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L’ambiguità del linguaggio al tempo delle parole d’ordine categoriche

LaMoglieIngenuaeilMaritoMalatoRecensione di La moglie ingenua e il marito malato, di Achille Campanile

Rizzoli, BUR, 2003

A detta dei critici, La moglie ingenua e il marito malato, romanzo del 1941, non è da considerarsi una tra le opere maggiori di Achille Campanile; tuttavia dalla sua lettura si possono trarre utili indicazioni sul peculiare modo di scrivere e di essere umorista di questo autore, sicuramente eccentrico rispetto al panorama del novecento letterario italiano.
Uno dei grandi spunti che Campanile utilizza nel corso di tutta la sua opera per costruire il suo umorismo è dato dalle ambiguità del linguaggio, dal diverso significato che le parole assumono a seconda del contesto fattuale in cui le utilizziamo oppure intrinsecamente, in quanto portatrici di diverse tipologie di significato (significato letterale, metaforico, significati multipli dello stesso termine etc.). La confusione che si può generare quando persone diverse attribuiscono – parlando tra di loro – allo stesso termine significati diversi genera situazioni paradossali. Celeberrimo, e irresistibile, a questo proposito è l’episodio dell’acqua minerale, nel quale il diverso uso dei termini naturale e legittimo genera la più totale anarchia comunicativa.
Nel caso de La moglie ingenua e il marito malato lo spunto di partenza per la costruzione dell’intero romanzo è proprio di questo tipo: la locuzione avere le corna è universalmente (almeno nel nostro Paese) utilizzata per indicare metaforicamente chi è oggetto di tradimento da parte del partner. Se però a qualcuno spuntassero realmente un paio di corna in testa, che equivoci genererebbe dire di lui che ha le corna? Attorno a questo apparentemente esile spunto Campanile è in grado di costruire una sarabanda di equivoci e situazioni paradossali che sostanzialmente tengono, da un punto di vista narrativo, per l’intera durata del romanzo.
In molte altre delle sue opere narrative la trama è talmente esile da essere di fatto solo un pretesto per raccontare storie parallele e digressioni, per far interagire direttamente lo scrittore con il lettore, per permettergli di dipanare i suoi strepitosi calembour: tanto disarticolata, frammentata è la trama, che alcuni commentatori hanno parlato, per l’opera narrativa di Campanile, di antiromanzo. Anche se, ovviamente, alcuni dei tópoi della scrittura di Campanile sono presenti anche ne La moglie ingenua e il marito malato, in questo caso ciò che caratterizza il romanzo è la coerenza della trama, che assume ad un certo punto persino i contorni di uno sgangherato giallo. Continua a leggere “L’ambiguità del linguaggio al tempo delle parole d’ordine categoriche”

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Un prodotto carino e ben confezionato

