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Il capitolo lieve della trilogia su un mondo disfatto

LeFinestreIlluminateRecensione di Le finestre illuminate, di Heimito von Doderer

Einaudi, Nuovi Coralli, 1978

Mi capita spesso di lamentarmi dello stato dell’editoria italiana, ormai secondo me completamente asservita a logiche esclusivamente di mercato, che per loro natura fanno a pugni con quella che dovrebbe essere la missione primaria di chi pubblica libri: diffondere cultura. A volte mi chiedo se questa mia opinione non sia pregiudiziale, viziata dall’avversione di fondo che nutro per il capitalismo e per il dogma della riduzione di qualsiasi valore ed attività a ricerca del profitto. Poi però mi trovo di fronte ad un ennesimo caso clamoroso, come quello dato dal fatto che oggi, in Italia, è impossibile acquistare in libreria qualsiasi opera di un autore importante come Heimito von Doderer, e ciò mi porta a concludere che sul fronte editoriale, soprattutto per quanto riguarda le grandi case, siamo davvero messi male.
Tra gli anni ‘60 e ‘80 del secolo scorso importanti case editrici come Einaudi e Garzanti hanno pubblicato, anche nelle collane economiche, i più importanti romanzi e racconti di questo autore austriaco: memorabile in particolare l’edizione Einaudi in tre volumi del capolavoro di Doderer, I demoni, uno dei romanzi fondamentali della letteratura contemporanea in lingua tedesca. Ancora nel 1999 la casa editrice SE pubblicava un piccolo volume di racconti, Divertimenti e variazioni. Bene, tutti questi libri sono, nei maggiori siti di vendita di libri, esauriti, non ordinabili on-line oppure momentaneamente non disponibili, secondo l’ipocrita indicazione che va per la maggiore. Cosa è successo perché in questo nostro paese che secondo la vulgata mainstream appartiene ad un mondo globalizzato ci sia di fatto impedito di leggere delle opere che nell’Italia provinciale di cinquant’anni fa erano rese largamente disponibili al pubblico, spesso con traduzione e cura dei maggiori intellettuali del tempo? Riflettiamoci, e probabilmente anche per questa via troveremo le radici vere dell’angosciante, ancorché fortemente voluto, impoverimento culturale della nostra società.

