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I Vitelloni in Fiandra, durante la guerra

LaSofferenzadelBelgioRecensione de La sofferenza del Belgio, di Hugo Claus

Feltrinelli, Universale economica, 2003

Il Belgio è un paese di cui tutto sommato sappiamo poco. Bruxelles, Bruges, le birre e il cioccolato, per quelli della mia età il fatto che arrivasse invariabilmente ultimo a Giochi senza frontiere, ogni tanto il sentore di problemi tra francofoni e fiamminghi, riportati dai quotidiani spesso in chiave quasi folcloristica.
Quanti sanno che è stato il protagonista di una delle più brutali e crudeli pagine del colonialismo europeo in Africa, quella del Congo sotto Leopoldo II? Quanti ancora ricordano che nell’immediato dopoguerra fu una delle mete principali della nostra emigrazione, che grazie a un patto scandaloso garantiva all’Italia una certa quantità di carbone per ogni uomo mandato a lavorare nelle miniere del Pays noir e che portò, tra l’altro, alla tragedia di Marcinelle?
In campo artistico, spesso tendiamo ad attribuire artisti e prodotti belgi agli ingombranti vicini. Così la grande arte fiamminga del XV e XVI secolo riteniamo sia essenzialmente olandese, mentre in genere sono per noi francesi autori come Magritte, Simenon, Yourcenar (belga per ascendenze), come pure alcuni dei più conosciuti fumetti, quali Tintin, Luky Luke, i Puffi.
Tra i grandi intellettuali belgi del secondo dopoguerra va annoverato sicuramente Hugo Claus, autore di poesie, opere teatrali e di una quindicina tra romanzi e novelle, che nel nostro paese è tuttavia conosciuto quasi esclusivamente per quella che è ritenuta la sua opera più importante, La sofferenza del Belgio.
Si tratta di un bildungsroman largamente autobiografico, che narra l’adolescenza e la prima giovinezza di Louis Seynaeve, rampollo di una famiglia della piccola borghesia fiamminga, nel periodo compreso tra la primavera del 1939 e l’immediato dopoguerra.
Incontriamo Louis, undicenne, in un collegio di suore cattoliche, dove vige una rigida e formale disciplina, e in cui nessuna suora, tranne una, sembra avere sentimenti, se non d’amore cristiano, almeno d’affetto per i ragazzi. L’educazione viene impartita a colpi di paura per le punizioni divine, odio per i comunisti atei che vogliono conquistare il mondo e patriottico amore per il cattolico Belgio e il suo re. Louis è un ragazzo tranquillo: per resistere all’asfissiante atmosfera del collegio ha fondato, con alcuni altri ragazzi tra cui l’amico del cuore Vlieghe, il gruppo degli Apostoli, sorta di setta segreta con accenni cattolico-esoterici dotata di propri rituali e codice d’onore. Il gruppo compie piccole ed innocenti trasgressioni al regolamento, tra le quali l’epica visita notturna agli inviolabili appartamenti delle suore per visitare una di esse, Sorella Sint Gerolf, isolata da anni per la sua demenza. Sin da queste prime pagine del libro emerge la fantasia di Louis, che spesso (come ogni ragazzo, del resto) immagina avventure fantastiche e sogna di essere un eroe; non di rado ricorre a bugie per schivare punizioni o millantare la sua conoscenza del mondo. Immagina in particolare il mondo dei Miezers, piccoli esseri che rappresentano il confuso desiderio di Louis di evadere da una realtà che sente come opprimente. Continua a leggere “I Vitelloni in Fiandra, durante la guerra”

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Pubblicato in: Classici, Ebraismo, Letteratura, Letteratura austriaca, Libri, Nazismo, Novecento, Recensioni, Vienna

I mondi di un intellettuale inadeguato a comprenderli

ilmondodiieriRecensione de Il Mondo di ieri, di Stefan Zweig

Mondadori, Oscar, 1979

Recensendo la Novella degli scacchi consigliavo di leggere in sequenza anche Il mondo di ieri, l’autobiografia scritta da Zweig nell’ultimo anno della sua vita e che pare completò proprio il giorno prima di suicidarsi insieme alla giovane moglie nel rifugio brasiliano. Confermo ora questo mio consiglio, anzi lo amplio, nel senso che la lettura de Il mondo di ieri risulta a mio avviso essenziale per comprendere le fondamenta culturali sulle quali si innalza l’edificio dell’opera letteraria di Zweig.
Il sottotitolo di questo libro è Ricordi di un europeo e, se il suo felicissimo titolo è divenuto nel tempo quasi sinonimo dell’Austria asburgica, credo che il sottotitolo rispecchi meglio il senso complessivo del libro, o perlomeno ciò che oggettivamente quest’opera complessa e sfaccettata ci offre. In primo luogo occorre infatti specificare che il libro non si limita alla descrizione, filtrata attraverso le vicende dell’esperienza umana e culturale di Zweig, della società austriaca nel periodo antecedente la prima guerra mondiale. Solo cinque dei diciassette capitoli del libro si occupano in senso stretto della Vienna asburgica, ed un ampio spazio viene riservato da Zweig alla sua vita e agli avvenimenti storici seguenti il 1918, giungendo il racconto sino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Sono quindi tre i mondi che l’intellettuale Zweig si è trovato a affrontare, e di questi almeno uno era drammaticamente il mondo di oggi nel momento in cui veniva fissato sulla carta. Vi è poi il fatto che Zweig si confronta con le vicende che hanno segnato la sua vita da una prospettiva non Viennocentrica. Pur sentendosi profondamente austriaco, come dimostrano i primi capitoli del libro, Zweig si è sempre sentito parte di una comunità intellettuale internazionale, si è sempre aggrappato tenacemente all’idea che la cultura potesse superare ed anche annullare i nazionalismi, venendo peraltro clamorosamente sconfitto dalla Storia. Continua a leggere “I mondi di un intellettuale inadeguato a comprenderli”

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Lo specialista idiota, paradigma del mondo di oggi

novelladegliscacchiRecensione di Novella degli scacchi, di Stefan Zweig

Garzanti, Gli elefanti, 1991

La Novella degli scacchi è probabilmente, insieme a Il mondo di ieri, l’opera più nota di Stefan Zweig, e questi due testi, che a mio avviso dovrebbero essere letti in sequenza perché insieme permettono di comprendere compiutamente la personalità artistica e culturale dell’autore, furono anche gli ultimi da lui scritti prima del suicidio suo e della moglie nell’esilio brasiliano, avvenuto nel febbraio del 1942.
Della figura di Zweig, che nel periodo tra le due guerre mondiali è stato uno degli scrittori più noti e tradotti al mondo, credo sia interessante mettere in rilievo la biografia e in particolare i caratteri del suo impegno civile, perché da questo è possibile contestualizzare, e quindi comprendere meglio, le sue opere letterarie, ed analizzare quindi anche il contenuto della Novella degli scacchi.
Zweig nasce nell’ambiente dell’alta borghesia ebraica viennese: il padre era un importante industriale e la madre figlia di banchieri. Sin da giovanissimo si imbeve di un intenso cosmopolitismo, sia perché la Vienna di allora è il crogiolo delle diverse culture che formano l’impero, sia in quanto il suo status economico e sociale gli permettono di compiere numerosi viaggi in Europa e non solo. L’incontro e l’amicizia con Hofmannsthal sono decisivi nella sua formazione poetica, al pari di quello con Rainer Maria Rilke. Continua a leggere “Lo specialista idiota, paradigma del mondo di oggi”