LaMennularaRecensione de La Mennulara, di Simonetta Agnello Hornby

Feltrinelli, Universale economica, 2004

Opera prima di Simonetta Agnello Hornby, edito nel 2002, La Mennulara è stato un vero e proprio best seller, essendo tradotto in svariate lingue, ricevendo numerosi premi e giudizi critici in generale molto positivi. Dal mio punto di vista, questo romanzo rappresenta invece perfettamente l’ambigua funzione che oggi svolge gran parte della letteratura di qualità, quella pubblicata dalle case editrici mainstream e progressiste (in questo caso Feltrinelli), case editrici che in passato hanno contribuito a formare la coscienza culturale collettiva di questo Paese e che ormai sono in gran parte ridotte, sia per il completo assoggettamento alle logiche del mercato, sia forse per l’oggettiva carenza di materia prima letteraria, ad essere pezzi più o meno importanti di un’industria culturale il cui solo fine ultimo è il profitto.
La Mennulara è indubbiamente un ottimo prodotto di questa industria, ed il suo successo editoriale lo dimostra: è infatti scritto utilizzando un linguaggio ecumenico, piano ed accessibile a tutti, è congegnato in modo da appassionare il lettore attraverso il progressivo disvelamento dei piccoli e grandi misteri che costellano la storia, ed è condito da quel pizzico di analisi sociale e di costume necessaria per tranquillizzare la coscienza del lettore impegnato, che in questo modo può convincersi di non avere tra le mani un romanzo d’evasione. Questi fattori rappresentano però a mio avviso i limiti strutturali del romanzo, quelli che ne fanno un’opera carina, che sta ad un romanzo bello come certi centri storici di area germanica, con le loro vie pulitine e i gerani alle finestre, tutti uguali, stanno ai centri storici dei borghi italiani, maestosamente belli anche perché carichi di quell’inevitabile tasso di degrado che segnala la loro vitalità.
Le vicende narrate dal romanzo si svolgono nel 1963, durante il mese che segue il giorno della morte della Mennulara, cameriera di casa Alfallipe, una delle famiglie più in vista dell’immaginaria cittadina siciliana di Roccacolomba. La Mennulara non è solo stata per decenni cameriera, ma anche oculata amministratrice dei beni della famiglia, che stava per andare in rovina. Ha misteriosamente accumulato una considerevole ricchezza, ed ogni mese consegnava ai tre rampolli una discreta somma di denaro. In famiglia c’è chi la ammirava e chi la odiava ritenendola una usurpatrice, ed anche in città le opinioni su di lei sono le più disparate. Il mistero su questa serva-padrona aumenta quando al suo funerale si presenta anche il temutissimo boss locale di Cosa Nostra. Nel corso del romanzo verremo a sapere, soprattutto tramite colloqui tra i vari personaggi e i pettegolezzi di paese, le vicende della vita della Mennulara, la sua povertà in gioventù, la sua intelligenza, le ragioni del suo rapporto con la mafia. Continua a leggere “Un prodotto carino e ben confezionato”

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Narrando perché incapace di spiegare, Tozzi ci spiega un’epoca

GiovanieAltreNovelleRecensione di Giovani e altre novelle, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1994

La produzione letteraria di Federigo Tozzi è composta da alcuni, splendidi romanzi ma anche e soprattutto da circa 120 novelle, scritte tra il 1908 e l’anno della morte, il 1920. Questo ottimo volume de I classici della BUR, edito nel 1994 ed oggi purtroppo non più disponibile, ha il grandissimo pregio di presentarci le ventuno brevi novelle che costituiscono l’unica raccolta curata dall’autore poco prima della morte, riunite sotto il titolo Giovani, ed una selezione di altre undici novelle ordinate cronologicamente e scelte dal prestigioso curatore, Romano Luperini, al fine di fornirci un’idea dell’evoluzione stilistica dell’autore. Al contrario di queste ultime, le novelle che compongono Giovani non sono in ordine cronologico ma in quello che l’autore diede loro riunendole in volume: furono comunque tutte composte negli ultimi anni di vita di Tozzi, e costituiscono anche da questo punto di vista, come vedremo, un corpus narrativo estremamente unitario.
Circa un decennio dopo l’edizione di questo libro la stessa BUR pubblicò tutte le novelle di Tozzi, ordinandole però in senso rigorosamente cronologico, con la conseguenza di perdere l’unitarietà di quelle che costituiscono Giovani. Anche tale volume comunque oggi non è più reperibile in libreria, e per poter leggere l’insieme delle novelle di Tozzi ci si deve rivolgere al ponderoso volume dei Meridiani Mondadori che ne raccoglie l’opera omnia, il quale però allo svantaggio del prezzo elevato unisce quello della scarsissima maneggevolezza che caratterizza questa pur prestigiosa collana, a mio avviso più adatta ad essere una sorta di soprammobile librario che un vero e proprio strumento di lettura.
Fortunatamente le novelle di Giovani sono oggi disponibili in un’altra edizione, e in libreria possono essere reperiti alcuni volumi contenenti selezioni di novelle tozziane.
Vista la citata peculiarità che la raccolta Giovani presenta nella produzione novellistica di Federigo Tozzi, credo sia giusto trattare separatamente i racconti che la compongono.
Giovani uscì nel 1920, dopo pochi mesi dalla morte dell’autore, e come detto raccoglie ventuno novelle, scelte ed ordinate da Tozzi, il quale diede anche il titolo alla raccolta. Continua a leggere “Narrando perché incapace di spiegare, Tozzi ci spiega un’epoca”