Heimito von Doderer è infatti, come detto, un autore importante, l’ultimo rappresentante degli scrittori che hanno tratto ispirazione per la loro attività letteraria dagli sconvolgimenti che, a partire dalla prima guerra mondiale, hanno più volte sovvertito l’identità stessa dell’Austria, portandola dai fasti asburgici alla piccola repubblica odierna, attraverso le convulsioni del primo dopoguerra e la tragedia, per la verità troppo presto dimenticata quanto a connivenze e responsabilità, dell’Anschluss nazista.
Nato nel 1896 da una ricchissima famiglia della piccola nobiltà austriaca e di madre tedesca e protestante, iniziò a scrivere durante la prima guerra mondiale, mentre era prigioniero in Russia. Negli anni ‘20 e ‘30 pubblicò alcuni romanzi, che ebbero però scarsa eco. Aderì precocemente al nazismo, esprimendo posizioni apertamente razziste e salutando l’Anschluss come la naturale unione dei popoli tedeschi, distaccandosi tuttavia dal partito nel 1940, quando abbracciò la fede cattolica. Subito dopo la guerra, a causa dei suoi trascorsi gli fu vietato di pubblicare, e solo nel 1951 apparve quello che è considerato uno dei suoi capolavori, La scalinata, che lo rese celebre; nello stesso anno fu pubblicato Le finestre illuminate. Il monumentale I demoni è del 1956. Morì nel 1966 dopo aver dato alle stampe numerosi altri romanzi e racconti nonché un saggio sui principi e la funzione del romanzo.
Come si può notare, gran parte della sua produzione letteraria appartiene al secondo dopoguerra, anche se affonda le sue radici nei primi decenni del secolo, spesso anche in quanto a ideazione: infatti sia La scalinata sia I demoni erano stati abbozzati, per poi essere abbandonati, negli anni ‘30. Questa particolarità della letteratura maggiore di Doderer non è a mio avviso da leggersi in senso meramente te
mporale: a tutti gli effetti i tre grandi romanzi appartengono infatti, non solo come ambientazione, al periodo precedente la seconda guerra mondiale, ed in qualche modo è come se la loro pubblicazione sia stata differita nel tempo: il completamento postbellico ha portato in alcuni casi ad aggiustamenti delle opere dovuti alle diverse posizioni nel frattempo assunte dall’autore (ad esempio I demoni aveva in origine un marcato sostrato antisemita) ma non ne ha intaccato lo spirito essenziale, quello della descrizione e della sublimazione del Finis Austriae, che accomuna Doderer ai grandi autori della generazione appena precedente, Musil e Broch anzitutto.
Non so se Le finestre illuminate, che con i due altri grandi romanzi citati sopra forma una sorta di trilogia ideale nella quale tra l’altro vi sono molti personaggi comuni, sia anch’esso frutto di una ideazione prebellica, ma certo a mio avviso risponde anch’esso appieno alla definizione di romanzo differito. Si discosta tuttavia dalle altre due opere sia per il tono, che qui è lieve, scanzonato e sarcastico, sia perché la storia non è corale, essendo concentrata sulle vicende di unico personaggio: ciò, insieme alle ridotte dimensioni, rende la lettura di questo romanzo senza dubbio più agevole di quella dei due fratelli maggiori, senza peraltro condizionarne la valenza artistica e culturale.
La storia narrata è minimalista e dai tratti quasi gogoliani: Julius Zihal, stimato Consigliere (un ruolo piuttosto elevato nella gerarchia della burocrazia asburgica) dell’Imperial Regio Ufficio Centrale Imposte e Tasse, vedovo da tempo, un mattino del 19.. si ritrova in pensione. È un perfetto servitore dello Stato, ed ha vissuto sino ad allora avendo come unico faro culturale L’Organico, il volume in cui sono raccolte le norme che regolano l’attività della pubblica amministrazione, dove tutto è formalizzato, tutto è procedura fine a se stessa, senza alcun collegamento con la realtà, con la vita. Nel corso del romanzo troviamo numerosi estratti di questo regolamento, che il protagonista legge per trarne rassicurazione circa il suo essere ancora parte del sistema nonostante la pensione. Entrato al buio nell’appartamento di Vienna dove ha traslocato per risparmiare qualcosa sull’affitto, si rende conto che alle finestre circostanti può oss
ervare momenti di vita intima dei suoi vicini, soprattutto di piacenti ragazze. La cosa lo eccita, tanto da indurlo a organizzarsi per svolgere sistematicamente tale attività: compra prima un vecchio binocolo quindi un potente telescopio per affinare le sue osservazioni notturne; nel contempo allaccia una relazione con la matura ma piacente direttrice del locale ufficio postale, con la quale presumibilmente convolerà a seconde nozze.
Nel corso del romanzo assistiamo alla trasformazione di Zihal da integerrimo funzionario a voyeur. Quello che potrebbe sembrare il percorso di abbrutimento di un uomo che ha perso il proprio status sociale e morale a causa del pensionamento è però di fatto ribaltato nel suo contrario dall’autore sin dal sottotitolo – come fa notare Anna, la redattrice del blog dietroleparole.it, nella sua imperdibile recensione a questo romanzo – sottotitolo che recita: ovvero come il consigliere Julius Zihal divenne uomo. Il consigliere Julius Zihal non era un uomo, era per l’appunto un consigliere, un semplice ingranaggio in un meccanismo burocratico spersonalizzante, che trasformava le richieste in istanze, che trovava sempre il modo per rimandare il reclamante in un’altra stanza per competenza. Ma non è solo l’Imperial Regio apparato burocratico che finisce vittima degli strali di Doderer: è la kakania