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L’Italia antica, la sua storia, le sue genti, ovvero la geografia strumento del potere

GeografiaStraboneRecensione di Geografia – L’Italia, di Strabone

Rizzoli, I classici della BUR, 1988

In genere dei classici greci e latini leggiamo le opere filosofiche, letterarie e teatrali, oppure quelle storiche. E’ quindi un’opera in qualche modo eccentrica la Geografia di Strabone, di cui questa bellissima edizione Rizzoli con testo greco a fronte, oggi purtroppo non più disponibile, ci presenta i libri V e VI, dedicati all’Italia.
La Geografia è un’opera monumentale, che si compone di ben XVII libri, giunti a noi pressoché per intero, e che ci descrive il mondo conosciuto in un’epoca cruciale per lo sviluppo della Storia antica e della Storia tout-court. Strabone, che visse circa tra il 60 a.C. e il 25 d.C., scrisse infatti la Geografia quasi al termine della sua vita, intorno al 18 d.C., quindi nel primo periodo dell’impero, subito dopo la morte di Cesare Ottaviano Augusto. Molto prima della Geografia, Strabone aveva scritto anche una ancor più monumentale Storia universale, in 47 (secondo altri 43) libri: purtroppo di questa prima opera ci sono giunti solo pochi frammenti, ma il fatto che Strabone sia stato anche uno storico è fondamentale per comprendere la stessa struttura della Geografia. Continua a leggere “L’Italia antica, la sua storia, le sue genti, ovvero la geografia strumento del potere”

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Là dove nasce la commedia all’italiana

PlautoTutteleCommedieRecensione di Tutte le commedie – voll. 1 e 2, di Tito Maccio Plauto

Newton Compton, Paperbacks classici greci e latini, 1976

Di Tito Maccio Plauto ci sono pervenute 21 commedie, quelle che Varrone attribuì certamente a lui. Di queste alcune sono incomplete o frammentarie. Questa vecchia edizione della Newton Compton, risalente agli anni ’70 del secolo scorso e composta di cinque volumi, ha avuto il pregio di riproporle in versione integrale, con testo latino a fronte, curate da Ettore Paratore, grande latinista ormai scomparso da tempo, che oltre alle traduzioni scrisse anche una introduzione generale all’opera e una nota introduttiva per ciascuna commedia. Oggi questa edizione integrale non è più disponibile nei cataloghi della casa editrice, come pure quella della BUR che la precedette, ma è comunque agevole leggere Plauto acquistando i numerosi titoli che propongono singole commedie o coppie di esse.
Nella mia libreria vi sono i primi due volumi dell’edizione Newton, che aveva organizzato le commedie in ordine alfabetico: mi sono limitato quindi per il momento a leggere le nove commedie del Sarsinate proposte dai volumi in mio possesso.
Leggere Plauto significa entrare nel mondo del teatro comico e farsesco dalle sue radici più profonde, e trovarsi al capo di un filo che porterà, nel nostro paese, alla commedia rinascimentale, alla commedia dell’arte ed alla cinematografica commedia all’italiana. Continua a leggere “Là dove nasce la commedia all’italiana”

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Il piacere di leggere un grande classico, inficiato da una tronfia traduzione

