Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Narrativa, Recensioni

Un romanzo “giovanile” scritto a 68 anni

CecileRecensione di Cécile, di Theodor Fontane

Ponte alle Grazie, Letture, 1995

Theodor Fontane è uno scrittore la cui lettura è a mio avviso essenziale per immergersi in quel periodo fondamentale della letteratura, e della società europea, rappresentato dal passaggio dal XIX secolo al XX.
Ci ha donato uno dei romanzi più significativi di quell’epoca, Effi Briest, che per la tematica – ma anche per lo spessore assoluto – viene spesso associato, in una sorta di trilogia dell’adulterio, a Madame Bovary e a Anna Karenina. Se il suo capolavoro è molto conosciuto, essendo tra l’altro stato trasposto nel 1974 in un meraviglioso film firmato da Rainer Werner Fassbinder, nel cui morbido bianco e nero brilla di luce assoluta la sontuosa interpretazione di Hanna Schygulla, meno noti sono gli altri suoi romanzi, tra i quali Cécile.
Fontane è uno scrittore dalla biografia personale ed artistica per certi versi singolare. Figlio di genitori ugonotti francesi, nacque e visse in Prussia, ma continuò a sentirsi per tutta la vita poco tedesco, e forse proprio questo suo distacco ancestrale dal rigido formalismo e dalle gerarchie sociali che caratterizzavano la società prussiana che aveva imposto, con Guglielmo I e Bismarck, la sua egemonia sull’intera Germania, sono alla base della sua decisa, ancorché apparentemente velata, critica a quella stessa società. Ancora, la sua parabola politica lo porta ad passare da posizioni radicali – nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari di Berlino – a lidi di impronta liberal-conservatrice, cui sarà approdato – entrando a fare ormai parte dell’establishment culturale tedesco – proprio negli anni in cui scrive i suoi romanzi a sfondo sociale e di impronta marcatamente realistica. La scrittura dei suoi pochi romanzi si concentra infatti negli ultimi 20 anni della sua vita, da quando è sessantenne sino alla morte, nel 1898. In precedenza aveva scritto sì molto, ma essenzialmente poesie, qualche novella e soprattutto reportages giornalistici e guide di viaggio. È quindi da rimarcare la figura di questo francese-prussiano, pienamente immerso nell’800 ma che scrive le sue opere più significative al volgere del secolo, sapendo presagire il nuovo, aderendo al naturalismo di stampo francese ma superandone di slancio gli assunti positivisti, demolendo le basi culturali della società prussiana di cui era per certi versi un esponente di spicco.
Cécile non è come detto il romanzo più noto di Fontane. Se non fosse che nel 1887 l’autore aveva già 68 anni, lo si potrebbe definire un romanzo giovanile, nel senso che contiene, in nuce, molte delle tematiche che sarebbero state al centro delle sue successive opere, in particolare di Effi Briest, che è di nove anni successivo: oltre alla già citata critica alla società prussiana e alle contraddizioni tra il suo immobilismo formale e i cambiamenti indotti dalle trasformazioni economiche e culturali in atto, ci parla del ruolo della donna nell’ambito di questi cambiamenti, di matrimonio e adulterio (in Cécile solo potenziale) analizzati, oltre che relativamente alla psicologia dei personaggi, anche nell’ambito dei rapporti sociali, e di molti altri temi.
Il romanzo inizia con la partenza in treno di una coppia, chiaramente agiata, da Berlino per Thale, località climatica dello Hartz. Lui è il colonnello Pierre von St. Arnaud, cinquantenne che ha da poco lasciato l’esercito, lei è Cécile, la sua giovane e bellissima moglie: dalle prime battute veniamo a sapere che lei è soggetta a crisi di nervi, e che il soggiorno a Thale è stato deciso proprio per questo motivo, tanto più che da alcuni accenni tra i due sembra esservi un’ombra nella reputazione sociale della coppia.
In albergo conoscono subito un giovane ingegnere di origine scozzese, anch’egli ex militare, Robert von Gordon, che – affascinato da Cécile – entra in amicizia con la coppia. Insieme ad altri ospiti dell’albergo e ad una pittrice che passa l’estate in un villaggio vicino, Rosa Hexel, i tre organizzano alcune passeggiate negli ameni dintorni, tra le quali una nella vicina città d’arte di Quedlimburg ed una ad Altenbrack, un villaggio di montagna dove si recano sia per conoscere la singolare figura di un saggio precettore ecclesiastico, sia per assaggiare la specialità culinaria del luogo, i barbatelli (piccoli pesci di torrente).
