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Società, arte, realtà e morte in un mix esplosivo di grande letteratura

RaccontiCrudeli.jpgRecensione di Racconti crudeli, di Villiers de l’Isle-Adam

Frassinelli, I Classici classici, 1995

Ci sono autori che, per uno strano destino, non sono entrati nel nostro immaginario collettivo come dei classici, pur avendone tutte le caratteristiche. Forse questo accade più frequentemente per quegli autori che risulta difficile classificare, a cui risulta arduo attribuire una etichetta definita.
Uno di questi autori è, a mio modo di vedere, Jean-Marie-Mathias-Philippe-Auguste, conte di Villiers de l’Isle-Adam, che d’ora in poi chiameremo familiarmente Villiers.
Questo personaggio, che potrebbe essere benissimo il frutto dell’invenzione di un romanziere decadente, era il rampollo di una delle più antiche famiglie nobiliari di Bretagna; attraversò, spesso in completa miseria arrabattandosi con la collaborazione a svariate riviste, uno dei periodi più drammatici, ma anche culturalmente più fecondi, della storia di Francia, quello che va dal Secondo impero ai primi decenni della Terza repubblica, passando attraverso la sconfitta di Sedan e la Comune di Parigi. Continua a leggere “Società, arte, realtà e morte in un mix esplosivo di grande letteratura”

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Prima del verismo

romanzigiovanilivergaRecensione di Romanzi giovanili, di Giovanni Verga

Frassinelli, I Classici classici, 1996

E’ un volume prezioso questo, edito da Frassinelli ormai vent’anni fa, perché riunisce i romanzi del Verga preverista: oggi infatti i cinque romanzi proposti da questo libro devono essere acquistati singolarmente, oppure letti nell’impersonale forma di un e-book che riunisce l’intera produzione dell’autore siciliano.
E’ un volume prezioso perché ci permette di esplorare l’universo poetico di Verga negli anni, prima fiorentini e poi milanesi, nei quali sviluppò ed affinò – attraverso le contaminazioni che gli derivavano dalla lettura dei grandi romanzieri dell’800 europeo, soprattutto dei romantici e dei naturalisti francesi, ed i contatti che ebbe con la scapigliatura milanese, i tratti essenziali della sua narrativa, che sarebbe poi sfociata nei grandi romanzi veristi.
Per la verità il volume tralascia – credo giustamente – le primissime opere di Verga, i tre romanzi a sfondo patriottico scritti dall’autore tra i 16 ed i 23 anni, che non hanno lasciato gran traccia nella nostra storia della letteratura. Continua a leggere “Prima del verismo”

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Un autore statunitense, non “americano”

labanconotadaunmilionedidollariRecensione de La banconota da un milione di sterline e altri racconti, di Mark Twain

Newton, Tascabili economici, 1993

Oggi la fama di Mark Twain, almeno nel nostro paese, è generalmente associata a quella dei suoi due più famosi romanzi: Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn, e per questo l’autore è dai più considerato uno scrittore umoristico per ragazzi.
La personalità letteraria di Twain è invece estremamente complessa, e la sua parabola artistica ed umana ne fanno il più americano degli scrittori d’America, come dicono giustamente Gianni Pilo e Sebastiano Fusco nella breve prefazione posta all’inizio di questa piccola raccolta di suoi racconti. Non condivido invece quello che hanno asserito Hemingway e Faulkner (Twain come ”Il primo vero scrittore americano”: e Melville, Hawthorne, Poe? Quanto americani erano? E’ aperto il dibattito…) Continua a leggere “Un autore statunitense, non “americano””

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Nel solco di Gogol’: i racconti di un grande intellettuale sovietico

ilsottotenentesummenzionatoRecensione de Il sottotenente Summenzionato, di Jurij Tynjanov

