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Narrando perché incapace di spiegare, Tozzi ci spiega un’epoca

GiovanieAltreNovelleRecensione di Giovani e altre novelle, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1994

La produzione letteraria di Federigo Tozzi è composta da alcuni, splendidi romanzi ma anche e soprattutto da circa 120 novelle, scritte tra il 1908 e l’anno della morte, il 1920. Questo ottimo volume de I classici della BUR, edito nel 1994 ed oggi purtroppo non più disponibile, ha il grandissimo pregio di presentarci le ventuno brevi novelle che costituiscono l’unica raccolta curata dall’autore poco prima della morte, riunite sotto il titolo Giovani, ed una selezione di altre undici novelle ordinate cronologicamente e scelte dal prestigioso curatore, Romano Luperini, al fine di fornirci un’idea dell’evoluzione stilistica dell’autore. Al contrario di queste ultime, le novelle che compongono Giovani non sono in ordine cronologico ma in quello che l’autore diede loro riunendole in volume: furono comunque tutte composte negli ultimi anni di vita di Tozzi, e costituiscono anche da questo punto di vista, come vedremo, un corpus narrativo estremamente unitario.
Circa un decennio dopo l’edizione di questo libro la stessa BUR pubblicò tutte le novelle di Tozzi, ordinandole però in senso rigorosamente cronologico, con la conseguenza di perdere l’unitarietà di quelle che costituiscono Giovani. Anche tale volume comunque oggi non è più reperibile in libreria, e per poter leggere l’insieme delle novelle di Tozzi ci si deve rivolgere al ponderoso volume dei Meridiani Mondadori che ne raccoglie l’opera omnia, il quale però allo svantaggio del prezzo elevato unisce quello della scarsissima maneggevolezza che caratterizza questa pur prestigiosa collana, a mio avviso più adatta ad essere una sorta di soprammobile librario che un vero e proprio strumento di lettura.
Fortunatamente le novelle di Giovani sono oggi disponibili in un’altra edizione, e in libreria possono essere reperiti alcuni volumi contenenti selezioni di novelle tozziane.
Vista la citata peculiarità che la raccolta Giovani presenta nella produzione novellistica di Federigo Tozzi, credo sia giusto trattare separatamente i racconti che la compongono.
Giovani uscì nel 1920, dopo pochi mesi dalla morte dell’autore, e come detto raccoglie ventuno novelle, scelte ed ordinate da Tozzi, il quale diede anche il titolo alla raccolta. Continua a leggere “Narrando perché incapace di spiegare, Tozzi ci spiega un’epoca”

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Prima del verismo

romanzigiovanilivergaRecensione di Romanzi giovanili, di Giovanni Verga

Frassinelli, I Classici classici, 1996

E’ un volume prezioso questo, edito da Frassinelli ormai vent’anni fa, perché riunisce i romanzi del Verga preverista: oggi infatti i cinque romanzi proposti da questo libro devono essere acquistati singolarmente, oppure letti nell’impersonale forma di un e-book che riunisce l’intera produzione dell’autore siciliano.
E’ un volume prezioso perché ci permette di esplorare l’universo poetico di Verga negli anni, prima fiorentini e poi milanesi, nei quali sviluppò ed affinò – attraverso le contaminazioni che gli derivavano dalla lettura dei grandi romanzieri dell’800 europeo, soprattutto dei romantici e dei naturalisti francesi, ed i contatti che ebbe con la scapigliatura milanese, i tratti essenziali della sua narrativa, che sarebbe poi sfociata nei grandi romanzi veristi.
Per la verità il volume tralascia – credo giustamente – le primissime opere di Verga, i tre romanzi a sfondo patriottico scritti dall’autore tra i 16 ed i 23 anni, che non hanno lasciato gran traccia nella nostra storia della letteratura. Continua a leggere “Prima del verismo”

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Quanto dista Siena da Praga?

ilpodereRecensione de Il podere, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1990

Recentemente, recensendo il romanzo che viene considerato il capolavoro di Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, avevo asserito, sia sulla base di riscontri critici che su quella della lettura diretta de Il podere, successivo romanzo dell’autore in termini di redazione (anche se pubblicato – postumo – dopo Tre croci), che si poteva parlare di un progressivo riavvicinamento di Tozzi ad una narrativa di tipo verista, dando a questa asserzione quasi il senso di una involuzione rispetto alla splendida anomalia rappresentata da Con gli occhi chiusi nel contesto culturale dell’Italia di inizio novecento.
Ora, dopo la recente rilettura de Il podere, mi sento di riproporre quel giudizio solo in parte.
Certo, è indubbio che Il podere sia un romanzo che può trarre in inganno più facilmente il lettore, che è quasi naturalmente portato a vedere – ad una lettura superficiale – nel protagonista Remigio Selmi uno stretto parente dei vinti di verghiana memoria; è anche indubbio che l’ambientazione nel mondo periferico della campagna che circonda la città di Siena, la notevole dose di realismo con cui Tozzi in questo romanzo ci fa vivere Continua a leggere “Quanto dista Siena da Praga?”

