Pubblicato in: Gialli, Letteratura, Letteratura ungherese, Libri, Noir, Novecento, Recensioni

Il rifugio nei miti e nel genere come fuga da una atroce realtà

laleggendadipendragonRecensione de La leggenda di Pendragon, di Antal Szerb

Edizioni e/o, Tascabili, 1994

– Lei parla come uno che non ha ideali.
– E’ vero. Io sono un neofrivolo.
– In cosa si differenzia dall’antica frivolezza?
– Soprattutto per il fatto che davanti c’è il prefisso «
neo». Così è più eccitante.
Questo dialogo tra la bella e oca Cynthia e János Bátky, il protagonista del romanzo La leggenda di Pendragon dello scrittore ungherese Antal Szerb, riassume secondo me splendidamente lo spirito del libro.
Vediamo innanzitutto chi è stato Antal Szerb, scrittore poco tradotto in italiano e le cui opere sono al momento praticamente irreperibili. Vissuto dal 1901 al 1945, quando morì in un campo di concentramento nazista, Szerb è stato un intellettuale a tutto tondo: giovanissimo docente di letteratura all’Università di Szeged, scrisse una monumentale Storia della letteratura mondiale ed una Storia della letteratura ungherese che ancora oggi sono considerate opere di grande importanza: Continua a leggere “Il rifugio nei miti e nel genere come fuga da una atroce realtà”

Pubblicato in: Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Noir, Novecento, Recensioni

Un apparente paradosso: il gotico positivista

LaTanadelVermeBiancoRecensione de La tana del Verme Bianco di Bram Stoker

Mondadori, Piccoli classici, 1995

Ho iniziato a leggere La tana del Verme Bianco con molte aspettative: Abraham (Bram) Stoker, l’autore, è infatti il padre di uno dei personaggi letterari entrati nell’immaginario collettivo (anche e soprattutto grazie al cinema) – il conte Dracula – e quindi, non avendo ancora letto il romanzo maggiore, pensavo di trovare in quest’altra opera, molto meno nota ma forse per questo anche più intrigante, gli elementi narrativi, i risvolti psicologici, i rimandi che toccano le segrete corde del nostro inconscio, che hanno permesso a Stoker ed al suo vampiro di divenire dei classici a tutto tondo.
Queste mie aspettative sono andate del tutto deluse, perché mi sono trovato tra le mani non solo un romanzo del tutto di genere, ma anche e soprattutto un romanzo mal scritto, confuso e frammentario nella trama, con tutta evidenza destinato unicamente ad un pubblico voglioso di sensazioni forti, quello che potremmo tranquillamente definire un romanzo d’appendice e neppure dei migliori. Continua a leggere “Un apparente paradosso: il gotico positivista”

Pubblicato in: Gialli, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Noir, Novecento, Recensioni

Argomenti scomodi affrontati con armi inadeguate

MementoMoriRecensione di Memento mori, di Muriel Spark

Adelphi, Fabula, 1993

Memento mori, del 1959, è il terzo romanzo pubblicato da questa prolifica autrice, della quale Adelphi ha curato la pubblicazione in Italia di buona parte dell’opera. La Spark, di origine scozzese, convertitasi al cattolicesimo prima di iniziare a scrivere romanzi, visse a lungo in Italia, per la precisione in Toscana, dagli anni ‘60 alla morte, avvenuta nel 2006.
Il titolo rivela che Memento mori è un libro che parla di morte, o meglio di vecchiaia e di morte. Lo fa con un tono e uno stile di scrittura tipicamente anglosassoni, che a mio avviso risente sin troppo di un certo dickensismo di ritorno, francamente anacronistico in un’opera scritta nella seconda metà del XX secolo. E con questo dico subito che questo libro non mi è piaciuto. Continua a leggere “Argomenti scomodi affrontati con armi inadeguate”

Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Noir, Racconti, Recensioni

Oltre le Vite Immaginarie: i racconti semisconosciuti di un raffinatissimo simbolista

IlRedallaMascheradOroRecensione de Il re dalla maschera d’oro e altri racconti, di Marcel Schwob

