Pubblicato in: Classici, Erotismo, Illuminismo, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Narrativa, Recensioni, Teatro

Sesso, amore e fantasia nella Francia prerivoluzionaria

LaNotteeilMomentoRecensione de La notte e il momento, di Crébillon fils

Sellerio, La memoria, 1990

Crébillon fils è l’ennesimo autore classico di cui la nostra editoria ha perso le tracce. Negli anni ‘80 SugarCo pubblicò il suo romanzo più celebre, Il sofà, e Sellerio questo La notte e il momento come uno dei primi titoli della collana La memoria, ma oggi entrambi questi titoli sono reperibili solo sul mercato dell’usato e null’altro di questo autore si trova in libreria.
Sicuramente Crébillon fils non è uno scrittore imprescindibile, ma certamente la sua lettura ci aiuta a comprendere meglio un mondo, quello della prima metà del ‘700 francese, che ha preceduto di poco la rivoluzione, e quindi ad aggiungere un tassello, sia pure per via indiretta, alla nostra capacità di conoscere le cause che portarono alla grande deflagrazione sociale. È quindi un peccato che oggi sia così difficile leggere le opere di questo autore, anche perché la sua eleganza di scrittura le rende molto godibili.
Claude-Prosper Jolyot de Crébillon nacque nel 1707 a Parigi, figlio di Prosper Jolyot de Crébillon, un drammaturgo di buona fama, e condusse, almeno in gioventù, la classica vita da libertino della Reggenza, tra salotti, avventure galanti e teatri. I suoi scritti, considerati licenziosi e soprattutto perché spesso intrisi di una evidente satira politica e sociale, vennero messi all’indice, e l’autore stesso fu imprigionato ed esiliato, scontando però pene molto brevi grazie alla protezione di cui godeva da parte di grandi dame influenti a corte. Più tardi si sposò con una nobildonna inglese cui fu molto fedele, per divenire poi, quasi paradossalmente, censore reale dei libri, compito che esercitò onorevolmente. Morì nel 1777. Per distinguerlo dal padre è universalmente noto come Crébillon fils.
Argomento principe delle sue opere è l’erotismo. Nel suo romanzo più famoso, Il sofà, edito nel 1742, che seguendo una delle mode del tempo è ambientato in oriente e presenta uno schema narrativo simile a quello delle Mille e una notte, il giovane protagonista narra all’annoiata coppia reale di come in una vita precedente la sua anima fosse stata imprigionata in un sofà, e come da quella posizione avesse potuto assistere, o meglio avesse fornito il necessario supporto, agli incontri intimi di numerosi amanti, tra i quali ovviamente uomini corrotti e vanesi e donne di pubblica e specchiata, ancorché falsa, virtù. La prosa di Crébillon è estremamente allusiva e, pur non giungendo quasi mai ad avvalersi degli espliciti tecnicismi che caratterizzano la coeva letteratura pornografica, avvolge il lettore in un’atmosfera di ambigua sensualità che è la vera forza del romanzo, accanto naturalmente al suo contenuto di denuncia dell’ipocrisia sociale nei confronti del sesso e della sua importanza nelle relazioni umane.
La notte e il momento, o I mattini di Citera è, se possibile, un testo ancora più raffinato de Il sofà, perché l’argomento principale di cui si occupa, il momento e il suo rapporto con l’amore, è totalmente sublimato nel lunghissimo dialogo tra i due protagonisti assoluti, Cidalise, una giovane marchesa che ha invitato nel suo palazzo un gruppo di amiche e amici, tra i quali un ex amante, e Clitandre, un conte con fama di libertino che da tempo le fa la corte.
Il racconto è strutturato come una pièce teatrale, ed infatti è stato più volte adattato per le scene, anche nel nostro paese: il dialogo che si svolge tra i due lungo una intera notte lo occupa quasi per intero, se si eccettuano due battute della cameriera Justine e alcune didascalie dell’autore, volte per lo più ad avvertire il lettore di alcune dissolvenze quando al dialogo si sostituisce l’azione.
La trama è semplicissima. Cidalise sta per andare a letto quando in camera sua entra Clitandre, in vestaglia (sotto la quale è nudo, come ci tiene a precisare). Egli professa subito il suo ardore per Cidalise, la quale inizialmente lo invita ad andarsene, per poi accettarne la conversazione. Inizia quindi una vera e propria disfida verbale tra i due, segnata dai progressivi avanzamenti di Clitandre verso il letto di Cidalise nel quale ad un certo punto si infila togliendosi la vestaglia: Clitandre professa il sentimento che da tempo prova per Cidalise, al quale però la marchesa oppone sia la sua volontà di non impegnarsi più, dopo la sua infelice relazione con Eraste, finita da poco, sia il fatto di sapere che Clitandre ha avuto molte donne anche negli ultimi tempi.
