Pubblicato in: Classici, Filosofia, Illuminismo, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Recensioni

Una modesta proposta in procinto di essere riformulata

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Recensione de Il leone non mangia la vera vergine, di Jonathan Swift

La spiga – Meravigli, Libri di una sera, 1993

Libri di una sera è il titolo della collana della scomparsa casa editrice La Spiga – Meravigli nel cui ambito, oltre vent’anni orsono, venne stampato questo volumetto, che raccoglie alcuni dei numerosi scritti satirici e polemici di Jonathan Swift. In effetti le dimensioni del volume, di sole 48 pagine, sono adatte ad una lettura rapida; il suo contenuto, tuttavia, per la carica corrosiva che caratterizza i singoli, brevi scritti, per l’eterodossia delle tesi sostenute rispetto a quelli che erano i cardini dell’ordinamento sociale del Regno Unito agli albori del XVIII secolo, è tale da meritare una lettura attenta e da indurre a profonde riflessioni, con la conseguenza di riservare a questo piccolo libro forse qualche sera in più rispetto a quanto suggerito dall’editore.
Swift è noto soprattutto per il suo capolavoro, I viaggi di Gulliver, uno dei testi fondativi del romanzo moderno ed anche una delle satire più straordinarie della società britannica dell’epoca, dei suoi meccanismi di potere e delle sue convenzioni. La vena polemica che nel romanzo maggiore troviamo trasfigurata nella descrizione dei vari paesi che Gulliver visita durante i suoi viaggi, la troviamo condensata in questo campionario di scritti minori, dove emerge il Swift protagonista o comunque attore di primo piano della vita politica e culturale della sua epoca, lucidissimo spirito critico di un periodo che prelude alla prima rivoluzione industriale che cambierà per sempre il volto della Gran Bretagna e del mondo intero. Il volumetto propone per prima la breve novella che gli dà il titolo, pubblicata originariamente come articolo sul periodico Tatler di cui Swift curava la sezione letteraria. In essa l’autore racconta di un suo sogno, nel quale immagina che le parrocchie inglesi allevino ciascuna un leone, e che le promesse spose che si dichiarano vergini debbano entrare nella fossa della belva: considerando che secondo una credenza popolare i leoni non mangiano le vergini, se il loro stato è quello da loro dichiarato supereranno la prova, altrimenti saranno sbranate. Swift visita alcune parrocchie e ci racconta di come molte donne, ritenute modello di virtù, vengano sbranate, confessando – prima di morire – le loro colpe. Nelle poche prove che si concludono in maniera incruenta le spose hanno comunque una qualche dimestichezza con i piaceri sessuali, essendosi limitate a pratiche che non facessero perdere loro la verginità: per questo i leoni, pur non uccidendole, le feriscono con sovrano disprezzo. Solo alcune ragazze tra gli otto e gli undici anni, e non tutte neppure tra quelle, possono permettersi di scherzare liberamente con i leoni.
Almeno due sono i livelli a cui può essere letta questa breve novella, entrambi direttamente connessi alle convinzioni che stanno alla base della produzione letteraria e giornalistica di Swift. Ad un primo livello la novella ci svela il pessimismo dell’autore nei confronti del genere umano, inteso soprattutto come distanza tra ciò che realmente l’uomo è e ciò che deve essere nel consesso sociale, tra le motivazioni vere e quelle dichiarate del suo agire; l’orrenda fine delle donne tra le grinfie dei leoni ci dice quanto Swift ritenesse barbare le convenzioni sociali, prima fra tutte quelle relative alla repressione delle pulsioni sessuali. Da un altro punto di vista la novella si scaglia contro gli oppositori dello Swift politico e letterato, che non sono in grado, o non vogliono – a differenza dei leoni – riconoscere la vera vergine e si scagliano contro di lui per partito preso. Se il primo livello di lettura è facilmente intuibile anche dal breve riassunto del sogno di Swift fatto sopra, quest’ultimo, per essere percepito, necessita della lettura dell’incipit e della conclusione della novella, nei quali l’autore si rivolge direttamente ai suoi critici per augurarsi che abbiano la capacità di discernimento dei leoni.
Il testo che segue è uno dei più noti del Swift polemista, ed è edito nel nostro paese anche come volume a sé stante. Si tratta di Una modesta proposta, che rappresenta forse il più tremendo, lancinante e lucido grido di dolore sulle condizioni delle classi subalterne irlandesi in quell’epoca storica. In una decina di pagine Swift – che pure era un tory, un conservatore legato al partito espressione della nobiltà terriera – ci fa toccare con mano come le condizioni materiali dell’economia richiedessero che i contadini irlandesi fossero ridotti alla fame ed alla disperazione per mantenere nell’ozio e nel lusso i proprietari terrieri, e come questa situazione fosse destinata a peggiorare con l’incipiente urbanizzazione data dal primissimo sviluppo industriale. Swift ci introduce in questa tragica realtà attraverso l’arma della satira, di una satira tanto più spietata quanto più basata sul tono leggero e asettico che utilizza per illustrarci la sua modesta proposta.
Il breve saggio, organizzato come il testo scientifico di un economista che intende risolvere il problema della povertà, ci fornisce innanzitutto alcuni dati agghiaccianti: in Irlanda vi sono all’epoca 200.000 giovani coppie, che possono avere prole. Di queste, solo 30.000 possono provvedere ai figli! In altri termini, Swift ci informa che l’85% delle famiglie in Irlanda è povero o poverissimo. I bambini di queste coppie sono un grande problema: per i genitori rappresentano un costo non sostenibile, mentre la società se li troverà di fronte come mendicanti o criminali, comunque troppo deboli per fungere da forza lavoro.
