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Una donna, non una moglie

Recensione de La donna di Gilles, di Madeleine Bourdouxhe

Adelphi, Fabula, 2005

Visto che solitamente passa qualche settimana tra il momento in cui termino di leggere un libro e quello in cui lo commento, ho preso l’abitudine di rileggerlo velocemente subito prima di scriverne, al fine di richiamare alla memoria le sensazioni che mi aveva ispirato. Questo esercizio si rivela importante perché la rilettura mi porta spesso a correggere ed affinare il giudizio che mi ero formato in prima battuta sul libro, ed a volte a rivederlo sostanzialmente. È questo il caso di La donna di Gilles di Madeleine Bourdouxhe, la cui rilettura mi ha aperto orizzonti interpretativi che non erano affatto emersi alla prima, forse affrettata, lettura di un paio di mesi fa.
Madeleine Bourdouxhe è stata una scrittrice belga che ha attraversato tutto il XX secolo – essendo nata nel 1906 e morta a novant’anni – conoscendo una fama limitata ed alterna anche a causa della esiguità della sua produzione letteraria. La donna di Gilles, pubblicato a Parigi nientemeno che da Gallimard nel 1937 ed accolto all’epoca da critiche molto favorevoli, è il suo primo romanzo. La guerra e l’occupazione nazista del Belgio interruppero i rapporti della scrittrice con la grande editoria francese: partecipò attivamente alla resistenza e pubblicò nel 1943 presso una piccola casa editrice di Bruxelles un secondo romanzo, À la recherche de Marie, recentemente edito in Italia da Adelphi, ed un altro romanzo l’anno successivo. Amica di Simone de Beauvoir, che elogiò La donna di Gilles per la sua capacità di descrivere il diverso atteggiamento maschile e femminile nei confronti del sesso, e di Jean-Paul Sartre, nel dopoguerra visse tra Parigi e Bruxelles, pubblicando solo altri due libri nel corso degli anni ‘80, pur continuando a scrivere per tutta la vita. La sua scarna opera, incentrata essenzialmente su caratteri femminili, fu sostanzialmente dimenticata per alcuni decenni, sino a venire riscoperta dalla critica letteraria di matrice femminista.
La donna di Gilles, pubblicato anni fa in Italia da Adelphi nella efficace traduzione di Graziella Cillario e da cui nel 2004 è stato tratto un film, è un breve romanzo che ad una prima lettura mi era apparso sostanzialmente banale quanto a vicenda narrata e tratteggiante un personaggio femminile, quello della protagonista Élisa, che, in quanto votato all’annullamento di sé in nome dell’amore assoluto per il marito, appariva lontano anni luce da una visione novecentesca della donna e non sembrava certo il modello di eroina femminile in grado di suscitare gli entusiasmi del movimento femminista negli anni ‘70 e ‘80.
La vicenda è infatti quella di un matrimonio felice messo in crisi dal tradimento di Gilles, il marito di Élisa, con la sorella più giovane di lei, la spregiudicata Victorine. Gilles è un giovane operaio che lavora in una grande fabbrica di una città del nord Europa, nella quale si riconosce la Liegi del carbone e dell’acciaio dove l’autrice nacque: i due vivono in un modesto appartamento di un quartiere operaio, tra i fumi delle fabbriche; hanno due gemelle ed Élisa è di nuovo incinta. L’ambientazione operaia del romanzo è importante, non tanto per le possibili implicazioni di carattere sociale, qui del tutto assenti, ma a mio avviso perché in questo modo l’autrice ha voluto discostarsi definitivamente dal cliché di dramma borghese che caratterizza i grandi romanzi ottocenteschi centrati sul tema dell’adulterio.
Élisa ama appassionatamente il marito: anche se la loro vita sessuale è divenuta ormai routinaria, Gilles è comunque un marito premuroso e un un tenero padre. In questo ménage apparentemente tranquillo si inserisce Victorine, giovanissima, bella e sessualmente vorace, che un giorno, all’inizio del romanzo, si lascia baciare da Gilles. Élisa capisce presto, dai cambiamenti nel comportamento del marito, quello che sta succedendo, ed è mossa sin da subito da un solo obiettivo: riconquistare l’amore di Gilles. Non gli fa scenate, non gli fa capire di sapere: lo scruta e lo segue per mesi cercando di definire una strategia d’azione, partorendo nel frattempo un maschietto.
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