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Il paradosso come cifra della polemica culturale, ovvero Napoleone mito inverato

limperatoreinesistenteRecensione de L’imperatore inesistente, di Jean-Baptiste Pérès, Richard Whately e Aristarchus Newlight

Sellerio, il divano, 1989

Nonostante la recente svolta che ha portato la sua più conosciuta collana a proporre di fatto quasi unicamente libri gialli (sopportando a questo proposito una insanabile contraddizione, essendo tale collana caratterizzata da copertine blu), alla casa editrice Sellerio bisogna essere sommamente grati, per il fatto di pubblicare volumi originali, di autori spesso poco frequentati, sempre comunque significativi quanto a qualità intrinseca e cura editoriale.
Una vera piccola perla nella produzione editoriale di Sellerio è a mio avviso rappresentata dalla collana Il divano: volumetti dalla veste grafica minimalista, che propongono autori antichi e contemporanei spesso sconosciuti non solo al grande pubblico ma anche agli entusiasti, ed altre volte opere semisconosciute e minori di autori classici. Una collana in cui è possibile trovare autentiche chicche, fatta, come dice la sua presentazione ufficiale, di libri divaganti e originali, fatti ignoti e stravaganti, curiosità letterarie di grande ricchezza intellettuale.
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Tra nostalgia e lucida critica: la kakania di Franz Werfel

nellacasadellagioiaRecensione di Nella casa della gioia, di Franz Werfel

Guanda, Prosa contemporanea, 1993

L’edizione italiana di questo racconto lungo di Franz Werfel, edita da Guanda, racchiude un piccolo mistero. Il racconto in tedesco si intitola infatti Das Trauerhaus, che può essere tradotto approssimativamente come La casa del dolore o La casa del lutto: perché questo titolo sia divenuto, nella traduzione di Cristina Baseggio, Nella casa della gioia, sovvertendo di fatto il titolo originale, non sono proprio riuscito a spiegarmelo. Né è possibile dedurlo dalla lettura del libro, visto che non è dotato di alcuna pre- o postfazione né di commenti e note. Dato quanto il racconto ci dice, credo che il titolo originale sia molto più pertinente di tale, a mio avviso arbitraria, traduzione.
A parte questo, ed a parte alcune imprecisioni nella traduzione – la più vistosa delle quali è quella di aver tradotto la battaglia di Bílá Hora come battaglia sul Monte Bianco, con il risultato di far presumere al lettore sprovveduto che si sia trattato di uno scontro alpino – bisogna veramente essere grati all’editore e alla traduttrice per avere permesso ai lettori italiani di conoscere questa opera di Werfel, poco frequentata – a giudicare dal numero di edizioni – anche nei paesi di cultura tedesca.
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Chi l’ha visto? Quando un capolavoro del teatro è colpevolmente ignorato

hidallaRecensione di Hidalla: Karl Hetmann, il gigante-nano, di Frank Wedekind

Edizioni Studio Tesi, Collezione biblioteca, 1992

Più o meno tutti conoscono indirettamente Frank Wedekind, anche se credo che a molti questo nome non dica nulla. Questo apparente paradosso si spiega con il fatto che questo scrittore, commediografo, cantautore ed attore tedesco, che nella vita ha fatto il rappresentante di una casa produttrice di dadi per brodo, è l’ideatore di un personaggio entrato molto dopo la sua morte, grazie al cinema e al fumetto, nell’immaginario collettivo come un’icona della bellezza femminile, o meglio come la rappresentazione plastica dell’eterno femminino e della femme fatale. Mi riferisco a Lulu, la protagonista dei suoi due drammi più famosi, Lo spirito della terra e Il vaso di Pandora, che ancora all’epoca del muto fu portata sugli schermi, per la regia di Georg W. Pabst, da una indimenticabile Louise Brooks, la quale a sua volta fu il dichiarato modello del personaggio di Valentina, il raffinatissimo e sottilmente erotico fumetto di Guido Crepax, apparso per la prima volta su Linus negli anni ‘60 e che ancora oggi troviamo facilmente il libreria in lussuosi volumi di grande formato.
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La nascita del romanzo come anestetico