SugarCo, Tasco, 1983

Marcel Schwob è un autore fondamentale per comprendere quella stagione della letteratura francese (e non solo) che va sotto il nome di simbolismo. In Italia è conosciuto soprattutto per Le vite immaginarie, di cui sono disponibili numerose edizioni; altri volumi, editi per lo più da piccole case editrici, consentono di farsi un’idea più completa della produzione letteraria di questo eclettico autore, che nella sua breve vita (morì a soli 38 anni nel 1905) scrisse moltissimo. Una parziale lacuna dell’offerta editoriale relativa a questo autore è rappresentata dai racconti. Schwob ne pubblicò infatti due raccolte, Cuore doppio nel 1891 e Il re dalla maschera d’oro l’anno successivo. La prima raccolta è ancora disponibile nell’edizione Kami (2005) mentre la seconda non è mai stata pubblicata per intero. E’ quindi prezioso questo vecchio volumetto di SugarCo, che raccoglie una scelta di racconti da entrambe le raccolte, perché rappresenta l’unica possibilità per il lettore italiano di farsi un’idea organica della produzione novellistica di Schwob. Purtroppo non è più in catalogo da anni, e da una breve ricerca fatta risulta difficilmente reperibile anche sul mercato online dell’usato. Continua a leggere “Oltre le Vite Immaginarie: i racconti semisconosciuti di un raffinatissimo simbolista”

Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Noir, Recensioni, Romanticismo

La grande letteratura emerge solo a tratti

LItalianoRecensione de L’Italiano, di Ann Radcliffe

Fassinelli, I Classici Classici, 1995

Vi sono libri che, sia pure scritti in epoche e magari nell’ambito di culture molto diverse dalle nostre, mantengono intatta la loro forza emozionale e comunicativa. Sono quelli che definiamo classici, perché sanno parlarci ancora oggi, sanno descriverci situazioni e sentimenti che ancora riusciamo a decifrare, in una parola sanno ancora dirci qualcosa che ci aiuta a capire meglio la realtà, personale e sociale, in cui siamo immersi ogni giorno.
Questa è la mia definizione, forse un po’ confusa e parziale, di un classico, ed in questo senso credo di poter dire che L’Italiano di Ann Radcliffe non si possa considerare un classico, a dispetto del fatto che l’editore Frassinelli, cui va comunque il grande merito di avercene proposto una nuova traduzione integrale una ventina d’anni fa, l’abbia inserito in una collana chiamata addirittura I Classici Classici.
A mio avviso, infatti, L’Italiano è un romanzo strettamente legato al periodo storico ed al contesto in cui fu scritto, la fine del settecento in Gran Bretagna; riletto oggi, per essere apprezzato richiede lo sforzo di cercare di calarsi in quel contesto, ed anche quando ciò riesca non possono non emergere i difetti strutturali di quello che già ai suoi tempi probabilmente poteva essere considerato un buon romanzo d’appendice. Continua a leggere “La grande letteratura emerge solo a tratti”

Pubblicato in: Classici, Ebraismo, Letteratura, Letteratura austriaca, Libri, Noir, Novecento, Recensioni

Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà

IlCardinaleNapellusRaccontiAgghiaccianiRecensione de Il cardinale Napellus e di Racconti Agghiaccianti, di Gustav Meyrink

Mondadori, Oscar, 1989

Newton, Tascabili economici, 1993

Recensisco questi due volumi congiuntamente perché entrambi contengono racconti di questo autore, e possono essere letti insieme, data la unitarietà delle tematiche trattate. Meyrink si dedica infatti alla scrittura di racconti nei primi anni del ‘900, subito dopo la conversione da banchiere a scrittore: quasi tutti i suoi racconti sono antecedenti alla stesura dei suoi cinque romanzi (tra i quali il più famoso è senza dubbio Il Golem, del 1915): questi due volumi ce ne presentano una selezione, e ci permettono di addentrarci nella conoscenza di una delle più singolari figure di intellettuale della Mitteleuropa a cavallo della prima guerra mondiale.
Meyrink è considerato autore esoterico per eccellenza, e le pagine di introduzione dei due piccoli volumi (quella del volume di Mondadori scritta da Jorge Luis Borges) vanno nel senso dell’esaltazione dell’elemento magico, irrazionale della sua scrittura, dell’influsso che su di essa ebbero le letture cabalistiche e le filosofie orientali. La lettura attenta di questi tredici racconti ci permette di affermare che se la magia, la presenza di forze oscure che determinano il nostro destino individuale e collettivo, il fantastico sono la cifra espressiva patente della produzione letteraria di Meyrink, tuttavia non si tratta di una cifra scelta dall’autore di per sé, ma di uno strumento espressivo attraverso il quale Meyrink Continua a leggere “Quando la realtà è un incubo gli incubi si fanno realtà”

Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Noir, Racconti, Recensioni

Έρως e Θάνατος tra romanticismo e decadenza

LaVeneredIlleRecensione de La Venere d’Ille, di Prosper Mérimée
Passigli, Biblioteca del viaggiatore, 1988
Prosper Mérimée è un autore oggi forse un po’ dimenticato, sovente ricordato solo per il racconto da cui Bizet trasse la sua Carmen. Eppure è a mio avviso un autore cruciale se si vuole comprendere uno dei grandi passaggi epocali della letteratura francese ed europea, quello dal romanticismo del primo ottocento, intriso dell’adesione – sia pure a volte critica – agli ideali borghesi che si andavano affermando, al primo decadentismo francese, che preannuncia la grande crisi di fine ottocento ed inizio novecento traendo le conseguenze del fallimento delle rivoluzioni del 1848.
Mérimée, che visse tra il 1803 e il 1870 ma concentrò la massima parte della sua produzione artistica nella prima metà del secolo, può essere infatti a mio avviso in qualche modo accostato ad un autore a lui di poco precedente, di lui sicuramente più grande e di altra estrazione culturale, ma con il quale condivide almeno due tratti essenziali: il gusto per il racconto fantastico e uno stile di scrittura impersonale e realistico: E.T.A. Hoffmann.
Questo è almeno quello che emerge dalla lettura di La Venere d’Ille, piccolo volume edito parecchi anni fa da Passigli che ci propone due dei racconti che – insieme a Carmen e a Colomba – sono considerati tra i più noti e preziosi della non abbondante produzione dell’autore. Segnalo, per chi volesse leggere Mérimée, che è disponibile un volume, edito da Donzelli, che ne propone tutti i racconti, e che l’Editore SE ha in catalogo un volume (Carmen e altri racconti) che si avvale della traduzione di Sandro Penna.
I due racconti presentati dal volumetto di Passigli sono quello che gli dà il titolo e Il vaso etrusco: si tratta come detto, pur nella loro brevità, di due racconti significativi per comprendere Mérimée, ed in particolare il primo si può considerare una summa delle tematiche care all’autore.
Continua a leggere “Έρως e Θάνατος tra romanticismo e decadenza”
Pubblicato in: Letteratura, Letteratura inglese, Libri, Noir, Novecento, Recensioni

Sotto il vestito niente

LetteraaBerlinoRecensione di Lettera a Berlino, di Ian McEwan

Einaudi, Tascabili, 1996

Lettera a Berlino è secondo me un libro che nasce male sin dal titolo. Infatti il titolo originale, “The innocent”, sicuramente più rappresentativo della storia e del suo protagonista, è stato cambiato nell’edizione italiana, presumibilmente per l’esistenza de L’innocente di D’Annunzio, con il risultato di un titolo che sembra messo lì un po’ a caso. (Per curiosità sono andato a cercare come se la sono cavata in Gran Bretagna rispetto alla questione: lì il libro di D’Annunzio è stato tradotto, nel titolo, come The intruder). A parte la questione del titolo, non mi pare che questo romanzo possa essere considerato un capolavoro del tardo novecento, neppure rispetto ad altra produzione letteraria di McEwan, del quale peraltro ho una conoscenza molto parziale, avendo letto solo Il giardino di cemento e Cani neri. Per quanto mi riguarda, infatti, Il giardino di cemento è da considerarsi uno dei romanzi icona di un periodo, quello del crollo degli equilibri sociali ed anche psicologici costruiti nel secondo dopoguerra, che ne esplora più in profondità le conseguenze, attraverso una storia disturbante e disturbata che non esita a mettere in discussione alcune delle basi apparentemente più intangibili del nostro ordinamento sociale. Confrontando la potenza di quel romanzo con il contenuto di Lettera a Berlino non si può che classificare quest’ultimo come un’opera minore, in cui il genere prende decisamente il sopravvento rispetto alla capacità di gestire con originalità il pur intrigante spunto di partenza. Continua a leggere “Sotto il vestito niente”