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Tutti dovremmo leggerlo (se ci fosse permesso)

unagiovinezzaingermaniaRecensione di Una Giovinezza in Germania, di Ernst Toller

Einaudi, Nuovi Coralli, 1982

Ci sono libri che a mio avviso dovrebbero essere letti da tutti, perché ci aiutano a capire il passato e – attraverso di esso – a interpretare il presente in cui viviamo. Uno di questi libri è sicuramente Una giovinezza in Germania di Ernst Toller, che ha rappresentato per me una vera scoperta.
Ci sono libri che dovrebbero essere letti da tutti, ma che di fatto ci viene quasi impedito leggere. Una giovinezza in Germania, una delle poche opere di Toller tradotte in italiano, è stato edito da Einaudi l’ultima volta nel 1982, e da allora non è più stato ristampato. Oggi è “momentaneamente non disponibile” in libreria e per reperirlo, come per poter leggere i pochi altri testi dell’autore editi in tempi storici, è necessario scavare nelle profondità dei siti web dedicati al mercato dell’usato, mettendo in conto di spendere cifre alle volte non indifferenti. Continua a leggere “Tutti dovremmo leggerlo (se ci fosse permesso)”

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Un altro tassello del Marx prima del Capitale

Miseria FilosofiaRecensione di Miseria della Filosofia, di Karl Marx

Editori riuniti, Universale idee, 1986

La Miseria della Filosofia occupa un posto particolare nell’evoluzione del pensiero di Karl Marx: è infatti il primo testo in cui lo studio dell’economia politica e degli economisti classici in particolare costituisce la base conoscitiva per sostanziare la radicale critica della società borghese che sino ad allora era stata condotta dal pensatore di Treviri su presupposti quasi esclusivamente “filosofici”.
Per la verità già in alcuni scritti di qualche anno prima, i famosi Manoscritti Economico-Filosofici del 1844 Marx si era occupato specificamente di questioni quali salario, profitto e rendita fondiaria, e già quegli scritti frammentari dovevano costituire la base di un’ampia opera di critica dell’economia politica; nelle opere successive, tuttavia, La sacra famiglia – Critica della critica critica e L’ideologia tedesca Marx, iniziato il sodalizio con Engels, si era concentrato sulla necessità di fare i conti con la sinistra hegeliana tedesca, con Feuerbach, Bruno Bauer e Max Stirner, in altri termini di consolidare teoreticamente il distacco dall’idealismo che con l’amico era venuto maturando sempre più dal momento dell’esilio volontario parigino.
Nei primi mesi di permanenza nella capitale francese egli conosce e frequenta tra gli altri Pierre-Joseph Proudhon, che godeva di vasta fama negli ambienti socialisti francesi per il suo saggio Q’est-ce que la propriété? nel quale esponeva la convinzione, rimasta celebre, che La proprietà è un furto. Continua a leggere “Un altro tassello del Marx prima del Capitale”

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Verso il materialismo storico: le basi dell’immensa costruzione teorica

LaSacraFamigliaLideologiaTedescaRecensione de La sacra Famiglia e de L’ideologia tedesca, di Karl Marx e Friedrich Engels

Editori Riuniti, Universale idee, 1986

Editori Riuniti, Biblioteca del pensiero moderno, 1983

Scrivo un’unica recensione di queste due opere di Marx ed Engels perché possono essere lette di seguito, quasi come un unicum, rappresentando, accanto ai più noti Manoscritti economico-filosofici del 1844 il momento del definitivo distacco dei due pensatori dall’idealismo della sinistra hegeliana e dell’elaborazione di quello che sarebbe stato l’architrave su cui verrà eretta la grandiosa costruzione teorica marx-engelsiana, la concezione materialistica della storia.
Entrambe le opere sono state scritte, tra il 1844 e il 1845, come risposta polemica alle posizioni dei filosofi tedeschi della sinistra hegeliana. In particolare La sacra famiglia, o Critica della critica critica intende polemizzare con la rivista Allgemaine literatur-Zeitung che Bruno Bauer, uno degli esponenti di spicco dei giovani hegeliani, pubblicava con l’apporto dei fratelli e di alcuni altri esponenti dell’idealismo prussiano. E’ questa l’opera che segna l’inizio del sodalizio tra Marx ed Engels, che si protrarrà sino alla morte di Marx e, idealmente, anche oltre. Quando, l’anno seguente, l’opuscolo venne pubblicato a Francoforte, la rivista di Bauer aveva già cessato le pubblicazioni, per cui dal punto di vista della polemica immediata esso apparve in ritardo sui tempi.
L’ideologia tedesca, scritta l’anno successivo, riprende in qualche modo la polemica con Bauer e la amplia e sistematizza, rivolgendosi anche al pensiero di altri esponenti dell’idealismo post-hegeliano, in primis allo stesso Feuerbach, cui è dedicato il primo, forse più significativo, capitolo, a Max Stirner, agli esponenti del cosiddetto Vero socialismo. L’opera non fu pubblicata per contrasti con l’editore, e più tardi Marx ebbe a dire che era stata volentieri … abbandonata alla roditrice critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi. Apparirà in edizione integrale (salvo qualche pagina mangiata appunto dai topi…) solo nel 1932. Continua a leggere “Verso il materialismo storico: le basi dell’immensa costruzione teorica”

