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Argomenti scomodi affrontati con armi inadeguate

MementoMoriRecensione di Memento mori, di Muriel Spark

Adelphi, Fabula, 1993

Memento mori, del 1959, è il terzo romanzo pubblicato da questa prolifica autrice, della quale Adelphi ha curato la pubblicazione in Italia di buona parte dell’opera. La Spark, di origine scozzese, convertitasi al cattolicesimo prima di iniziare a scrivere romanzi, visse a lungo in Italia, per la precisione in Toscana, dagli anni ‘60 alla morte, avvenuta nel 2006.
Il titolo rivela che Memento mori è un libro che parla di morte, o meglio di vecchiaia e di morte. Lo fa con un tono e uno stile di scrittura tipicamente anglosassoni, che a mio avviso risente sin troppo di un certo dickensismo di ritorno, francamente anacronistico in un’opera scritta nella seconda metà del XX secolo. E con questo dico subito che questo libro non mi è piaciuto. Continua a leggere “Argomenti scomodi affrontati con armi inadeguate”

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Oltre le Vite Immaginarie: i racconti semisconosciuti di un raffinatissimo simbolista

IlRedallaMascheradOroRecensione de Il re dalla maschera d’oro e altri racconti, di Marcel Schwob

SugarCo, Tasco, 1983

Marcel Schwob è un autore fondamentale per comprendere quella stagione della letteratura francese (e non solo) che va sotto il nome di simbolismo. In Italia è conosciuto soprattutto per Le vite immaginarie, di cui sono disponibili numerose edizioni; altri volumi, editi per lo più da piccole case editrici, consentono di farsi un’idea più completa della produzione letteraria di questo eclettico autore, che nella sua breve vita (morì a soli 38 anni nel 1905) scrisse moltissimo. Una parziale lacuna dell’offerta editoriale relativa a questo autore è rappresentata dai racconti. Schwob ne pubblicò infatti due raccolte, Cuore doppio nel 1891 e Il re dalla maschera d’oro l’anno successivo. La prima raccolta è ancora disponibile nell’edizione Kami (2005) mentre la seconda non è mai stata pubblicata per intero. E’ quindi prezioso questo vecchio volumetto di SugarCo, che raccoglie una scelta di racconti da entrambe le raccolte, perché rappresenta l’unica possibilità per il lettore italiano di farsi un’idea organica della produzione novellistica di Schwob. Purtroppo non è più in catalogo da anni, e da una breve ricerca fatta risulta difficilmente reperibile anche sul mercato online dell’usato. Continua a leggere “Oltre le Vite Immaginarie: i racconti semisconosciuti di un raffinatissimo simbolista”

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La grande letteratura emerge solo a tratti

LItalianoRecensione de L’Italiano, di Ann Radcliffe

Fassinelli, I Classici Classici, 1995

Vi sono libri che, sia pure scritti in epoche e magari nell’ambito di culture molto diverse dalle nostre, mantengono intatta la loro forza emozionale e comunicativa. Sono quelli che definiamo classici, perché sanno parlarci ancora oggi, sanno descriverci situazioni e sentimenti che ancora riusciamo a decifrare, in una parola sanno ancora dirci qualcosa che ci aiuta a capire meglio la realtà, personale e sociale, in cui siamo immersi ogni giorno.
Questa è la mia definizione, forse un po’ confusa e parziale, di un classico, ed in questo senso credo di poter dire che L’Italiano di Ann Radcliffe non si possa considerare un classico, a dispetto del fatto che l’editore Frassinelli, cui va comunque il grande merito di avercene proposto una nuova traduzione integrale una ventina d’anni fa, l’abbia inserito in una collana chiamata addirittura I Classici Classici.
A mio avviso, infatti, L’Italiano è un romanzo strettamente legato al periodo storico ed al contesto in cui fu scritto, la fine del settecento in Gran Bretagna; riletto oggi, per essere apprezzato richiede lo sforzo di cercare di calarsi in quel contesto, ed anche quando ciò riesca non possono non emergere i difetti strutturali di quello che già ai suoi tempi probabilmente poteva essere considerato un buon romanzo d’appendice. Continua a leggere “La grande letteratura emerge solo a tratti”

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Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà

