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Frammenti di un mondo vacuo che ritorna

RicordidiEgotismoRecensione di Ricordi di egotismo, di Stendhal

SE, Piccola Enciclopedia, 1989

Stendhal, scrittore caotico e disordinato, lasciò molte opere incompiute, tra le quali spicca sicuramente il Lucien Leuwen, uno dei suoi indubbi capolavori letterari. Fra queste vi sono anche i Ricordi di egotismo, frammento di un’opera di memorie cui lo scrittore lavorò per poche settimane all’inizio dell’estate del 1832, quando si trovava, in qualità di console, a Civitavecchia.
Nelle intenzioni dell’autore i Ricordi avrebbero dovuto coprire quasi un decennio della vita di Stendhal, il periodo che va dal giugno del 1821 – quando lascia Milano per non cadere nelle grinfie della polizia austriaca che lo sospettava di appoggiare i carbonari, rientrando a Parigi – al novembre 1830 – allorché parte per Trieste essendovi stato nominato console dal nuovo regime orleanista. Come andò è noto: Metternich non espresse il gradimento per il console liberale e Stendhal fu inviato nella noiosa Civitavecchia come console presso lo stato pontificio. Continua a leggere “Frammenti di un mondo vacuo che ritorna”

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Cronache del passato per capire il presente

CronacheItalianeRecensione di Cronache italiane, di Stendhal

Newton, Tascabili economici, 1993

Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcuni testi pubblicati singolarmente dall’autore quando era ancora in vita – anche avvalendosi di alcuni dei suoi numerosi pseudonimi – accanto ad altri che furono pubblicati postumi, due dei quali incompiuti.
Non è quindi lecito supporre che la loro pubblicazione unitaria fosse tra gli intenti dell’autore, ed il titolo stesso fu dato ad una prima parziale raccolta comparsa oltre dieci anni dopo la morte di Stendhal.
Nonostante questo, è indubbio che gli otto racconti che oggi formano l’edizione integrale delle Cronache italiane siano caratterizzati da una unitarietà tematica e strutturale che ne fa qualcosa di più di una semplice raccolta di racconti sparsi. Continua a leggere “Cronache del passato per capire il presente”

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Gocce di realismo in salsa romantica

IlBauleeilFantasmaRecensione de Il baule e il fantasma, di Stendhal

Opportunity Book, La Biblioteca Ideale Tascabile, 1996

Nell’ambito della produzione letteraria di Stendhal il racconto Il baule e il fantasma occupa senza dubbio un posto minore. Stendhal pubblicò in vita tre romanzi, ne lasciò un quarto incompiuto (Lucien Leuwen) ne iniziò altri due ( Il rosa e il verde e Lamiel), e sicuramente sono queste opere a segnare la grandezza di questo autore, e a farne uno dei fondatori del realismo in letteratura come lo conosceremo nel corso del XIX e XX secolo. Un’altra porzione di grande importanza nell’opera di Stendhal è rappresentata dai testi di carattere cronachistico, di critica artistica e autobiografici, che ci aiutano a comprendere in modo diretto, non mediato dalla finzione letteraria, la personalità di Stendhal, il suo pensiero e i tratti caratterizzanti la tumultuosa epoca in cui visse.
Oltre a queste opere maggiori Stendhal scrisse però anche numerosi racconti e novelle, i più celebri dei quali sono contenuti nella raccolta delle Cronache italiane, che saranno oggetto di una mia prossima recensione. Anche in questi racconti, come vedremo, si dispiegano alcuni tratti essenziali della scrittura realista di Stendhal, sia pure apparentemente diluiti dall’ambientazione rinascimentale. Continua a leggere “Gocce di realismo in salsa romantica”

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La spietata analisi di una costruzione sociale giunta al termine della sua storia