EpigrammiRecensione di Epigrammi, di Marco Valerio Marziale

Einaudi, Gli struzzi, 1979

Marco Valerio Marziale è uno dei grandi autori dell’antichità romana, che attraverso l’uso dell’epigramma ha saputo trasmetterci un vivido spaccato della società del suo tempo, permettendoci di approfondire la conoscenza della Roma del primo secolo dopo Cristo, la Roma imperiale al massimo della sua potenza.
Per farlo utilizza l’occhio della satira, dell’implacabile osservazione dei vizi privati e pubbliche virtù dei potenti e dei ricchi, dell’ipocrisia e dell’istituzionalizzazione dell’adulazione che caratterizzava il sistema clientelare, ed utilizza una forma letteraria bassa, l’epigramma appunto, che gli permette sicuramente una maggiore libertà espressiva rispetto a forme poetiche più ufficiali.
Proprio per l’uso dell’epigramma e per le tematiche trattate, da una parte della critica Marziale è (o per meglio dire era) considerato un autore minore, non accostabile ai grandi poeti tragici ed epici dei primi secoli dell’impero romano. Al contrario, proprio la scelta espressiva e il carattere fortemente realistico della poesia di Marziale ne costituiscono la grande forza, capace di restituirci come pochi altri autori lo spirito di un’epoca cruciale per i destini di Roma e, direi, dell’intera civiltà occidentale come la concepiamo ancora oggi. La suddivisione in generi alti e generi bassi è a mio avviso un espediente utilizzato in passato, ma presente ancora oggi, per tentare di esorcizzare la capacità dissacrante e il potere liberatorio che in genere il comico e il volgare posseggono nei confronti dei paradigmi della società costituita.
Marziale scrive nel periodo della Roma dei Flavii, in particolare al tempo del potere di Domiziano; dopo la congiura patrizia che porta al suo assassinio nel 97 d.C., i nuovi equilibri politici instauratisi con l’ascesa di Nerva e quindi di Traiano lo vedono emarginato nella natale Bilbilis (odierna Spagna), dove poco prima di morire pubblicherà il XII e ultimo libro di epigrammi. Continua a leggere “Il piacere di leggere un grande classico, inficiato da una tronfia traduzione”

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Accadde nel 70 a. C. Accadrebbe oggi?

verrineRecensione delle Verrine, di Marco Tullio Cicerone

Demetra, Acquarelli, 1993

L’edizione Demetra che ho letto, pur se apprezzabile per una vivacità e una colloquialità della traduzione che rendono molto piacevole a scorrevole la lettura, non è un’edizione integrale, e di alcune parti delle Verrine ci fornisce solo un riassunto. Trovo questa una grave carenza.
Detto questo, le Verrine sono una straordinaria occasione per approfondire la conoscenza del mondo romano, delle sue norme e delle procedure giuridiche, dell’organizzazione dello Stato, dei rapporti tra Roma e le Province, dell’ordinamento fiscale, ed anche delle abitudini e del sentire comune del cittadino romano.
Le Verrine sono le arringhe che Cicerone, in veste di accusatore, pronunciò nel processo contro Gaio Licinio Verre, corrotto e vorace rappresentante dell’elite romana, che aveva ricoperto numerose cariche pubbliche tra cui quella di Governatore della Sicilia. E proprio a causa dei suoi misfatti le città siciliane lo avevano citato in giudizio a Roma, scegliendo come proprio avvocato Cicerone, che a sua volta aveva ricoperto cariche pubbliche nell’isola.
Nelle tre arringhe (Divinatio, Actio prima e Actio secunda) Cicerone sfoggia tutta la sua arte oratoria per distruggere Verre, la sua immagine pubblica e per farlo condannare. Le indagini che ha condotto in Sicilia gli consentono di sottoporre ai giudici un quantitativo impressionante di prove contro Verre, tanto che, nonostante la sua ricchezza e i palesi tentativi di comprare una sentenza favorevole, dopo la Actio prima Verre sceglierà la via dell’esilio volontario. Certo il libro è di per sé di parte, non abbiamo la difesa dell’accusato, ma l’impressione che se ne ricava è quella di una lotta acerrima condotta da Cicerone per affermare le ragioni del diritto, i diritti delle città e dei cittadini siciliani nei confronti della sopraffazione, sia pure rappresentata da quello che dovrebbe essere l’ordine costituito.
Come detto l’aspetto più interessante del libro è che permette di entrare appieno nell’ordinamento repubblicano romano al suo apice, e di capire una volta di più su quali solide basi fosse basata la potenza della Repubblica. Ci aiuta in questo il notevole apparato di note oltre, come detto, la buona traduzione.
Molti sono i passaggi estremamente interessanti del testo: tra tutti cito quello in cui Cicerone, esponendo le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico di accusatore, dice di averci pensato a lungo, in quanto dopo averlo accettato, e per tutta la vita, avrebbe dovuto comportarsi in modo più che retto, non essendo ammissibile che chi accusa altri sia a sua volta accusabile di qualche cosa. Accusare Verre per lui rappresenta perciò un impegno per tutta la vita.
Non credo vi sia altro da aggiungere. A ciascuno il confronto con l’oggi.