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Kerouac quarant’anni dopo: giudizio oggettivo o disillusione senile?

ISotterraneiRecensione de I sotterranei, di Jack Kerouac

Feltrinelli, Universale Economica, 2005

Esagerando certo un po’, si può dire che sono cresciuto a pane e Kerouac: la mia postadolescenza è stata infatti fortemente condizionata dalla lettura di questo autore. In particolare la trilogia costituita dalla bibbia della beat generation, Sulla strada, da I vagabondi de Dharma e da Big Sur mi aprì negli anni ‘70 orizzonti culturali inediti, con risvolti anche pratici sul mio stile di vita, quali ad esempio l’illusione di una liberazione individuale ricercata attraverso lunghi viaggi europei in autostop e il (moderato) uso di droghe leggere; quanto al sesso libero, altro cardine della prassi della liberazione della beat generation, beh, lì ero (purtroppo) molto più indietro… (anche riguardo a Buddha e allo Zen, del resto).
È quindi stato con un senso quasi di valutazione critica di un passato ormai remoto ma molto importante per la mia formazione, oltre che per capire se avrei trovato lo stesso fascino letterario e esistenziale che mi aveva avvolto da giovane, che ho iniziato a leggere I sotterranei, propostomi dal mio metodo automatico di scelta delle letture dopo oltre quarant’anni di assenza di qualsiasi contatto con Kerouac.
Purtroppo (o per fortuna, chissà) il tentativo di confrontare ciò che ero con ciò che sono attraverso la lettura di questo libro e il suo recepimento da parte di un me ormai sulla soglia del sessantennio è fallito, soprattutto perché a mio modo di vedere I sotterranei non è il romanzo adatto a confrontare le sensazioni e le emozioni che regala con ciò che mi diede Kerouac in gioventù, essendo un romanzo affatto diverso da quelli che ho all’epoca amato tanto.
La sua diversità si sostanzia essenzialmente nel suo contenuto. Se infatti i romanzi della trilogia narrano davvero la storia di una generazione, le contraddizioni della società statunitense del primo dopoguerra, lanciata verso l’affluenza e il consumismo e nello stesso tempo intrisa di un conformismo politico e morale in stridente contrasto con i bisogni da lei stessa generati, narrano davvero del disagio giovanile rispetto a tali contraddizioni e del tentativo di superarle e negarle attraverso una liberazione individuale fatta di viaggio, droga, alcool e sesso, e delle disillusioni rispetto a tale tentativo, I sotterranei narra invece una vicenda strettamente privata, che sia pure immersa nell’atmosfera di quella generazione, di quella cultura alternativa non riesce, a parer mio, a divenire un tassello del grande affresco kerouachiano.
I sotterranei fu scritto da Kerouac nel 1953, sembra di getto, subito dopo la fine della sua breve ma intensa storia d’amore con Alene Lee, una ragazza di colore che frequentava il giro degli intellettuali beat nel Greenwich Village di New York. Kerouac, che all’epoca aveva pubblicato il suo primo romanzo, La città e la metropoli, ottenendo una certa notorietà, ci racconta le varie fasi di questa storia d’amore, nascondendo come suo solito i personaggi reali dietro nomi fittizi: l’autore diviene Leo Percepied, io narrante, mentre Alene è nel romanzo Mardou Fox. Dietro pseudonimi possono riconoscersi anche alcuni dei protagonisti di quella stagione culturale, come Allen Ginsberg, Gregory Corso ed altri. Anche il Village viene sostituito dall’ambientazione della vicenda a San Francisco.
Leo conosce Mardou durante una delle tante serate passate insieme ai suoi amici scrittori nei locali di San Francisco, fatte di discussioni sulla letteratura, concerti jazz (era l’epoca d’oro del bebop), sbronze colossali e uso di droghe di vario tipo. Leo è colpito dalla bellezza della ragazza, ma lei inizialmente non lo bada molto: i due vanno comunque presto a letto insieme e si innamorano. Leo sembra avere trovato nella dolce Mardou, con la quale ha anche un’ottima intesa sessuale, la compagna ideale, e progetta di portarla in Messico non appena grazie ai romanzi che sta scrivendo avrà soldi a sufficienza. Ben presto però si evidenzia tutta la sua inadeguatezza a gestire un rapporto maturo: non aiuta Mardou assillata da difficoltà economiche, la lascia sola per dedicarsi a scrivere, si rifugia spesso dalla protettiva mamma, preferisce la compagnia degli amici alla sua ed ha anche qualche remora di carattere razziale nei suoi confronti. Giunge così a sperare di poterla lasciare, ma nello stesso tempo è geloso dei legami che Mardou, ormai sempre più disillusa, sta intrecciando con altri esponenti del gruppo. Così, l’inevitabile accade: Mardou va a letto con un giovane poeta e chiede a Leo di lasciarle la sua indipendenza. Leo, disperato per l’amore perso, inizia a scrivere il libro che abbiamo appena letto. Continua a leggere “Kerouac quarant’anni dopo: giudizio oggettivo o disillusione senile?”

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Un puzzle difficile da ricomporre

QuadernidiunMammiferoRecensione di Quaderni di un mammifero, di Erik Satie

Adelphi, Biblioteca Adelphi, 1980

Erik Satie è senza dubbio uno dei musicisti più importanti del periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, ed uno di quelli che meglio ha interpretato i profondi sconvolgimenti sociali, culturali ed artistici che hanno caratterizzato quell’epoca. Emblematico a questo proposito il fatto che due delle personalità artistiche a cui fu più legato, anche dal punto di vista personale furono da un lato Claude Debussy e dall’altro Jean Cocteau: due personalità che nel nostro immaginario appartengono a due epoche totalmente diverse, ma che trovano un loro preciso fil rouge proprio nell’eccentrico compositore normanno.
La musica di Satie prende infatti le mosse da atmosfere pienamente ottocentesche, sia pure rielaborate con una grande originalità, che potremmo definire postimpressioniste, riscontrabili nelle celeberrime Gymnopédies e Gnossiennes composte tra il 1888 e il 1897, per approdare, nelle composizioni del periodo a cavallo della prima guerra mondiale, ad essere una sorta di colonna sonora delle produzioni artistiche delle avanguardie cubiste, dada e surrealista. Satie divenne anzi una sorta di punto di riferimento musicale delle avanguardie, e la sua opera influenzò molti dei compositori del primo e secondo novecento. Continua a leggere “Un puzzle difficile da ricomporre”