Durante queste gite Cécile sembra riprendere il suo spirito, anche se a tratti ripiomba in uno stato di stanchezza nervosa in cui sembra a disagio al cospetto degli altri, marito compreso, anche a causa delle sue lacune culturali. Gordon fa una discreta ed irreprensibile corte alla bella Cécile, e le attenzioni che le dimostra sembrano essere una delle cause del relativo ritrovato benessere della giovane sposa, tanto che il marito asseconda con benevolenza l’amicizia tra i due. Per conoscere qualche elemento della vita pregressa di Cécile, che egli intuisce essere alla base del suo disagio, scrive alla sorella: ha saputo infatti che Cécile è slesiana, e la sorella conosce bene quelle regioni.
Dopo pochi giorni di vacanza, tuttavia, Gordon riceve un telegramma che lo richiama al lavoro: parte quindi improvvisamente per Brema, tornando poi a Berlino, senza che il rapporto con Cécile sia andato al di là di un baciamano più ardente del consueto. Qui viene a sapere che St. Arnaud ha lasciato l’esercito a seguito di uno scandalo, avendo ucciso in duello un commilitone. Quando i St. Arnaud tornano in città, Gordon li visita, rendendosi presto conto di come il colonnello lasci sempre sola la moglie per passare interi giorni al club giocando d’azzardo: al tono simpatico ma formale dei loro incontri fa da contraltare la netta percezione da parte di Gordon dell’infelicità di Cécile, confermata da un colloquio di quest’ultima con un anziano predicatore suo amico, da cui traspare un imprecisato oscuro passato che la porta ad un profondo disagio e senso di inadeguatezza. Durante un ricevimento al quale è invitato, Gordon si rende anche conto che la coppia frequenta personaggi emarginati dalla politica e dall’amministrazione, che si lanciano in rancorose diatribe che annoiano Gordon ma gli confermano il disagio sociale dei St. Arnaud: accompagnando a casa Rosa Hexel, anche lei invitata al ricevimento, cerca, con scarsi risultati di sapere di più su Cécile.
Finalmente giunge una lettera della sorella, che ha raccolto informazioni: Cécile viveva con la madre vedova in Slesia quando St. Arnaud, di stanza lì, si fidanzò con lei. Dopo pochi giorni il colonnello ricevette una lettera da un suo collega, che – a nome del corpo ufficiali – dichiarava l’inopportunità del fidanzamento. St. Arnaud lo uccise in duello. La causa della lettera era il fatto che alcuni anni prima Cécile, diciassettenne, era stata mandata dalla madre nel castello di un principe locale per essere la sua protetta, e dopo la repentina morte di questi lo era divenuta dell’erede di lui, anch’egli destinato peraltro a morire dopo poco tempo. Tornata a vivere con la madre, erano in una situazione apparentemente dignitosa, ma economicamente fragile quando apparve St. Arnaud.
Gordon capisce quindi le cause del disagio di Cécile, che è emarginata dalla società per il suo passato e sempre angosciata che altri – tra cui lo stesso Gordon – vengano a sapere del suo passato, pur essendo conscia di averlo oggettivamente subito. La reazione di Gordon a queste rivelazioni è ondivaga, indeciso com’è se far prevalere l’affetto che prova per Cécile o l’indignazione per quello che considera un passato socialmente inaccettabile. Durante il successivo incontro tra i due, Cécile comprende che lui sa, mandandogli quindi un biglietto in cui lo prega di restare l’amico che era oppure di non vederla più.
Mi fermo qui con la trama, per non svelare il finale che, essendo il romanzo congegnato quasi come una detective story, nel senso che il lettore viene a conoscere la verità solo passo dopo passo, deve essere gustato pagina dopo pagina.
Come detto Cécile è un romanzo per certi versi immaturo di Fontane, ed alcuni suoi passaggi non sono certo all’altezza dei capolavori che avrebbe scritto in seguito, eppure credo di poter dire che si tratti di un romanzo oltremodo interessante. Il personaggio principale presenta infatti una notevole complessità psicologica, e le vicende ed i personaggi di contorno contribuiscono a dare spessore complessivo al testo. Cécile St. Arnaud è in primo luogo una vittima della società prussiana in cui vive e della condizione della donna nella Germania guglielmina. Per sottolineare ciò Fontane ne fa innanzitutto una diversa: è slesiana di origini slave, da giovane era cattolica, convertitasi al protestantesimo con il matrimonio. Ha prima subito il suo destino di amante