ArmanceRecensione di Armance, di Stendhal

Garzanti, i grandi libri, 1982

Armance è il primo romanzo scritto da Stendhal. Pubblicato nel 1827, è sicuramente un’opera più acerba dei tre grandi romanzi della maturità, ma contiene in sé tutti gli elementi formali e di contenuto che fanno di Stendhal uno dei scrittori più rivoluzionari della storia della letteratura, per la sua capacità di analizzare e criticare la società in cui vive, per la sua dichiarata convinzione che i rapporti sociali determinati dalle effettive condizioni materiali ed economiche fondano e condizionano l’organizzazione sociale, il comportamento dei singoli e i rapporti interpersonali.
Anche da un punto di vista formale e stilistico, questo romanzo d’esordio – in realtà Stendhal ha già 44 anni, ed ha alle spalle una vita da funzionario napoleonico nonché la pubblicazione di saggi e scritti sull’Italia, sulla musica e sulla letteratura – ci permette Continua a leggere “La spietata analisi di una costruzione sociale giunta al termine della sua storia”

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La mirabile storia di una città oggi assassinata

LePietrediVeneziaRecensione di Le pietre di Venezia, di John Ruskin

Rizzoli, I classici della BUR, 1987

Recentemente mi è capitato di parlare di Bruges la morta di Georges Rodenbach, e non ho potuto fare a meno di paragonare le atmosfere che l’autore ci offre, relative alla città sul finire del XIX secolo, e l’esperienza di visita odierna in una città diventata una delle mete del turismo internazionale.
Questo stridente contrasto lo si ritrova all’ennesima potenza confrontando la Venezia di oggi con le sublimi descrizioni della città decadente, della sua storia e della sua arte che ci vengono proposte da John Ruskin nella sua opera più famosa, Le pietre di Venezia.
Chi oggi si rechi a Venezia e segua il percorso che dalla stazione di Santa Lucia giunge a San Marco passando per Rialto, seguendo le anacronistiche frecce, quasi commoventi nel loro minimalismo, disegnate sugli antichi muri delle case oppure sui vecchi cartelli a fondo giallo, si trova costantemente immerso in una marea umana che a stento riesce a farsi largo nelle calli invase da negozi della più orrenda paccottiglia, da fast-food e pizzerie che vendono a carissimo prezzo i cibi più scadenti che si possano trovare nel nostro Paese, da finti artisti di strada che cercano di smerciare all’estasiato turista russo o cinese copie di tremende croste pittoriche. Continua a leggere “La mirabile storia di una città oggi assassinata”

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La grande letteratura emerge solo a tratti

LItalianoRecensione de L’Italiano, di Ann Radcliffe

Fassinelli, I Classici Classici, 1995

Vi sono libri che, sia pure scritti in epoche e magari nell’ambito di culture molto diverse dalle nostre, mantengono intatta la loro forza emozionale e comunicativa. Sono quelli che definiamo classici, perché sanno parlarci ancora oggi, sanno descriverci situazioni e sentimenti che ancora riusciamo a decifrare, in una parola sanno ancora dirci qualcosa che ci aiuta a capire meglio la realtà, personale e sociale, in cui siamo immersi ogni giorno.
Questa è la mia definizione, forse un po’ confusa e parziale, di un classico, ed in questo senso credo di poter dire che L’Italiano di Ann Radcliffe non si possa considerare un classico, a dispetto del fatto che l’editore Frassinelli, cui va comunque il grande merito di avercene proposto una nuova traduzione integrale una ventina d’anni fa, l’abbia inserito in una collana chiamata addirittura I Classici Classici.
A mio avviso, infatti, L’Italiano è un romanzo strettamente legato al periodo storico ed al contesto in cui fu scritto, la fine del settecento in Gran Bretagna; riletto oggi, per essere apprezzato richiede lo sforzo di cercare di calarsi in quel contesto, ed anche quando ciò riesca non possono non emergere i difetti strutturali di quello che già ai suoi tempi probabilmente poteva essere considerato un buon romanzo d’appendice. Continua a leggere “La grande letteratura emerge solo a tratti”

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Inferno e paradiso nelle visioni di un grande precursore

IlDiscorsodelCristoMortoRecensione de Il discorso del Cristo morto e altri sogni, di Jean Paul

