romanzo moderno, dove vengono poste le basi, anche teoriche, di quello che sarà il successivo sviluppo della letteratura borghese come la conosceremo compiutamente nel corso dei due secoli successivi. Scrittori come Defoe (che era irlandese come molti degli autori britannici), Fielding, Smollett e Richardson, solo per citare i maggiori, sono unanimemente considerati tra i fondatori di quel genere letterario che in termini anglosassoni viene definito novel – nel quale l’elemento realistico, spesso accompagnato da intenti satirici, caratterizza la narrazione – in contrapposizione al romance di origine medievale il cui tratto dominante è la dimensione eroica e cavalleresca. Anche se nei secoli precedenti ed in contesti sociali diversi non erano mancati esempi di opere letterarie riconducibili a posteriori ai caratteri essenziali di novel (l’esempio più straordinario essendo il Don Quixote) è con l’affermazione della società borghese tra XVII e XVIII secolo in Gran Bretagna che questo genere diviene uno dei pilastri della produzione letteraria, in quanto capace meglio di qualunque altro di descrivere i nuovi rapporti sociali, di trarre dalla realtà – secondo il necessario pragmatismo che i tempi imponevano – gli elementi per veicolare o criticare, a seconda dei casi, i nuovi valori su cui si fondava la società.
E’ in questo straordinario contesto sociale e culturale che vedono la luce anche le opere di un autore come Laurence Sterne, che pongono già le basi per la destrutturazione formale (ma anche sostanziale) del romanzo borghese che si avrà compiutamente quasi due secoli dopo, in quel drammatico passaggio tra il positivismo tardo ottocentesco e la grande crisi novecentesca.
La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo è senza dubbio una pietra miliare della letteratura di ogni tempo: oltre ad essere un libro divertentissimo, la sua lettura ci permette davvero di addentrarci in un mondo letterario che definire moderno e anticipatore è sicuramente riduttivo.
Non è tuttavia di questo capolavoro, che consiglio caldamente al godimento di quei pochi che leggeranno queste note (anche se sono convinto che quasi tutti tra quei pochi l’abbiano già letto), che intendo parlare, ma dell’altra grande opera di Sterne, relativamente meno conosciuta, ovverosia il Viaggio sentimentale.
Questa opera, che restò incompiuta per la morte dell’autore, è legata a doppio filo al Tristram Shandy per vari motivi: innanzitutto il protagonista e narratore del Viaggio è Yorick, il parroco di Shandy Hall che gioca un ruolo non secondario tra i personaggi del capolavoro Sterneiano; nel Viaggio, inoltre, non sono pochi i richiami ed i rimandi all’opera maggiore, a partire dal fatto che Tristram intraprende, nel libro nono, un viaggio in Francia, di cui Yorick ripercorre sostanzialmente le tappe.
Il Viaggio sentimentale è infatti – o avrebbe dovuto essere – il resoconto stilato a posteriori dal protagonista di un Gran tour attraverso la Francia e l’Italia. Purtroppo come detto l’opera è incompiuta, e termina bruscamente mentre Yorick si trova in una locanda a pochi chilometri dal passo del Frejus. Con gran rammarico, quindi, non sapremo mai come Sterne avrebbe descritto il nostro paese: possiamo solo immaginare che non sarebbe stato tenero, visto il tono generale dell’opera, e che quindi ci manchi una critica che forse ci sarebbe stata utile ancora oggi.
Il Viaggio sentimentale nasce essenzialmente come la satira di un genere letterario allora molto in voga in Gran Bretagna: la Travel literature. La società ricca e colta inglese (ma in breve la moda si diffonderà in tutta Europa) sentiva il bisogno di completare la propria educazione viaggiando attraverso la Francia (considerato il paese dai modi più raffinati) e l’Italia (patria della bellezza, della grande arte e dei lasciti dell’antichità). Per accompagnare questi viaggi era nata una fiorente industria letteraria che produceva guide al viaggio, nelle quali si descrivevano usi e costumi, leggi, tradizioni, monumenti antichi dei luoghi, redatte in forma impersonale ed oggettiva: il più importante autore di una di queste guide è Tobias Smollett (che nel Viaggio Sterne sbeffeggia chiamandolo Smellfungus), con i suoi Travels through France and Italy. Sterne, in piena coerenza con quanto costituisce l’essenza del Tristam Shandy, ritiene che si debbano indagare e raccontare, in luogo dei grandi fatti e delle grandi evidenze, le trivialities, ovverosia gli elementi minuti, quasi privati che caratterizzano l’esperienza del viaggio, perché solo da questi si può ricavare e trasmettere il senso profondo dell’esperienza umana e formativa che il viaggio comporta, permettendo di mettere a confronto i nostri assunti culturali con quelli che il carattere dei luoghi esprime. Il Viaggio sentimentale è quindi fatto di piccoli episodi, alcuni teneri ed intimi, altri – molti altri – molto divertenti grazie ad una buona dose di satira e anche di raffinata – quasi nascosta – licenziosità, ma tutti caratterizzati da un tono bonario e il cui intento è quello di permetterci di capire che l’incontro con il diverso, con l’estraneo è elemento fondamentale la nostra crescita umana. Esemplare a questo proposito è il primo incontro del viaggio: quello di Yorick – non dimentichiamoci sacerdote anglicano – con un vecchio frate mendicante, in una locanda di Calais. Inizialmente Yorick tratta male il frate, e gli rifiuta l’elemosina sulla base di una morale preconfezionata secondo la quale ben altri sono i poveri al mondo. Poche pagine dopo, però, i due si reincontrano, e di fronte al candore e all’umanità del frate Yorick si rende conto di avere agito per partito preso: i due si scambiano le rispettive tabacchiere e Yorick ci dice che quel piccolo oggetto diviene per lui molto importante, per il ricordo che vi è associato, e che qualche anno più tardi, tornato a Calais, piangerà calde lacrime sulla tomba di frate Lorenzo (da notare che il personaggio ha lo stesso nome, italianizzato, di Sterne). Ecco, l’elemento tipicamente sterneiano di questa storia sta proprio, a mio avviso, nello scambio delle tabacchiere: è questo piccolo gesto, sono questi piccoli oggetti che materializzano la storia e la sua morale. Come sempre in Sterne, le grandi verità sono svelate da fatti apparentemente marginali, ma che spesso contengono e ci svelano una verità più profonda dei fatti ufficiali.