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Prima del verismo

romanzigiovanilivergaRecensione di Romanzi giovanili, di Giovanni Verga

Frassinelli, I Classici classici, 1996

E’ un volume prezioso questo, edito da Frassinelli ormai vent’anni fa, perché riunisce i romanzi del Verga preverista: oggi infatti i cinque romanzi proposti da questo libro devono essere acquistati singolarmente, oppure letti nell’impersonale forma di un e-book che riunisce l’intera produzione dell’autore siciliano.
E’ un volume prezioso perché ci permette di esplorare l’universo poetico di Verga negli anni, prima fiorentini e poi milanesi, nei quali sviluppò ed affinò – attraverso le contaminazioni che gli derivavano dalla lettura dei grandi romanzieri dell’800 europeo, soprattutto dei romantici e dei naturalisti francesi, ed i contatti che ebbe con la scapigliatura milanese, i tratti essenziali della sua narrativa, che sarebbe poi sfociata nei grandi romanzi veristi.
Per la verità il volume tralascia – credo giustamente – le primissime opere di Verga, i tre romanzi a sfondo patriottico scritti dall’autore tra i 16 ed i 23 anni, che non hanno lasciato gran traccia nella nostra storia della letteratura. Continua a leggere “Prima del verismo”

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Quanto dista Siena da Praga?

ilpodereRecensione de Il podere, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1990

Recentemente, recensendo il romanzo che viene considerato il capolavoro di Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi, avevo asserito, sia sulla base di riscontri critici che su quella della lettura diretta de Il podere, successivo romanzo dell’autore in termini di redazione (anche se pubblicato – postumo – dopo Tre croci), che si poteva parlare di un progressivo riavvicinamento di Tozzi ad una narrativa di tipo verista, dando a questa asserzione quasi il senso di una involuzione rispetto alla splendida anomalia rappresentata da Con gli occhi chiusi nel contesto culturale dell’Italia di inizio novecento.
Ora, dopo la recente rilettura de Il podere, mi sento di riproporre quel giudizio solo in parte.
Certo, è indubbio che Il podere sia un romanzo che può trarre in inganno più facilmente il lettore, che è quasi naturalmente portato a vedere – ad una lettura superficiale – nel protagonista Remigio Selmi uno stretto parente dei vinti di verghiana memoria; è anche indubbio che l’ambientazione nel mondo periferico della campagna che circonda la città di Siena, la notevole dose di realismo con cui Tozzi in questo romanzo ci fa vivere Continua a leggere “Quanto dista Siena da Praga?”

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Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento

congliocchichiusiRecensione di Con gli occhi chiusi, di Federigo Tozzi

Rizzoli, I classici della BUR, 1992

Da un punto di vista culturale e letterario, esattamente come da un punto di vista sociale ed economico, l’Italia del primo novecento, l’Italietta giolittiana che si avvia verso la prima guerra mondiale e il fascismo è un paese sostanzialmente arretrato rispetto ai sommovimenti che scuotono il panorama culturale dell’Europa centro-settentrionale.
Mentre nelle maggiori aree culturali europee si affacciano i grandi scrittori che rivoluzioneranno per sempre il modo di fare letteratura, sull’onda della fine del mito positivista, della presa di coscienza della crisi della società borghese e delle scoperte dovute alla psicanalisi, l’Italia esprime correnti letterarie che importano con un cronico ritardo fermenti altrove già assopiti e superati. E’ il caso del verismo di Verga, Capuana e De Roberto, che costituirà il punto di riferimento culturale in Italia anche all’inizio del nuovo secolo, derivato in buona parte dalla scapigliatura milanese, in cui si può ritrovare, a scoppio ritardato di quasi un ventennio, il percorso letterario che in Francia portò dal decadentismo tardoromantico al naturalismo. Continua a leggere “Spiazzante ed anomalo: un piccolo capolavoro nell’Italietta del primo novecento”