Sellerio, La memoria, 1992

Un oscuro scritturale militare alle prime armi, durante la copia di una ordinanza che deve essere sottoposta all’imperatore compie degli errori: dà per morto un tenente che non lo è affatto e invece di scrivere ”i sottotenenti summenzionati Stiven, Rybin e Azančeev vengono destinati…” scrive ”i sottotenenti Summenzionato, Stiven, Rybin e Azančeev vengono destinati…”. L’ordinanza viene sottoscritta dall’imperatore e l’inesistente sottotenente Summenzionato inizia ad avere una sua propria vita, mentre il tenente Sinjuchaev si ritrova ad essere morto a tutti gli effetti.
Si potrebbe legittimamente pensare che l’autore di un racconto con un inizio così folgorante e paradossale sia Gogol’. Invece Il sottotenente Summenzionato è uno splendido racconto di Jurij Tynjanov, critico, storico e scrittore sovietico vissuto tra il 1894 e il 1943, uno dei massimi rappresentanti del formalismo russo. Continua a leggere “Nel solco di Gogol’: i racconti di un grande intellettuale sovietico”

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Quanto dista Siena da Praga?

ilpodereRecensione de Il podere, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1990

Recentemente, recensendo il romanzo che viene considerato il capolavoro di Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, avevo asserito, sia sulla base di riscontri critici che su quella della lettura diretta de Il podere, successivo romanzo dell’autore in termini di redazione (anche se pubblicato – postumo – dopo Tre croci), che si poteva parlare di un progressivo riavvicinamento di Tozzi ad una narrativa di tipo verista, dando a questa asserzione quasi il senso di una involuzione rispetto alla splendida anomalia rappresentata da Con gli occhi chiusi nel contesto culturale dell’Italia di inizio novecento.
Ora, dopo la recente rilettura de Il podere, mi sento di riproporre quel giudizio solo in parte.
Certo, è indubbio che Il podere sia un romanzo che può trarre in inganno più facilmente il lettore, che è quasi naturalmente portato a vedere – ad una lettura superficiale – nel protagonista Remigio Selmi uno stretto parente dei vinti di verghiana memoria; è anche indubbio che l’ambientazione nel mondo periferico della campagna che circonda la città di Siena, la notevole dose di realismo con cui Tozzi in questo romanzo ci fa vivere Continua a leggere “Quanto dista Siena da Praga?”

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Gotico vittoriano con venature eterodosse

lacatenadeldestinoRecensione de La catena del destino, di Bram Stoker

Theoria, Riflessi, 1990

Dopo La tana del verme bianco ecco un’altra delle opere minori, e quasi dimenticate, di Bram Stoker. Ed ecco, ancora una volta, emergere la necessità di leggere la sua opera più famosa per penetrare appieno la poetica di questo scrittore vittoriano. Detto questo vi è da dire che mi è stato possibile, attraverso la lettura di questi due brevi romanzi, confrontare l’inizio e la fine della produzione letteraria di Stoker, ricavandone per confronto interessanti spunti di riflessione.
La catena del destino è infatti la seconda opera dell’autore, scritta nel 1875 da uno Stoker ventottenne: 22 anni la separano dal capolavoro della maturità, e ben 36 da La tana del verme bianco, scritto un anno appena prima della morte. Continua a leggere “Gotico vittoriano con venature eterodosse”

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Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento

congliocchichiusiRecensione di Con gli occhi chiusi, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1992

Da un punto di vista culturale e letterario, esattamente come da un punto di vista sociale ed economico, l’Italia del primo novecento, l’Italietta giolittiana che si avvia verso la prima guerra mondiale e il fascismo è un paese sostanzialmente arretrato rispetto ai sommovimenti che scuotono il panorama culturale dell’Europa centro-settentrionale.
Mentre nelle maggiori aree culturali europee si affacciano i grandi scrittori che rivoluzioneranno per sempre il modo di fare letteratura, sull’onda della fine del mito positivista, della presa di coscienza della crisi della società borghese e delle scoperte dovute alla psicanalisi, l’Italia esprime correnti letterarie che importano con un cronico ritardo fermenti altrove già assopiti e superati. E’ il caso del verismo di Verga, Capuana e De Roberto, che costituirà il punto di riferimento culturale in Italia anche all’inizio del nuovo secolo, derivato in buona parte dalla scapigliatura milanese, in cui si può ritrovare, a scoppio ritardato di quasi un ventennio, il percorso letterario che in Francia portò dal decadentismo tardoromantico al naturalismo. Continua a leggere “Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento”