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Scacco all’800 in quattro mosse

Gruppo MessaggerieRecensione de La bestia nella giungla e altri racconti, di Henry James

Garzanti, i grandi libri, 1984

Per una fortuita coincidenza, dopo La lotteria di Shirley Jackson ho letto un libro di uno dei suoi maestri ideali, Henry James, anch’esso composto da quattro racconti, dei quali uno si distacca nettamente dagli altri per qualità e complessità. Peraltro in questo caso l’editore ha saggiamente scelto di presentare i quattro racconti in ordine cronologico, facendo assumere al libro il carattere di un crescendo letterario che culmina con il racconto eponimo.
Racconto e romanzo breve sono le forme narrative nelle quali James ha dato probabilmente il meglio di sé: basti pensare a due capolavori assoluti come Il giro di vite e Le spoglie di Poynton (quest’ultimo da decenni colpevolmente non più edito in Italia). A mio avviso, peraltro, anche molti dei romanzi lunghi dell’autore sono da annoverarsi tra i capisaldi della letteratura a cavallo tra XIX e XX secolo, e James, anche per il suo essere statunitense europeo, è da considerarsi uno degli scrittori che con maggior forza chiudono definitivamente le porte della letteratura realistica ottocentesca assumendosi l’onere di aprire i primi spiragli di luce su quella del novecento, sferrando così i primi decisivi colpi di piccone alla struttura stessa del romanzo borghese, che verrà definitivamente demolito dai grandi scrittori della generazione successiva.
Grande merito di questo volume è, a mio avviso, permettere al lettore di toccare con mano il processo di sublimazione tematica e stilistica della scrittura jamesiana, attraverso quattro importanti tappe, che partono dal 1877, anno di pubblicazione di Quattro incontri, racconto che apre il volume, sino al 1903, quando l’autore è nel pieno della sua major phase.
Nel 1877 James non è proprio alle prime armi: trentratreeenne, da alcuni anni vive in Europa, prima a Parigi quindi a Londra, da oltre un decennio pubblica racconti su svariate riviste e ha al suo attivo tre romanzi; nella capitale francese è entrato in contatto tra gli altri con Zola, Maupassant e Turgenev, quest’ultimo ormai al tramonto della vita.
Quattro incontri è una prova letteraria per certi versi ancora immatura, che risente senza dubbio di questi incontri e dell’ammirazione che James nutriva per la letteratura francese dell’epoca e per l’autore russo; purtuttavia anche in questo racconto minore si possono rinvenire alcuni tratti che annunciano il James degli anni a cavallo del 1900.
La vicenda narrata potrebbe costituire il soggetto di una novella di stampo naturalistico. La protagonista, Caroline Spencer, è una modesta insegnante del New England, sulla trentina all’inizio del racconto, che ha come unico sogno quello di visitare l’Europa. Riesce a partire, impiegando nel viaggio tutti i suoi modesti risparmi, ma il giorno stesso dello sbarco a Le Havre è vittima di una truffa ad opera di un suo cugino che vive in Francia tentando di fare il pittore, ed è quindi costretta ad un precipitoso ritorno. Le amare conseguenze di quel viaggio si faranno sentire anche a distanza di alcuni anni, quando la vedova del cugino – e causa della truffa – una equivoca contessa francese, si trasferirà a vivere da lei.
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