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Quando l’epoca levò la mano contro di sé, quella mano era la sua

DettieContraddettiRecensione di Detti e contraddetti, di Karl Kraus

Adelphi, Biblioteca, 1972

Il titolo di questa recensione non è mio, ma di Bertolt Brecht, e secondo me riassume magnificamente (e come poteva essere altrimenti, vista la fonte?) il ruolo e la funzione intellettuale che Karl Kraus ha esercitato a Vienna negli anni che vanno dalla fine dell’800 alla prima guerra mondiale e sino al 1936, anno della morte.
E’ questo il periodo in cui Kraus pubblica i 922 numeri (20.000 pagine, traggo da wikipedia) di Die Fackel, la rivista che si scaglierà – armata dello straordinario linguaggio del suo redattore unico – contro l’impero, il liberalismo, il filisteismo borghese, il militarismo, il giornalismo asservito e ignorante, la morale corrente, ma anche contro la socialdemocrazia e gli pseudorivoluzionari in realtà totalmente funzionali alla conservazione della società borghese.
Kraus è noto soprattutto nel nostro paese per Gli ultimi giorni dell’umanità, il dramma-monstre sulla prima guerra mondiale che secondo lo stesso autore non sarebbe rappresentabile a causa della sua mole (nella premessa Kraus dice: La messa in scena di questo dramma, la cui mole occuperebbe, secondo misure terrestri, circa dieci serate, è concepita per un teatro di Marte. I frequentatori dei teatri di questo mondo non saprebbero reggervi) ma che nel nostro paese ha visto una mirabile rappresentazione, per la regia di Luca Ronconi (chi altri?), nel lontano 1990, al Lingotto Continua a leggere “Quando l’epoca levò la mano contro di sé, quella mano era la sua”

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Una commedia che inganna

LUomoDifficileRecensione de L’uomo difficile, di Hugo Von Hofmannsthal

Adelphi, Piccola biblioteca, 1987

L’uomo difficile è un testo che inganna. Apparentemente è infatti una commedia degli equivoci frivola e leggera, con una struttura convenzionale, che narra di come il protagonista, il conte Hans Karl Bühl (chiamato dai conoscenti amichevolmente Kari), disattendendo le richieste di essere il deus ex machina di piccoli intrighi familiari e scompigliando in questo modo le attese dei vari personaggi che lo circondano, finisca per fidanzarsi con la bella Helene, lasciando con un palmo di naso sorella, nipote, ex amante e pretendente tedesco di Helene.
Questo impianto tuttavia nasconde – in verità non troppo – un testo capace di immergerci appieno nell’epoca e nell’atmosfera della finis Austriae. L’ambientazione della commedia, innanzitutto, ci porta a quel periodo: l’azione si svolge verso la fine della prima guerra mondiale, e Kari è tornato da poco dal fronte. Il contesto sociale di cui fanno parte i personaggi è quello della nobiltà e dell’alta borghesia viennese; Kari, oltre ad essere conte, è anche membro ereditario della Camera Alta.
Siamo quindi ad un passo dalla fine, dal rivolgimento di un mondo che sembrava immutabile. Von Hoffmannsthal, quando nel 1919 scrive questa commedia (concepita peraltro nel 1909) sa che questo mondo è finito, eppure, fedele alla sua ricerca dell’identità austriaca, lo resuscita, sia pure con le problematicità che vedremo, compiendo un’operazione di affettuosa nostalgia. In questo senso è forse errato affermare, come fa Gabriella Bemporad nella bella postfazione all’edizione Adelphi, che l’azione ha luogo nella contemporaneità: anche se è passato solo un anno dal tempo dell’azione a quello della scrittura, un’intera epoca è trascorsa, e l’azione si svolge nel passato né più Continua a leggere “Una commedia che inganna”