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Due commedie e una tragedia per superare l’immagine del dandy estetizzante

ilventagliodiladywindermereRecensione de Il ventaglio di Lady Windermere – L’importanza di essere Fedele – Salomé, di Oscar Wilde

Garzanti, I grandi libri, 1993

Oscar Wilde, grandissimo autore britannico (in realtà irlandese) degli ultimi decenni del XIX secolo, nell’immaginario collettivo è oggi divenuto l’incarnazione stessa del dandy, dell’esteta vittoriano, del finissimo conversatore che nei migliori salotti di Londra con i suoi (apparenti) paradossi ammaliava e scandalizzava l’alta società del suo tempo. La sua fama odierna è fortemente legata alla grande popolarità dei suoi romanzi e racconti – su tutti Il ritratto di Dorian Gray e Il fantasma di Canterville – ed anche dei suoi aforismi, alla cui brillantezza ed acume può senza dubbio applicarsi la celebre definizione di Karl Kraus, secondo cui l’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo, essendo certi che nel caso di Wilde si può senza dubbio propendere per la seconda ipotesi.
Per comprendere appieno la personalità artistica di Oscar Wilde non si può tuttavia prescindere dalla lettura delle sue non numerose opere teatrali, e questo volume Garzanti ha l’indubbio pregio di presentarne tre fra le più significative, peraltro fortunatamente reperibili anche in altre edizioni.
Si tratta di due commedie, Il ventaglio di Lady Windermere e L’importanza di essere Fedele (sul cui titolo è necessario tornare) e di Salomé, tragedia in un atto che Wilde scrisse in francese.
Le tre opere furono scritte tra il 1892 e il 1895, quando la fama letteraria e mondana di Wilde era al culmine: L’importanza di essere Fedele venne rappresentata la prima volta nel marzo del 1895, appena due mesi prima della condanna di Wilde a due anni di carcere per omosessualità, a seguito della quale sarebbe andato incontro ad una morte precoce.
Il ventaglio di Lady Windermere è una commedia brillante ma con tratti anche tragici, ambientata, come la maggior parte delle opere di Wilde, nell’alta società, che l’autore conosceva molto bene. La trama è quella di una sottile commedia degli equivoci, in cui quasi nulla e nessuno è ciò che appare, a partire dalla giovane protagonista che crede che il marito la tradisca con Mrs Erlynne, una signora appena giunta in città accompagnata dalla fama di essere tutt’altro che irreprensibile. Quest’ultima si rivelerà invece una donna di nobilissimi sentimenti, giungendo a sacrificare le proprie aspettative di reinserimento in società per evitare che Lady Windermere compia l’errore di lasciare il marito e piombi a sua volta nel discredito sociale. Non dico di più sulla trama in quanto la commedia è come detto basata su equivoci e verità nascoste, che ne costituiscono un elemento non secondario e che debbono essere lasciati alla scoperta del lettore.
La commedia ci consegna alcuni personaggi, in particolare quelli femminili, memorabili. Lady Windermere è il personaggio dal carattere più sfaccettato: all’inizio della commedia si definisce una puritana e si ritiene moralmente superiore: la sicurezza della sua posizione sociale e quella dell’amore del marito le fanno tenere un atteggiamento quasi sprezzante verso gli altri. Il corso degli eventi si incaricherà di minare nel profondo queste sicurezze, tanto che alla fine, pur non comprendendo chi Mrs Erlynne davvero sia e perché si sia comportata con tanta abnegazione nei suoi confronti, ne intuisce la grandezza morale, anche se questa poggia su basi che contrastano con le regole sociali.