Qual è la proposta di Swift? Che i bambini all’età di un anno vengano uccisi per essere mangiati dai gentlemen, che li apprezzerebbero senz’altro. I genitori avrebbero così un piccolo reddito annuo, dato dalla vendita dei figli, e si risolverebbe il problema del loro futuro. Swift analizza puntualmente tutti i numerosi altri vantaggi della proposta, spingendosi a descrivere anche i modi in cui i bambini possono essere cucinati per essere più prelibati, sino ad ipotizzare che con la pelle dei bimbi si possano confezionare finissimi guanti e stivaletti. Non prende neppure in considerazione ipotesi alternative, quali un miglior trattamento economico dei contadini, perché palesemente irrealistiche.
Come detto, credo che sia difficile anche oggi ravvisare una maggiore capacità d’accusare le conseguenze dell’organizzazione sociale ed economica sulla vita delle persone: la forza dirompente di Una modesta proposta sta proprio nel suo tono distaccato, nel suo essere pienamente plausibile se si affronta il problema che la sottende esclusivamente dal punto di vista economico, riducendo le persone ad un problema da risolvere, naturalmente non mettendo in discussione le vere cause del problema stesso. Oggi, in un periodo in cui tutto viene misurato sulla base dell’utilità economica (utilità per alcuni, s’intende…), in cui le pensioni sono un problema, in cui le spese pubbliche per la salute, per l’istruzione, per la cultura sono un problema, la proposta di Swift potrebbe ritornare di una qualche utilità, certo depurata dai suoi aspetti più esecrabili (oggi siamo civili, che diamine!): non vi pare di cogliere, nelle odierne politiche sull’allungamento dei tempi lavorativi e sulla riduzione delle prestazioni sanitarie, il non confessato auspicio che si muoia prima, così da non gravare oltre il lecito sul sistema previdenziale? Purtroppo la carne di pensionato, essendo coriacea, è molto meno appetibile di quella di bambino, per cui la proposta di Swift rimane economicamente molto più efficace. Tuttavia non si deve disperare: prima o poi qualche economista, laureato in note università ed editorialista di importanti quotidiani la rispolvererà perlomeno nella sua essenza.
Una modesta proposta, che rappresenta secondo me il vero baricentro del volume, è seguita da alcuni altri brevi testi del Swift pamphlettista.
Meditazione su un manico di scopa è un brevissimo saggio nel quale l’autore ironizza sull’ambizione dell’uomo di dominare la natura: l’uomo con la sua azione in realtà la degrada, portando ovunque sporco e corruzione, e finendo comunque per essere buttato via o bruciato come un manico di scopa. Di analogo argomento è il successivo Saggio tritico sulle facoltà della mente, che sviluppa brevi ragionamenti sui congeniti mali del consorzio umano a partire da alcuni assunti delle filosofie antiche.
L’informatore è un articolo di critica teatrale in difesa della commedia di John Gay L’opera del medicante, la cui scrittura fu ispirata all’autore dallo stesso Swift e che a sua volta ispirerà L’opera da tre soldi di Brecht. Evidentemente il contenuto satirico dell’opera non era piaciuto a cortigiani e statisti, e Swift si lancia con il solito sarcasmo nell’appassionata difesa della commedia, che diviene anche la difesa dell’umorismo, ed in particolare di quello definito ipocritamente basso, dei quali maestri sono stati tra gli altri Rabelais e Cervantes.
Il volume si chiude con Suggerimenti per un saggio sulla conversazione, in cui Swift esalta la conversazione come una delle forme più nobili di relazione tra le persone ma condanna la modalità che essa assume quando, come spesso capita in società, è totalmente vuota e fine a sé stessa o volta solamente ad affermare il proprio ego nei confronti di quello altrui. Anche in questo godibile saggio Swift non rinuncia al suo stile analitico, contribuendo in questo modo a rendere più credibili, quasi fossero scientificamente provate, le sue opinioni.
Se, come detto, il volume da me letto è oggi difficilmente reperibile, molti dei piccoli saggi che lo compongono possono essere letti in altre edizioni, in particolare i più importanti. Su tutti ovviamente spicca Una modesta proposta, saggio che va letto e meditato a lungo per capire le idee di un grande scrittore quale Swift è stato, ma anche perché le lunghe ombre ideologiche che vengono messe alla berlina dal genio di questo irlandese del ‘700 continuano a proiettarsi su di noi e sulla nostra vita quotidiana, oggi forse con un’intensità sconosciuta nei decenni scorsi.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

2 pensieri riguardo “Una modesta proposta in procinto di essere riformulata

  1. Si, facciamo sicuramente parte di un ristrettissimo club. E ancor più ristretto se consideriamo quelli che non solo ce l’hanno ma l’hanno anche letto e commentato quel libretto de “La Spiga – Meravigli”. E’ vero di pensionati ce ne sarebbero in abbondanza il problema è che la loro carne non è così tenera e carnosa come quella dei bambini. Swift un genio.

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    1. Si, mi ero posto anche io il problema della carne coriacea dei pensionati: oggi però l’industria alimentare è sicuramente in grado di risolverlo.
      Swift, da buon Tory legato alla proprietà terriera, vede con estrema lucidità i drammi dell’incipiente industrializzazione.

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