Mentre la scaramuccia verbale prosegue, la difesa di Cidalise si fa sempre più flebile, ed i progressivi cedimenti portano inevitabilmente al momento ed alla confessione da parte di Cidalise di amare Clitandre. Del fitto dialogo tra i due, che prosegue anche dopo e che vedrà alcune altre interruzioni per ulteriori momenti, fanno parte i racconti che Cidalise chiede a Clitandre circa alcune sue precedenti avventure con amiche comuni. Sono questi racconti a mio avviso le parti più godibili del libro, perché è qui che emerge maggiormente la capacità di Crébillon di alludere, di lasciar intuire che cosa accade, anche nei minimi particolari, senza mai entrare esplicitamente in tali particolari. Il testo si conclude quando, alle sette del mattino, Clitandre esce dalla camera di Cidalise per tornare, con passo leggero, nella sua.
Per comprendere meglio il senso complessivo di un racconto che come detto è costruito come un duello al fioretto verbale è a mio avviso necessario riportare questa lunga citazione di un passo tratto dalle sue prime pagine, che rappresenta il vero cuore programmatico di questo libro: in questo passo, in cui parla ovviamente Clitandre, si trova quella che è stata definita da alcuni commentatori la professione di fede dei libertini, ma si trova anche il tentativo compiuto di rispondere all’interrogativo che il libertino Crébillon pone a base di questa e di altre sue opere, e che può essere espresso in questo modo: che rapporto esiste tra l’amore, questo sentimento ideale ed idealizzato, e il desiderio ed il possesso fisico? Ecco come risponde Crébillon/Clitandre al proposito; vedremo peraltro che le tesi esposte in questo passo saranno in qualche modo superate dalla morale del racconto, il cui intento è a mio avviso proprio quello di dimostrarne l’insufficienza e di condurre quindi una critica al libertinaggio fine a sé stesso.
”Sarei portato a credere che in questo [la differenziazione tra amore e possesso, N.d.R.] come in molte altre cose, la filosofia [moderna] ha corretto le nostre idee. Ci ha insegnato a conoscere i motivi delle nostre azioni, ci ha liberato dalla certezza che noi si agisca a caso, o che il caso ci determini. Ad esempio, prima che riuscissimo a ragionare cosi bene, facevamo certamente tutto quel che facciamo oggi; ma lo facevamo come trascinati da un torrente, senza cognizione di causa, e con la timidezza che danno i pregiudizi. Non eravamo più stimabili di oggi, ma volevamo sembrarlo, e si dava che una pretesa così assurda impacciasse di tanto i piaceri. Infine, abbiamo avuto il bene d’arrivare al vero: — ed ecco: cosa ce ne viene a noi? Mai le donne han fatto meno difficoltà in salotto; mai si è fatta meno affettazione di virtù. Ci si piace e ci si prende. Ci si annoia l’un con l’altro? Ci si lascia senza cerimonie come ci si era presi. Ci si torna a piacere? Ci si riprende con altrettanta vivacità, quasi fossimo di nuovo al primo sguardo. Ci si lascia ancora, – e mai con un litigio.
È vero che l’amore, in tutto questo, non c’è mai entrato. Ma l’amore, l’amore cos’era? – Un desiderio che ci si compiaceva d’esagerare, o un moto dei sensi che la vanità degli uomini sentiva l’obbligo di cangiare in virtù? Oggi sappiamo che esiste solo il piacere; e se ci si scambia la parola dell’amore, lo si fa non tanto perché ci si creda, ma perché è il modo più decente per chiedersi, in via reciproca, ciò di cui si prova bisogno. Così come ci si prende senza amore, ci si separa senza odio. E se da questo si ricava un vantaggio, per via del flebile gusto scambievolmente ispirato, è quello di sentirsi sempre pronti a ricominciare. L’imprevista incostanza d’un amante affligge una donna? Costei ne ha appena il tempo di accorgersene. Ragioni di buona creanza o di interesse non le consentono di lasciare un amante noioso, o un amante che ha cessato d’apparire amabile? Tutti gli amici si danno attorno per distoglierla dalla pena della situazione, Un capriccio la travolge? In un minuto è soddisfatto. Siamo forse noi uomini i protagonisti dei casi che vi ho enumerato? Troviamo le stesse risorse nella riconoscenza delle donne con le quali abbiamo per un po’ vissuto in intimità. E credo, dopotutto, che vi sia molta saggezza nel sacrificare a un piacere ricco qualche vecchio pregiudizio, Il quale, a chi ancora ne faccia sua regola di condotta, procura scarsa stima e molta noia.”