IlCardinaleNapellusRaccontiAgghiaccianiRecensione de Il cardinale Napellus e di Racconti Agghiaccianti, di Gustav Meyrink

Mondadori, Oscar, 1989

Newton, Tascabili economici, 1993

Recensisco questi due volumi congiuntamente perché entrambi contengono racconti di questo autore, e possono essere letti insieme, data la unitarietà delle tematiche trattate. Meyrink si dedica infatti alla scrittura di racconti nei primi anni del ‘900, subito dopo la conversione da banchiere a scrittore: quasi tutti i suoi racconti sono antecedenti alla stesura dei suoi cinque romanzi (tra i quali il più famoso è senza dubbio Il Golem, del 1915): questi due volumi ce ne presentano una selezione, e ci permettono di addentrarci nella conoscenza di una delle più singolari figure di intellettuale della Mitteleuropa a cavallo della prima guerra mondiale.
Meyrink è considerato autore esoterico per eccellenza, e le pagine di introduzione dei due piccoli volumi (quella del volume di Mondadori scritta da Jorge Luis Borges) vanno nel senso dell’esaltazione dell’elemento magico, irrazionale della sua scrittura, dell’influsso che su di essa ebbero le letture cabalistiche e le filosofie orientali. La lettura attenta di questi tredici racconti ci permette di affermare che se la magia, la presenza di forze oscure che determinano il nostro destino individuale e collettivo, il fantastico sono la cifra espressiva patente della produzione letteraria di Meyrink, tuttavia non si tratta di una cifra scelta dall’autore di per sé, ma di uno strumento espressivo attraverso il quale Meyrink Continua a leggere “Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà”

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Έρως e Θάνατος tra romanticismo e decadenza

LaVeneredIlleRecensione de La Venere d’Ille, di Prosper Mérimée
Passigli, Biblioteca del viaggiatore, 1988
Prosper Mérimée è un autore oggi forse un po’ dimenticato, sovente ricordato solo per il racconto da cui Bizet trasse la sua Carmen. Eppure è a mio avviso un autore cruciale se si vuole comprendere uno dei grandi passaggi epocali della letteratura francese ed europea, quello dal romanticismo del primo ottocento, intriso dell’adesione – sia pure a volte critica – agli ideali borghesi che si andavano affermando, al primo decadentismo francese, che preannuncia la grande crisi di fine ottocento ed inizio novecento traendo le conseguenze del fallimento delle rivoluzioni del 1848.
Mérimée, che visse tra il 1803 e il 1870 ma concentrò la massima parte della sua produzione artistica nella prima metà del secolo, può essere infatti a mio avviso in qualche modo accostato ad un autore a lui di poco precedente, di lui sicuramente più grande e di altra estrazione culturale, ma con il quale condivide almeno due tratti essenziali: il gusto per il racconto fantastico e uno stile di scrittura impersonale e realistico: E.T.A. Hoffmann.
Questo è almeno quello che emerge dalla lettura di La Venere d’Ille, piccolo volume edito parecchi anni fa da Passigli che ci propone due dei racconti che – insieme a Carmen e a Colomba – sono considerati tra i più noti e preziosi della non abbondante produzione dell’autore. Segnalo, per chi volesse leggere Mérimée, che è disponibile un volume, edito da Donzelli, che ne propone tutti i racconti, e che l’Editore SE ha in catalogo un volume (Carmen e altri racconti) che si avvale della traduzione di Sandro Penna.
I due racconti presentati dal volumetto di Passigli sono quello che gli dà il titolo e Il vaso etrusco: si tratta come detto, pur nella loro brevità, di due racconti significativi per comprendere Mérimée, ed in particolare il primo si può considerare una summa delle tematiche care all’autore.
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Sotto il vestito niente