Mrs Erlynne è anch’essa figura complessa: il suo ritorno in città è sicuramente guidato dall’obiettivo di approfittare di una grande occasione per ricrearsi un posto in quella società che anni prima l’aveva emarginata, e per raggiungere tale obiettivo non esita a sottoporre Lord Windermere a quello che potremmo definire un ricatto. Giunta però al momento di dover scegliere tra il proprio successo e l’infelicità di Lady Windermere non esita, come detto, a sacrificare le sue ambizioni, anche se nel finale tale sacrificio viene da Wilde attenuato in un modo un po’ posticcio, anche se divertente. Esilarante, un vero piccolo capolavoro di perfidia satirica da parte di Wilde, è la figura della Duchessa di Berwick, assillata dalla necessità di dare un marito danaroso alla insignificante figlia Agathe, e che per questo ha messo gli occhi sul giovane rampollo di un industriale australiano. Occorre al riguardo spiegare che probabilmente per Wilde l’Australia rappresentava il luogo della completa negazione del buon gusto, visto che compare con tale ruolo anche ne L’importanza di essere Fedele. È la Duchessa, naturalmente, ad informare Lady Windermere, con una perfidia superata solo dalle sue buone maniere, che il marito frequenta Mrs Erlynne.
Tra i personaggi maschili emerge in negativo Lord Windermere, che compie un percorso inverso rispetto a quello della moglie nei confronti di Mrs Erlynne, piegandosi ai suoi ricatti all’inizio per giungere a disprezzarla, non capendo cosa in realtà sia avvenuto, in seguito. Gli altri personaggi maschili, compreso Lord Darlington, innamorato di Lady Windermere, si potrebbe dire che fungono un po’ da coro: è durante le loro conversazioni, il cui argomento prevalente è la donna, che Wilde ci regala alcune delle perle che in poche parole sono in grado di descriverci un’intera società, con le sue macroscopiche ipocrisie e la sua stupidità di fondo. Basti per tutte questo piccolo, meraviglioso assaggio: “La gioventù di oggi è proprio mostruosa. Non ha alcun rispetto per i capelli tinti.”
L’importanza di essere Fedele è sicuramente la più famosa commedia di Wilde, e quella ancora oggi più rappresentata. Preliminarmente devo dire che la scelta del titolo italiano da parte del traduttore è a mio avviso infelice. Come noto, il titolo originale, The Importance of Being Earnest, è (quasi) intraducibile in italiano, giocando sull’assonanza fonetica inglese tra Earnest (serio, sincero) e il nome proprio Ernest. Questa intraducibilità ha portato a diversi titoli italiani della commedia, che spesso hanno fatto perdere completamente il senso dell’equivoco che Wilde voleva comunicarci. Esiste però una traduzione italiana (lingua meravigliosa, la nostra, che spesso è in grado di risolvere problemi apparentemente irrisolvibili) che si avvicina molto al calembour wildeiano, ed è L’importanza di essere franco: non capisco quindi perché Guido Almansi abbia tirato fuori Fedele, che per essere un nome ormai desueto suona falso in tutta la commedia e last but not least rende scarsamente comprensibile la essenziale battuta finale del protagonista.
Anche questa commedia si basa su una serie di equivoci, generati dai due protagonisti maschili che non sono affatto dotati di earnestness. Tutta la commedia è giocata sulla distanza tra ciò che è e ciò che appare, come abbiamo già visto tema fondamentale della critica di Wilde alla società vittoriana. I due protagonisti maschili, Jack e Algernon, conducono di fatto una doppia vita, e ad un certo punto vorrebbero entrambi chiamarsi Fedele (o meglio Ernest) per conquistare le loro giovani amate. Queste, infatti, non amano i due giovani per quello che sono, e per sposarli pretendono che si chiamino Ernest (surrogato sufficiente all’essere earnest). Anche in questa commedia compare la figura della madre di una giovane rampolla, Lady Bracknell, che se possibile è ancora più concreta della Duchessa vista in Il ventaglio di Lady Windermere: il suo interrogatorio subito dopo che Jack si è dichiarato alla figlia di lei, volto a capire quanta roba ha al sole e quali sono le sue origini, ha la spietatezza di un’analisi clinica.
