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La plastica dimostrazione che “Arte per l’Arte” è contraddizione in termini

RitrattiImmaginariRecensione di Ritratti immaginari, di Walter Pater

Adelphi, Piccola Biblioteca, 1994

Il nome di Walter Pater oggi probabilmente non dice molto al lettore italiano. Eppure Pater è autore importante, che si dovrebbe a ragione accostare a molti altri più celebrati scrittori quanto a capacità di essere uno dei maggiori rappresentanti della transizione della produzione letteraria da stilemi e tematiche tipicamente ottocentesche al confuso e contraddittorio magma letterario che segnerà i primi decenni del nuovo secolo. Oscar Wilde, di cui fu amico, lo chiamava grande maestro, e non senza ragione, in quanto Pater fu l’antesignano dell’estetismo in letteratura.
Una delle ragioni della scarsa notorietà di Pater sta nel fatto che buona parte della sua opera è composta di saggi critici sull’arte e sulla filosofia; anche i suoi pochi titoli ascrivibili alla narrativa sono in realtà intrisi di considerazioni di carattere filosofico e critico, e non sono sicuramente una lettura facile. Pubblicò in vita un solo romanzo, Mario l’Epicureo, mentre un secondo (Gaston de Latour) uscì dopo la sua morte, avvenuta nel 1894. Alcuni anni prima aveva pubblicato un volume nel quale erano raccolti quattro racconti, dal titolo Imaginary portraits. Questo volume oggi – come la gran parte delle opere di Pater – non disponibile in libreria, ci propone oltre ai quattro Ritratti immaginari altri due racconti di Pater, dei quali il primo, Apollo in Piccardia, del 1893, mentre l’ultimo, Il fanciullo nella casa, risalente al 1878. Questa scelta, che non rispetta l’ordine cronologico di uscita dei testi – con conseguenze a mio avviso non indifferenti sulla loro interpretabilità complessiva – e che tralascia di proporci altri due testi di Pater assimilabili ai Ritratti immaginari, la dobbiamo alla personalità del curatore, Mario Praz, uno dei più prestigiosi ma anche più controversi anglisti italiani, portatore di una visione elitaria, oserei dire iniziatica dell’opera letteraria e della sua critica. Questa visione, che ben si accompagna alle convinzioni politiche autoritarie di cui Praz era portatore, si ritrova nella decisione di non riportare nel volume, come detto, due ritratti con la seguente motivazione: “… perché non permettono di classificar[li]…, pur così ricchi di pagine sottili e affascinanti, tra le opere più armoniose del Pater.” Con rispetto mi permetto di chiedere se non sarebbe stato meglio lasciar decidere al lettore quali ritratti del Pater reputare più o meno armoniosi. Continua a leggere “La plastica dimostrazione che “Arte per l’Arte” è contraddizione in termini”

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Il prezioso documento di una civiltà rurale lontana ma così vicina

LaLeggendadellaMorteRecensione de La leggenda della morte, di Anatole Le Braz

Sellerio, La memoria, 2003

Chiunque abbia visitato la Bretagna sarà probabilmente rimasto affascinato dalla peculiarità che assume l’arte religiosa in quella regione così poco francese. Ciò che colpisce a prima vista è soprattutto l’aspetto popolare dei monumenti e degli edifici religiosi. Le chiese, con l’eccezione delle cattedrali cittadine, presentano in genere architetture nelle quali il gotico, che ne è lo stile dominante, assume forme quasi dimesse: raramente vi è lo slancio verso l’alto tipico dell’ortodossia di questo stile, e molte chiese sembrano semplici case di grigio granito cui siano stati incongruamente aggiunti portali e finestre ad arco acuto. L’interno contrasta ancora di più con i canoni del gotico, essendo in genere luminoso e colorato: le navate sono ricche di statue in legno policromo di santi ritratti con fattezze di popolani, accanto a cui spesso si trovano i simboli dei mestieri di contadino o di marinaio. Ma sono i famosi recinti parrocchiali dei villaggi della Bassa Bretagna, al cui interno troviamo gli splendidi calvari brulicanti di figure scolpite, a segnare l’apoteosi dell’arte religiosa bretone. Nel calvario bretone le croci che svettano verso il cielo sono quasi solo un elemento secondario, perché il vero cuore del complesso è il popolo di figuranti scolpito nel granito alla base delle croci: l’immediatezza, l’ingenua espressività di quelle statue, in cui spesso riconosciamo i tratti degli abitanti di quelle terre, ci restituiscono il senso di un’esperienza religiosa che faceva parte di un sentire comune, cui si faceva riferimento per dare un senso ad una condizione materiale segnata dalla miseria e dalla costante vicinanza della morte, e che esprimeva questa partecipazione collettiva anche attraverso le manifestazioni dell’arte, altrove volta a celebrare una divinità distante e idealizzata. Sembra al visitatore che in questa terra la religione, intesa come insieme di credenze e di regole sociali condivise, abbia giocato un ruolo fondamentale nella definizione dell’identità stessa della popolazione, sicuramente più che nel resto della Francia e in altre regioni rurali d’Europa. Quasi sempre infatti, anche nelle terre che hanno espresso forti sentimenti di religiosità popolare (si pensi al nostro meridione o alla Spagna), questi sono espressi attraverso cerimonie e manifestazioni, mentre l’architettura resta latrice di un messaggio ufficiale attraverso cui la Chiesa spiega al popolo in maniera unidirezionale i propri dogmi. In Bretagna sembra di poter dire che il sentimento popolare abbia partecipato attivamente alla costruzione delle forme attraverso cui tale messaggio è stato costruito. Continua a leggere “Il prezioso documento di una civiltà rurale lontana ma così vicina”