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Leggere Engels oggi

AntiduhringRecensione di Anti-Dühring, di Friederich Engels

Editori Riuniti, Biblioteca del pensiero moderno, 1985

Leggere Engels oggi risponde per me a due esigenze. La prima è di carattere letterario e documentario, e si riferisce al piacere di approfondire il pensiero di un autore che, insieme a Karl Marx, ha posto le basi di una interpretazione del mondo che ha davvero contribuito a cambiarlo, secondo una famosissima asserzione del filosofo di Trier. L’opera di Marx ed Engels, anche se non ha visto la storia dell’umanità evolversi completamente nel senso che i due autori ritenevano inevitabile (almeno sinora) è stata comunque la possente piattaforma teorica su cui si sono appoggiate le lotte del movimento operaio lungo due secoli, lotte che hanno trasformato profondamente i rapporti sociali ed hanno permesso, almeno nel mondo occidentale, il parziale riscatto di milioni di uomini da una condizione di assoluta povertà e subordinazione.
L’Anti-Dühring risponde perfettamente a questa esigenza. Il testo è infatti una sorta di compendio della elaborazione teorica marx-engelsiana, e presenta, in ciascuno dei tre grandi capitoli in cui è suddiviso (Filosofia, Economia politica, Socialismo) il pensiero dei due in una forma piana e comprensibile anche per i non “addetti ai lavori”. Il testo fu scritto da Engels inizialmente (1877-78) per polemizzare con le tesi social-positiviste di Eugen Dühring, che stavano prendendo piede nel movimento operaio tedesco; in breve però l’Anti-Dühring ebbe una larga diffusione, per la sua struttura “manualistica”, tanto che Engels ne curò altre due edizioni, con importanti revisioni, sino al 1894.
Questo suo carattere di “manuale” ha costituito anche il più grande limite di questo testo, perché è stato identificato spesso come la “bibbia” del marxismo ortodosso, una sorta di “marxism for dummies”, assumendo – accuratamente depurato dagli elementi ritenuti scomodi – un carattere dogmatico certamente lontanissimo dalla volontà del suo autore. Del carattere “manualistico” assunto dal testo e del suo essere invece senza dubbio un testo che approfondisce alcuni dei temi centrali della critica marxiana dà conto nella lunga ed illuminante introduzione Valentino Gerratana.
Leggere l’Anti-Dühring risponde per me anche ad un’altra, più profonda esigenza, che è quella di cercare di capire cosa, della immane costruzione marx-engelsiana, è oggi ancora utilizzabile come chiave per comprendere la realtà. Ebbene, la mia personale risposta è che il pensiero marxiano rappresenta ancora oggi una base imprescindibile per qualunque elaborazione teorica che si ponga l’obiettivo di una critica scientificamente fondata alla società e quello di un suo radicale cambiamento. La concezione dialettica della storia, le basi economiche dei rapporti sociali, i concetti di plusvalore e alienazione sono altrettanti moloch teorici con cui dobbiamo fare i conti ancora oggi, in un mondo che, seppure apparentemente lontanissimo da quello in cui vivevano i due filosofi, ne perpetua a livello globale i meccanismi basilari. Certo, nel libro ci sono anche ingenue previsioni sull’imminente crollo del sistema capitalistico o sulla fine delle grandi città, sostituite da diffuse comunità di produttori che, alla luce di quanto è realmente successo nell’ultimo secolo possono farci sorridere. Proprio questi elementi utopici, tuttavia, rappresentano a mio parere un ulteriore elemento di forza dell’Anti-Dühring, che perde il carattere dogmatico che il socialismo realizzato gli aveva attribuito per riacquistare la sua forza teorica e svelarci una inaspettata matrice visionaria nell’autore ritenuto il più pragmatico del grande duo. Per cambiare la realtà bisogna comprenderla, e siccome io ritengo essenziale, pena il disastro, provare a cambiarla, trovo in Marx ed in Engels molte chiavi di lettura perfettamente adattabili alla realtà odierna.
Oltre che funzionale alle esigenze citate leggere l’Anti-Dühring è comunque anche un piacere, perché la vis polemica che lo pervade ne fa un testo molto godibile, e rivela che anche Engels, come Marx, era anche un brillante scrittore, pieno di ritmo ed ironia.