SE, Piccola enciclopedia, 1997

Anagraficamente Jean Paul, che è vissuto ed ha scritto tra il tardo XVIII e il primo XIX secolo, è considerato un preromantico, una sorta di anello di congiunzione tra il neoclassicismo e il romanticismo tedeschi. Leggendo questo prezioso volumetto, tuttavia, si ha l’impressione che questo autore fosse già proiettato in una dimensione posteriore che, superando di slancio le tematiche prettamente romantiche, o meglio innervandole di apporti che avrebbero trovato la loro definitiva consacrazione solo nella seconda metà dell’800, lo potrebbero far apparire come già approdato a lidi simbolisti.
Il filo conduttore stesso dei brevi racconti che compongono questa raccolta è in qualche modo inusitato e anticipatore rispetto all’epoca in cui vengono scritti: si tratta infatti di sogni, di quadri fantastici con i quali Jean Paul ci introduce in quella che era una delle tematiche chiave della sua letteratura, almeno di quella più alta e celebrata, nonché della sua stessa vita: quella del rapporto con la morte e del suo superamento attraverso la capacità di pre-vederla, di percepirla come un passaggio ad una forma di realtà diversa ed armoniosa rispetto alla crudeltà ed alla bassezza della vita.
C’è un episodio della vita di Jean Paul, riportato nei suoi diari, che Albert Béguin pone al centro della evoluzione del pensiero dell’autore tedesco nel lungo, bel saggio che segue i racconti de Il discorso del Cristo morto e altri sogni: una mattina, ancora fanciullo, sulla soglia di casa, egli si rende conto all’improvviso di essere un io: ”Il mio io aveva visto sé stesso per la prima volta e per sempre”. Ci troviamo quindi di fronte ad un soggettivismo estremo, che ricerca nel proprio io la possibilità di comprendere e superare la condizione umana, attraverso però uno sforzo di oggettivizzazione della percezione di un io visto per così dire dall’esterno. Continua a leggere “Inferno e paradiso nelle visioni di un grande precursore”

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Il fantastico come realtà aumentata

FiabeVariopinteRecensione di Fiabe Variopinte, di Vladimir Odoevskij

Marsilio, Letteratura universale, 1992

Questo bellissimo volumetto della Marsilio, oggi di difficile reperibilità, ci permette di scoprire l’opera di uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo russo, Vladimir Odoevskij.
Come detto ampiamente nella bella prefazione di Emilia Magnanini, Odoevskij, pur essendo uno degli autori del primo ottocento che più ha influenzato la letteratura russa posteriore, è poi caduto in una sorta di oblio, da cui – almeno in Italia – non è ancora uscito, se è vero che attualmente nella grande distribuzione è reperibile solo una novella di Odoevskij e che la sua opera più importante, Notti russe, non è mai stata tradotta integralmente in italiano.
Eppure, come detto, Odoevskij non è certo un autore minore nel panorama letterario russo: scrive nella prima metà dell’800, è contemporaneo quindi di Puškin e Gogol’ – e il fatto di doversi confrontare con tali giganti può sicuramente aver rappresentato un limite alla diffusione della sua opera – ed introduce nella letteratura russa, nella quale in quei decenni si stanno innestando le tematiche romantiche, l’elemento fantastico, in particolare nelle Fiabe variopinte. In un ipotetico e forse insensato raffronto tra la letteratura romantica russa e quella tedesca, se Puškin, per la sua ufficialità e la sua universalità poetica, sta a Goethe, allora si può certamente affermare che Odoevskij sta a E. T. A. Hoffmann.
Le Fiabe variopinte sono un ciclo di sette fiabe pubblicato nel 1833, introdotte da un antefatto, e narrate da un personaggio, Irinej Modestovič Gomozejko, che l’autore utilizzerà anche in altre sue opere.
Non si tratta di fiabe raccolte dalla tradizione popolare e rielaborate letterariamente, come ad esempio le opere Continua a leggere “Il fantastico come realtà aumentata”