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Il Biedermeier in letteratura

StoriedellaVecchiaViennaRecensione di Storie della vecchia Vienna, di Adalbert Stifter

L’editore, 1990

Adalbert Stifter è uno dei cantori della restaurazione, di quel periodo di ritorno alla normalità che andò dal congresso di Vienna ai moti rivoluzionari del 1848. La sua produzione letteraria si caratterizza infatti per il minimalismo, per l’esaltazione dei valori semplici che si ritrovano nelle piccole comunità rurali in contrapposizione alla disgregazione morale che caratterizza la vita cittadina, per l’importanza data all’armonia del rapporto tra uomo e natura. Vi è subito da dire che – nonostante questo tratto sinceramente reazionario dell’opera di Stifter – siamo comunque di fronte ad un grande scrittore, dotato di una grande sensibilità: nei suoi racconti e romanzi si possono infatti anche rintracciare elementi di ambiguità e di inquietudine che lo hanno fatto apprezzare tra gli altri da Friederich Nietzsche e da Thomas Mann, il quale disse che Stifter era stato uno dei narratori più straordinari, enigmatici, segretamente audaci della letteratura universale, che ti prende in maniera strana. Questo giudizio, anche se appare un po’ troppo generoso, ci dà comunque sicuramente l’idea – vista la fonte – di trovarci di fronte ad un autore non di secondo piano. Del resto l’esperienza di vita di Stifter, che non fu certamente facile e felice e che si concluse tragicamente con il suicidio, non poteva non riflettersi in qualche maniera nel tono complessivo della sua opera. Continua a leggere “Il Biedermeier in letteratura”

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La continuazione di Tristram Shandy con altre modalità

ViaggioSentimentaleRecensione di Viaggio sentimentale, di Laurence Sterne

Mondadori, Oscar classici, 1991

La Gran Bretagna del XVIII secolo è senza dubbio la terra dove nasce il romanzo moderno, dove vengono poste le basi, anche teoriche, di quello che sarà il successivo sviluppo della letteratura borghese come la conosceremo compiutamente nel corso dei due secoli successivi. Scrittori come Defoe (che era irlandese come molti degli autori britannici), Fielding, Smollett e Richardson, solo per citare i maggiori, sono unanimemente considerati tra i fondatori di quel genere letterario che in termini anglosassoni viene definito novel – nel quale l’elemento realistico, spesso accompagnato da intenti satirici, caratterizza la narrazione – in contrapposizione al romance di origine medievale il cui tratto dominante è la dimensione eroica e cavalleresca. Anche se nei secoli precedenti ed in contesti sociali diversi non erano mancati esempi di opere letterarie riconducibili a posteriori ai caratteri essenziali di novel (l’esempio più straordinario essendo il Don Quixote) è con l’affermazione della società borghese tra XVII e XVIII secolo in Gran Bretagna che questo genere diviene uno dei pilastri della produzione letteraria, in quanto capace meglio di qualunque altro di descrivere i nuovi rapporti sociali, di trarre dalla realtà – secondo il necessario pragmatismo che i tempi imponevano – gli elementi per veicolare o criticare, a seconda dei casi, i nuovi valori su cui si fondava la società. Continua a leggere “La continuazione di Tristram Shandy con altre modalità”

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Frammenti di un mondo vacuo che ritorna

RicordidiEgotismoRecensione di Ricordi di egotismo, di Stendhal

SE, Piccola Enciclopedia, 1989

Stendhal, scrittore caotico e disordinato, lasciò molte opere incompiute, tra le quali spicca sicuramente il Lucien Leuwen, uno dei suoi indubbi capolavori letterari. Fra queste vi sono anche i Ricordi di egotismo, frammento di un’opera di memorie cui lo scrittore lavorò per poche settimane all’inizio dell’estate del 1832, quando si trovava, in qualità di console, a Civitavecchia.
Nelle intenzioni dell’autore i Ricordi avrebbero dovuto coprire quasi un decennio della vita di Stendhal, il periodo che va dal giugno del 1821 – quando lascia Milano per non cadere nelle grinfie della polizia austriaca che lo sospettava di appoggiare i carbonari, rientrando a Parigi – al novembre 1830 – allorché parte per Trieste essendovi stato nominato console dal nuovo regime orleanista. Come andò è noto: Metternich non espresse il gradimento per il console liberale e Stendhal fu inviato nella noiosa Civitavecchia come console presso lo stato pontificio. Continua a leggere “Frammenti di un mondo vacuo che ritorna”