stessa, tutto il mondo di ieri, descritta come il mondo della banalità, dell’immobilismo e del conformismo: l’inizio del terzo capitolo è in questo senso folgorante: Doderer (una delle caratteristiche del romanzo è data dal fatto che il narratore interviene spesso in prima persona con commenti e giudizi propri per lo più ironici, conferendo in questo modo freschezza al testo) ci dice che ”Erano tempi bui… E tutto era più o meno ovvio… la gente portava a spasso con disinvoltura le proprie opinioni o qualunque altra sgradevole caratteristica… ma… queste… venivano semplicemente ignorate… Era questa la peggiore delle tirannie…Il «senso comune» celebrava vere orge”. La non umanità del consigliere Zihal è sottolineata più volte nel corso del romanzo, ma emerge plasticamente in una particolare circostanza: quando egli si vanta con l’amico dottor Döblinger di non aver mai letto un romanzo, perché “…io sono una pers
ona seria: non leggo romanzi. Letteratura per me è quel che un ebreo copia da un altro”. Anche il suo primo matrimonio, cui sembra di capire non era estranea la relativa ricchezza della sposa, è ridotto da Doderer – con una buona dose di preveggenza rispetto a dinamiche oggi dominanti – alla serie di cartoline mandate ai colleghi ed al bar dallo sposo in luna di miele a Parigi.
Quindi, se il consigliere Julius Zihal non era ancora un uomo quando si limitava ad esercitare la sua funzione pubblica, ad essere definito in base a quella funzione, Doderer – con un vero colpo di genio – lo fa diventare uomo non attraverso un’azione eroica o altruista, non per il mezzo del recupero di una normalità comportamentale, ma attraverso l’apparente degrado del voyerismo, attraverso l’esercizio di un vizio di natura sessuale. L’umanità è anche e sopratutto istinto e impulso, ci dice Doderer, per cui Zihal può diventare uomo solo nel momento in cui si abbandona al suo istinto, per quanto perverso esso sia, solo abbandonando il falso perbenismo del ruolo sociale che sino al giorno prima ha ricompreso in toto la sua personalità. Da un lato è evidente, in questa scelta di un comportamento sessualmente scorretto come paradigma dell’umanità, l’influsso che sul viennese Doderer ha la psicanalisi freudiana; dall’altro una scelta così radicale è funzionale a sottolineare con grande efficacia, per contrasto, quanto per l’autore fosse profondo il degrado delle relazioni umane nella società asburgica.
Il cammino di Zihal verso l’umanità non sarà comunque breve ed indolore: all’inizio delle sue osservazioni notturne egli tenta di ricondurre questa attività entro i canoni di quello che da sempre era il suo mondo: classifica le finestre che osserva in base a posizione e interesse del soggetto, conferendo loro una irresistibile codifica in burocratese, cercando così di giustificare la devianza del suo comportamento come un’attività di indagine dai tratti quasi ufficiali. Continua anche a leggere passi dell’Organico, sia pure sempre più di rado, per conferire un senso ai suoi comportamenti, per ritrovarsi entro il perimetro delle sue certezze. Saranno gli incontri con un giovane che lo schernisce per il suo vizio e con la fisicità della signorina Rosl Oplatek,
la direttrice dell’ufficio postale, a farlo letteralmente crollare dal precario baldacchino che si era costruito per tentare di rimanere all’interno del suo mondo. La sua definitiva umanizzazione avviene per il tramite della malattia e del sogno, che freudianamente divengono gli elementi di cesura e di resa: il sogno di Zihal, descritto minuziosamente, è colmo di richiami quasi kafkiani, simboleggianti l’agonia del vecchio mondo, tra i quali spicca l’animazione disperata dell’aquila bicipite, che caccia Zihal dal palazzo del potere con una condanna inevitabilmente tratta dall’Organico.
Vi è da aggiungere che comunque anche la dimensione umana di Zihal è trattata da Doderer con una buona dose di ironia, riducendosi alla prospettiva di una mediocre esistenza piccolo-borghese, non è lecito sapere quanto più gratificante del passato. Ne è simbolo patente la parabola del vecchio binocolo acquistato per le osservazioni notturne. È un binocolo aristocratico, che ha partecipato alla guerra contro i prussiani del 1866 (significativamente il conflitto che segnò l’inizio dell’inarrestabile declino della potenza asburgica); divenuto lo strumento che accompagna lo sgretolamento delle certezze di Zihal, viene infine da questi consegnato alla signorina Rosl perché possa andare per la prima volta al Teatro Imperiale grazie ad un biglietto gratuito: Doderer qui annota ironicamente il recupero dell’antica nobiltà temporaneamente perduta dal binocolo.
Accanto a Zihal, un protagonista minore del romanzo è la città di Vienna, che – se non svolge il ruolo primario che avrà ne I demoni, è tuttavia oggetto di ariose descrizioni del centro, dei sobborghi, dei dintorni, di caffè e trattorie, che ce ne fanno assaporare la peculiare atmosfera.
Le finestre illuminate è un romanzo importante, che con un tono lieve ci descrive il disfacimento di un mondo e la mancanza di prospettive di ciò che lo sostituisce, scritto da un grande e lucido narratore, che non si rifugia mai entro prospettive nostalgiche ed autoassolutorie. Un libro che attualmente risulta difficile leggere. Se a qualcuno interessa, vista l’epoca in cui viviamo e la sua presumibile evoluzione, lo posso prestare affinché lo impari a memoria e lo trasmetta così alle future generazioni.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

