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I mondi di un intellettuale inadeguato a comprenderli

ilmondodiieriRecensione de Il Mondo di ieri, di Stefan Zweig

Mondadori, Oscar, 1979

Recensendo la Novella degli scacchi consigliavo di leggere in sequenza anche Il mondo di ieri, l’autobiografia scritta da Zweig nell’ultimo anno della sua vita e che pare completò proprio il giorno prima di suicidarsi insieme alla giovane moglie nel rifugio brasiliano. Confermo ora questo mio consiglio, anzi lo amplio, nel senso che la lettura de Il mondo di ieri risulta a mio avviso essenziale per comprendere le fondamenta culturali sulle quali si innalza l’edificio dell’opera letteraria di Zweig.
Il sottotitolo di questo libro è Ricordi di un europeo e, se il suo felicissimo titolo è divenuto nel tempo quasi sinonimo dell’Austria asburgica, credo che il sottotitolo rispecchi meglio il senso complessivo del libro, o perlomeno ciò che oggettivamente quest’opera complessa e sfaccettata ci offre. In primo luogo occorre infatti specificare che il libro non si limita alla descrizione, filtrata attraverso le vicende dell’esperienza umana e culturale di Zweig, della società austriaca nel periodo antecedente la prima guerra mondiale. Solo cinque dei diciassette capitoli del libro si occupano in senso stretto della Vienna asburgica, ed un ampio spazio viene riservato da Zweig alla sua vita e agli avvenimenti storici seguenti il 1918, giungendo il racconto sino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Sono quindi tre i mondi che l’intellettuale Zweig si è trovato a affrontare, e di questi almeno uno era drammaticamente il mondo di oggi nel momento in cui veniva fissato sulla carta. Vi è poi il fatto che Zweig si confronta con le vicende che hanno segnato la sua vita da una prospettiva non Viennocentrica. Pur sentendosi profondamente austriaco, come dimostrano i primi capitoli del libro, Zweig si è sempre sentito parte di una comunità intellettuale internazionale, si è sempre aggrappato tenacemente all’idea che la cultura potesse superare ed anche annullare i nazionalismi, venendo peraltro clamorosamente sconfitto dalla Storia. Continua a leggere “I mondi di un intellettuale inadeguato a comprenderli”

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Lo specialista idiota, paradigma del mondo di oggi

novelladegliscacchiRecensione di Novella degli scacchi, di Stefan Zweig

Garzanti, Gli elefanti, 1991

La Novella degli scacchi è probabilmente, insieme a Il mondo di ieri, l’opera più nota di Stefan Zweig, e questi due testi, che a mio avviso dovrebbero essere letti in sequenza perché insieme permettono di comprendere compiutamente la personalità artistica e culturale dell’autore, furono anche gli ultimi da lui scritti prima del suicidio suo e della moglie nell’esilio brasiliano, avvenuto nel febbraio del 1942.
Della figura di Zweig, che nel periodo tra le due guerre mondiali è stato uno degli scrittori più noti e tradotti al mondo, credo sia interessante mettere in rilievo la biografia e in particolare i caratteri del suo impegno civile, perché da questo è possibile contestualizzare, e quindi comprendere meglio, le sue opere letterarie, ed analizzare quindi anche il contenuto della Novella degli scacchi.
Zweig nasce nell’ambiente dell’alta borghesia ebraica viennese: il padre era un importante industriale e la madre figlia di banchieri. Sin da giovanissimo si imbeve di un intenso cosmopolitismo, sia perché la Vienna di allora è il crogiolo delle diverse culture che formano l’impero, sia in quanto il suo status economico e sociale gli permettono di compiere numerosi viaggi in Europa e non solo. L’incontro e l’amicizia con Hofmannsthal sono decisivi nella sua formazione poetica, al pari di quello con Rainer Maria Rilke. Continua a leggere “Lo specialista idiota, paradigma del mondo di oggi”

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Tutti dovremmo leggerlo (se ci fosse permesso)

unagiovinezzaingermaniaRecensione di Una Giovinezza in Germania, di Ernst Toller

Einaudi, Nuovi Coralli, 1982

Ci sono libri che a mio avviso dovrebbero essere letti da tutti, perché ci aiutano a capire il passato e – attraverso di esso – a interpretare il presente in cui viviamo. Uno di questi libri è sicuramente Una giovinezza in Germania di Ernst Toller, che ha rappresentato per me una vera scoperta.
Ci sono libri che dovrebbero essere letti da tutti, ma che di fatto ci viene quasi impedito leggere. Una giovinezza in Germania, una delle poche opere di Toller tradotte in italiano, è stato edito da Einaudi l’ultima volta nel 1982, e da allora non è più stato ristampato. Oggi è “momentaneamente non disponibile” in libreria e per reperirlo, come per poter leggere i pochi altri testi dell’autore editi in tempi storici, è necessario scavare nelle profondità dei siti web dedicati al mercato dell’usato, mettendo in conto di spendere cifre alle volte non indifferenti. Continua a leggere “Tutti dovremmo leggerlo (se ci fosse permesso)”