ilcastellodiotrantoRecensione de Il castello di Otranto, di Horace Walpole

Frassinelli, i Classici classici, 1995

Circa un anno fa ho recensito L’italiano, di Ann Radcliffe, uno dei prototipi del romanzo gotico, scritto verso la fine del XVIII secolo. Ora mi ritrovo ad aver letto, nella stessa benemerita – ma ahimè scomparsa – collana I Classici classici di Frassinelli, il vero antesignano di questo genere di romanzi, pubblicato oltre trent’anni prima: Il castello di Otranto di Horace Walpole.
Walpole, che apparteneva alla grande nobiltà inglese, scrisse il suo romanzo più famoso nel 1764, all’età di 47 anni, quando ormai da 10 viveva nella sua residenza di Strawberry Hill, nei pressi di Londra, e stava trasformandola in un bizzarro maniero neogotico.
La Gran Bretagna, il paese in cui il processo di industrializzazione e di costruzione dei cardini fondativi della società borghese era più avanzato, stava donando alla letteratura mondiale uno straordinario strumento culturale: la novel, il romanzo borghese moderno. Nell’arco della quarantina d’anni immediatamente precedenti il romanzo di Walpole vengono pubblicati alcuni dei capolavori assoluti della narrativa di ogni tempo: il Robinson Crusoe di Defoe è del 1719; Richardson pubblica Pamela nel 1740, Fielding il Tom Jones nel 1749, ed il filotto si completa nel 1760, con la pubblicazione del primo volume del Tristram Shandy di Sterne. A questa incredibile sequenza mi permetto di aggiungere un’opera maledetta, a lungo messa all’indice per il suo contenuto sinceramente pornografico, ma che a mio avviso occupa anch’essa un posto centrale nell’evoluzione del romanzo borghese: Fanny Hill di John Cleland, che è del 1748.
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Così va la vita: ineluttabilità del fato e pacifismo velleitario

mattatoion5Recensione di Mattatoio n. 5, di Kurt Vonnegut

Feltrinelli, Universale economica, 2005

Ritengo che un primo elemento fondamentale per comprendere appieno la struttura di un romanzo complesso come Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut sia l’inusitata scelta fatta dall’autore per il ruolo di protagonista. Vonnegut infatti era prigioniero di guerra a Dresda, quando gli alleati la rasero al suolo, e ce lo dice nel primo capitolo del libro, sorta di introduzione alla narrazione. L’autore però non narra la storia in prima persona, come sarebbe stato logico, ma ci racconta le vicende di un altro soldato americano, Billy Pilgrim: l’io narrante/Vonnegut, che si inabissa dopo il primo capitolo, riemerge solo in un paio di occasioni durante tutta la narrazione delle avventure di Billy, a ricordarci che anche lui era lì, oltre che nell’ultimo capitolo, dove trae la (non) morale del romanzo.
Perché inventare un personaggio fittizio, un alter ego, da parte di chi avrebbe potuto dare più credibilità alla narrazione conducendola in prima persona? Continua a leggere “Così va la vita: ineluttabilità del fato e pacifismo velleitario”

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Se lo trovate, mettetelo nello scaffale dei buoni libri

nuoviracconticrudeliRecensione di Nuovi racconti crudeli, di Villiers de l’Isle-Adam

Marsilio, Letteratura universale, 1994

I Nuovi racconti crudeli di Villiers de l’Isle-Adam sembrano oggi un testo introvabile. In particolare è introvabile, almeno da quanto ho dedotto da ricerche in rete, questa splendida edizione Marsilio, che pure non è vecchissima (la prima edizione è del 1994) e fa parte di una collana (Letteratura universale – I fiori blu) nella quale vi sono molti titoli ancora in catalogo.
La difficoltà di reperire questo libro è veramente da denunciare, sia perché rappresenta un ulteriore tassello del generale recente disinteresse dell’editoria italiana per questo autore fondamentale del tardo ottocento francese, sia per il fatto che questa edizione è esemplare di come dovrebbe essere strutturato un testo che intende unire al piacere della lettura anche una serie di informazioni volte a dare al lettore la piena coscienza di ciò che sta leggendo. Il libro di Marsilio, infatti, oltre a riportare il testo originale a fronte, è corredato da un apparato critico di prim’ordine, dovuto a Ivanna Rosi, una delle più importanti studiose della letteratura francese ed in particolare dell’800, composto da un intrigante ed esaustivo saggio introduttivo, da una ampia nota biografica e soprattutto da estesi commenti a ciascun racconto che, insieme alle numerose note a piè di pagina, approfondiscono e contestualizzano le tesi critiche esposte nell’introduzione. Continua a leggere “Se lo trovate, mettetelo nello scaffale dei buoni libri”