10 pensieri riguardo “Il capitolo lieve della trilogia su un mondo disfatto

  1. Grazie di cuore per questo tuo contributo illuminante. Io non lo avevo mai sentito nominare, von Doderer (colpa mia, certo; nondimeno, per una che dovrebbe rientrare nella categoria dei lettori forti , e che ha Musil e Bernhard tra i suoi autori preferiti, la cosa è sconcertante). Quanto alla nostra editoria, anch’io mi interrogo spesso sui “grandi assenti” dei cataloghi delle case editrici ; solo, non riesco a decidere se la causa di questo stato deprecabile sia da attribuirsi a malafede o a incompetenza.
    Un saluto- e ancora grazie

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    1. Ciao Dragoval e grazie per l’apprezzamento.
      Non credo sia colpa tua: se una lettrice come Te non ha mai sentito nominare Doderer è certo colpa di chi non lo propone in libreria. Io ho la mia opinione sul perché, e l’ho espressa. Il degrado è secondo me causa diretta del prevalere di logiche esclusivamente di mercato su ogni altra considerazione: Al posto di Doderer, di Toller e di tanti altri ci troviamo Einaudi Stile Libero e Sellerio casa di gialli.
      Per fortuna ci sono le piccole case editrici nelle quali mi pare che qualcosa si muova.
      A presto
      V.

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  2. Ciao Vittorio.
    Ho visto e letto con molto interesse e con molto piacere la tua bella e illuminante recensione de “Le finestre illuminate ovvero Come il consigliere Julius Zihal divenne uomo” di cui ti ringrazio sia per la recensione in sé sia per aver dato voce a questo libro e a quest’autore, di fatto, finiti nell’oblio a seguito delle dinamiche e delle logiche di “mercato” di cui parli, a fronte invece della loro rilevanza. Già da altre recensioni, che tu stesso citi, avevo colto l’importanza e la bellezza de “Le finestre illuminate”, come peraltro emerge anche dalla tua recensione. E fai molto bene, come dici nel finale, a definire ““Le finestre illuminate”“un romanzo importante” e forse, aggiungo, il più importante di Doderer. In tal senso ti riporto le parole che C. Magris scrive a proposito de “Le finestre illuminate” nel suo saggio: “La prima realtà di Doderer” pubblicato ne “L’anello di Clarisse” in cui dice: “La più alta parola poetica di Doderer è forse in un suo piccolo capolavoro, anzi nel suo capolavoro “Le finestre illuminate”. Qui Doderer raggiunge sul piano dell’astrazione ironica e della riduzione protocollare quella poesia e quella verità che in parte gli sfuggono, nonostante la grandezza di qualche pagina e di qualche istante, quand’egli vuole rappresentarle direttamente, in certo senso realisticamente. Soltanto per via negativa, quando ritrae la vita alienata del protocollo, Doderer riesce a farne sentire l’intensità” (pp.310-311).
    Spero quindi, prima o poi, di riuscire a trovare “Le finestre illuminate” che non ho e di leggerlo.
    Ma, oltre a questo, parlare di Doderer mi suscita un ricordo personale e diretto, che mi ha messo in relazione con lui e che è stato molto intenso. “La scalinata”, l’altro suo famoso romanzo, che tu stesso citi e che possiedo, avendolo miracolosamente trovato in un bookcrossing, ha in epigrafe una dedica che dice: “Alla scalinata Strudl a Vienna”. Questa scalinata è quella a cui si riferisce il titolo del romanzo, di cui si parla nel romanzo e intorno a cui si svolge il romanzo e, soprattutto, è un luogo realmente esistente e tutt’ora esistente che, l’estate scorsa, a Vienna, dov’ero in vacanza, sono andato a visitare. Un vero e proprio luogo letterario, peraltro del tutto al di fuori dei circuiti turistici, appartato e solitario e incredibilmente suggestivo. E anche qui uso le parole di C. Magris il quale in “Danubio” dedica uno dei capitoletti del libro a la scalinata Strudl, con il titolo “La scalinata di Strudlhof” e dice: “La scalinata [Srudl] è un piccolo cuore di Vienna, evoca la rotondità e l’abbraccio materno delle sue cupole, lo spazio che si apre, ampio ed accogliente, nelle piazze e lungo il Ring. Scendendo quei gradini, sembra di lasciarsi andare al corso di un fiume che sia la vita stessa” (p.185). Se vai a Vienna vacci, ne vale la pena.
    Grazie di nuovo.
    Ciao
    Raffaele