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L’unica, limitata possibilità di conoscere un autore presumibilmente grande

LibussaRecensione di Libussa, di Carl Sternheim

Adelphi, Piccola Biblioteca, 1995

Carl Sternheim è un autore del primo novecento tedesco quasi del tutto ignorato dall’editoria italiana. Oltre a questa novella, meritoriamente data alle stampe da Adelphi, mi risulta esistano solo una edizione delle cinque commedie che costituiscono il Ciclo dell’eroe borghese (De Donato, 1967) e pochissime altre vecchie edizioni di alcune delle sue opere, reperibili solo sul mercato dell’usato.
Eppure Sternheim è ancora oggi molto popolare in Germania, essendo considerato uno degli esponenti di spicco dell’espressionismo, ed in particolare le sue opere teatrali sono molto rappresentate.
Sternheim, di agiata famiglia ebraica, visse tra il 1878 e il 1942, dal 1912 quasi prevalentemente a Bruxelles; le sue opere vennero messe al bando dal nazismo sia in quanto l’autore era ebreo sia per il loro contenuto. In esse infatti Sternheim denuncia, secondo quanto è possibile desumere dalle notizie reperibili in rete, la grettezza e la corruzione morale della borghesia tedesca dell’età guglielmina. Fu amico di numerosi intellettuali ed artisti tedeschi del primo novecento, tra i quali Franz Wedekind, di cui in seguito sposò la figlia, e collaborò nel 1908 alla fondazione della rivista espressionista Hyperion, la prima a pubblicare scritti di Kafka. Continua a leggere “L’unica, limitata possibilità di conoscere un autore presumibilmente grande”

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Il doppio straniamento del formalista Šklovskij

ZoooLetterenondAmoreRecensione di Zoo o lettere non d’amore, di Viktor Šklovskij

Einaudi, Nuovi coralli, 1979

E’ uno strano destino quello di Zoo o Lettere non d’amore di Viktor Šklovskij su internet: l’autore dichiara espressamente nel titolo ciò di cui il libro non parla, eppure la maggior parte delle recensioni (per la verità numerose) che si trovano in rete scritte da chi lo ha apprezzato, dalle più concise a quelle più analitiche, lo considerano uno dei più bei libri d’amore mai scritti, e molte si affannano (anche sulla base di indizi disseminati dall’autore nel corso del tempo) a cercare di capire se Alja, la destinataria delle lettere di cui si compone il libro, sia esistita davvero e chi fosse.
Credo che da un lato queste recensioni, questa caccia al tesoro nascosto sarebbero piaciute a Šklovskij, al suo amore per lo straniamento, ma dall’altro lo avrebbero fatto ironicamente sorridere della sua capacità di avviluppare molti lettori, grazie alle capacità evocative della sua prosa fatta di frasi brevi ed essenziali come versi, in una sorta di doppio straniamento, del quale le singole parti, annullandosi vicendevolmente come in un gioco di specchi, Continua a leggere “Il doppio straniamento del formalista Šklovskij”

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Le molteplici facce del “cantore del Finis Austriae”

IlMercantediCoralliRecensione de Il mercante di coralli, di Joseph Roth

Adelphi, Biblioteca Adelphi, 1994

Probabilmente pochi scrittori hanno lasciato nella loro vita e nella loro opera tracce così sottilmente ambigue come Joseph Roth.
Ebreo, nato alla periferia dell’impero austroungarico, si trovò ad attraversare un’epoca scandita dalla prima guerra mondiale, dalla frantumazione del vecchio impero, dai convulsi anni del dopoguerra europeo, dall’avvento del nazismo. Ai ritmi drammatici della Storia egli reagì modificando il suo pensiero, o forse mostrandone in pubblico, attraverso le sue opere, le varie sfaccettature, esaltandone via via un lato piuttosto che un altro, probabilmente in funzione del necessario adattamento ad una realtà che progressivamente si andava facendo sempre più cupa e tragica, che progressivamente sfilava alla vista di questo indubbiamente acuto osservatore ogni punto di riferimento a cui di volta in volta cercava di aggrapparsi.
Esemplare di questa sua ambiguità, della difficoltà di classificare l’opera di Roth all’interno delle grandi correnti del pensiero occidentale, è secondo me l’episodio (riportato nell’ottima voce di Wikipedia dedicata all’autore) della quasi rissa cui si giunse al suo funerale a Parigi tra comunisti, legittimisti asburgici, cattolici ed ebrei ortodossi, ognuno rivendicante lo scrittore come rappresentante delle proprie idee. Continua a leggere “Le molteplici facce del “cantore del Finis Austriae””

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Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà

IlCardinaleNapellusRaccontiAgghiaccianiRecensione de Il cardinale Napellus e di Racconti Agghiaccianti, di Gustav Meyrink