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Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento

congliocchichiusiRecensione di Con gli occhi chiusi, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1992

Da un punto di vista culturale e letterario, esattamente come da un punto di vista sociale ed economico, l’Italia del primo novecento, l’Italietta giolittiana che si avvia verso la prima guerra mondiale e il fascismo è un paese sostanzialmente arretrato rispetto ai sommovimenti che scuotono il panorama culturale dell’Europa centro-settentrionale.
Mentre nelle maggiori aree culturali europee si affacciano i grandi scrittori che rivoluzioneranno per sempre il modo di fare letteratura, sull’onda della fine del mito positivista, della presa di coscienza della crisi della società borghese e delle scoperte dovute alla psicanalisi, l’Italia esprime correnti letterarie che importano con un cronico ritardo fermenti altrove già assopiti e superati. E’ il caso del verismo di Verga, Capuana e De Roberto, che costituirà il punto di riferimento culturale in Italia anche all’inizio del nuovo secolo, derivato in buona parte dalla scapigliatura milanese, in cui si può ritrovare, a scoppio ritardato di quasi un ventennio, il percorso letterario che in Francia portò dal decadentismo tardoromantico al naturalismo. Continua a leggere “Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento”

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Oltre i romanzi: vecchiaia, malattia e morte nelle opere “minori”

novellesvevoRecensione di Novelle, di Italo Svevo

Orsa Maggiore Editrice, I classici dell’Orsa Maggiore, 1988

Questo volume dell’Orsa Maggiore Editrice, da lungo tempo introvabile se non forse in alcune librerie remainder, ha il pregio di raccogliere alcune delle più significative novelle di Italo Svevo, di quella parte della sua produzione letteraria che non si identifica con i tre romanzi, con il teatro e con i saggi.
Peraltro questo pregio è pagato a caro prezzo: come spesso capita nelle edizioni di questo tipo, destinate ad una diffusione parallela rispetto a quella garantita dai normali circuiti librari, il volume non ha presumibilmente avuto una preventiva correzione delle bozze, per cui è zeppo di termini errati, che a volte creano degli effetti comici: così a un certo punto la venditrice di tabacchi diviene la vendicatrice. Con uno sforzo di ottimismo si potrebbe quasi dire che la presenza di questi errori renda più attenta la lettura, perché è richiesto uno sforzo supplementare per capire dove sia l’errore e come lo si può correggere. Ovviamente il volume, dall’aspetto molto curato nella sua copertina rigida, non presenta null’altro che i testi e l’indice. Nei risguardi della sovracoperta si trovano invero una brevissima nota biografica e quindici righe di presentazione di una delle novelle più note di Svevo: L’assassinio di Via Belpoggio, della quale viene raccontata in breve la trama. Peccato che L’assassinio di Via Belpoggio non faccia parte della raccolta di novelle presentate in questo volume! Continua a leggere “Oltre i romanzi: vecchiaia, malattia e morte nelle opere “minori””

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La compiuta incompiutezza di una tragicommedia borghese

cortoviaggiosentimentaleRecensione di Corto viaggio sentimentale, di Italo Svevo

Newton, Tascabili economici, 1992

Italo Svevo, oltre ai tre romanzi pubblicati in vita, scrisse anche una serie di novelle e lasciò incompiuto un altro romanzo (Il vecchione o il vegliardo), che avrebbe dovuto essere la continuazione de La coscienza di Zeno.
Alcuni mesi prima di morire, però, aveva iniziato a scrivere anche un romanzo breve, o racconto lungo, dal titolo Corto viaggio sentimentale, lasciato anch’esso incompiuto. Come vedremo, l’incompiutezza del racconto non costituisce un ostacolo al pieno godimento di questa opera, che si inserisce appieno nel filo estremamente lineare, ancorché fortemente articolato, della poetica sveviana.
Già nel titolo è a mio avviso chiaro il tributo ad uno degli autori più amati da Svevo: Laurence Sterne. Come il Viaggio sentimentale dell’autore inglese è costituito dall’insieme delle esperienze di Yorick, il protagonista, e ciò che Yorick non vede e non filtra attraverso la sua coscienza semplicemente non esiste, Continua a leggere “La compiuta incompiutezza di una tragicommedia borghese”

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La Belle Époque alla periferia d’Europa, tra sarcasmo e nostalgia

InfanziadiNivasioDolcemareRecensione di Infanzia di Nivasio Dolcemare, di Alberto Savinio

Adelphi, Piccola biblioteca, 1998

Alberto Savinio è un intellettuale oggi forse un po’ messo in disparte nel nostro paese, anche se senza dubbio è stato uno dei protagonisti della vita culturale, italiana e non solo, a cavallo della seconda guerra mondiale. Fratello di De Chirico (Savinio è uno pseudonimo), fu scrittore, musicista e pittore, frequentò la Parigi delle avanguardie negli anni ’20 e, nei pochi anni del dopoguerra in cui visse (morì nel 1952) fu critico letterario e culturale del Corriere della Sera.
Questo volume della piccola biblioteca Adelphi, una collana la cui eleganza, anche formale, non cesserò mai di lodare, ci propone una delle opere letterarie più divertenti di Savinio, Infanzia di Nivasio Dolcemare, accompagnata da due brevi racconti con lo stesso protagonista e da alcuni frammenti inclusi da Savinio stesso nell’edizione originale dell’Infanzia. Continua a leggere “La Belle Époque alla periferia d’Europa, tra sarcasmo e nostalgia”