Si ritrova in queste definizioni, in particolare in quella dell’amore come forma più decente per connotare e quindi rendere socialmente accettabile l’attrazione fisica, una concezione schiettamente materialistica di chiara matrice illuministica, quasi una sorta di anticipata distinzione tra struttura e sovrastruttura applicata ai rapporti umani. Crébillon pone alla base di qualsiasi rapporto d’amore l’attrazione fisica e il soddisfacimento di quella attrazione attraverso l’atto sessuale, che deve peraltro essere caratterizzato da specifiche raffinatezze tecniche. Vedremo però come egli sia pienamente consapevole che l’atto sessuale da solo non è in grado di comprendere totalmente il rapporto d’amore tra due persone: in un altro scritto infatti giunge a classificare le forme dell’amore distinguendo, come ci ricorda Stendhal – suo ammiratore – in Dell’amore, l’amour-goût dall’amour-fou: se il primo è l’amore dominato da e fondato su l’ardore dei sensi, il secondo, essendo più elevato in quanto coinvolgente tutte le facoltà dell’anima e basato su una comunanza intellettuale, non può comunque prescindere da quello stesso ardore.
Seguendo questa classificazione il duello verbale tra Clitandre (à propos, che nome allusivo…) e Cidalise può essere inteso come la capacità di quest’ultima di guidare Clitandre dal perseguimento solamente dell’amour-goût, il soddisfacimento del suo bisogno fisico, all’amour-fou nei suoi confronti. Il Clitandre che la mattina alle sette esce dalla camera di Cidalise non è lo stesso che vi è entrato: probabilmente non sarebbe più totalmente d’accordo con gli assunti che ha enunciato poche ore prima sull’essenza dell’amore, perché Cidalise è stata capace di trascinarlo verso una forma più elevata di comunione, che aggiunge altro al piacere fisico. Le armi che ha usato sono state molteplici, compresa una buona dose di sana civetteria, ma quella definitiva è stata la pretesa, insistita, che Clitandre le narrasse le sue precedenti avventure, alla cui base c’era solo il rapporto fisico: narrando, Clitandre espone il vuoto che, al di là del piacere fisico, circonda queste sue avventure amorose, e implicitamente si rende conto di quanto sia diverso il suo sentimento per Cidalise. Lei, a sua volta, si sente attratta da tempo da lui, come ammette, ma gli si concede solo quando comincia a essere sicura di non essere solo una preda. È quindi lei, in misura solo apparentemente paradossale, la vincitrice del duello: è infatti lei che riesce a far cambiare la prospettiva di Clitandre, con i suoi stop-and-go che soggiogano completamente l’amante, usando il sesso, oltre che per il proprio piacere, anche come esca per portarlo dalla propria parte.
La notte e il momento è quindi un racconto più complesso di quello che potrebbe apparire ad una lettura frettolosa, nel quale l’apparente frivolezza, l’eleganza formale non sono fini a loro stesse, ma perfettamente funzionali a scandagliare la psicologia dei due personaggi e, attraverso di loro, il sentire di un’intera epoca, almeno per quanto riguarda le classi allora dominanti, attorno a questi temi.
Credo in questo senso di poter anche dire che il racconto confuti l’accusa di cinismo talora rivolta a Crébillon fils: egli invece unisce ad una indubbia lucidità nel cogliere l’essenza dei rapporti sentimentali la capacità – soprattutto in un’opera come Il sofà – di denunciare come questa essenza sia oscurata dalle ipocrisie e dalle convenzioni della società, ed inoltre come questa stessa essenza possa degradarsi e degradare quando non sia accompagnata da una adeguata complicità intellettuale e morale tra gli attori. Una posizione, questa di Crébillon fils, di grande modernità, che riconosce l’importanza del sesso come motore delle relazioni tra gli esseri umani ma denuncia l’insufficienza di tale motore per la costruzione di un rapporto completo.
Pur non essendo un capolavoro La notte e il momento è quindi un libro che vale la lettura, che ci regala momenti di divertimento e al contempo di riflessione, che ci permette di comprendere meglio l’esprit di un’epoca lontana nella quale però aleggiavano domande che, in altre forme, ci poniamo ancora oggi, e che si schiera apertamente sin dalla citazione di Ovidio che troviamo in esergo: Hoc legite, austeri, crimen amori abest. Speriamo che Sellerio lo ristampi presto.

Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...