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Oltre i romanzi: vecchiaia, malattia e morte nelle opere “minori”

novellesvevoRecensione di Novelle, di Italo Svevo

Orsa Maggiore Editrice, I classici dell’Orsa Maggiore, 1988

Questo volume dell’Orsa Maggiore Editrice, da lungo tempo introvabile se non forse in alcune librerie remainder, ha il pregio di raccogliere alcune delle più significative novelle di Italo Svevo, di quella parte della sua produzione letteraria che non si identifica con i tre romanzi, con il teatro e con i saggi.
Peraltro questo pregio è pagato a caro prezzo: come spesso capita nelle edizioni di questo tipo, destinate ad una diffusione parallela rispetto a quella garantita dai normali circuiti librari, il volume non ha presumibilmente avuto una preventiva correzione delle bozze, per cui è zeppo di termini errati, che a volte creano degli effetti comici: così a un certo punto la venditrice di tabacchi diviene la vendicatrice. Con uno sforzo di ottimismo si potrebbe quasi dire che la presenza di questi errori renda più attenta la lettura, perché è richiesto uno sforzo supplementare per capire dove sia l’errore e come lo si può correggere. Ovviamente il volume, dall’aspetto molto curato nella sua copertina rigida, non presenta null’altro che i testi e l’indice. Nei risguardi della sovracoperta si trovano invero una brevissima nota biografica e quindici righe di presentazione di una delle novelle più note di Svevo: L’assassinio di Via Belpoggio, della quale viene raccontata in breve la trama. Peccato che L’assassinio di Via Belpoggio non faccia parte della raccolta di novelle presentate in questo volume! Continua a leggere “Oltre i romanzi: vecchiaia, malattia e morte nelle opere “minori””

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La compiuta incompiutezza di una tragicommedia borghese

cortoviaggiosentimentaleRecensione di Corto viaggio sentimentale, di Italo Svevo

Newton, Tascabili economici, 1992

Italo Svevo, oltre ai tre romanzi pubblicati in vita, scrisse anche una serie di novelle e lasciò incompiuto un altro romanzo (Il vecchione o il vegliardo), che avrebbe dovuto essere la continuazione de La coscienza di Zeno.
Alcuni mesi prima di morire, però, aveva iniziato a scrivere anche un romanzo breve, o racconto lungo, dal titolo Corto viaggio sentimentale, lasciato anch’esso incompiuto. Come vedremo, l’incompiutezza del racconto non costituisce un ostacolo al pieno godimento di questa opera, che si inserisce appieno nel filo estremamente lineare, ancorché fortemente articolato, della poetica sveviana.
Già nel titolo è a mio avviso chiaro il tributo ad uno degli autori più amati da Svevo: Laurence Sterne. Come il Viaggio sentimentale dell’autore inglese è costituito dall’insieme delle esperienze di Yorick, il protagonista, e ciò che Yorick non vede e non filtra attraverso la sua coscienza semplicemente non esiste, Continua a leggere “La compiuta incompiutezza di una tragicommedia borghese”

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La Belle Époque alla periferia d’Europa, tra sarcasmo e nostalgia

InfanziadiNivasioDolcemareRecensione di Infanzia di Nivasio Dolcemare, di Alberto Savinio

Adelphi, Piccola biblioteca, 1998

Alberto Savinio è un intellettuale oggi forse un po’ messo in disparte nel nostro paese, anche se senza dubbio è stato uno dei protagonisti della vita culturale, italiana e non solo, a cavallo della seconda guerra mondiale. Fratello di De Chirico (Savinio è uno pseudonimo), fu scrittore, musicista e pittore, frequentò la Parigi delle avanguardie negli anni ’20 e, nei pochi anni del dopoguerra in cui visse (morì nel 1952) fu critico letterario e culturale del Corriere della Sera.
Questo volume della piccola biblioteca Adelphi, una collana la cui eleganza, anche formale, non cesserò mai di lodare, ci propone una delle opere letterarie più divertenti di Savinio, Infanzia di Nivasio Dolcemare, accompagnata da due brevi racconti con lo stesso protagonista e da alcuni frammenti inclusi da Savinio stesso nell’edizione originale dell’Infanzia. Continua a leggere “La Belle Époque alla periferia d’Europa, tra sarcasmo e nostalgia”