LetteraaBerlinoRecensione di Lettera a Berlino, di Ian McEwan

Einaudi, Tascabili, 1996

Lettera a Berlino è secondo me un libro che nasce male sin dal titolo. Infatti il titolo originale, “The innocent”, sicuramente più rappresentativo della storia e del suo protagonista, è stato cambiato nell’edizione italiana, presumibilmente per l’esistenza de L’innocente di D’Annunzio, con il risultato di un titolo che sembra messo lì un po’ a caso. (Per curiosità sono andato a cercare come se la sono cavata in Gran Bretagna rispetto alla questione: lì il libro di D’Annunzio è stato tradotto, nel titolo, come The intruder). A parte la questione del titolo, non mi pare che questo romanzo possa essere considerato un capolavoro del tardo novecento, neppure rispetto ad altra produzione letteraria di McEwan, del quale peraltro ho una conoscenza molto parziale, avendo letto solo Il giardino di cemento e Cani neri. Per quanto mi riguarda, infatti, Il giardino di cemento è da considerarsi uno dei romanzi icona di un periodo, quello del crollo degli equilibri sociali ed anche psicologici costruiti nel secondo dopoguerra, che ne esplora più in profondità le conseguenze, attraverso una storia disturbante e disturbata che non esita a mettere in discussione alcune delle basi apparentemente più intangibili del nostro ordinamento sociale. Confrontando la potenza di quel romanzo con il contenuto di Lettera a Berlino non si può che classificare quest’ultimo come un’opera minore, in cui il genere prende decisamente il sopravvento rispetto alla capacità di gestire con originalità il pur intrigante spunto di partenza. Continua a leggere “Sotto il vestito niente”

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I racconti del maestro del Grand Guignol, che a tratti si elevano oltre il genere

StorieMacabreRecensione di Storie macabre, di Gaston Leroux

Newton, Tascabili Economici, 1995

Gaston Leroux, singolare figura di giornalista e scrittore francese a cavallo tra XIX e XX secolo, è famoso per essere l’autore de Il fantasma dell’Opera, romanzo da cui sono stati tratti un fortunato musical e numerosissimi film, e per Il mistero della camera gialla, che è considerato uno dei capostipiti dei gialli della stanza chiusa.
Questo volumetto della Newton, oggi fuori catalogo, ha il pregio di presentarci alcuni dei racconti di questo autore, considerato uno dei maestri del Grand Guignol, racconti poco noti al pubblico italiano, ma che non mancano di motivi d’interesse, pur potendo essere confinati sicuramente entro gli angusti confini della letteratura di genere. Vorrei al proposito spezzare qui una lancia a favore di queste edizioni. Non è il primo libro di queste collane economiche Newton che leggo, e sempre ho trovato, al di là dell’aspetto da mass market paperback e di una pagina con margini troppo stretti,il che va a scapito della sua eleganza, edizioni curate quanto a traduzione e a note introduttive. Se a questo si aggiunge che spesso si trovano titoli ed autori snobbati da altri editori più blasonati, credo che si debba fare un plauso a questa casa editrice, che sa (o sapeva) spesso coniugare economicità e qualità Continua a leggere “I racconti del maestro del Grand Guignol, che a tratti si elevano oltre il genere”

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Attenzione ai vostri istinti, ragazze. Affidatevi con fiducia a chi è più saggio

CarmillaRecensione di Carmilla, di Joseph Sheridan Le Fanu

Sellerio, La memoria, 1991

Per me, per i miei interessi letterari, un racconto od un romanzo sono interessanti soprattutto quando, sollevando i veli in cui è avvolta la storia in quanto tale, la storia esplicitamente narrata dall’autore, è possibile trovare altri livelli interpretativi, è possibile capire perché la storia è stata scritta, da quale contesto culturale nasce, cosa voleva comunicarci d’altro l’autore.
Non sempre questo è possibile: esistono molti libri che sono scritti riprendendo pedissequamente cliché e mode letterarie, scritti con l’unico obiettivo di vendere, che non ci comunicano nulla, e ciò a mio avviso riguarda la stragrande maggioranza delle proposte della moderna industria culturale, in un’epoca in cui la produzione letteraria risponde quasi unicamente a logiche di mercato.
Forse tra un secolo da tutto il ciarpame edito in questi decenni emergerà comunque qualche opera che avrà resistito all’inevitabile oblio, per il fatto di essere stata in grado di raccontare la nostra epoca. Ho tuttavia l’impressione che opere di questo genere, se pure vengono scritte, difficilmente vengono pubblicate, per l’ottica mercantile che ormai pervade tutta la produzione letteraria, e che è Continua a leggere “Attenzione ai vostri istinti, ragazze. Affidatevi con fiducia a chi è più saggio”