Mondadori, Oscar, 1989; Newton, Tascabili economici, 1993

Recensisco questi due volumi congiuntamente perché entrambi contengono racconti di questo autore, e possono essere letti insieme, data la unitarietà delle tematiche trattate. Meyrink si dedica infatti alla scrittura di racconti nei primi anni del ‘900, subito dopo la conversione da banchiere a scrittore: quasi tutti i suoi racconti sono antecedenti alla stesura dei suoi cinque romanzi (tra i quali il più famoso è senza dubbio Il Golem, del 1915): questi due volumi ce ne presentano una selezione, e ci permettono di addentrarci nella conoscenza di una delle più singolari figure di intellettuale della Mitteleuropa a cavallo della prima guerra mondiale.
Meyrink è considerato autore esoterico per eccellenza, e le pagine di introduzione dei due piccoli volumi (quella del volume di Mondadori scritta da Jorge Luis Borges) vanno nel senso dell’esaltazione dell’elemento magico, irrazionale della sua scrittura, dell’influsso che su di essa ebbero le letture cabalistiche e le filosofie orientali. La lettura attenta di questi tredici racconti ci permette di affermare che se la magia, la presenza di forze oscure che determinano il nostro destino individuale e collettivo, il fantastico sono la cifra espressiva patente della produzione letteraria di Meyrink, tuttavia non si tratta di una cifra scelta dall’autore di per sé, ma di uno strumento espressivo attraverso il quale Meyrink Continua a leggere “Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà”

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L’illuminismo applicato al rapporto tra le religioni: una proposta sconfitta dalla storia ma di grande attualità

NathanilSaggioRecensione di Nathan il saggio, di Gotthold Ephraim Lessing

Garzanti, i grandi libri, 1992

Gotthold Ephraim Lessing è il più noto rappresentante dell’illuminismo tedesco, e Nathan il saggio è la sua opera più famosa, quella che riassume, sotto forma di una commedia teatrale, il pensiero di questo importante letterato della seconda metà del XVIII secolo.
La vita e le opere di Lessing sono bene illustrate nel bel saggio di Emilio Bonfatti che fa da introduzione a questa classica edizione Garzanti, dotata di testo originale a fronte, e ad essa rimando chi volesse approfondire la conoscenza dell’autore e del contesto culturale in cui ha operato.
Basti qui ricordare che Lessing anche in vita fu una sorta di irregolare rispetto ad una cultura dominante, quella tedesca dell’epoca, che – anche a causa della frammentazione politica da un lato e dell’incipiente ruolo egemonico della Prussia dall’altro – diffidava delle idee e delle elaborazioni provenienti da oltre il Reno, considerandole il prodotto di una società profondamente diversa. Di lì a poco lo Sturm und Drang e il Romanticismo avrebbero fatto virare il pensiero tedesco verso lidi affatto diversi, e quindi possiamo dire che l’illuminismo in Germania fu una corrente di pensiero che si affaccia sulla scena culturale per un breve periodo, incarnato da poche figure e che mantiene un ruolo del tutto minoritario (come anche la storia tedesca del XIX e XX secolo si incaricheranno di dimostrare).
Ciò non impedisce, tuttavia, che le opere di Lessing fossero ammirate dai primi romantici, e che buona parte della fortuna dei suoi testi teatrali tra ‘700 ed ‘800 sia dovuta all’attenzione che ad essi ha riservato Goethe.
Nathan il saggio viene scritto da Lessing tra il 1778 e il 1779, e sarà l’ultima opera teatrale di un autore che, a dimostrazione della sua irregolarità, ha speso gran parte della vita a polemizzare con i rappresentanti della cultura ufficiale ed accademica, soprattutto rispetto al ruolo che il teatro deve svolgere come strumento di cultura e quindi rispetto a cosa deve trattare e a come deve trattarlo. Anche per questi aspetti, dalla contrapposizione tra teatro francese e inglese al tentativo di Lessing di fondare un teatro tedesco, rimando al saggio di Bonfatti che approfondisce queste tematiche con ben altro spessore di quanto potrei fare io.
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Una risposta inadeguata e fuori tempo massimo

LaGattaRossaRecensione de La gatta rossa, di Else Lasker-Schüler

Sellerio, la memoria, 1993

Else Lasker-Schüler è stata una delle più significative ma anche controverse letterate ebraiche della prima metà del XX secolo: se da molti è considerata la poetessa del popolo ebraico, Kafka (ad esempio) non poteva soffrire la sua poesia né la sua prosa. Visse sino al 1933 in Germania, facendo parte dei circoli intellettuali espressionisti e conducendo una vita bohémienne, per poi andare in esilio prima a Zurigo e quindi a Gerusalemme, dove morì nel 1945.
Arthur Aronymus, uno dei testi in prosa di questa autrice più nota per le sue raccolte in versi, ben rappresenta, a mio modo di vedere, il senso di ambivalenza che la critica ha dimostrato nei confronti dell’autrice. Il volume edito da Sellerio che ho letto riporta anche un altro, breve racconto, La gatta rossa, che gli dà il titolo ma potrebbe essere considerato come un capitolo del primo, visto che ne ripropone l’ambientazione e l’atmosfera generale, Continua a leggere “Una risposta inadeguata e fuori tempo massimo”