Pubblicato in: Ebraismo, Fantascienza, Letteratura, Letteratura italiana, Libri, Narrativa, Nazismo, Novecento, Recensioni

Oltre il lager: pregi e limiti dei racconti di Levi

Recensione de Tutti i racconti, di Primo Levi

Einaudi, ET Biblioteca, 2005

Primo Levi è sicuramente un personaggio iconico della letteratura italiana del secondo dopoguerra: i suoi romanzi Se questo è un uomo e La tregua sono ormai diventati veri e propri classici, avendo contribuito in maniera decisiva a fissare nella memoria collettiva l’orrore dei lager e dello sterminio di milioni di ebrei, rom, comunisti, omosessuali, perpetrato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Levi però è stato anche e soprattutto, come fa notare Marco Belpoliti nella bella prefazione a questo corposo volume, scrittore di racconti. Pubblicò infatti, tra il 1966 e il 1987 – anno della morte – cinque raccolte di racconti, assemblate in questo volume, che ne presenta ulteriori due pubblicati sparsi nel 1949 e nel 1961, per un totale di ben 121 racconti.
Anche se la personalità artistica di Levi è fortemente ancorata al suo ruolo di testimone di Auschwitz, cui dedicò molte opere, è indubbio che essa fu notevolmente più articolata, ed i suoi racconti ne sono un fedele specchio. Levi era un chimico, e lavorò a lungo come tecnico in fabbriche di resine e vernici; amava le scienze naturali; era molto interessato alle tematiche della divulgazione scientifica; aveva una vasta cultura letteraria, che si nutriva non solo dei grandi classici ma anche di fantascienza e letteratura contemporanea; era appassionato di montagna. Tutti questi aspetti della sua personalità, ed anche altri, hanno costituito altrettanti spunti per la scrittura delle sue opere, in particolare dei racconti. Se le tematiche che egli tratta nei suoi racconti sono le più varie – ”storie autobiografiche ambientate nel Lager, racconti fantastici, racconti di atmosfera onirico-kafkiana, racconti di animali costruiti come apologhi morali” viene detto in quarta di copertina – facilmente riconoscibile in quanto peculiare è lo stile con il quale questi sono scritti. Levi non è scrittore sperimentale: il suo è uno stile diretto, che risente fortemente della sua formazione scientifica; la sua frase è sempre alla ricerca di una logica intrinseca che conferisca attendibilità a ciò che scrive: Levi stesso definì la sua scrittura ”un’opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s’industria di rispondere ai perché”. È uno stile di scrittura piuttosto di retroguardia, per certi versi dimesso, che Belpoliti fa discendere dalla tradizione della novella italiana e dall’essere stata la nostra letteratura appartata rispetto alle convulsioni della letteratura europea del ‘900. Se a volte questo stile risulta un po’ pedante, è anche vero che spesso, specie nei racconti di ambientazione fantastica, diviene un fattore moltiplicatore dell’ironia di cui sono intrisi, ed in ogni caso appare sempre coerente con il contenuto delle storie narrate.
Il volume presenta le raccolte di racconti in ordine di pubblicazione, cosicché la prima è Storie naturali, edita originariamente nel 1966 con lo pseudonimo di Damiano Malabaila e composta di 15 racconti, alcuni dei quali già pubblicati in anni precedenti, precisamente tra il 1961 e il 1965, su quotidiani e periodici.
In realtà il primo racconto, I mnemagoghi, apparve molti anni prima, nel 1948, su L’Italia socialista, poco dopo la prima edizione – quasi clandestina – di Se questo è un uomo. Si discosta non poco dagli altri, tutti scritti nell’Italia del boom: narra di un medico che ha sintetizzato in alcuni flaconi gli odori ed i profumi che hanno marcato la sua vita. Anche se non (ovviamente) per lo stile, il contenuto il racconto ha indubbiamente un vago sentore proustiano.
Gli altri 14 racconti sono molto compatti, essendo accomunati da una matrice fantastica, in alcuni casi declinata in chiave distopica. In cinque di questi appare il personaggio di Mr Simpson, simpatico ed efficiente piazzista in Italia di macchine per ufficio prodotte da una fittizia multinazionale statunitense ed amico della voce narrante, cui propone l’acquisto di un Mimete, macchina in grado di duplicare ogni oggetto o corpo, oppure di un Calometro, misuratore di bellezza, oppure ancora di un Versificatore, apparecchio che produce poesie di qualunque genere e forma. Insieme a Cladonia rapida, descrizione scientifica di un lichene che vive nelle automobili, oggetti che sempre più stanno acquisendo una personalità organica, e a Trattamento di quiescenza, che preconizza l’avvento della realtà virtuale, sono questi i racconti che più immergono il lettore in un futuro che era già vicino negli anni ‘60, e attraverso i quali Levi denuncia con ironica lucidità i rischi di disumanizzazione sociale legati allo sviluppo della tecnologia. Altri notevoli racconti della raccolta sono Angelica farfalla e Versamina, nei quali torna la memoria degli anni di guerra e degli esperimenti medici dei nazisti, anche con un accenno al loro successivo impiego da parte degli statunitensi. La profonda cultura classica di Levi affiora nello splendido e misterioso Quaestio de Centauris, storia delle pene d’amore di un centauro dei nostri giorni.
Storie naturali è la raccolta che ho maggiormente apprezzato, proprio per la sua capacità di restituire al lettore l’essenza di un’epoca, l’incipiente neopositivismo acritico che ci accompagna ancora oggi, che stava trasformando l’Italia e il mondo, non senza rischi morali e sociali che Levi puntualmente rileva, analogamente – sia pur attraverso l’impiego di mezzi espressivi affatto diversi – ad altri intellettuali dell’epoca, su tutti Pier Paolo Pasolini.
Continua a leggere “Oltre il lager: pregi e limiti dei racconti di Levi”