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    1. Ciao Raffaele.
      Mi fa sempre molto piacere ricevere commenti da Te, perché li arricchisci di informazioni preziose.
      Ho appena ordinato La scalinata (Einaudi, 1964, trad. E. Pocar) via e-bay, dove peraltro è difficilmente reperibile ed a prezzi anche molto alti. L’ho trovata a 50 €, il prezzo più basso in rete. Da anni possiedo invece I demoni, nei tre magnifici volumi Einaudi della fine degli anni ’70, e l’ho letto due volte.
      Seguirò certamente il Tuo consiglio: non avendo il libro, non sapevo della scalinata viennese, per cui non sono mai andato, nei miei viaggi a Vienna, in questo luogo dello spirito. Di fatto però Vienna non è lontanissima dal Trentino in cui abito, per cui… può darsi che possa organizzare un viaggio più o meno ad hoc.
      Tornando a Doderer, la cosa che mi ha colpito di più di questo autore è che fosse un nazista convinto, della prima ora (anche se poi si distaccò), e nonostante questo abbia tirato fuori romanzi come questi.
      Del resto il più grande dissacratore della società del suo tempo, Balzac, era un legittimista reazionario. Misteri della letteratura…

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  3. Ti ringrazio, Vittorio, per aver fatto riferimento alle mie parole su questo romanzo che, come ben sai, ho molto apprezzato. Questa Vienna di fine secolo, questo “laboratorio della fine del mondo”, come la definiva Karl Kraus” sembra non smettere mai di riservare sorprese e di mostrarsi grande, persino negli epigoni, persino nei superstiti. Grande soprattutto in chi, come Doderer, la poneva, anche come città, al centro della sua scrittura; una Vienna inedita, periferica, lontana dagli itinerari turistici, che diventa l’elemento unificante di racconti in cui i protagonisti, i personaggi forti, sono ormai scomparsi (non si erano già proclamati senza qualità?), e quelli che qui si aggirano sono spesso sobri, malinconici , crepuscolari, impiegati in pensione come Julius Zihal. E’ uno scherzo viennese questo romanzo, ma la penna di Doderer lo percorre con tutta lo robustezza della tradizione che ha alle spalle.

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  4. Doderer. Ho letto “La scalinata” e “Finestre illuminate” tanto, troppo tempo fa, quando ero in un periodo di piena e totale e full immersion mitteleuropea viennese. I due volumi einaudiani ce li ho ancora, so che sono preziosi e dunque me li tengo ben stretti. Sono d’accordo con te, un autore non facilissimo ma imprescindibile per chi ha interesse per la letteratura tdesca ed in particolare per quella austriaca di quel periodo. Io ci sto tornando sopra, proprio in questi giorni ho riletto “Verso la libertà” di Schnitzler. Le riletture dopo tanti anni sono davvero sorprendenti. Questo libro di Schnitzle, per esempio, al tempo l’avevo molto banalizzato, nel mio giudizio. Adesso ci ho trovato cose interessantissime, dal punto di vista storico. Si, credo sia arrivato il momento, per me, di riprendere in mano Doderer. Grazie per avermelo ricordato

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    1. Ciao Gabrilu e ben tornata dalle mie parti.
      Come ho detto sopra a Raffaele ho appena ordinato La scalinata usata su e-bay ad un prezzo non proprio modico, per cui tieniti davvero stretti i Doderer che hai.
      Ti consiglio caldamente di completare la trilogia con i tre volumi de I demoni (se li trovi senza dover fare un mutuo), che vedo tutti voi miei mentori snobbate un po’ ma che a mio parere si potrebbe intitolare benissimo La generazione senza qualità.

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      1. Carissimo, non sto nella pelle: ho trovato e scaricato “I demoni” in rete, in un perfetto eBook, integrale, con indici e tutto e il tutto a zero Euro 🙂
        Sono strafelice, anche perchè io è da tempo che privilegio decisamente la lettura in digitale per mille motivi che non sto qui a dire.
        Ora son qui, indecisa tra l’approfondire Bernhard, continuare l’esplorazione di Ernst Junger (notevolissimo pure lui, eh) e riprendere seriamente Doderer.
        Vabbè. Come sempre, sarà il libro a scegliere me e non io a scegliere il libro.
        ciaociao

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