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L’altro caposaldo dell’opera di un grande pensatore europeo

IlDialogodellaSaluteRecensione de Il dialogo della salute e altri dialoghi, di Carlo Michelstaedter

Adelphi, Piccola biblioteca, 1988

Il dialogo della salute rappresenta l’altro caposaldo dell’opera di Carlo Michelstaedter, insieme a La persuasione e la rettorica, da me recentemente recensita.
Questo volume di Adelphi, curato dall’ottimo Sergio Campailla, ce lo presenta insieme ad altri dialoghi scritti da Michelstaedter, alcuni dei quali molto frammentari, ed indubbiamente la loro lettura, accanto a quella dell’opera maggiore, contribuisce ad ampliare l’orizzonte di comprensione del pensiero di questo piccolo, grande intellettuale del novecento europeo.
La forma del dialogo, scelta da Michelstaedter per esporci in prosa il suo pensiero, rimanda direttamente a due degli autori più amati dal nostro: Platone e Giacomo Leopardi. Il dialogo permette infatti, attraverso il meccanismo di interlocuzione e di domanda e risposta tra due personaggi, di esporre ed argomentare tesi in modo diretto ed incalzante: per questo motivo, pur essendo la lettura non del tutto agevole sia per lo stile di scrittura dell’autore sia per i temi trattati, essa è sicuramente più facile rispetto a quella de La persuasione e la rettorica. Questa differenza è sicuramente anche dovuta alla diversa funzione che i dialoghi avrebbero dovuto svolgere rispetto all’opera maggiore: mentre questa era una tesi di laurea, destinata quindi ad un pubblico molto ristretto e specialistico, quelli sono stati scritti, ancorché in alcuni casi solo abbozzati, con intento divulgativo, presupponevano un pubblico generalista, e quindi il loro stile di scrittura tiene conto anche di ciò.
Come detto, Il dialogo della salute è sicuramente di gran lunga il frammento più importante presentato da questo volume. Esso fu terminato il 7 ottobre 1910, appena 10 giorni prima il suicidio di Michelstaedter, e la sua stesura si intreccia con quella della tesi di laurea. Continua a leggere “L’altro caposaldo dell’opera di un grande pensatore europeo”

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Come una tesi di laurea può divenire un testo fondamentale del pensiero novecentesco

LaPersuasioneelaRettoricaRecensione de La persuasione e la rettorica, di Carlo Michelstaedter

Adelphi, Piccola biblioteca, 1992

Carlo Michelstaedter si suicidò con un colpo di pistola nell’ottobre 1910, a ventitrè anni. Questo terribile dato anagrafico sembra quasi incompatibile con la profondità di pensiero e di visione, a tratti quasi profetica, che emerge dalla lettura della sua opera più importante, La persuasione e la rettorica, che altro non era se non la sua tesi di laurea, mai discussa. Un’opera come questa basta, a mio avviso, a fare di Michelstaedter uno dei più importanti pensatori europei di inizio novecento. Europeo lo è, Michelstaedter, anche per essere nato alla fine dell’800 a Gorizia, in quella terra dove venivano a contatto almeno tre culture profondamente diverse (ma a queste va senza dubbio aggiunto l’essere lui ebreo, per quanto di una famiglia non praticante), terra che nello stesso periodo esprime – non a caso – anche altre personalità culturali di primo piano, quali Umberto Saba e Italo Svevo.
In questo scritto, non pensato per essere pubblicato, Michelstaedter ci consegna una ampia elaborazione del suo pensiero filosofico, che si riallaccia alla filosofia greca presocratica e a Socrate, per giungere sino a Schopenhauer e a Nietzsche, in aperta polemica con l’idealismo e il razionalismo che da Aristotele portano a Hegel ed ancora di più con il positivismo ottocentesco, e in campo artistico prende a modelli Petrarca, Leopardi, Beethoven ed Ibsen. E’ lo stesso Michelstaedter che dice esplicitamente nell’introduzione del libro quali siano le sue radici e quali sia stata la capacità del pensiero occidentale di svilire ed adattare alle necessità della società gli insegnamenti che ne derivavano:
“Lo dissero ai Greci Parmenide, Eraclito, Empedocle, ma Aristotele li trattò da naturalisti inesperti: lo disse Socrate ma ci fabbricarono su quattro sistemi… lo disse Cristo e ci fabbricarono su la Chiesa… agli Italiani lo proclamò Petrarca trionfalmente, lo ripeté con dolore Leopardi – ma gli uomini furono loro grati dei bei versi, e se ne fecero generi letterari.” Continua a leggere “Come una tesi di laurea può divenire un testo fondamentale del pensiero novecentesco”