Se Il ventaglio di Lady Windermere è una commedia in cui poche volte si ride di gusto, più spesso si sorride amaro ed a volte quasi ci si commuove, The Importance of Being Earnest è l’apoteosi della comicità di Wilde: in alcuni passaggi si ride tanto da avere le lacrime agli occhi, e credo che a teatro l’effetto, con una recitazione brillante come la commedia richiede, possa essere strepitoso.
Purtroppo tanta brillantezza e carica satirica è a mio avviso guastata dal finale, davvero improbabile nella arzigogolata scoperta della vera famiglia di Jack che porta all’happy end, nel quale i protagonisti convolano a giuste nozze: quelle nozze che tuttavia Wilde ci ha sempre indicato come la morte dell’individuo, sia esso uomo o donna, e delle sue passioni. Non so se questo finale sia da intendersi come un ulteriore, perfido sberleffo di Wilde, ma se fosse così mi permetto di dire che il fine dicitore aveva forse qui esaurito le sue armi dialettiche.
Con Salomé si entra in un’atmosfera completamente diversa. Come detto Wilde scrive quest’atto unico, che è del 1892, direttamente in francese, lingua che peraltro non conosceva alla perfezione, ciò che ha dato adito a critiche circa presunte ingenuità e ripetizioni nel testo. In realtà a mio avviso Salomé è una tragedia che ci mostra la capacità di Wilde di toccare nella sua scrittura diversi registri, ed in particolare in questo caso di avventurarsi nelle regioni, non a caso particolarmente prospere in quell’epoca in terra di Francia, del simbolismo.
La storia narrata in questo atto unico è nota dai vangeli, narrando di come Erode Antipa chieda a Salomé, figlia di primo letto di sua moglie Erodiade, di ballare per lui, promettendole qualunque cosa avesse chiesto. Dopo avere eseguito la danza dei sette veli Salomé chiede di avere, su di un vassoio d’argento, la testa di Giovanni Battista, che Erode ha incarcerato per avere pubblicamente denunciato l’adulterio di Erodiade. Erode dapprima cerca di far cambiare idea a Salomé, poi la accontenta.
Wilde carica la vicenda di un’atmosfera di fredda, notturna, cruda e morbosa sensualità, utilizzando una prosa evocatrice, che se pur in alcuni casi risulta ridondante è tuttavia di grande efficacia scenica: pare infatti che Wilde avesse concepito il dramma pensando a Sarah Bernhardt per il ruolo della protagonista ed avendo in mente il suo particolare modo di recitare. Wilde introduce inoltre due elementi che non si trovano nei vangeli: la prima è l’attrazione carnale morbosa di Salomé per Giovanni (nel dramma chiamato Iokanaan), da questi ignorata, che diviene il motivo della sua richiesta a Erode; la seconda il drammatico epilogo, che vede Salomé uccisa dai soldati per ordine di Erode. Wilde quindi da un lato affronta in maniera straordinariamente moderna il tema dell’istintualità e delle pulsioni sessuali come forza determinante il comportamento umano, dall’altro, con l’imprevisto, fulmineo e tremendo finale, ci consegna l’immagine di un potere che, se momentaneamente può essere succube e condizionato da tali pulsioni, deve, per conservarsi, recuperare la sua spietata lucidità e reprimere i fattori che lo condizionano e lo disturbano.
L’opera, che un decennio dopo venne messa in musica da Richard Strauss, possedeva per l’epoca una tale carica eversiva da non essere stata rappresentata in Gran Bretagna sino al 1931, con l’accusa di scabrosità.
In definitiva questo volume, pur con i limiti dovuti ad alcune scelte di traduzione a mio avviso non perfettamente calibrate, ci permette di entrare nel mondo teatrale di Wilde dalla porta principale, quella delle sue opere più importanti, e di renderci conto che questo autore è stato molto più di un dandy estetizzante, di un teologo dell’art pour l’art come a volte ci viene descritto. Se così fosse stato, non avrebbe subito le pene che un’intera società, quella da lui ridicolizzata, gli ha inflitto.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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