dei potenti – Fontane a questo proposito precisa che il principe la ottenne a seguito di ”qualche trattativa non troppo difficile con la madre” – quindi sposa il colonnello, di oltre vent’anni più vecchio di lei, quasi costretta dalla situazione familiare, trovandosi intrappolata in un ménage basato sull’apparenza e sulla sostanziale solitudine, nel quale traspare saltuariamente solo una qualche forma di affetto. L’autore con grande lucidità sottolinea anche come la sua personalità sia stata costruita scientificamente dalla madre, che non le ha permesso di accedere ad alcuna forma di cultura, spingendola verso la cura della propria bellezza in vista dell’unico sbocco sociale desiderabile. Questa sensualità come ragione di vita è affiancata però in Cécile da un senso del rispetto dell’etica sociale che le viene dal suo essere sposata con un ufficiale prussiano: Cécile non è nemmeno sfiorata dal dubbio di poter tradire il marito, anche se la corte di Gordon le fa molto piacere. È lei a fissare il limite alle avances di Gordon, ed è sempre lei, poco dopo, a dire spontaneamente al marito ciò che sta accadendo. La contraddizione tra la sua personalità sensuale e la necessità di rispettare le regole sociali è una delle chiavi centrali di lettura del personaggio e del romanzo, e si rivelerà irresolvibile. Fontane contrappone a Cécile un personaggio in apparenza minore ma che gioca un preciso ruolo nel romanzo: si tratta di Rosa Hexel (da notare che Hexe in tedesco significa strega), che rappresenta invece la donna emancipata, che vive sola, che cerca una sua strada nella vita, e che non è dotata, nei commenti degli uomini ed in particolare di Gordon, di alcuna sensualità: la donna nuova, quindi, figlia dei tempi che stanno cambiando, che anch’essa viene emarginata dalla società, sia pure in forme diverse rispetto a Cécile.
I due personaggi maschili principali si presentano in qualche modo come speculari: i cognomi di entrambi richiamano origini straniere, essendo però del tutto prussiani, entrambi sono usciti dall’esercito, entrambi attribuiscono alla forma delle relazioni un’importanza capitale (Gordon usa sempre, rivolgendosi a Cécile, i termini schöne Frau o gnädige Frau, singolarmente quest’ultimo lo stesso usato ripetutamente da Schnitzler per sottolineare l’ipocrisia dei rapporti umani in La signorina Else). Anche se di diversa collocazione sociale sono succubi delle regole, e proprio questa sudditanza assoluta è la causa principale del loro comportamento, soprattutto nel finale. Tra gli elementi fondanti dell’ etica cui è soggetta la società prussiana vi è il protestantesimo, con il suo portato di individualismo, che Fontane prende particolarmente di mira: esemplari a questo proposito sono le conversazioni che si svolgono tra gli invitati al ricevimento dato dai St. Arnaud.
L’uso della conversazione, del dialogo diretto, è di fatto uno dei tratti caratterizzanti la scrittura di Fontane, e in Cécile assume una forma peculiare soprattutto nella prima parte del romanzo, quella ambientata a Thale, dove prevale, accanto ad una dimensione aperta degli scenari dell’azione, un chiacchiericcio solo apparentemente leggero tra i vari personaggi – molti dei quali non ho citato – ma attraverso il quale si fa strada una loro precisa caratterizzazione. È questa a mio avviso il segno della grande capacità narrativa di Fontane, che lo avvicina a stilemi schiettamente novecenteschi: quella cioè di riuscire a descriverci un ambiente sociale e le varie sfaccettature di cui è composto, le sua ambiguità, avvalendosi con fine umorismo della voluta inconcludenza di ciò che i personaggi dicono per svelarci chi sono veramente. Esemplari a questo proposito sono le figure dei due turisti berlinesi come pure i dialoghi tra i protagonisti della gita ad Altenbrack per mangiare i barbatelli.
Ci sarebbero moltissime altre cose da dire su un romanzo che – come i dialoghi che contiene – appare a tratti inconcludente ma che in realtà svela una inaspettata complessità, che emerge ad una lettura attenta, ma credo che gli elementi più sottilmente interpretativi, che affiorano qua e là, vadano scoperti come piccole perle dal lettore, che fortunatamente può facilmente reperire il romanzo in libreria. Resta quindi da dire che se Cécile, come personaggio letterario, non ha la forza di Effi, ne costituisce però, pur con le sue peculiarità, la premessa in qualche modo indispensabile.