Una piccola, preziosissima perla di questo stile, sul versante della satira e dello sberleffo, è l’episodio raccontato in poche righe al termine del primo dei due volumi di cui l’opera si compone. Yorick ci dice che un giorno, attraversando la campagna in carrozza con la Marchesa de Rambouillet (celebre preziosa animatrice di un salotto letterario, peraltro morta oltre un secolo prima del viaggio di Yorick) ella gli chiese di tirare la cordicella per fermare la carrozza: alla domanda di Yorick su cosa desiderasse, ella rispose: rien que de pisser. Sublime, come le susseguenti considerazioni di Yorick, che lascio al piacere del lettore.
Questo modo di vedere le cose, di trasmetterci le grandi verità attraverso i piccoli fatti, richiede che un altro dei dogmi della Travel literature venga infranto: nel Viaggio sentimentale non esiste una impersonale oggettività, ma tutto è filtrato attraverso i sensi e i ricordi di Yorick: come dice Giuseppe Sertoli nella bella edizione Oscar Mondadori da me letta, ciò che Yorick non vede, non sente, non sperimenta direttamente semplicemente non esiste. Ciò spiega anche il titolo dell’opera: il protagonista del viaggio è infatti il sentimento di Yorick di fronte alle persone che incontra e alle situazioni in cui si trova. E questo sentimento muta nel tempo, facendo assumere al viaggio anche una dimensione di formazione, e all’opera quasi quella di un bildungsroman. Lo Yorick che incontra frate Lorenzo a Calais è profondamente diverso, infatti, da quello che piangerà sulla sua tomba, e questo cambiamento è il frutto precipuo del viaggio intrapreso.
Ci sarebbero tantissime altre cose da dire su quest’opera così complessa e allo stesso tempo così godibile, sui suoi rapporti profondi e sulle differenze con il Tristram Shandy, sul debito di Sterne nei confronti di grandi del passato (il nome del protagonista rimanda direttamente a Shakespeare, ma non mancano richiami precisi a Rabelais, a Cervantes e ad altri): molti di questi aspetti possono essere approfonditi nel già citato, bellissimo saggio introduttivo all’edizione Mondadori scritto da Giuseppe Sertoli.
Una cosa importantissima da evidenziare è che questa edizione, come la maggior parte di quelle edite in Italia, è basata sulla traduzione che del Viaggio fece Ugo Foscolo nel 1812-13, con lo pseudonimo di Didimo Chierico. Indubbiamente questo fatto testimonia come Foscolo sia stato uno degli intellettuali più cosmopoliti del panorama italiano del primo XIX secolo e come proprio questo cosmopolitismo gli abbia permesso di comprendere la grandezza di uno scrittore certo molto lontano da un clima intellettuale e sociale prettamente italiano (per quanto possa avere senso questo termine per il periodo considerato). Per noi lettori di oggi la prosa di Foscolo può essere a volte ardua, e la sua comprensione richiede di immergersi con la dovuta concentrazione nella lettura: superati gli ostacoli, tuttavia, fornirà un ulteriore elemento di fascino a quest’opera. Chi non se la sentisse di affrontare Didimo Chierico ha comunque a disposizione una curata edizione Marsilio con una moderna traduzione di Viola Papetti , corredata, come del resto l’edizione Mondadori, del testo originale a fronte.
In conclusione, se il Viaggio sentimentale non ha certo la forza dirompente e corrosiva del Tristram Shandy, se in alcune sue parti il patetico sembra prevalere (sempre però accompagnato da un brusco ritorno alla trivialità) è sicuramente una lettura che ci permette di completare la comprensione della poetica di uno dei più grandi inventori di letteratura di sempre, capace di intuire che ciò che era da poco stato costruito, il romanzo, necessitava – per potersi evolvere nel tempo – di essere distrutto. È questa visione dialettica, questa capacità dei più grandi di smontare ciò che li aveva preceduti e rimontarlo secondo canoni diversi che ci ha regalato la gioia di leggere tanti capolavori della letteratura di ogni tempo.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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