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Cronache del passato per capire il presente

CronacheItalianeRecensione di Cronache italiane, di Stendhal

Newton, Tascabili economici, 1993

Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcuni testi pubblicati singolarmente dall’autore quando era ancora in vita – anche avvalendosi di alcuni dei suoi numerosi pseudonimi – accanto ad altri che furono pubblicati postumi, due dei quali incompiuti.
Non è quindi lecito supporre che la loro pubblicazione unitaria fosse tra gli intenti dell’autore, ed il titolo stesso fu dato ad una prima parziale raccolta comparsa oltre dieci anni dopo la morte di Stendhal.
Nonostante questo, è indubbio che gli otto racconti che oggi formano l’edizione integrale delle Cronache italiane siano caratterizzati da una unitarietà tematica e strutturale che ne fa qualcosa di più di una semplice raccolta di racconti sparsi. Continua a leggere “Cronache del passato per capire il presente”

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Gocce di realismo in salsa romantica

IlBauleeilFantasmaRecensione de Il baule e il fantasma, di Stendhal

Opportunity Book, La Biblioteca Ideale Tascabile, 1996

Nell’ambito della produzione letteraria di Stendhal il racconto Il baule e il fantasma occupa senza dubbio un posto minore. Stendhal pubblicò in vita tre romanzi, ne lasciò un quarto incompiuto (Lucien Leuwen) ne iniziò altri due ( Il rosa e il verde e Lamiel), e sicuramente sono queste opere a segnare la grandezza di questo autore, e a farne uno dei fondatori del realismo in letteratura come lo conosceremo nel corso del XIX e XX secolo. Un’altra porzione di grande importanza nell’opera di Stendhal è rappresentata dai testi di carattere cronachistico, di critica artistica e autobiografici, che ci aiutano a comprendere in modo diretto, non mediato dalla finzione letteraria, la personalità di Stendhal, il suo pensiero e i tratti caratterizzanti la tumultuosa epoca in cui visse.
Oltre a queste opere maggiori Stendhal scrisse però anche numerosi racconti e novelle, i più celebri dei quali sono contenuti nella raccolta delle Cronache italiane, che saranno oggetto di una mia prossima recensione. Anche in questi racconti, come vedremo, si dispiegano alcuni tratti essenziali della scrittura realista di Stendhal, sia pure apparentemente diluiti dall’ambientazione rinascimentale. Continua a leggere “Gocce di realismo in salsa romantica”

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La spietata analisi di una costruzione sociale giunta al termine della sua storia

ArmanceRecensione di Armance, di Stendhal

Garzanti, i grandi libri, 1982

Armance è il primo romanzo scritto da Stendhal. Pubblicato nel 1827, è sicuramente un’opera più acerba dei tre grandi romanzi della maturità, ma contiene in sé tutti gli elementi formali e di contenuto che fanno di Stendhal uno dei scrittori più rivoluzionari della storia della letteratura, per la sua capacità di analizzare e criticare la società in cui vive, per la sua dichiarata convinzione che i rapporti sociali determinati dalle effettive condizioni materiali ed economiche fondano e condizionano l’organizzazione sociale, il comportamento dei singoli e i rapporti interpersonali.
Anche da un punto di vista formale e stilistico, questo romanzo d’esordio – in realtà Stendhal ha già 44 anni, ed ha alle spalle una vita da funzionario napoleonico nonché la pubblicazione di saggi e scritti sull’Italia, sulla musica e sulla letteratura – ci permette Continua a leggere “La spietata analisi di una costruzione sociale giunta al termine della sua storia”

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La mirabile storia di una città oggi assassinata

LePietrediVeneziaRecensione di Le pietre di Venezia, di John Ruskin

Rizzoli, I classici della BUR, 1987

Recentemente mi è capitato di parlare di Bruges la morta di Georges Rodenbach, e non ho potuto fare a meno di paragonare le atmosfere che l’autore ci offre, relative alla città sul finire del XIX secolo, e l’esperienza di visita odierna in una città diventata una delle mete del turismo internazionale.
Questo stridente contrasto lo si ritrova all’ennesima potenza confrontando la Venezia di oggi con le sublimi descrizioni della città decadente, della sua storia e della sua arte che ci vengono proposte da John Ruskin nella sua opera più famosa, Le pietre di Venezia.
Chi oggi si rechi a Venezia e segua il percorso che dalla stazione di Santa Lucia giunge a San Marco passando per Rialto, seguendo le anacronistiche frecce, quasi commoventi nel loro minimalismo, disegnate sugli antichi muri delle case oppure sui vecchi cartelli a fondo giallo, si trova costantemente immerso in una marea umana che a stento riesce a farsi largo nelle calli invase da negozi della più orrenda paccottiglia, da fast-food e pizzerie che vendono a carissimo prezzo i cibi più scadenti che si possano trovare nel nostro Paese, da finti artisti di strada che cercano di smerciare all’estasiato turista russo o cinese copie di tremende croste pittoriche. Continua a leggere “La mirabile storia di una città oggi assassinata”