Annunci

Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

5 pensieri riguardo “Un romanzo “giovanile” scritto a 68 anni

  1. “Cécile” è il primo romanzo di Fontane che ho letto, tanto tempo fa. Ho riletto recentemente il finale, che fa venire le lacrime agli occhi, non diversamente da certi passaggi di Balzac. C’è una parte di (tardo) romanticismo in quest’opera. Cécile, come dice lei stessa, ha bisogno di “Huldigung”, di omaggio, più che di sensualità. E dei (piccoli) regnanti di cui è stata ufficialmente la lettrice di corte, di fatto probabilmente l’amante, conserva un ricordo del tutto positivo perché essi mostravano rispetto nei suoi confronti – quel rispetto che una società più borghese (non da ultimo lo stesso Gordon) le nega.
    Buone feste, Vittorio, e un felice anno nuovo!
    Elena

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Elena, e tanti auguri anche a te.
      Certo Cécile è un personaggio complesso, di cui probabilmente non sono riuscito a rendere tutte le sfaccettature. Non sono riuscito neppure a cogliere il rispetto che avrebbe portato nei confronti dei principi di cui era stata l’amante in gioventù: forse mi sono perso qualche passaggio.
      Quanto alla sua sensualità, (forse ho usato il termine sbagliato, perché di fatto è una dote passiva della sua personalità) a mio avviso è il frutto della sua educazione: Fontane insiste molto all’inizio (soprattutto nella gita a Quedlimburg) sulla sua incultura, poi, nella lettera di Clothilde, sul fatto che questo tipo di formazione le era stato dato dalla madre, lasciando chiaramente intendere che la preparasse solo per un buon matrimonio. Che Cécile comunque si senta bella, e le piaccia esserlo, emerge dal sottile piacere che prova per la corte di Gordon e esplicitamente sempre a Quedlimburg, nel cui castello praticamente l’unica cosa che le interessa è lo specchio di cristallo che è in Svezia, al quale le sarebbe piaciuto guardarsi.
      C’è sicuramente del tardo romanticismo nella storia, ma c’è anche un pizzico di determimismo naturalistico (“chi c’è dentro, ne sia o non colpevole, non ne esce più, scrive a commento di una recensione), ma soprattutto secondo me c’è una capacità – sia pure ancora in nuce di scavo psicologico, una ambiguità di fondo (almeno nei personaggi di Cécile e Gordon, mentre St. Arnaud è a suo modo tutto d’un pezzo), un uso sotterraneo di elementi simbolici che annuncia veramente il ‘900.

      Piace a 2 people

  2. “Desidero essere trasportata a Cyrillenort e là sepolta nel cimitero della parrocchia alla sinistra della cappella funeraria dei principi. Voglio essere almeno vicina al luogo dove riposano coloro che mi diedero con abbondanza ciò che il mondo mi ha rifiutato: amore e amicizia, e in grazia dell’amore anche rispetto … Signorilità e bontà d’animo non sono tutto, ma sono molto.”
    Così, a occhio e croce, uno a zero per l’ancien régime. Certo Cécile appartiene a un mondo trascorso e non può essere a suo agio nei nuovi tempi; d’altra parte le donne colte e emancipate (Rosa Hexel) non attirano in alcun modo i maschi, quindi … siamo a una impasse… 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Touché.
      Eppurtuttavia continuo a credere che Cécile sia stata più vittima che altro della sua educazione, anche se indubbiamente si ritrova nel suo personaggio tutta l’ambivalenza di Fontane rispetto alla concezione del mondo in cui viveva. Questo suo essere impregnato di cultura francese e ormai anziano (santo dio, aveva pochi anni più di me!!!) quando inizia a scrivere gli permette di guardare a quel mondo con un distacco che ne sottolinea la complessità e attribuisce ai suoi romanzi un fascino sottile e caratteristico.
      Un autore forse poco considerato per ciò che vale veramente.

      Piace a 1 persona

      1. Con me sfondi una porta aperta. Sono stata e sono ancora molto sensibile al “fascino sottile”, brandeburghese, di Fontane, che collego soprattutto al suo ultimo romanzo: Lo Stechlin. (Ma anche Schach von Wuthenow, se ti capita e se non lo hai già letto, è notevole).
        Un felice passaggio all’anno nuovo!

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...