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Attualità di Marx

18 brumaioRecensione de Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte di Karl Marx

Editori Riuniti, 1997

L’altro giorno, 14 marzo, ricorreva il 130° anniversario della morte di Karl Marx.
Per puro caso, nello stesso giorno ho finito di leggere Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, che ritengo uno dei testi fondamentali per addentrarsi nelle idee di questo grandissimo pensatore e per apprezzarne appieno l’attualità, a dispetto della vulgata interessata che vorrebbe il pensiero marxiano solo un retaggio del passato.
Un primo elemento a favore di questo testo è il tema. Non si tratta di un trattato filosofico o di critica all’economia politica, la cui lettura spesso richiede un sostrato culturale molto solido, ma dell’analisi di Marx degli avvenimenti che tra il febbraio 1848 e il dicembre 1851 videro la Francia passare dalla fase rivoluzionaria che aveva portato alla caduta della monarchia di Luigi Filippo d’Orleans al trionfo della più bieca reazione con il colpo di stato attuato da Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III. Si tratta quindi di un’analisi storica di fatti che hanno avuto conseguenze importantissime sull’intera storia europea, e non solo, dei decenni successivi. Ho messo in corsivo l’aggettivo storica perché Marx scrive i testi che formano il libro pochissimo dopo, nel 1852: eppure la sua analisi è così compiuta, così lucida, così minuziosa e supportata da dati ed elementi oggettivi da assumere il carattere pieno dell’indagine storica.
Un altro elemento che caratterizza il 18 brumaio è la brillantezza della scrittura. A differenza di quanto si possa pensare, Marx non è affatto un autore pesante, ma una delle più brillanti penne del XIX secolo. Basta pensare a quante sue frasi, aforismi, paradossi facciano parte del nostro bagaglio culturale per rendersi conto di ciò; purtroppo, molti dei suoi testi riguardano argomenti ostici, trattati ed approfonditi con rigore, e questo ovviamente genera complessità: pregio di questo volume è di offrirci un Marx sicuramente non leggero ma scorrevole, per molti tratti appassionante, laddove gli avvenimenti si susseguono incalzanti e Marx ce ne disvela le ragioni vere e ultime.
Sì, perché il senso di questo libro è far capire, anche a noi oggi, la distanza che esiste tra le cause ideologiche dei conflitti e le loro cause vere che, ci dice Marx, vanno sempre ricercate nei conflitti tra le classi e i loro diversi interessi.
Marx, pagina dopo pagina, ci narra gli scontri di piazza e le lotte tra le diverse fazioni parlamentari che caratterizzarono il biennio, individuando oggettivamente le motivazioni vere che ne erano alla base. Così, l’acerrima lotta avvenuta nell’Assemblea legislativa tra Partito dell’Ordine (monarchici) e Montagna (repubblicani), lungi dall’essere una lotta sulla forma dello stato è una lotta tra gli interessi della grande borghesia e quelli dei borghesi medi e piccoli. Leggendo questo testo è quindi agevole comprendere in pratica la tesi marxiana per cui la storia è il risultato della lotta tra le varie classi sociali.
Forse però l’aspetto del libro che affascina di più è l’analisi delle motivazioni che portarono al colpo di stato di Luigi Napoleone. Marx parte dalla constatazione che la Repubblica è la forma di stato con cui la borghesia esercita direttamente il potere (come insegna la prima rivoluzione francese); eppure, favorendo oggettivamente ed anche attivamente il colpo di mano del Napoleone piccolo consegna questo potere ad altri, ai militari e ad una consorteria di avventurieri che aveva la sua base sociale nel lumpenproletariat rurale. Perché questa abdicazione? La risposta di Marx è lucidissima, e si sarebbe purtroppo dimostrata vera molte altre volte nella storia. La borghesia si era accorta che la Repubblica borghese era il terreno di lotta ideale per il proletariato, che poteva progredire ed organizzarsi grazie alle libertà civili e politiche: aveva quindi preferito consegnare il potere a chi, pur non organico alla sua classe, potesse garantire ordine e tranquillità agli affari, piuttosto che rischiare una emancipazione proletaria. Quante volte, nel secolo successivo, questa logica avrebbe prevalso in varie parti dell’Europa e del mondo! Quante volte la borghesia avrebbe consegnato interi popoli nelle mani di mascalzoni e di buffoni pur di salvaguardare la roba. Per sua fortuna Marx morì 130 anni fa, perché credo che altrimenti avrebbe dovuto nel tempo istituire una sezione d’analisi specificamente dedicata al nostro paese, dove la borghesia ha sempre assunto questo atteggiamento, sia pure in modi diversi, da Mussolini a Berlusconi.
Resta da spiegare il titolo, che è una delle grandi invenzioni di Marx: il 18 brumaio (9 novembre) 1799 Napoleone I abbatté il direttorio ed instaurò la sua dittatura, come farà il 2 dicembre 1851 il nipote Luigi Napoleone. Ma, ci avverte Marx nella prima pagina di questo libro, con una delle sue frasi fulminanti ”Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima come tragedia, la seconda come farsa”. Oggi noi sappiamo che i grandi fatti possono presentarsi più e più volte; sappiamo inoltre che anche quando si presentano come farsa spesso sono causa di grandi tragedie. Fortunatamente in Italia l’abbiamo imparato, e (almeno per ora) riusciamo a mantenerci sul terreno del burlesque.